Tess Callahan.
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IL MIO MIGLIORE AMICO.
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Titolo originale: April & Oliver.
Traduzione di: Marcella Maffi.
2010 Sperling & Kupfer Editori per Edizioni Frassinelli.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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April  bella, giovane, pericolosamente sincera
e avventata. Oliver, il suo migliore amico,
l'unico che sa leggerle dentro come nessun
altro al mondo,  serio, affidabile, studioso.
April pu contare su di lui, anche nei momenti
pi terribili, come quando perde i genitori
e rimane sola con la nonna e l'adorato
Buddy, il fratello pi piccolo. Ma poi Oliver
si allontana dalla citt dove sono nati e hanno
condiviso giochi, avventure, turbamenti
adolescenziali. Tutta una vita.
Quando una terribile tragedia colpisce April
- Buddy muore, a diciott'anni, in un incidente
d'auto sulla strada ghiacciata -, al funerale
del ragazzo lei rivede Oliver.  tornato a
vivere l, ha rinunciato al sogno di diventare
musicista e sta per laurearsi in giurisprudenza.
Al suo fianco c' la promessa sposa Bernadette,
l'esatto opposto di April.
Nel momento in cui si rincontrano, le loro
vite non potrebbero essere pi distanti: tanto
lei sembra rotolare lungo la china dell'autodistruzione
- sempre fragilmente impulsiva,
imperfetta, scarmigliata e profondamente
ferita - quanto lui  controllato e responsabile,
in apparenza avviato su un binario
consolidato e prevedibile: laurea, matrimonio,
carriera.
E invece l'impatto  devastante: la vulnerabile
April, tanto bisognosa di protezione dalle
proprie scelte sbagliate, risveglia in Oliver
ricordi e sentimenti sopiti. Si riaccendono
fra loro antiche tensioni, esplodono segreti
inconfessati e si scardinano le sicurezze cui
entrambi credevano di appigliarsi.
In un coinvolgente crescendo di emozioni,
tra silenzi carichi di significato e burrascosi
confronti, le loro esistenze giungono a un
bivio cruciale; dopo, non saranno mai pi
le stesse.
Una storia struggente e appassionante, quella
di un amore contrastato tra due personaggi
tormentati e affascinanti per i quali sembra
valere il detto n con te n senza di te.

L'AUTRICE.
Tess Callahan, pittrice e insegnante, ha conseguito un
Master in Fine Arts in narrativa presso il Bennington College 
e ha scritto per Newsday e diverse altre riviste. Madre
di due gemelli, ama viaggiare. Il mio migliore amico  il suo primo romanzo.

ALCUNI GIUDIZI.
Un esordio memorabile, la storia
di un'indissolubile amicizia che si trasforma
in un amore forse impossibile.
Un libro destinato a emozionare e sedurre
fino al sorprendente finale.
- Publishers Weekly.

La vicenda di due amici che cercano
di lottare contro la passione. Che colpisce
le persone giuste al momento sbagliato.
- The Washington Post.

Una storia che parla d'amore tormentato,
desiderio, scelte laceranti. L'autrice ha un
portentoso talento nel narrare.
- Library Journal.


IL MIO MIGLIORE AMICO.

 Questo romanzo  un'opera di fantasia. Nomi, personaggi, luoghi e avvenimenti sono frutto dell'immaginazione dell'autrice o sono usati in chiave fittizia. Ogni rassomiglianza con eventi e localit reali o con persone realmente esistenti o esistite,  puramente casuale.

La citazione a pagina 262  tratta da: Rgine Pernoud, Eloisa e Abelardo, traduzionedi Costante Marabelli, Jaca Book, Milano 2001, p. 63.


 Prologo.

Buddy si  perso gi da un po', i tergicristalli spazzano la
fitta neve del Maine quando, guardando nello specchietto retrovisore,
si accorge di aver mancato una curva e frena. L'auto
perde aderenza, gira vorticosamente su se stessa. Pi aumenta
la velocit, pi il tempo rallenta. Buddy  il punto fisso e il
mondo sbanda intorno a lui.
Trascina con s un giovane acero nel precipizio. Qualche
foglia caparbia si aggrappa ai rami che sporgono sul parabrezza.
D'un tratto tutto  calmo. Vede squarci di cielo. Un airone
solitario. L'auto  appoggiata su un fianco e Buddy  finito in
qualche modo sul sedile del passeggero, con la schiena rivolta
al finestrino e il piede sotto il volante schiacciato. La sua gamba
ha un'angolazione impossibile; sembra appartenere a qualcun
altro. Il motore spento fa uno scatto; Buddy sente odore di
benzina e di linfa, di legna appena spaccata, delle frittelle di
sua sorella.
Ricorda quando da piccolo si era perso nel bosco assieme a
sua sorella April e al loro amico Oliver, il profumo delle foglie
bagnate e la fredda calma della notte che cala. E questo che
viene ora in mente a Buddy. Un ruscello che gorgoglia riversandosi
sulle rocce sparse qua e l. Loro tre che mettono i piedi
su un masso dopo l'altro. Le sue manine nelle loro grandi
mani. L'acqua che scroscia verso il basso. L'inizio di una
domanda che avverte, ma che non riesce a pronunciare. Ha la sagoma
di una persona china su di lui, in attesa.
L'alberello dilaniato scricchiola. Buddy guarda dentro l'auto
e vede un giovane uomo dagli occhi spaventati con indosso
il suo parka. Non sa chi possa essere. Abbassa lo sguardo sulla
fumante Malibu azzurro pallido spolverata di neve. La scena 
stranamente tranquilla. Legato al tetto inclinato, il cervo a cui
ha sparato quella mattina sembra stare ritto in piedi, pronto a
spiccare un balzo.
Entrano dei frammenti di neve. Buddy sente il rumore di
ogni fiocco che gli tocca i capelli, che si posa sulla morbida peluria
delle corna dell'animale. Ricorda di avergli messo una
mano sul fianco mentre era steso nella neve, di averne avvertito
il calore. Quegli occhi scuri, gentili. Gli occhi di sua sorella,
in ansia ogni volta che lui si sbucciava un ginocchio. Mi dispiace,
April, le diceva.
Non importa, Budster, rispondeva lei, mentre gli tamponava
con cura la ferita. Tutti cadiamo qualche volta. Ma nel
suo sorriso c'era sofferenza; non sopportava che lui si facesse
male.
Vorrebbe che lei sapesse che quanto sta accadendo in quel
momento non fa affatto male. Lui sta bene. Un velo di neve ricopre
il parabrezza. Buddy avverte la pausa tra ogni suo respiro
farsi sempre pi ampia, come quando si allunga il passo,
una fessura diventa a mano a mano pi grande e alla fine lui ci
scivola dentro.


Capitolo 1.

La mattina del funerale, ben prima dell'alba, un vento dispettoso
entra nell'appartamento di April, scuotendo rumorosamente
le conchiglie del suo scacciaguai e facendola balzare
seduta nel letto. L'aria notturna si impadronisce di lei. La sua
mente si precipita attraverso l'oscurit, rifiutandosi di ricordare,
ma la consapevolezza guadagna terreno.  oggi. I fogli sul
comodino volano via. Le tende si aggrovigliano e sbattono.
April riesce a raggiungere la finestra, mentre i suoi lunghi capelli
sferzano l'aria, ma nel momento stesso in cui arriva al davanzale,
la folata si placa. Contro ogni logica i suoi pensieri si
inerpicano in cerca di un passaggio che la riporti indietro, di
un'opportunit per dirgli: Non partire. Ho una brutta sensazione.
Invece si erano salutati allegramente, senza l'ombra di
un presentimento.
Un motivetto sale dalla strada. Un uomo dall'aspetto familiare
con un soprabito malconcio e la barba incolta vaga per la
stazione ferroviaria di fronte. Quando ha bevuto abbastanza,
la sua voce attraversa forte e chiara la Sunrise Highway. Il suo
tono triste le riecheggia dentro, appena sotto lo sterno. April
chiude la finestra.
La quiete della stazione le dice che non sono ancora le cinque
del mattino. Non si disturba a controllare che giorno ; lo
sa. Appoggiato sullo schienale di una sedia c' il vestito nero
che ha preparato. Invece si infila un paio di jeans, sale in macchina
e raggiunge la tavola calda. In fin dei conti  domenica.
La solita cameriera con i capelli gonfi come un dente di leone
e gli occhi simili a due fessure alza un sopracciglio. Non
sei in anticipo di circa tre ore? le domanda, versando due tazze
di caff.
Ho una giornata piena di impegni, risponde April.
Lui  gi qui? chiede, indicando la seconda tazza.
Le bevo tutt'e due io. Grazie.
Sparati pure, dice la cameriera voltandosi.
April rabbrividisce. Serviti pure. Certo,  questo che ha detto.
Santo cielo, pensa.
April trascina la seconda tazza dal proprio lato. Il tavolo ha
un'aria fredda con nessun altro seduto assieme a lei. Un immenso
acquario illumina la vetrina del locale, un luogo improbabile
per una vasca di pesci, e tuttavia non vi ha mai visto
l'ombra di un'alga. Vivaci koi fluttuano avanti e indietro.
Buddy adorava guardarli. April lo portava l a fare colazione
quasi tutte le domeniche da quando aveva otto anni. Sono gi
trascorsi dieci anni?
Le persone passano davanti al locale con la testa china contro
il vento impetuoso. April trasalisce pensando di aver visto
Buddy correre verso la porta - lui  sempre in ritardo - ma 
soltanto un tizio che fa jogging. Avvicina i palmi delle mani al
caff, ancora troppo caldo per essere toccato. Il fumo si avvolge
in nastri delicati, non una nuvola amorfa, ma una spirale ritmica,
un turbinante derviscio di foschia. Ne avverte il calore
sul viso. Il vapore sale girando su se stesso con una grazia straziante,
fragile e flessuoso come le note del mendicante. Non
sopporta di guardarlo, n di smettere di farlo. A poco a poco il
fumo rallenta la sua salita e si sfilaccia in aliti leggeri. April
pensa a molte cose, a quando allacciava le scarpe a Buddy, ai
sassolini che gli toglieva dal ginocchio sbucciato, a come lo
pettinava prima di andare a scuola, con quel ciuffo ribelle che
si rifiutava di stare a posto. E, allo stesso tempo, non vede altro
che vapore.
Per un attimo non sa pi dov'. Il caff si  raffreddato da
un pezzo e il locale brulica di gente. Fuori, il sole sbianca il
marciapiede. La cameriera con gli occhi infossati aspetta in
fondo al tavolo, picchiettando la penna. Ah, gi, dice April.
Il conto.
Guarda dentro la borsa in cerca del portafoglio e vi trova
anche quello di lui, bench non sappia bene quando ce l'ha
messo. La pelle  liscia e ha la forma della tasca posteriore di
lui. Le chiedeva sempre di lasciargli pagare il conto e lei non
glielo permetteva mai. Nemmeno una volta. Prende una banconota
da venti dal portafoglio di Buddy e la mette sul tavolo.
Quando torna nel suo appartamento, il vento ha ammucchiato
dei fogli contro la porta del ripostiglio: i moduli dell'assicurazione,
il rapporto dell'incidente, la notifica di morte.
Non li raccoglie, ma vi abbandona accanto i propri jeans. Il
tessuto aderente del vestito le fa venire i brividi. Invece di
spazzolare a fatica i capelli arruffati dal vento, li lascia come
sono.
Le porte della chiesa sono chiuse, cos si siede sui freddi
gradini di pietra e aspetta. Da quando c' stato l'incidente, ha
perso la cognizione del tempo. Ha chiesto che il carro funebre
arrivasse l perch non sopportava l'idea di tornare alla camera
ardente. Finalmente giungono automobili cariche di gente. Sono
perlopi adolescenti con i pantaloni a vita bassa e tre buchi
a ogni orecchio, ma i loro volti scioccati e inesperti fanno pensare
a dei bambini.
La messa funebre e il viaggio in macchina fino al cimitero le
passano davanti come se fossero il sogno di qualcun altro. L'unica
cosa vivida  il passato, quelle unghie sporche che April
non riusciva mai a fargli pulire. Il fuoricampo che aveva conquistato
il giorno del suo nono compleanno.
Il sacerdote apre il libro delle preghiere, legge e le sue parole
cadono come foglie nella tomba aperta. April non le capisce,
sente soltanto il timbro monotono della sua voce e un
lievissimo rumore quando volta le pagine di sottile carta traslucida.
Le torna in mente quella volta che aveva fatto cadere Buddy
nel corridoio del piano di sopra, vicino alle scale. Era inciampata
in qualcosa, forse le scarpe che suo padre lasciava sempre
in giro, e il bambino le era volato di mano. Riesce ancora a udire
il tonfo con cui aveva colpito il pavimento, il silenzio attonito
quando non si era messo a piangere. Era certa di averlo ucciso.
Appena Buddy aveva finalmente emesso un vagito, ne era
stata cos sollevata che era scoppiata a piangere anche lei.
Lancia un'occhiata a destra, sentendo che qualcuno la sta
fissando, ma poi si accorge che si tratta dell'auto di Buddy, il
muso girato verso di lei. L'ha parcheggiata a casaccio,
disallineata rispetto alle altre. Ora  sua, ma le sembra
sbagliato ereditarla
da Buddy, un diciottenne ancora fresco di patente.
Di tanto in tanto avverte su di s lo sguardo di Oliver che
le sfiora la pelle come uno squarcio di sole tra le nuvole, un
calore cos fugace da farla rabbrividire.  del tutto sveglia, eppure
non riesce a scrollarsi di dosso la sensazione che sta sognando.
Sfrega il cinturino consumato del suo orologio, pensando
che anche il tempo ha dato i numeri,  uscito dai binari
e sta girando come un cavatappi invece di andare avanti, cos
che i tre giorni trascorsi dall'incidente sono passati in pochi
secondi, mentre quel momento al cimitero sta coprendo l'intero
arco della sua vita.
April guarda la fila di auto, domandandosi se T. J. si far vivo,
se addirittura ha saputo cos' successo. Sono trascorse due
settimane dall'ordine restrittivo e l'idiozia di sentire la sua
mancanza la fa infuriare. Oltre le auto, il cielo  di un azzurro
feroce e cristallino e, stagliati su di esso, gli alberi diffondono
vibranti sfumature di ocra, ruggine e rosso. Una corrente d'aria
solleva delle foglie, la brezza agita le maniche del vestito di
April cos delicatamente da farle trattenere il respiro. Se lo
splendore di quella giornata  uno scherzo di Dio, non la fa ridere.
Vuole tuoni e grandine. Le sembra quasi di poterli scatenare
con la forza della sua volont.
Quando Buddy era neonato, bastava il lieve schiocco delle
sue labbra a destarla. Sapeva come sganciare la sponda del lettino
e farla scivolare gi silenziosamente in modo da non disturbare
il cane, le cui medagliette tintinnanti nel cuore della
notte potevano svegliare il padre, sempre di malumore quando
veniva strappato al sonno. April dava a Buddy il biberon ancor
prima che lui lo reclamasse piangendo. Ricorda il profumo di
latte della sua pelle, i capelli soffici e la minuscola mezzaluna
delle unghie.
I presenti si fanno il segno della croce, imitando il sacerdote,
e anche April lo fa, disegnando una linea dalla testa al cuore,
da una spalla all'altra, dal padre al figlio. I freni erano consumati;
April l'aveva notato. Di settimana in settimana ripeteva
a se stessa che li avrebbe fatti riparare con la prossima paga.
Se i suoi genitori fossero stati vivi, non sarebbero sopravvissuti
a quel colpo, pensa. Immagina che suo padre sia l, con le
braccia conserte e i bianchi capelli di seta frementi nella brezza.
Il suo unico figlio maschio, pensa April, il suo compagno di
pesca, il giocatore di baseball e di football. Buddy era l'unico a
somigliare al padre, lo stesso collo largo, l'enorme taglia di
cappello e la risata dal suono sorprendentemente acuto.
... e quindi preghiamo perch l'anima di Bede Simone Junior
riposi in pace, legge il sacerdote.
April si morde l'interno delle guance. Nessuno lo chiamava
Bede; Buddy detestava quel nome, la forma abbreviata di obedience,
obbedienza. Diceva che l'obbedienza  quella che un
padrone pretende da uno schiavo, non un modo di chiamare
un essere umano.
Quel nome, per, si addiceva a suo padre. April non pu
fare a meno di immaginarlo l, assieme alla madre. Lei si sarebbe
vestita in modo magnifico per l'occasione, con i corposi capelli
color del grano raccolti indietro da un bel fermaglio per
mettere in risalto i lineamenti fini del viso. April ha ereditato
quella delicatezza. Deve continuamente dimostrare alla gente,
e soprattutto agli uomini, che non  fragile come sembra.
Buddy era tutto l'opposto, duro soltanto fuori. Quand'era
in terza elementare, d'inverno si prese una brutta faringite. Nei
giorni in cui rest a casa da scuola, per ammazzare il tempo
April e Oliver, allora sedicenni, costruirono nella sua stanza
una tenda fatta con coperte e sedie e ci misero dei cuscini, una
lampada e uno sgabello che fungeva da tavolo. Poi si infilarono
dentro e a turno lessero a Buddy Il re del vento. Quando fu
troppo stanco per tenere gli occhi aperti, Buddy chiese a Oliver
di suonargli piano il piano, disse, sorridendo alla propria battuta.
Bach, per. Beethoven mi fa stare sveglio. Alla fine Oliver
si stese sul pavimento. Dentro la tenda era sceso il buio. Si
 addormentato, sussurr. E adesso cosa facciamo?
Ormai mio pap  tornato a casa, rispose April. Potremmo
andare alla tua sala prove.
Stiamo ancora un po' qui, disse Oliver.
April si avvicin sdraiandosi perpendicolarmente a lui, con
la testa appoggiata sul suo petto. Era una mossa audace, ma
nessuno dei due disse niente. April rimase ad ascoltare i respiri
di Buddy farsi sempre pi lunghi e il battito massiccio del
cuore di Oliver che gli risuonava contro le costole.
April guarda il bianco della bara. Immagina il lungo stridore
che si conclude in un accartocciamento di lamiere. Poi, il silenzio.
Era stato Oliver con il suo pianoforte a insegnarle a misurare
i suoni, a trattenerli nella memoria, ma era accaduto un
secolo fa. Oliver aveva vissuto in California cos a lungo che lei
credeva avesse ormai chiuso con la costa orientale e invece due
mesi prima aveva sentito dire che era tornato, e che era fidanzato.
April lancia un'occhiata verso di lui: ha la testa china, una
mano sulla bocca mentre il prete legge la benedizione finale e
l'altra stretta alle dita della sua fidanzata cos forte da avere le
nocche bianche. Sulla piccola mano di Bernadette, l'anello
sembra grande. April pensa che dovrebbe sentire qualcosa, ma
non  cos.
Bernadette indossa un blazer jacquard e una gonna abbinata
lunga fino al polpaccio, i capelli biondi sono raccolti in
un'ordinata treccia e intorno al collo ha una sciarpa di seta.
April fa il paragone con il proprio vestito di broccato nero,
a vita bassa, corto e con l'orlo svolazzante, un abito che potrebbe
mettersi per andare a ballare. Ne tocca le pieghe con la
punta delle dita, domandandosi che cosa le sia saltato in mente.
Poco importa che sua madre sia morta da diciassette anni:
non avrebbe approvato.
Il prete chiude il libro e la gente si avvia verso le auto. Un
gruppo di amici di Buddy si stringe in un abbraccio spontaneo,
mani sulle spalle del vicino e fronti che si toccano. Un ragazzo
con la testa rasata si lascia sfuggire un singhiozzo. April
immagina i suoi genitori morti camminare separatamente verso
una limousine, senza guardarsi.
Pensa alla nonna ancora in vita che  a casa a pelare le cipolle.
Non glielo ha detto nessuno. Hanno deciso che l'ictus
dell'anno scorso era ancora troppo recente. Ma April ha il sospetto
che non glielo vogliano dire perch ci significherebbe
ammetterlo con se stessi. A ogni modo la decisione  stata presa
e non  la prima bugia a cui April d il suo contributo.
Sente portiere che si aprono e si richiudono e fruga nella
borsetta in cerca delle chiavi, le chiavi di Buddy, con appeso il
coltellino tascabile che usava per sventrare il pesce e tagliare le
lenze. Glielo aveva regalato il padre quando aveva dodici anni
e, a furia di toccarlo, il logo della Victorinox si era quasi del
tutto cancellato. April estrae ogni lama e la rimette dentro, poi
l'apriscatole, la limetta per le unghie, le forbici. Buddy lo teneva
pulitissimo.
Gli amici di Buddy sciolgono il loro abbraccio. Camminano
a braccetto. Le auto si allontanano. Dei gruppetti indugiano.
Oliver e Bernadette sono l'uno vicino all'altra e parlano sottovoce.
Bernadette le lancia uno sguardo. April riesce quasi a
leggerle le labbra. Vai, Oliver. Parlale. Bernadette si ritira in direzione
delle auto, mentre Oliver avanza verso April. La pelle
di lei si surriscalda. Stringe forte le chiavi, sentendo i suoi passi
sull'erba.
Il becchino aziona una leva e la puleggia automatica cala la
bara accanto alle tombe dei suoi genitori. Questa  la parte a
cui non dovresti assistere, pensa April, mentre il coperchio
bianco e scintillante scende nell'oscurit. Si avvicina al bordo,
domandandosi se i suoi genitori stanno guardando, ovunque si
trovino, sempre che siano da qualche parte. E difficile figurarseli
insieme, e men che meno con Buddy. Quello non sarebbe
il suo paradiso. Ma quale sarebbe il paradiso di Buddy? Qui,
decide, nella vita che aveva.
April, la chiama Oliver.
Non voglio essere seppellita qui, dice lei.
Che cosa?
Voglio essere cremata.
Non parlare in questo modo, le dice.
La bara, inghiottita dall'ombra, colpisce il fondo con un
piccolo tonfo. Adesso  reale. Tutta la sua famiglia  in quel cimitero.
Si chiede quanto tempo ci vorr prima che ricoprano
la fossa. L'erba  umida, lo sa perch a un certo punto si era
tolta le scarpe; immagina le pareti di terra della tomba, fredde
al tatto. Oliver la prende sottobraccio. April si sente svenire,
eppure  ancora in piedi. Si ritrae da lui. Il becchino tira fuori
dalla fossa le cinghie, guardando storto April per indicarle che
 troppo vicina.
Ehi, gli fa Oliver. Non vede che siamo ancora qui?
L'uomo alza le braccia. Ha un'aria semplicemente annoiata.
April si gira di schiena soffiandosi il naso. Oliver le mette una
mano sulla spalla. E pesante e calda. Lei si scosta, certa sopra
ogni cosa di non dover crollare, non davanti a Oliver.
Un clacson suona e il fratello di Oliver, Al, lo chiama con
un cenno dalla station wagon del padre, il motore acceso. Bernadette
raccoglie la gonna e si sistema sul sedile posteriore.
Oliver fa loro segno di andare.
Non c' spazio nella mia macchina, si affretta a dire April,
la voce pi incrinata di quanto vorrebbe. Ci sono le schifezze
di Buddy dappertutto. Ma Al si sta gi allontanando.
Saremmo passati a prenderti, dice Oliver. Avresti potuto
chiedercelo.
Quando me ne andr, non desidero nessun funerale. Dio
non voglia che la nonna si senta in dovere di pagarlo.
April, le dice in tono teso. Perch supponi che morirai
prima di un'ottantenne?
Sto solo dicendo che adesso lei  l'unica persona con cui
ho un legame di sangue. Se mai dovesse succedere qualcosa...
Qualcosa cosa?
April nota il suo completo stirato alla perfezione, la cravatta
regimental. Tace.
Il becchino va verso la ruspa che si trova un po' pi in l e
si appoggia a una delle gigantesche ruote. April si domanda
che cosa accadrebbe se rimanesse l ad aspettare che finisca il
suo lavoro, ma Oliver la conduce verso l'auto. Ho sentito che
sei stata alla polizia, riprende, ammorbidendo il tono.
Hmm? fa lei, voltandosi indietro a guardare. Pensa al
giorno in cui i suoi genitori avevano portato a casa Buddy dall'ospedale,
infagottato come un involtino primavera, profumato
di crema per i bambini e delle sigarette del padre, gli occhi
chiari fissi sul ventilatore a soffitto.
L'ordine restrittivo, spiega Oliver. Me l'ha detto mio padre.
Lei lo guarda, nota com' diventato bello crescendo, il profilo
definito della mascella, gli occhi espressivi. Non c' da stupirsi
che fosse il preferito della nonna, anche se non era veramente
suo nipote. Ma che cosa mi salta in mente? dice
April. Se crepassi, nessuno nemmeno lo direbbe alla nonna,
giusto? Le racconterebbero che ho preso una lunga vacanza.
Io che non ho mai fatto un viaggio in vita mia.
Oliver la guarda stupito.
Per il passaporto ce l'ho, continua lei. Non si sa mai
quando si pu aver bisogno di lasciare il Paese.
Vedo che non hai perso l'abilit nel cambiare discorso,
osserva lui.
Be', Oliver, ribatte, mi pare che tu non fossi da meno.
Lui abbassa lo sguardo. Andiamocene, taglia corto.
Va bene, acconsente lei, voltandosi di scatto. Guido io.
Oliver la ignora e si mette al volante. Lei vorrebbe discutere,
ma non le vengono le parole. Sgombera il sedile del passeggero,
buttando su quello posteriore le musicassette e i cataloghi
dei campeggi di Buddy. Oliver sposta indietro il sedile e regola
gli specchietti.
Mio padre aveva aiutato Buddy a racimolare i soldi per
questa macchina ancora prima che prendesse la patente, racconta
April. Ti immagini come si sentirebbe se mi vedesse
metterci le mani?
Il volto di Oliver  immobile. Il suo pomo d'Adamo va su e
gi. Quando non sa cosa dire, non dice niente;  una cosa che
April ammira in lui. Osserva il suo profilo, la gobbetta del naso
che ha sempre trovato attraente. Ora il mento  pi spigoloso
e l'ovale del viso cattura l'attenzione. Eppure manca qualcosa.
I capelli, che da adolescente gli ricadevano in un'adorabile
massa arruffata, sono lisciati ordinatamente indietro, dandogli
un'aria da gangster. Solo gli occhi sono gli stessi, hanno il
colore dell'acqua dei Caraibi vicino alla riva e sono cos pieni
di sincerit che  difficile guardarli fissi. Quelli di April sono
tutto l'opposto, talmente scuri che l'ultima volta che l'avevano
portata in pronto soccorso, i paramedici non erano riusciti a
distinguere la pupilla dall'iride.
Mi dispiace di non essere venuto al funerale di tuo padre
l'anno scorso, le confessa.
Dalla sua voce roca, April capisce che lo pensa davvero. 
stato due anni fa, replica. E non hai bisogno di scusarti. La
California non  certo a una fermata di metropolitana da qui.
Ti avevo mandato un bigliettino, ma non sono sicuro di
avere l'indirizzo giusto.
L'ho ricevuto. Grazie. Sai che non sono una che scrive
molto.
S, be', ti avevo anche lasciato un messaggio in segreteria.
Mi dispiace, Oliver. Non ero in vena di parlare. Per favore,
non prendertela.
Certo che no, ribatte lui. Non sar stato un momento
facile per te.
Per Buddy  stata dura. Io sono diventata la sua tutrice legale,
anche se sono piuttosto sicura che il giudice avesse dei
dubbi. Buddy si era trasferito nel mio appartamento perch
non riuscivo a pagare le tasse della casa di mio padre.
Non hai avuto un'eredit? Il bar di tuo padre doveva pur
valere qualcosa.
Il bar era in compropriet con un socio, Quincy, e la quota
del padre era stata lasciata al fratellastro di lui, il padre di Oliver,
e non ad April. Oliver si sarebbe opposto, se l'avesse saputo.
C'erano delle ipoteche sulla propriet, risponde lei.
Non valeva molto. E comunque in seguito Buddy si era trovato
una sistemazione vicino all'universit assieme a degli amici.
Non vedeva l'ora di cominciare gli studi. Abbassa lo sguardo
sul proprio vestito, lisciandone le pieghe.
Parcheggiano nel lungo vialetto semicircolare della casa del
padre di Oliver, dietro le altre auto. Oliver spegne il motore e
tiene in mano le chiavi. Quanto tempo  passato dall'ultima
volta che ci siamo visti? le domanda. Cinque anni?
Pu darsi, risponde lei. Non sono brava a tenere il conto
del tempo.
Foglie avvizzite di quercia cadono sul parabrezza.  strano
trovarsi di nuovo in un'auto assieme a Oliver, l in quel vialetto
un tempo familiare. Le fa venire voglia di tornare adolescente
e invece si sente molto vecchia.
Devo comprare una targa nuova a mio padre, dice Oliver,
indicando con un cenno quella appesa alla porta d'ingresso.
La scritta FAMIGLIA NIGHT  incisa in lettere leggermente
storte. Non riesco a credere che ce l'abbia ancora.
 bella, dichiara April. Lui l'adora perch gliel'hai fatta
tu.
Bernadette vuole sapere cosa ne  stato della K. Dev'essersi
persa da qualche parte lungo la discendenza, a Ellis Island,
immagino. Dice che non  troppo tardi per modificarlo.
Modificare il cognome in Knight con la K? Stai scherzando,
vero?
Credo che l'idea di chiamarsi Bernadette Night, come
notte, le faccia venire i brividi.
Oliver Knight, come cavaliere, sarebbe ridondante. Lascia
perdere la cavalleria. Hai bisogno della tua oscurit.
Le rivolge un'occhiata divertita; quel genere di battute gli
mancava. Lei evita il suo sguardo. Oliver giocherella con le
chiavi in grembo, notando il coltellino di Buddy. Ho saputo
che Buddy guidava la tua macchina, le dice porgendole il
portachiavi.
April sbatte le palpebre.
Spero tu non stia pensando che  colpa tua, perch quest'auto
sarebbe stata ancora peggio nella neve.
Non sai com'era la mia.
Qualsiasi macchina sarebbe stata meglio di questa.
April si agita sul sedile, avvertendo un calore dietro gli occhi.
Andiamo a mangiare, propone lei. Sto morendo di fame.
Il tavolo del soggiorno  apparecchiato a buffet con fette di
carne fredda disposte ad arte e ordinatamente appoggiate su
sottocoppe di carta. April ignora tramezzini e pasticcini e
mangia le olive a una a una, infilzandole con uno stuzzicadenti
fino a quando la ciotola  vuota. Accanto a lei, Oliver cosparge
di senape un panino, mentre Bernadette si mette nel piatto una
deliziosa insalata. April sente gli occhi di Oliver addosso, ma
non alza lo sguardo. Ormai non ha pi paura di crollare. Dentro
 liscia e vuota come una canoa scavata. Fluttua. Ehi, Al,
hai da fumare?
Al  in piedi accanto a loro, girato di spalle, e si sta riempiendo
il piatto di patatine fritte. E pi basso e robusto del fratello
Oliver, ha i lineamenti duri e l'espressione maliziosa. Fa
cenno ad April. Mi spiace, le dice, tastandosi il taschino della
camicia.
Ha ripreso a fumare? domanda Oliver esitante.
No. Non fuma, risponde Al.
April apre un altro contenitore di olive, stavolta farcite, e le
mangia direttamente dal barattolo, leccandosi le dita. Qualcuno
ha una sigaretta? chiede ad alta voce.
Aveva smesso di fumare anni prima. Nessuno le risponde.
Non ha davvero voglia di una sigaretta, ma un rumore sordo
nella sua testa si sta facendo pi forte, come un insetto che non
riesce a scacciare. Vede la ruga sulla fronte di Oliver e sa che 
stata lei a mettercela. Pu essere gentile con lui un momento e
crudele il momento dopo. Non sa perch. Pi che una scelta, 
un riflesso. Lancia uno sguardo a Bernadette. La tua fidanzata
sta per farmi una ramanzina sul fumo, lo informa April.
Posso vedere la pietra?
Bernadette abbassa gli occhi sull'anello e allunga la mano
con la grazia di una ballerina. Immagino che dovremmo annunciarlo,
dice.
Abbiamo bisogno di una buona notizia.
Non  il momento giusto, dissente Oliver.
Qualsiasi cosa, pur di stemperare quest'atmosfera, ribatte
April, guardandosi attorno.
April, interviene Bernadette. Oliver mi ha detto quanto
eravate legati tu e Buddy. Voglio che tu sappia che mi dispiace
molto.
Litigavamo un sacco, replica April. Una risposta stupida
e non vera. Getta un'occhiata a Oliver, ma lui distoglie lo
sguardo.
Adoro quella vecchia fotografia di voi tre, commenta
Bernadette, quella in cui tu e Oliver fate dondolare Buddy tenendolo
per braccia e gambe.
Non me la ricordo, ribatte lei. Quando Buddy voleva un
suggerimento su come rubare una base, lo chiedeva a suo padre,
ma quando aveva difficolt con i compiti di matematica,
andava da Oliver.
Sar un buon padre, sostiene April parlando con Bernadette.
Poi volge gli occhi su Oliver e ne incrocia lo sguardo.
Ti voleva bene, aggiunge, sfiorandogli la cravatta appena
sotto il nodo. Dopodich fa un passo indietro e si mette a braccia
conserte, sorpresa di averlo toccato.
Oliver abbassa gli occhi. Bernadette gli fa una carezza e lui
le passa un braccio attorno alla vita in un gesto cos naturale da
sembrare involontario.
April si allontana e mangia le ultime olive rimaste. Poi va di
sopra in un bagno che una volta era di Oliver e Al. Sopra l'interruttore
della luce  appeso il distintivo degli Eagle Scout di
Oliver, esattamente dove se lo ricordava. Nello specchio dell'armadietto
dei medicinali April si guarda i capelli, che una
volta la sua maestra delle elementari aveva definito di un nero
zibellino e che ora, da un giorno all'altro, sono diventati color
fuliggine spento, troppo lunghi e arruffati. Li raccoglie nel pugno,
facendosi una coda con la mano, e si domanda come starebbe
calva. Tagliarli a zero sarebbe pi semplice che cercare
di passarci dentro un pettine. Meglio ancora, potrebbe lasciare
che se ne occupasse un impresario di pompe funebri. Avevano
fatto miracoli con Buddy. Se non fosse stato per il colorito lievemente
cereo della sua pelle, April avrebbe potuto pensare
che fosse addormentato e che da un momento all'altro sarebbe
balzato in piedi a ridere di quell'errore.
April.
Sussulta. Bernadette  fuori dal bagno. Per un attimo April
vede soltanto il disegno jacquard, un disegno che le confonde
la vista.
Oh, dice April. E da molto che aspetti?
No, risponde Bernadette.
April raccoglie la borsetta e cerca in giro la sua spazzola. Si
sente sottosopra. Bernadette, per contro, le d l'impressione di
essere quel genere di persona che raramente lascia qualcosa
fuori posto. Anche il suo viso emana un senso di equilibrio e
armonia in cui nessun elemento domina sugli altri. Gli occhi
azzurri, come quelli di Oliver, sono pieni di compassione. 
impossibile provare antipatia per lei. Scusami, mormora
April, uscendo dal bagno.  tutto tuo.
April, balbetta Bernadette. Ascolta, volevo solo farti sapere
che anch'io ho perso una persona cara. Mia sorella, quando
avevo dodici anni. Con questo non intendo dire che so come
ti senti, ma solo che mi dispiace tanto.
Grazie, replica April. Anche a me dispiace per tua sorella.
Gli occhi di Bernadette si riempiono di lacrime. Sono passati
quindici anni. Agita una mano come a voler allontanare
quel pensiero.
April le accarezza una spalla.
Non volevo che andasse cos... tu che consoli me.
Non importa, ribatte April. Hai una sua foto?
Bernadette esita, poi apre la borsetta e le mostra l'unica foto
che tiene nel portafoglio. Una giovane donna saluta la macchina
fotografica con dita tozze. Ha un viso largo, piatto e lentigginoso,
gli occhi a mandorla sono molto tirati ed  quasi
senza collo. La sua lingua spunta appena da un sorriso sciocco
e affettuoso. April si accorge che Bernadette sta studiando la
sua reazione.
Ha un'aria molto dolce, osserva.
La dolcezza in persona, conferma Bernadette.
Com' morta?
Malformazione cardiaca congenita, risponde Bernadette,
richiudendo il portafoglio. Ma stava tutto andando talmente
bene. I miei genitori le avevano appena trovato lavoro in una
drogheria dove avrebbe dovuto riempire le buste della spesa.
 accaduto molto in fretta.
April le stringe una mano. Bernadette entra in bagno e
April se ne va.
Al piano di sotto la folla  diminuita. Stai cercando un posto
dove sederti? le domanda il padre di Oliver, Hai, battendo
la mano su una sedia vuota accanto a lui. Oliver  appoggiato
allo stipite della porta della cucina e sorseggia un bicchiere
d'acqua.
No, risponde April. Grazie.
Se vuoi puoi rimanere qui stanotte, le propone Hai.
 gentile da parte tua, dice lei. Ma sto bene.
Starai con un'amica, allora?
Esatto, risponde April, anche se dev'essere ovvio che
non c' nessuna amica.
April. Hai si agita sulla sedia, a disagio. E il fucile?
Cosa?
Il fucile di Buddy, quello con cui andava a caccia.
La polizia di Bangor mi ha dato tutto quello che c'era nella
sua auto. Immagino che sia ancora nel mio bagagliaio. Non
l'ho toccato. E nemmeno la sua sacca da viaggio.
Li vado a prendere io, si offre Hai. Lascia pure tutto
qui.
Grazie. Lo guarda, il fratellastro di suo padre, con quegli
occhi pazienti e gentili.  quanto pi possibile diverso da lui.
Gli d un bacio sulla guancia, liscia e profumata di sapone, e
ricorda il viso del padre che sembrava invece di carta vetrata.
Dopobarba e nicotina.  pazzesco che senta la sua mancanza
ancora di pi ora che Buddy se n' andato, ma da quando in
qua le cose hanno un senso? Fa un passo indietro. Attorno a
lei la gente parla, ride, bisbiglia con aria di cospirazione, una
sinfonia discordante. La stanza si contrae, l'aria si comprime.
April va verso la porta sul retro.
Fuori sulla terrazza scoperta trova Al che si sta accendendo
una sigaretta. Bugiardo, gli dice, allungando una mano.
Credimi, replica lui. Tu non vuoi veramente riprendere
questo vizio schifoso.
Voglio soltanto tenerla in mano, dice April, nella speranza
che quel gesto la calmi.
Scroccala a qualcun altro.
 un sollievo sentire che Al  se stesso.
Dove starai fino a quando la faccenda con T. J. si sar sistemata?
le domanda, aspirando una boccata.
 gi sistemata.
Vuoi dire che ha fatto i bagagli?
Ho portato tutto quanto a casa del suo amico.
Allora non  sistemata.
Mi avevi detto che avresti mantenuto il segreto. Come mai
tuo padre lo sa? E adesso anche tuo fratello?
Potresti venire con me nella Carolina del Sud, le propone.
Mi toccano altre due settimane di allenamento.
Certo. Io e i ragazzi.
Ti adorerebbero.
Chi diresti loro che sono? Una groupie?
Una donna con gambe come le tue non ha bisogno di
spiegazioni. Espira il fumo sopra la spalla, ma la brezza lo ributta
in faccia a lei.
Passo, dice April. E poi ti devi concentrare sul lavoro.
La settimana scorsa hai dedicato un'intera rubrica all'eredit
di Ewing.  acqua passata, Al. In realt i tuoi lettori vogliono
sapere cosa si mette Pat Riley sui capelli. So che adesso  a
Miami, ma sono certa che puoi ancora scoprirlo.
Lui assume un'aria stupita. Credevo che non leggessi i
miei articoli.
Sia che vinca, sia che perda, non ha mai un capello fuori
posto. A me piacerebbe conoscere il suo segreto.
Riley si  ritirato da un pezzo. Mi spiace deluderti. Le fa
un sorriso, non ironico come al solito, ma gentile, un sorriso
che la mette a disagio. April, le dice.  strano sentirgli usare
il suo vero nome; di solito la chiama Rose, il soprannome che
le aveva appioppato quando erano adolescenti e la prendeva in
giro per il terribile profumo da quattro soldi che si metteva.
Che ne dici di Charleston?
Lei non gli risponde e allora Al lascia cadere la sigaretta calpestandola.
April incrocia le braccia, fissando le righe sul pavimento della
terrazza. Se non fossi andata alla polizia, tutto questo non sarebbe
accaduto.
Come fai a dirlo?
Quando Buddy mi ha chiesto in prestito la macchina, ho
pensato: perfetto, T. J. non mi cercher nell'auto di Buddy.
Se Buddy fosse rimasto fulminato facendosi la barba, troveresti
comunque il modo di darti la colpa.
Restano un momento in silenzio, appoggiati alla ringhiera a
guardare dentro casa attraverso la porta a zanzariera. April vede
qualcuno che si versa uno scotch. Ora berrebbe volentieri
un drink, un goccio di vodka che le bruci la gola oppure un
dolce, scuro sherry che gliela addolcisca.
Al fa un sospiro profondo. Nessuno ti accusa, Rose. Se
vuoi prenderti la colpa,  una tua scelta.
Lei annuisce.
Dicevo sul serio per Charleston.
Lo so.
Ora devo andare a prendere l'aereo. Vedo se riesco a
scroccare un altro biglietto per l'inizio stagione. Ma solo se
prometti di usarlo.
April non si sente in grado di promettere niente al momento,
n tantomeno di prestare attenzione a una partita di pallacanestro.
Ci vediamo, Al.
Le d un bacio, sulle labbra, come sempre. Non ha propriamente
un valore sessuale,  pi una provocazione. L'odore di
sigaretta del suo alito le stimola la voglia di fumare. Cerca di
non spezzare troppi cuori lungo la strada, gli dice. Lui fa un
sorriso affettato e scende rapido i gradini della terrazza.
Potrebbe andarsene anche lei, pensa. Squagliarsela senza
salutare, alla maniera di Al. Attraverso la zanzariera vede Oliver
nel soggiorno, voltato di spalle, la postura tesa.  vero che
Buddy gli voleva bene, anche se non si vedevano da anni. Le
strade tendono a separarsi,  normale, e April se lo aspettava.
Perfino allora, quando lei e Oliver portavano Buddy gi al ruscello
ad acchiappare le rane per poi lasciarle andare, April sapeva
che non sarebbe stato per sempre.
Non riesce a trovare nessun motivo per rimanere. Scende i
gradini. Il vento scuote i lill dormienti. La giornata si  rinfrescata,
una rapida coltre di nuvole blocca il sole. Le foglie secche
si affrettano sul vialetto di ghiaia, avvolgendosi in mulinelli
per poi sparpagliarsi di nuovo. April non ha nemmeno una
giacca.
Nell'auto fa freddo. Mentre guida, il buio scende con repentina
ed estrema desolazione. Desidera i crepuscoli graduali
e indugianti dell'estate e rabbrividisce al pensiero delle
settimane a venire, con le giornate sempre pi corte e le notti che
calano all'improvviso.
Mette l'auto nel parcheggio della stazione ferroviaria accanto
al suo palazzo. Entrando in casa, cerca eventuali tracce di
T. J. Da quando  stato emesso l'ordine restrittivo, non l'ha pi
sentito. Nemmeno una telefonata. Sa che dovrebbe esserne
sollevata, ma l'appartamento, per quanto piccolo, le sembra
cavernoso senza nessuno dentro; lei non conta.
Vaga da una stanza all'altra. Ha una sensazione di rodimento
allo stomaco; qualcosa la sta consumando. La libreria  ingombra
di resti di T. J., componenti elettronici che non riesce a
identificare, chiodi e viti dentro vasetti aperti, pezzi di un trapano
in un barattolo del caff, elastici verdi che debordano da
una scatola di sigari, tenuta insieme con del nastro per mascherature.
Sul pavimento accanto al televisore c' il videoregistratore
smembrato di un amico, coperto dalla polvere e da una
pila di copie del New York Post. Una volta aveva fatto l'errore
di buttarne via alcune. Non lo avrebbe pi ripetuto. Pensa di
raccogliere le cianfrusaglie abbandonate da T. J. e lanciarle fuori
dalla finestra. Potrebbe farlo per davvero, se riuscisse a restare
aggrappata a quell'idea abbastanza a lungo.
Capisce chi  il tizio di turno allo smistamento dei taxi gi
in strada dal volume della sua radio. Oggi  Henry, quello
mezzo sordo. Chiude la finestra della cucina, va nella zona dell'appartamento
che si affaccia sul retro ed esce sulla scala antincendio,
da dove non pu udire le voci. Fa un respiro. Ci
vorrebbe una sigaretta. O del bourbon. Ma non vuole veramente
nessuno dei due. Il cielo  carico di pioggia, anche se
non cade una goccia. Sente un'ambulanza lontana, degli adolescenti
all'angolo che spaccano delle bottiglie e l'antifurto incessante
di un'automobile, tutti rumori a poco a poco inghiottiti
dall'approssimarsi del 6,42 che avanza pesante nella stazione
sino a fermarsi stridendo. Sente i freni ad aria esalare un respiro
e le porte scorrere per aprirsi e immagina i pendolari che
si riversano fuori.
Ad April  sempre piaciuto il suo appartamento.  abituata
alle tazze che tintinnano nella credenza e ai mobili che se ne
vanno lentamente in giro. L'affidabilit dell'orario ferroviario
ha un effetto calmante su di lei. L'appartamento si affaccia sulla
banchina, mentre dietro  avvolto da esili olmi, uno scudo
contro la malattia. Quando hanno le foglie, nascondono in
parte il parcheggio di un McDonald's.
Man mano che il rumore del treno si affievolisce, April sente
il suo scacciaguai ondeggiare nella fredda aria notturna. 
fatto con delle conchiglie che lei e Oliver avevano trovato sulla
spiaggia. Le aveva costruito quell'aggeggio in occasione del
suo diciottesimo compleanno per ricordarle, come le disse, il
suo sogno di vivere vicino al mare. Era un sogno a cui non
pensava pi. Arrivare alla fine di ogni giornata era gi abbastanza.
Negli anni aveva persino smesso di notare lo scacciaguai.
Fino a quel momento. Nel cervello di April non c' spazio
per il fatto che Oliver  tornato a vivere sulla costa orientale.
Le sembra inverosimile quanto la morte di Buddy. Di certo
domani si sveglier e scoprir che nulla di quella giornata  stato
reale.
 
Capitolo 2.

Oliver  in strada e guarda fisso in alto verso le finestre
buie dell'appartamento di April. La notte  cos silenziosa che
sente l'aria entrare e uscire a ogni respiro. Questo lo mette a
disagio. Sulla banchina della stazione la nebbia aleggia sotto
luci verdognole. Un viaggiatore solitario si appoggia al manifesto
di una commedia di Broadway, le lettere oscurate dai graffiti.
Oliver preme di nuovo il pulsante del citofono. Il portone
del palazzo di April  ingombro di cartacce appallottolate di
McDonald's e biglietti ferroviari. Aspetta. Da dietro l'angolo
sbuca un uomo che avanza con passo lento e malfermo. Ha un
paio di favoriti e puzza di alcol. Lancia a Oliver uno sguardo
scettico prima di attraversare la strada e stendersi su una panchina
sotto il traliccio. Oliver guarda ancora una volta verso la
finestra di April, sperando di essersi sbagliato. Forse ha copiato
male l'indirizzo dalla rubrica del padre. Non vuole che lei
abiti l.
Torna alla macchina. Forse  andata in un bar, pensa, quellodove lavora, oppure in qualche posto dove pu stare da sola.
Il viaggiatore sulla banchina apre un ombrello, inutile contro
l'umidit che fluttua di lato e verso l'alto, sospinta dalle
correnti d'aria. La camicia di Oliver gli si incolla alla pelle. Il
cimitero. Ricorda l'espressione vacua sul viso di April. Per lui
era stato un sollievo quando Bernadette si era messa a piangere
perch alle lacrime sapeva come rispondere: una stretta alla
mano, un fazzoletto. Ma April... Quando mai aveva saputo come
reagire a lei?
Risale in macchina e cerca di pensare al modo pi veloce
per raggiungere il cimitero.  stato via cos a lungo che gli ci
vuole un po' per ricordare le strade di Long Island. Non si
aspetta che April sia al cimitero, ma ora che quell'idea gli  entrata
in testa, deve fare un tentativo. Si tocca la tasca in cerca
delle chiavi e sente qualcosa di piccolo e duro, il bottone che
aveva trovato quando gli erano cadute le chiavi nel vialetto di
suo padre. Satin nero, grande come una perla: lo aveva riconosciuto,
apparteneva al vestito di April.
Mentre si ferma davanti all'ingresso del cimitero, scorge
l'auto di Buddy parcheggiata sotto un albero. Aspetta un lungo
momento, lo sguardo fisso. Da bambini, per lui e April non
aveva senso giocare a nascondino; sapevano sempre dov'era
l'altro. Oliver avvertiva la sua presenza come una forza di gravit,
come quando lei gli si avvicinava lentamente dall'estremit
opposta dell'altalena a dondolo, facendogli sentire il suo
peso.
Scende una pioggia leggera, il cofano  imperlato di gocce.
L'auto, che scintilla sotto un lampione, sembra incandescente
nell'oscurit. Oliver posteggia ed esce, il terreno  scivoloso
per via delle foglie marce e c' un sentore dolce di decomposizione.
L'auto  aperta. Sale e fa scattare l'apertura del bagagliaio.
Non ci sono n la sacca n il fucile. Non sa se esserne
sollevato o preoccupato. Lancia un'occhiata dentro il cimitero.
L'ingresso  chiuso. Guarda il cancello in ferro battuto e rimpiange
di avere ancora ai piedi le scarpe eleganti. Si arrampica,
trattenendo il respiro mentre fa passare prima una gamba e poi
l'altra sopra le punte. Salta gi dal lato opposto e atterra a
quattro zampe sull'erba fradicia.
Il cimitero  buio. Avanza con passo esitante, sbattendo
contro le lapidi, cercando di ricordare in quale direzione si
trova la tomba. La pioggia fa cadere le foglie. Un animale spaventato
fugge su un ramo sopra di lui. Oliver spera di non imbattersi
per caso nella lapide di sua madre. Non la vuole vedere,
non nell'oscurit.
Non scorge April fino a quando ce l'ha davanti, la chioma e
l'abito scuri quasi invisibili. E inginocchiata accanto alla tomba
di Buddy con la schiena rivolta a Oliver e le caviglie divaricate.
Lui si passa una mano tra i capelli. April, le sussurra, non volendo
spaventarla.
Lei non risponde, ma continua a dondolare.
Le si accovaccia vicino, gli occhi di lei sono vitrei e persi nel
vuoto. April, ripete con voce roca. Sono io, Oliver.
Per un istante i loro occhi si incontrano. Aveva paura del
buio, dice lei infine. Ricordi? Per farlo addormentare gli leggevamo
qualcosa.
Oliver china la testa. Le tocca la schiena, il suo vestito 
umido. Andiamo, le sussurra con un nodo in gola. Ti prenderai
una polmonite.
April si alza lentamente, come se fosse drogata. La sua arrendevolezza
lo sorprende. Nello stato in cui si trova, pensa
Oliver, le potrebbe chiedere qualsiasi cosa e lei lo farebbe.
Quand' stata l'ultima volta che hai dormito? le domanda.
Passeggio, risponde.  una specie di sonno.
Non direi.
Il mio corpo non sta gi.  come se fosse pieno di elio.
Ci vuole una zavorra, pensa Oliver. Ti seguo fino a casa.
Raggiungono il cancello e lei lancia le scarpe dall'altra parte.
Oliver intreccia le mani per darle la spinta.  un gesto automatico
che viene dall'infanzia. April ha i collant strappati e il
vestito incollato alle cosce. Quando arriva in cima, lui le dice
di aspettare, temendo che possa farsi male ai piedi atterrando
sul marciapiede. Dopodich si arrampica e balza gi.
Posso saltare da sola, assicura lei. Come credi che abbia
fatto a entrare?
Da questo lato c' il cemento, ribatte lui, alzando le braccia.
Ti prendo.
L'afferra per la vita e lei scivola gi, mentre il vestito le si
solleva contro l'addome di lui. Non importa su quanti alberi
siano saliti da bambini, quanto siano familiari quei gesti; April
 per lui una perfetta estranea. Lo guarda con gli occhi neri come
cenere vulcanica. Oliver, dice. Non saresti dovuto venire
qui.
Lui esita e poi la lascia andare.
Lei si tira gi la gonna e raccoglie le scarpe. Oliver la osserva.
Non gli viene in mente nulla da fare, fino a quando non
sente il motore di lei che si avvia.
Oliver le sta dietro a poca distanza, i fanali posteriori di
April si riflettono sull'autostrada lucida. Lei spinge l'acceleratore
fino ai centotrenta e i gas di scarico fluttuano via. Oliver
immagina il volante vibrarle tra le mani. Quando raggiungono
il suo palazzo, la segue di sopra. Il pavimento dell'ingresso  di
uno squallido linoleum e le pareti hanno bisogno di un'imbiancata.
Il tuo completo, osserva lei.
 soltanto pioggia, ribatte lui, sistemando la giacca sullo
schienale di una sedia. Hai mangiato?
Le olive mi sono rimaste sullo stomaco, risponde, aprendo
il frigorifero.
Oliver guarda l'orologio del fornello e vede che  aperto
dentro il suo alloggiamento, con i cavi esposti, fermo. Lui come
si chiama?
Scusa?
L'ordine restrittivo.
Acqua passata, dichiara lei.  cos che si chiama.
E se tornasse? Non dovresti stare altrove?
Tieni, prendi un po' di salame, prima che vada a male. Io
non lo mangio.
Oliver getta uno sguardo all'insaccato. Che cosa ti ha detto
la polizia?
Di cambiare la serratura.
E tu l'hai fatto?
Qui c' del pane, ma probabilmente tu non mangi quello
bianco, giusto?
Oliver arrotola una fetta di salame con le dita e se la infila
in bocca. Ha pi fame di quanto credesse. April. Manda gi
il boccone. La serratura?
C' l'ordine restrittivo, ribatte lei. Non verr.
Quindi continui a dormire qui, pur sapendo che lui ha le
chiavi?
Una birra?
April.
Non mi pttino da tre giorni, dice lei, esagerando. Ho
bisogno di una doccia. Te ne potresti andare?
Fai pure quello che hai bisogno di fare, risponde lui.
Lei scivola fuori dalle scarpe sporche di fango e cammina
con passo languido sul pavimento di legno, portando una mano
dietro il collo per slacciarsi il primo bottone del vestito.
Oliver si ricorda di quello nella sua tasca.
Non appena la porta del bagno si chiude con uno scatto, Oliver
comincia ad aprire tutti i mobiletti. L'esistenza del fucile gli
appare d'un tratto una prospettiva disastrosa. L'appartamento 
abbastanza piccolo; deve riuscire a trovarlo. Apre un armadietto
pieno zeppo di componenti elettronici, obiettivi di macchine fotografiche
e attrezzi vari in nessun ordine apparente.
Quando sente scorrere l'acqua della doccia, va in camera
da letto, guarda sotto i mobili e nell'armadio. Sul comodino
c' un volume della biblioteca rivestito di plastica, i racconti
di Flannery O'Connor. Altri libri sono sulla scrivania. Ne nota
uno sulle riparazioni idrauliche fai da te e un opuscolo sulla
Patagonia. Con il battito accelerato, apre il pesante cassetto
della toilette. Ma un fucile ci starebbe l dentro? Infila la mano
sotto gli indumenti di April. Quello che sta facendo  sbagliato,
lo sa. Il tessuto  liscio come seta. Immagina il fucile ricoperto
dalle sue sottovesti. E se lo sentisse? Non ha mai toccato
un fucile in vita sua. E se muovendolo facesse partire un
colpo?
Non  l, dice lei dalla porta.
Oliver alza lo sguardo. Sente la doccia scorrere. Del vapore
fluttua dalla stanza dietro. Il vestito di lei  sbottonato per
met lungo la schiena, morbido sulle spalle.
L'ho lasciato nel garage di tuo padre.
Mi dispiace, le dice. E che ho pensato...
In bagno c' una confezione di aspirine, dichiara lei, andandogli
incontro. In cucina dei coltelli. Dall'altra parte della
strada la banchina di una stazione. Credi che avrei bisogno di
un fucile?
 cos vicina che vede la condensa sulla sua pelle, le goccioline
di umidit nei capelli. Ha il profumo dell'erba dopo un acquazzone.
Dimmi soltanto che non farai niente di stupido.
Se ti fidi di me, Oliver, vai a casa. Chiude il cassetto con
il fianco e ci si appoggia contro. Lui la sposta e, con sua stessa
sorpresa, lo riapre.
Avvolta da una sottoveste c' una busta rigonfia di fotografie.
Lui le scorre, immagini sgranate in bianco e nero, perlopi
scattate da una certa distanza: April che serve al bar, che compra
un giornale, che fa benzina. In una c' Al. In un'altra la
nonna. Oliver guarda April. Lei gliele prende di mano.
Le ha fatte lui?
Prima di conoscermi, risponde. Mi ha seguita per settimane.
Roba da far accapponare la pelle, vero? Ma io ero abbastanza
vanitosa da esserne lusingata. Butta le foto in un cestino
della cartastraccia.  ora che tu vada.
Oliver si allenta la cravatta. Il divano andr bene.
I treni ti terranno sveglio.
Correr il rischio.
April sospira e torna in bagno.
In cucina Oliver mangia un panino, poi se ne prepara un altro.
 cos sfinito che gli gira la testa. Accanto al tostapane c'
una copia de L'universo elegante di Brian Greene con gli angoli
delle pagine piegati. Si arrotola le maniche e si sfila la cintura,
desideroso di togliersi quegli abiti umidi. La lucina della
segreteria telefonica di April lampeggia. Si domanda se l'ascolter
in sua presenza.
April esce dal bagno con indosso una lunga maglietta e un
paio di pantaloncini da ginnastica troppo grandi per lei che
Oliver immagina appartenere al suo ragazzo. I capelli le gocciolano
sulle spalle, bagnandole la maglietta. Lancia il vestito
sullo schienale del divano, si avvicina al tavolino da caff, poi
va alla finestra, alla libreria e infine si ferma, confusa.
April.
Si volta di scatto. Santo cielo! esclama. Sei ancora qui?
Entra in cucina.
Hai fame? le domanda, offrendole il suo panino.
Lei scuote la testa uscendo dalla stanza a grandi passi, ma
poi torna indietro. Mette le mani sopra quelle di lui che reggono
il panino, chiude gli occhi e d un morso enorme. I suoi capelli
profumano di shampoo. Ha le spalle bagnate. Sto morendo
di fame, dice, pulendosi la bocca.
Hai un messaggio.
Ti sei preso la birra? Io non la bevo.
Ti ha telefonato?
April tira fuori la bottiglia dal frigorifero, mette un lembo
della maglietta sopra il tappo e girando lo toglie. Si appoggia la
bottiglia fredda contro la fronte, quindi la porge a lui.
Sono anni che Oliver non beve una birra. Ora preferisce il
vino, marche di qualit, perch quelle a buon mercato gli fanno
venire il mal di testa. Prende la birra.
Dalla strada di sotto salgono voci di ragazzi, un grido
sguaiato e un groviglio di risate. Oliver guarda April. Immagina
loro due bambini irrompere in quella stanza, accaldati e sudati,
e correre al frigorifero a riempirsi i bicchieri di t freddo.
Scorge la treccia di April punteggiata di frammenti di erba e
lui con la pelle abbronzata e il berretto dei Mets girato al contrario.
Li vede fissarsi sopra il bordo dei bicchieri, mentre bevono
lunghe sorsate assetate. Chi sono mai, si domandano,
quei due adulti cupi e preoccupati rintanati negli angoli della
stanza? Non i loro s futuri, no di certo. Dopodich corrono
fuori e saltano di nuovo sulle biciclette.
Vedo che ti piace ancora leggere, osserva.
Tutti abbiamo le nostre evasioni, no? Tu mi capisci; hai il
pianoforte.
Lui si agita, imbarazzato, e beve un po' di birra. E pi buona
di quanto ricordasse. Fa un altro sorso e la passa ad April.
La gola di lei si muove mentre deglutisce. I capelli sottili che le
incorniciano il viso stanno iniziando ad asciugarsi, ritraendosi
in piccole onde, e lui nota una ciocca bianca tra quelle nere.
Lei gli restituisce la bottiglia, premendogliela contro il petto, e
se ne va.
Oliver guarda l'impronta umida lasciata sulla sua camicia e
rabbrividisce mentre la sbottona. Finisce la birra da solo, va in
soggiorno e si toglie le scarpe. Lei ha messo sul divano una coperta
e dei vestiti asciutti, un paio di boxer a righe sottili e una
maglietta dei Rangers. A Oliver non piace l'idea di indossare
gli indumenti di un altro uomo, e ancor meno di quel tizio. Gli
vanno grandi. April  sempre stata attratta da uomini giganteschi.
Non la capisce.
Dorme un sonno inquieto, il divano  troppo corto per lui,
i treni rombano attraverso i suoi sogni. Dopo la mezzanotte i
passaggi si fanno meno frequenti e l'appartamento  silenzioso
per intervalli pi lunghi.
Alle tre del mattino si sveglia di soprassalto. La stanza  rischiarata
dal bagliore della stazione. April cammina nel buio tastando
le pareti, le sue mani si muovono come quelle di un mimo
che sonda confini immaginari. Oliver si tira su a sedere con
l'intento di confortarla, ma si sente come sedato. April fa scorrere
la punta delle dita lungo una crepa nella parete. Lui si alza
barcollando, sbatte contro il tavolino da caff e va verso di lei.
Ascolta, sussurra April. C' un bambino che piange.
Oliver l'afferra per le spalle. Hai bisogno di dormire, le
dice, guidandola verso la camera. Il letto  intatto. Abbassa le
coperte e la fa sdraiare, ma quando si tira su, lei fa altrettanto.
Oliver non pensa a quel che sta facendo. Il suo corpo si
muove per conto proprio, desideroso soltanto di ancorarla, di
persuaderla a rimanere gi. Si sdraia accanto a lei e le mette il
braccio sopra il braccio, la gamba sulla gamba, il petto contro
la schiena, trattenendola con il proprio peso. Una zavorra.
Non si  mai sentito tanto stanco, oppresso in modo cos totale.
 vagamente consapevole dell'aderenza con il corpo di
April, la lieve pressione contro il suo inguine, il respiro di lei
che si fa pi profondo.
La sua mente fluttua, eppure  sveglio. O quasi. Un treno fischia.
Sopra il letto, una fotografia sbatte contro la parete. Oliver
non riesce a ricordare l'immagine all'interno della cornice.
Il passato e il futuro scuotono le finestre, incapaci di entrare.
Per un miracolo della fisica, lui e April sono fuori dalla portata
dello spazio e del tempo. La tiene stretta a s, spinto dal desiderio
di rigenerare lei, se stesso e Buddy, assente in mezzo a loro.
Mi stai uccidendo, farfuglia April, ma lui non sa bene se
l'ha udito oppure sognato. Oliver sta cadendo in un sonno
profondo, mentre la sua mente lotta per ritrovare, per ricordare
lei; oppure la persona che lui era un tempo.
Oliver si sveglia solo e disorientato. Gli uccellini cinguettano
fuori da una finestra sconosciuta e il sole inonda le lenzuola.
Ci mette un po' a ricostruire i fatti di quella notte.
In soggiorno le tende svolazzano e la finestra  spalancata.
April  seduta sulla scala antincendio. Oliver scavalca e va fuori
accanto a lei. Una brezza leggera le muove i capelli. I suoi occhi
hanno un'espressione pi calma; forse ha davvero dormito. Alza
lo sguardo verso gli olmi, quasi spogli. Quando mi sono svegliata,
dice, ci  voluto un momento prima che ricordassi.
Lui annuisce.
Sono sottosopra, aggiunge. Devo fare il bucato, ma non
ha senso. La posta si sta accumulando nella casella. L'unico
luogo dove tutto sembra normale  al lavoro. La gente mi chiede
da bere e io glielo do, pilota automatico. Ma quando  ora
di andare a casa, devo risalire sulla macchina di Buddy e sento
ancora l'odore del dopobarba che si  messo per il suo ultimo
appuntamento.
Oliver pensa alle cose che potrebbe consigliarle: uno psicologo,
il Prozac, un coinquilino. E tutto ridicolo. Svanir, le
dice. Il dopobarba.
 proprio quello che temo.
Le tocca la mano e intreccia le dita con le sue. Lei si volta
dall'altra parte e, senza guardarlo, ricambia la stretta.
Oliver, gli dice pi tardi, mentre lui si infila la giacca e
prende le chiavi dal tavolo. Lei mi piace.
Si volta verso di lei. April  a una certa distanza, le braccia
incrociate davanti al petto. Oliver mette le mani in tasca e sente
il bottone, liscio come seta e a forma di perla. Per poco non
si dimenticava di renderglielo.
Bernadette  adatta a te, aggiunge. Credo che sarete felici.
Grazie, le risponde con voce roca.
 evidente che April non intende andargli vicino, quindi la
saluta con un gesto della mano e se ne va.

 Capitolo 3.

Oliver guida con impazienza. Se vuole arrivare in tempo alla
lezione delle nove di diritto tributario non pu certo fermarsi
a casa a cambiarsi. La superstrada che entra in citt  congestionata;
il traffico  intenso quanto in California. Perch mai
lui e Bernadette non hanno scelto un posto pi semplice dove
laurearsi? Spegne il bollettino del traffico; ha gi superato tutte
le uscite possibili per imboccare percorsi alternativi. Volente
o nolente, ormai  bloccato su quella strada.
Buddy occupa i suoi pensieri, ma non si tratta di ricordi distinti,
bens di una memoria diffusa della sua camminata con i
piedi in dentro e del suo sorriso schivo. Se n' andato, eppure
 intensamente presente. Oliver si sente sbilanciato. In termini
pratici, sono anni che Buddy non fa pi parte della sua vita,
ma allora perch ha l'impressione di aver subito un'amputazione?
Guarda l'orologio; non  da lui essere in ritardo. Ha
una paura irrazionale che quella singola mancanza sia l'inizio
di un cambiamento permanente e che non riuscir mai pi ad
arrivare puntuale a lezione.
Forse era stato quello smarrimento a contribuire al suo errore
di valutazione della notte scorsa. Da un lato April aveva
bisogno che qualcuno stesse con lei, ma quel qualcuno doveva
essere proprio lui? Avrebbe potuto portarla a casa di suo padre
oppure da Bernadette. Cos non avrebbe avuto nulla da
spiegare a Bernadette o a se stesso. Per il momento non ha intenzione
di dire niente;  la sua seconda incoerenza della giornata
e sono appena le nove del mattino.
Mentre il traffico si incanala dentro una galleria, Oliver si accorge
che c' una melodia nella sua testa.  l da quando si 
svegliato? Ossessionante e ipnotica, sembra un pezzo di
Beethoven, ma non lo . E di chi  allora? L'auto davanti si ferma
e lui inchioda. Oddio, pensa,  la sua canzone, una delle ultime
che ha composto a diciott'anni. Non appena se ne rende
conto, il brano gli appare infantile e ripetitivo. Non vuole ricordarlo,
eppure  l e si avviluppa intorno ai suoi pensieri come
una radice troppo cresciuta che si arrotola dentro un vaso.
Le luci della polizia ronzano all'ingresso della galleria. Una
Maverick verde  accartocciata contro un guardrail. Le auto
scorrono a passo d'uomo, e i conducenti cercano di sbirciare.
Oliver vede di sfuggita due paramedici chini sopra un tizio con
i polpacci magri e un paio di scarpe vistose, forse un adolescente.
Poi Oliver entra nella galleria con le piastrelle gialle
che formano un arco intorno a lui.
April. Ricorda uno dei primi momenti d'imbarazzo tra loro,
quando erano ragazzini. Lui stava svolgendo il suo lavoro
estivo, innaffiava il ginepro blu con la canna dell'acqua che gli
serpeggiava tra le mani come fosse viva, quando sotto la tettoia
dell'asilo nido aveva scorto April che si chinava ad annusare
una gardenia. Forse fu perch non la riconobbe subito che riusc
a vederla, la April Simone che vedevano i suoi amici, con le
lunghe gambe e le spalle abbronzate, indosso un paio di pantaloncini
tagliati corti e una canotta che lasciava scoperta la curva
della spina dorsale, il profilo della scapola, la piega flessuosa
sotto il braccio. I capelli scuri erano raccolti indietro in un
nodo improvvisato e aveva dei riccioli sudati incollati alla nuca.
All'inizio Oliver non si accorse che il getto della sua canna
era deviato sul vialetto. Quando April alz lo sguardo, mostrando
il proprio viso, lui si volt dall'altra parte.
Dai quindici fino ai diciott'anni, April andava puntualmente
alla sala prove in cui Oliver si esercitava cinque sere a
settimana, per ascoltarlo. Veniva dritta dal bar di suo padre dove
passava i potneriggi a servire ai tavoli e a far andare la lavastoviglie.
Il socio del padre, Quincy, aveva la tendenza a trattenerla
fino a tardi e in quelle sere Oliver si esercitava pi a lungo
del solito. Quincy lo preoccupava.
Ricorda una delle sue visite. Non sa perch gli venga in
mente proprio adesso, dentro quella galleria. La sala prove era
buia, fatta eccezione per una singola luce che illuminava un intrico
di fogli di musica scarabocchiati con una matita leggera,
annotazioni cos veloci e impellenti da risultare indecifrabili per
chiunque al di fuori di lui. Dopo ore che suonava, le dita ormai
gli facevano male, ma non si ferm. Aveva quasi completato la
composizione, quando ud lo scatto della porta. Non sapeva
che ore fossero, solo che lei era in ritardo. Funzionava sempre
cos. Le canzoni gli venivano nei momenti pressanti dell'attesa
e le mani si sforzavano di stare al passo con la mente.
Quando ud i passi di April dietro di s, riprese la canzone
dall'inizio, con gli occhi chiusi e la mente che fluttuava. Sent
che si sollevava dalla panca, privato delle mani rimaste sui tasti.
La sala riecheggiava, le chitarre fremevano sui ganci, i flauti
vibravano dentro le custodie. Se April stava respirando, lui
non riusciva a udirla.
Quando ebbe finito, si appoggi al piano. La stanza era immersa
nel silenzio, ma brulicante; le pareti trattenevano il suono.
April si mise a cavalcioni sulla panca, voltata di schiena, e il
ruvido denim della sua giacca gli sfreg la spalla. I suoi lunghi
capelli erano scompigliati e odoravano di fumo del bar.
Quincy ti ha trattenuta?
Non rispose. Il debole alone di luce raggiunse il ginocchio
consumato dei jeans di lei, il pugno poggiato sulla coscia, l'unghia
del pollice mangiucchiata. Era il genere di ragazza che
Oliver si sarebbe aspettato di vedere con unghie lunghe e spaventose,
laccate di un colore chiamato Ciliegia vanigliata o
Rosso pompiere. Invece non avevano smalto ed erano rosicchiate
fino alla carne. Ogni volta che lo notava, si sorprendeva.
Gli stivali da cowboy di April erano in finta pelle di serpente
con la punta d'argento, come se dovesse fare a botte con qualcuno.
La puoi suonare di nuovo? gli domand. Pi lentamente
stavolta.
Oliver sfior i tasti con le dita senza premerli. Le voleva
chiedere qualcosa, ma cosa? La domanda gli fluttuava nella
mente, appena sotto il livello dell'espressione.
April si alz e scivol a terra lungo il fianco del pianoforte
verticale, il suo solito posto. Sul pavimento, avvicin le ginocchia
al petto e chin la testa. Oliver ricominci la canzone,
questa volta con gli occhi aperti. Not che le mani di lei, ora
infilate tra i capelli, erano chiuse a pugno. Stava seduta con la
schiena rivolta al pianoforte per sentire la musica con il corpo,
oltre che con le orecchie.
Oliver cerc di concentrarsi sul brano come aveva fatto la
prima volta, ma continuava a pensare ad April nel retro di quel
bar saturo di vapore e senza finestre, intenta a caricare e scaricare
la lavastoviglie. Sbagli le ultime note e la canzone si concluse
bruscamente. Vorrei tanto che lasciassi quel posto.
Oliver fece una pausa, aspettando la solita discussione.
 la canzone pi bella che hai scritto finora, gli disse invece.
Hai voltato pagina. C' qualcosa di nuovo.
Lui richiuse il coperchio del piano e si sedette accanto a lei
sul pavimento. Che ne dici? Potrei trovarti un lavoro all'asilo
nido. La signora delle orchidee se n' appena andata. Oppure
potresti prendere il mio posto quando partir. Non concluse
la frase. Anche lei sarebbe potuta andare al college, se avesse
fatto domanda. April alz lo sguardo, il volto arrossato. Oliver
sent odore di alcol e si chiese come mai non se ne fosse accorto
prima.
Morirebbero, replic lei. Le orchidee.
Oliver pens a quei petali color crema che si ammaccavano
tanto facilmente, lisci come la pelle di un neonato. Non hai bisogno
di quel lavoro, April, te lo dico io. Puoi fare di meglio.
Ricordami una cosa, disse lei. Quant' la borsa di studio?
Smettila, ribatt lui. Lo sai che l'ho rifiutata.
Lo guard con occhi scuri e risoluti. Oliver aveva chiamato
la Juilliard di propria iniziativa, declinando la loro offerta prima
di discuterne con i suoi insegnanti, con il padre e men che
meno con April. Potresti iscriverti comunque, anche senza la
borsa di studio, osserv lei. Chiedi un prestito.
Ascolta, le disse. Stanford non  esattamente l'ultima
delle universit.
Invece s, se ti chiami Oliver Night.
 soltanto un pianoforte, April. Non  la mia vita.
Lei rimase in silenzio.
Se non altro, io ho un progetto, aggiunse. Che  pi di
quanto possa dire tu.
Pensava che quella frase l'avrebbe provocata, ma lei si limit
a sospirare.
Certo, la Juilliard sarebbe divertente, ma poi? Se non sei
Horowitz, finisci a suonare per quattro soldi in uno squallido
bar. O, peggio ancora, a insegnare alle superiori.
Non  cos, ribatt lei. Tu hai paura che ti piaccia troppo,
che ti conquisti completamente.
Oliver fece una risata poco convincente.
April si alz e and verso la porta. I suoi stivali non avevano
l'aria di essere comodi. E nemmeno i jeans. Oliver spense la
luce e tir fuori la chiave. Sulla porta lei lo urt per sbaglio e si
allontan di scatto con un sussulto.
Accidenti, sei nervosa, le disse.
Lei si strinse ancor pi nella giacca e usc. Fuori l'aria fresca
e frizzante profumava di lill. Oliver pens alle orchidee ballerine
e alle scarpette di Venere, troppo delicate per essere toccate.
Lungo la Sunrise Highway i semafori cambiavano colore
senza che vi fosse nessuno a obbedire loro. April e Oliver passarono
sotto il traliccio della ferrovia e imboccarono la scorciatoia,
gi lungo il torrente dove giocavano un tempo. Oliver
not rifiuti e lattine di birra, una solitaria scarpa con il tacco e
una carrozzina per bambini rotta e capovolta. April camminava
con passo malfermo, oscillando su e gi dall'argine del torrente
asciutto. Inciamp su una radice e atterr a quattro zampe.
Lui si chin per aiutarla a rialzarsi, ma lei si lasci rotolare
sulla schiena. Mi gira tutto, disse, coprendosi la faccia con le
mani. Non lasciare che Buddy mi veda cos.
Oramai star dormendo. Vieni. Non puoi rimanere qui.
Tu vai pure. Tra un attimo mi riprendo.
Oliver si sedette accanto a lei. La luna consumata a met filtrava
da dietro nuvole basse e veloci per poi uscire allo scoperto.
Una brezza scuoteva gli aceri in fiore, splendenti sotto un
lampione. Dall'altra parte della strada sopra di loro le luci delle
case si spegnevano a una a una. Era un posto perfetto per farsi
rapinare, pens Oliver, l dove non poteva vederli nessuno.
April infil le dita nell'erba rada, i capelli scuri aperti a ventaglio
attorno al viso stranamente pallido nel chiaro di luna.
Oliver, disse. Ho incasinato tutto.
Lui le and pi vicino, desideroso di ascoltare il resto, ma
anche conscio del fatto che, se glielo avesse domandato, lei si
sarebbe chiusa a riccio. Cerc la cosa giusta da dire, ma gli veniva
in mente soltanto la sua canzone.
Oliver, disse di nuovo. Perch non inviti quella ragazza,
Daisy, al ballo della scuola?
Lui si maled per avere aspettato, permettendole cos di
cambiare argomento.
 carina con te, aggiunse.
Se lo volessi, lo farei.
Hai paura?
No, rispose lui, ridendo.
Io credo di s.
Quando avr bisogno di uno strizzacervelli, ne pagher
uno.
Lei si tir su a sedere, il ginocchio premuto contro la coscia
di lui. Adesso aveva un aspetto ancora peggiore. Tremava ed
era accaldata. Non l'hai mai fatto, vero, Oliver?
Dio, disse lui.
 un consiglio gratuito. La prima volta vedi di starle davanti.
A una ragazza piace sapere con chi ha a che fare.
Sei ubriaca.
E non dare un bacio se non lo desideri davvero, aggiunse
in tono serio. Non c' niente di peggio dei preliminari obbligatori.
Che cosa ti fa credere che abbia bisogno dei tuoi consigli?
Sei uscito con Maryellen Kowalski tre volte e non le hai
mai dato il bacio della buonanotte.
Prima di tutto non sono affari tuoi e poi forse non lo desideravo.
Forse sarebbe stato un gesto non sentito, come dici tu.
O forse non sai come si fa.
Al diavolo, le disse. Il ginocchio di April sulla sua coscia
generava calore. Era certo che anche lei lo sentisse. Io me ne
vado, annunci.
Lei si sporse in avanti a quattro zampe e appoggi le mani a
destra e a sinistra di lui. Oliver sent l'odore di whisky nel suo
alito, il sale nell'aria, la fragranza inebriante dei boccioli. Il suo
sguardo scivol lungo la curva dei jeans di lei, il profilo sinuoso
della schiena, la rotondit della sua carne bianca come la luna
dentro la camicetta. Lo sguardo di April era fermo, fisso nel
suo. Accidenti, pens, mi sto lasciando umiliare da lei. Mi sta
dando una bella lezione. I capelli di lei gli sfiorarono la guancia,
il suo respiro cos vicino che riusciva quasi a sentire il sapore
dell'alcol. Oliver, gli disse. Vai alla Juilliard.
Rimase intontito per un minuto prima di capire che cosa gli
avesse detto. April si alz e sal con passo incerto verso il marciapiede.
Lui aspett un lungo momento, pregando che la sua
erezione svanisse. Aveva una mezza idea di correrle dietro, di
addossarla a un albero. Tuttavia April aveva ragione. Oliver
aveva paura, non del sesso, per, di lei.
Si alz lentamente e la segu lungo la strada. Camminarono
in silenzio fino a casa di April. La Juilliard, pens. E lei era nella
posizione di dargli consigli? April, la lavapiatti?
Avanti, gli disse. So a cosa stai pensando.
Ma davvero, ribatt lui. E cos adesso sei una sensitiva.
Una sgualdrina, pi che altro.
 questo che pensi di te stessa?
Un bicchierino per ogni tavolo che sparecchio, dichiar
lei.
Cosa significa?
La paga per il mio straordinario.
Oliver sbatt le palpebre, confuso.
Cosa dovevo fare? Ammettere che non avevo mai bevuto
whisky? Io che lavoro in un bar?
A Oliver si gel il sangue. Dio, pens, fa che non si metta a
parlare di Quincy.
Lei si strinse le braccia attorno al corpo, guardando in su
verso la buia finestra della sua camera da letto. La prima volta
 stata la peggiore perch ancora non sapevo bere. Dopo il
terzo bicchiere non riuscivo pi a tornare allo sgabello del
bar. Fece una risata carica di ansia, come qualcuno che viene
trascinato al largo. Quincy mi dava da bere dalla sua bocca e
io gli dicevo: Oliver mi sta aspettando in sala prove. Era la sera
prima del tuo recital della seconda superiore e volevo sentirti
suonare dall'inizio alla fine, ma non sono riuscita a venire n
alle prove n alla performance perch ero a casa a letto; ti avevo
detto che avevo l'influenza e invece stavo vomitando.
April,  successo due anni fa.
Era incazzato perch ero talmente fuori che ha dovuto
portarmi a casa in macchina e farmi scendere un isolato prima,
sperando che nessuno ci vedesse e che riuscissi a trovare l'ingresso
sul retro. Voleva che ammettessi che ero stata io a provocarlo,
per non l'ho fatto. Certo, era vero che avevo una cotta
per lui da quando avevo dodici anni, ma perfino allora tutto
quello che desideravo era un bacio, ovvero l'unica cosa che
non mi ha mai dato.
Oliver non disse niente.
Visto? Sono un disastro.
Qualcuno gli dovrebbe sparare.
Io ho fatto la mia parte.
Lui ha quarant'anni.
Dice che essere bagnata  la stessa cosa che dire di s.
Non voglio sentire altro, okay?
Lei abbass lo sguardo.
Oliver si prese il viso tra le mani. Questa storia va avanti
da quando avevi quindici anni?
Per i sei mesi seguenti non mi ha nemmeno guardata. Poi
 successo un'altra volta. E poi di nuovo un mese dopo. Adesso
 semplicemente quello che facciamo.
Sei stata da un medico? Almeno prendi precauzioni?
Non  come pensi. Dice che sono troppo giovane. Tutto
quello che vuole  l'odore sulle mani, per poi poter finire il lavoro
da solo. Per a volte non riesce ad aspettare. Il confine
continua a spostarsi. Dice che odia se stesso. Dice che non  il
genere di persona che va in giro a infilare la mano sotto la gonna
delle ragazzine. Dice che, se fossi sua figlia, mi metterebbe
un sacchetto in testa e mi chiuderebbe nel seminterrato. Sostiene
che mio padre sia un grand'uomo, mentre lui  una merda.
Poi mi versa un altro bicchierino e mi dice che sono bella da
impazzire.
Oliver scosse la testa affranto.
Vedi, disse lei. Pensavi che fossi una persona migliore.
Lui si trascin le dita lungo il viso. Lo sei.
Non avrei dovuto raccontartelo.
Che razza d'uomo pu fare una cosa del genere?
Ti comporti come se io non c'entrassi niente.
Sei innamorata di lui?
April distolse lo sguardo.
Che fine ha fatto: "Non dare un bacio se non lo desideri
davvero"?
Noi non ci baciamo.
Ah, una grande storia d'amore.
Non ho mai detto che lo sia.
E che cos', allora?
April continuava a fissare la casa immersa nell'oscurit.
Sono ubriaca, dichiar. Dovresti dirmi di rientrare.
Non hai bisogno di lui, le disse. Vattene.
Si volt e lo guard negli occhi con un'espressione seria e
incerta. Uno di questi giorni verr scopata, disse. L'unica
cosa che vorrei  che prima qualcuno mi baciasse.
Lui le rivolse uno sguardo vacuo.
Soltanto una volta. La voce le tremava. Per sapere
com'.
Cosa stai dicendo? replic lui in tono aspro.
Gli occhi le si riempirono di lacrime. Oliver avvert una fitta
di paura. Non l'aveva mai vista piangere, nemmeno quando
era morto il suo cane, nemmeno quando si era rotta il braccio.
Oliver era sull'orlo di una comprensione che si rifiutava di affiorare.
Hai ragione, concluse lei. Era un'idea stupida. Percorse
frettolosamente il vialetto e svan dentro la casa buia.

 Capitolo 4.

Il pickup azzurro polvere di T. J.  posteggiato da solo in un
angolo lontano del parcheggio del negozio di elettronica. April
sale, sapendo che lo lascia sempre aperto, e si mette sul sedile
del passeggero. L'interno odora di sigarette. Non sa cosa l'abbia
spinta l, se non il fatto che  l'unico posto che le viene in
mente dove andare a schiarirsi le idee.
Vede uno dei propri rossetti sul cruscotto e l'idea che non
l'abbia buttato via la conforta. E un luogo familiare, quel sedile,
dove pu arrendersi alla pigrizia fissando fuori dal finestrino
mentre T. J. segue la strada. Le piace lasciar vagare la mente.
T. J. non far la pausa pranzo prima di un'ora o due, quindi  al
sicuro l, dove nessuno la pu trovare.
 trascorso quasi un anno da quando hanno iniziato a frequentarsi.
Lui era un cliente abituale del bar prima di allora,
ma non si erano mai parlati pi dello stretto necessario, un
Seagram's liscio. Sempre con un paio di stivali da cowboy e le
maniche della camicia arrotolate, era un lupo solitario a cui
non piaceva che qualcuno gli sedesse accanto. April si guardava
bene dal cercare di fare conversazione. Per sapeva anche
che lui la guardava, fingendo di seguire la partita in tiv e intanto
lanciandole occhiate furtive attraverso lo specchio. Non
gli aveva mai fatto capire che se n'era accorta. Aveva l'aria di
uno che ne aveva passate tante, pi della media. Per prima
cosa aveva delle cicatrici su un lato del viso e lungo il collo. E poi
sembrava portare un peso pi grande del suo, a differenza dei
tizi in giacca e cravatta che alle cinque del pomeriggio entravano
disinvolti con le valigette in mano e la bocca piena di
paroloni, vantandosi di contratti e affari conclusi. Quegli uomini
con le fedi al dito e le unghie ben curate in genere cercavano di
abbordarla. Per April non era mai stata interessata a quelli
che si facevano avanti. Non lo trovava allettante. Preferiva i tipi
tranquilli che avevano chiaramente una storia da raccontare,
ma che non avevano intenzione di sbottonarsi.
Una sera, notando che T. J. la stava osservando attraverso lo
specchio, interruppe quello che stava facendo e lo fiss fino a
quando lui non cap di essere stato scoperto. Si irrigid visibilmente,
port il bicchierino alla bocca e torn a guardare la
partita. Lei ne vers un altro e glielo mise davanti. Questo lo
offre la casa, gli disse.
Non la ringrazi, ma la guard dritto negli occhi per la prima
volta. April ci aveva visto giusto a proposito del dolore nel
suo sguardo.
T. J. rimase anche dopo che se ne furono andati tutti.
Lei si mise a pulire il bancone, fino a quando non raggiunse
la zona davanti a lui. Non hai dove andare? gli domand.
No, le rispose con voce ferma.
Nemmeno io.
 difficile da credere.
Lei si strinse nelle spalle. Mi chiamo April.
So il tuo nome. So un sacco di cose su di te.
April era sorpresa. Per esempio?
Chiami il taxi agli ubriachi. Dai da mangiare a un gatto
randagio nel vicolo e hai un fratello che ti adora.
Lei esit.
L'ho visto qui.
 un bravo ragazzo, disse April con aria incerta. Che altro
sai?
Non ti piacciono gli uomini che fanno gli sbruffoni. E
questo posto ne  pieno.
 un bar di pendolari, replic lei. Ci becchiamo tutti i
tipi di successo e quelli che scalpitano per diventarlo. Pi qualche
persona normale, come te.
Si mise a ridere. Era una risata strana, quasi di soddisfazione;
non era abituato all'umorismo. Mi hanno definito in un
sacco di modi, ma sono piuttosto sicuro che  la prima volta
che qualcuno mi d della persona normale.
Scusa, disse lei con un sorrisetto. Non volevo offenderti.
April chiuse la cassa, spense tutte le luci eccetto quella dietro
il bar e si sedette accanto a lui su uno sgabello.
Non ci sono delle regole a proposito del socializzare con i
clienti? le domand.
E chi ti dice che sto socializzando?
Era robusto, aveva i lineamenti aspri e spigolosi con una
fossetta sul mento ed era intorno ai quaranta o poco pi. Sarebbe
stato ordinariamente attraente, se non fosse stato per la
pelle perlacea e traslucida sulla parte destra del mento e del
collo e sulla guancia. April avvert il desiderio di toccare quella
cicatrice lattiginosa e diafana, ma se ne guard bene. Non gli
fece domande sulla causa, che ipotizz fosse stato un incendio.
Lasci invece che il proprio ginocchio sfiorasse quello di lui
sullo sgabello del bar.
April vide se stessa, una barista di ventisei anni dall'aria sfinita,
flirtare con un quarantenne dalle spalle larghe e spioventi
e dallo sguardo circospetto. A che pr? Ne aveva gi fatte di
cose del genere. E non erano mai andate a finire bene.
Lui la blocc in modo brusco, serrandole il ginocchio nella
mano massiccia. Lei avvert una fitta di paura, quella vecchia
sensazione repentina. E anche curiosit. Se avesse aspettato abbastanza
a lungo, che cosa avrebbe potuto rivelarle? Le tocc il
viso, facendo scorrere energicamente il pollice lungo la sua
mandibola, un gesto che le procur un tremito. April chiuse gli
occhi e sent le labbra di lui premere contro le sue, un bacio
breve ed esitante, del tutto diverso da come l'aveva immaginato.
 meglio per te se mi giri alla larga, le sussurr e si volt
per andarsene. Lei non protest.
* * *
Trascorsero due settimane prima che lo rivedesse. Stava
aprendo l'auto nel parcheggio, cercando a tastoni la serratura,
quando qualcuno le sbuc accanto. Rest senza fiato e poi, vedendo
che era lui, si mise a ridere. Ehi, gli disse. Mi hai
spaventata.
Erano le tre del mattino e il parcheggio era vuoto. Soltanto
il neon della vetrina di un negozio dall'altra parte della strada
le permetteva di vedere il suo viso, il lato buono, che le appariva
in bagliori rossi e verdi intermittenti. T. J. sudava nonostante
il freddo, una macchina fotografica poggiata sulla spalla. Mi
ricordi una persona, le rivel con il respiro accelerato.
Ti va di andare a bere una tazza di caff? propose lei, notando
che aveva gli occhi lucidi. C' una tavola calda aperta
tutta la notte...
Lui le tocc i capelli, il suo alito caldo e umido, dolciastro
di alcol.
Hai bisogno di una mano per tornare a casa? gli domand.
Posso darti un passaggio.
Mia moglie, Denise, fece lui.
April esit.
 morta, continu. Ora non c' pi. Ti assomiglia. Mia
moglie.
La fiss ancora per un momento. April gli tocc il viso, la
met oscura, avvertendo la consistenza liscia della sua pelle lucida.
T. J. chiuse gli occhi, appoggiando il viso contro la mano
di lei, e poi si volt. Torn al suo pickup, la testa china e le mani
in tasca. Mentre si allontanava, una folata di vento sollev
dal retro del suo veicolo uno scatolone vuoto. Rotol lungo il
parcheggio gelato. April lo raccolse e lesse l'etichetta: PULSAR -
MACCHINE FOTOGRAFICHE E VIDEOCAMERE.
Il giorno seguente, quando April ci and, il negozio aveva
appena chiuso. Vide T. J. attraverso il vetro, seduto a un tavolo
da lavoro dietro il bancone, intento a smontare pazientemente
il cuore elettronico dello stereo di qualcuno. Sistem i componenti
sul tavolo con meticolosit. Quando voleva, sapeva essere
accurato. Indossava un paio di occhiali e una camicia con il
nome TOMMY ricamato sopra il taschino.
April vide se stessa scrutare all'interno del negozio attraverso
la vetrina. In quel momento si rese conto che erano stati tutti
dei quarantenni, dal primo all'ultimo, fin da quando era ragazzina.
Che colpa ne aveva se non era attratta da uomini della sua
et? Attrazione non era la parola esatta. Si trattava pi di curiosit.
Ma si stava stancando. Il copione ormai era vecchio. Forse
stavolta se ne sarebbe andata. Forse non ne aveva pi bisogno.
In quel momento lui sollev lo sguardo e la vide. Si tolse gli
occhiali ed esit un momento prima di alzarsi per farla entrare.
Che cavolo, disse a se stessa. Ormai sei qui, no?
 il tuo negozio? gli domand, guardandosi intorno.
No, rispose lui. Io faccio solo le riparazioni.
Almeno adesso so il tuo nome, soggiunse lei, lanciando
un'occhiata alla sua camicia.
No, nessuno mi chiama cos. Io sono T. J.
T. J., ripet lei. Si appoggi al bancone, raccolse un cacciavite
e se lo rigir nella mano. Allora, lo incalz. Com'
morta?
Non ne voglio parlare.
April si sedette. A che ora finisci di lavorare?
Ho finito.
Fame?
Ascolta, le disse. Ci sono delle cose che dovresti sapere.
Prima di tutto, non c' stato pi nessuno dopo mia moglie.
E secondo?
T. J. si appoggi indietro sulla sedia, osservandola. Sotto la
luce fluorescente, le sue cicatrici sembravano ancora pi brutte,
di quelle che mettono in fuga i bambini. Mi ha tradito.
April annu lentamente. Quindi, disse. Pizza?
C' dell'altro, continu lui. Non ti piacer. Si agit sulla
sedia. Ti ho seguita.
April contrasse le labbra. Per quanto tempo?
Abbastanza da sapere che lavori un sacco, che non esci
molto e che aiuti il tuo fratellino a comprarsi i vestiti.
 daltonico.
 pazzo di te.
Lei si lasci andare contro lo schienale. Ma perch me?
Te l'ho detto, rispose. Sei un fantasma.
April si alz e and dietro di lui. Gli tocc una spalla e fece
scivolare le dita dentro la sua camicia, fino a quando avvert la
consistenza cerea della clavicola, quelle antiche e indelebili cicatrici.
Credo di poterti dimostrare che ti sbagli, replic lei.
April.
Si sveglia di soprassalto, picchiando la testa contro il vetro
dietro di lei. T. J. ha una mano sulla portiera aperta, quella del
conducente. Scendi.
Eh? Si guarda intorno, confusa.
Che Dio t'aiuti, se ci vede qualcuno. Che cosa credevi di
fare?
Io...
Mi hanno consegnato quei maledetti documenti, va bene?
Proprio qui davanti al mio capo. Sono fortunato che ho ancora
un lavoro. E adesso ti presenti qui. Che cos', un complotto
per farmi sbattere dentro?
L'ho annullato.
Che cosa?
Sono andata alla stazione di polizia stamattina e ho revocato
l'ordine. Non esiste pi.
Lui la fissa confuso. Capisco. Quindi amici come prima,
giusto?
Lei guarda fuori dal finestrino.
T. J. entra e chiude la portiera sbattendola. Si strofina una
mano sulla bocca. Ti do un passaggio, le dice. Dove sei diretta?
Lascia stare, risponde. Vado a piedi.
Non da qui, protesta lui. Non ridotta cos. Se il mio capo
dovesse vedere quegli occhi rossi, penserebbe una cosa soltanto.
E l'annullamento dell'ordine non basterebbe a cancellarla.
Buddy  morto, gli dice.
Lui la guarda. April avverte un disagio nel corpo, un sordo
squilibrio, perch ora che l'ha detto, dev'essere vero.
T. J. aspetta un momento. Tuo fratello?
April strappa un filo che pende dalla propria giacca e se lo
avvolge stretto attorno al dito.
Come? Quando?
Lei agita una mano, come a dire che non ha voglia di raccontare.
Perch non me l'hai detto? le dice. Non importa. Era
una domanda stupida.
Mi dispiace per l'ordine restrittivo. Si soffia il naso. Mi
sono lasciata trascinare.
Lui si irrigidisce. Be', forse anch'io. Ma se fossi stata sincera
con me...
Te l'ho detto, T. J., non c'era niente su cui essere sinceri.
Sono andata a una partita dei Knicks con mio cugino e dopo
siamo usciti a bere qualcosa, fine della storia.
Bene. Tu e il signor Giornalista sportivo. E non chiamarlo
cugino. Non siete parenti.
Non intendo ricominciare questa discussione.
Lei fa per aprire la portiera, ma lui si allunga di lato e la tiene
chiusa. Perch sei qui?
Voglio solo che ogni cosa torni come prima. Voglio che
tutto questo svanisca.
Lui lancia uno sguardo dubbioso sul parcheggio vuoto. So
cosa significa seppellire qualcuno, April, e non funziona cos.
Vieni a casa, gli dice, e vedrai che sistemeremo tutto.
Le cose non cambiano soltanto perch hai annullato dei
documenti. Mi dispiace per Buddy, davvero. Per, April, vorrei
ancora strapparti il cuore dal petto. Mi devi dare un po' di
tempo stavolta.
Prima che T. J. possa fare un altro respiro, April lo bacia,
affondandogli le dita nel collo e attirandolo dal suo lato dell'abitacolo.
Dai, gli dice. Strappamelo. Sente l'odore familiare
della sua pelle, sigarette e olio da motore, come la scintilla
elettrica che accende un fuoco.
Pazza di una sgualdrina, impreca lui. Hai appena seppellito
tuo fratello e l'unica cosa a cui riesci a pensare...
Prendi un preservativo, gli ordina.
Lui le sposta la schiena contro la portiera e le infila la lingua
in bocca fino quasi a soffocarla. Lei tasta il cassetto del cruscotto
che si apre con uno scatto.
Cos, cos, dice lei, afferrando la scatola. Si sta scomodi
nel pickup, ma questo non li ha mai fermati. T. J. si fa strada
dentro di lei spogliandosi giusto lo stretto necessario. Lei si
protegge la testa con le mani per evitare che quei colpi ripetuti
le facciano perdere conoscenza, anche se mentalmente si abbandona
a una caduta libera all'indietro, come le aveva insegnato
a fare Oliver per disegnare gli angeli di neve, contando
sul fatto che la bianca coperta sotto l'avrebbe accolta.
T. J. strizza gli occhi, la sua rabbia pura e pulita. Lei  troppo
asciutta, ma costringe se stessa a non pensarci. In televisione
ha visto fare l'amore a un sacco di coppie dove l'uomo  tenero
e la donna ne  felice, le solite stronzate hollywoodiane.
Quel genere di sesso per April  irreale quanto la neve il giorno
di Natale, una di quelle cose che sono possibili in linea teorica,
ma che spesso non accadono.
Pi forte, mormora. Fammi piangere. Ma le lacrime
non arrivano, nemmeno una. Pensa a Buddy che muore da solo
nell'auto di lei. I suoi ultimi pensieri. Vuole sapere se ha
avuto un presentimento. Si domanda se non ne stia avendo
uno, anche lei adesso.

 Capitolo 5.

Stranamente c' poco traffico fino a Queens. April trova
posteggio davanti alla villetta bifamigliare della nonna, bench
ovunque vi siano macchine parcheggiate in seconda fila. Quellospazio sarebbe stato troppo piccolo per la sua vecchia auto,
mentre quella di Buddy ci entra al primo colpo. Che fortuna,
pensa, ora che non serve a niente.
Gira lo specchietto retrovisore per valutare l'entit delle
borse che ha sotto gli occhi.  difficile darla a bere a sua nonna.
Ripete mentalmente la storia ancora una volta. Ha la macchina
di Buddy perch la sua  a riparare. Non  potuta andare
da lei marted scorso perch un collega era malato. S, lo sa che
ha un aspetto terribile, ma  soltanto stanca. Non funzioner
mai, pensa. La nonna capta qualsiasi cosa.
Scende dall'auto. Dalle fessure nel marciapiede spuntano
dei denti di leone, mentre gli alberi emergono da riquadri di
terra. In alto i sicomori hanno un taglio nel mezzo per far passare
i cavi dell'elettricit. Riccioli di corteccia coprono il marciapiede.
Le villette bifamigliari si stringono l'una all'altra dall'inizio
alla fine della via per tenersi in equilibrio, come i passeggeri
di un vagone sovraffollato della metropolitana.
Tre ragazzini giocano a pallacanestro nello stretto vialetto
della nonna. Si zittiscono non appena arriva April. Il cesto era
stato un'idea della nonna, per dare a Buddy qualcosa da fare
durante le sue interminabili visite nei periodi di vacanza. Sono
passati anni dall'ultima volta che l'ha usato. April fa un cenno
di saluto ai ragazzini, ma loro si limitano a fissarla.
Entra in casa e trova la nonna in camera da letto, ancora in
camicia da notte, intenta a frugare dentro un cassetto di calze
di nylon, gli occhi arrossati e umidi.
Nonna, cos'hai? April butta la borsetta sul letto. La nonna
ha i capelli in disordine e la crocchia mezza disfatta. Lascia
il cassetto aperto con i collant che penzolano fuori e va in salotto
senza deambulatore, sollevando la gamba come se fosse
una valigia.
Nonna?
Lo scrittoio  aperto con il suo contenuto sparso sopra, il
tavolino da caff  ingombro di copie ingiallite di un giornale
cattolico. I cuscini del divano giacciono in un angolo.
Ci sono stati i ladri?
La nonna muove le dita dentro le tasche di una vestaglia da
casa appoggiata allo schienale della poltrona reclinabile. Ieri
ce l'avevo, dice.
Hai perso qualcosa?
La nonna fa scorrere le dita lungo la mensola del caminetto
e attorno alle cornici delle fotografie ammassate. April ne nota
una di Buddy a dodici anni con un fagiano morto stretto nel
pugno sollevato, la mano del padre sulla sua spalla, entrambi
con gli occhi socchiusi per via del sole intenso. La nonna ne
macchia il vetro con la punta delle dita. Qualcuno glielo ha
forse detto?
Allunga un braccio verso lo scaffale, la pelle cadente sulle
ossa, i bicipiti morbidamente sgonfi. Prende una cornice e la
spolvera con l'orlo della camicia da notte. E una sua fotografia
scattata in Spagna circa venticinque anni prima, l'unica volta
che vi era tornata da quando era emigrata ancora adolescente.
In quell'immagine  una cinquantenne seduta sul bordo di una
fontana, il volto raggiante. Goccioline d'acqua trasportate dall'aria
scintillano al sole. Ha le gambe incrociate, una posizione
che le accentua la curva del polpaccio. I capelli, ancora neri,
fluttuano nella brezza. Sorride al fotografo con il mento sollevato
in atteggiamento di sfida.
Chi ha scattato questa foto? domanda April.
Ma insomma, non mi ascolti? Negli occhi della nonna
appare un lampo.
Scusa. Che cosa hai perso?
La nonna guarda nel vuoto, spaventata. April segue il suo
sguardo, ma non vede niente. Nonna?
Non me lo ricordo, risponde, portandosi la mano al petto.
Non appena me lo hai chiesto, mi  passato di mente.
Non ti preoccupare, la rincuora April. A me succede un
sacco di volte. Vado in una stanza e mi dimentico perch ci sono
entrata.
Non lasciare che diventi una vecchia rimbambita.
Non lo sei.
La nonna si fa il segno della croce e tocca il ciondolo che ha
al collo, un Cristo crocefisso. Lo bacia e lo infila dentro la camicia
da notte.
April raccoglie i cuscini del divano, logori e pieni di pallini,
e li rimette a posto. Sente il pallone da basket rimbalzare nel
vialetto, cadenzato come il battito di un cuore. Guarda fuori
dalla finestra. Il cofano della sua auto  ricoperto di corteccia.
La nonna tira su la tenda. Oddio! esclama. Buddy  qui.
No. Ad April si stringe la gola. Ci siamo scambiati la
macchina.
Ancora? Non  tornato da quel viaggio?
Ha promesso che mi avrebbe tolto il sangue dal tetto, dice
April, la sua voce pi acuta di quanto vorrebbe. Sto ancora
aspettando.
E cos l'ha preso il cervo, dice la nonna. Digli di portare
un po' di carne al signor Bergfalk. Una volta era uno chef, sai.
April si preme le dita sulle tempie. Se  un cuoco cos bravo,
perch non lo sposi? Scommetto che te l'ha chiesto.
Non essere ridicola. Viene soltanto a ripararmi i tubi.
Hmm, fa April. Da queste parti le perdite saltano fuori
con la regolarit di un orologio. Prende la mano della nonna,
piccola e ossuta, con le nocche dure come ghiande. Vieni,
mettiamo a posto i capelli fintanto che il rubinetto funziona.
Ma che saputella, le dice. Dove l'hai presa quella lingua?
Devono essere i miei geni, risponde April.
La nonna si tocca i capelli sottili e setosi, cercando di vedere
la propria immagine riflessa nel vetro di una fotografia. I
suoi occhi, una volta neri e penetranti, sono velati e traslucidi
per via dell'et. April nota che, bench abbia dimenticato di
vestirsi, la nonna ha indossato gli orecchini. Sono di argento e
onice e le arrivano fin quasi alle spalle, allungandole i lobi.
Dov' il tuo tutore? le domanda mentre vanno verso la
cucina.
Quell'orribile affare.
E il deambulatore?
Lo uso quando ne ho bisogno.
Fai come ti pare, replica April. L'anca che si spaccher 
la tua.
Sei venuta a farmi la predica o a sistemarmi i capelli?
April si mette in piedi accanto alla nonna davanti al lavello
della cucina e le versa tazze di acqua tiepida sul cuoio capelluto.
Da bagnati i suoi capelli sono cos fini che sembrano la barba
delle pannocchie. Alla base del collo, nascosto sotto ciuffi
bianchi, c' l'unico residuo del suo colore originale, il nero abbagliante
che aveva conservato ben oltre i cinquanta. A ventisette
anni April ha gi delle ciocche grigie appena sopra le
tempie.
La finestra sopra il lavello  macchiata d'acqua. Fuori i rami
spogli degli alberi rimbalzano su e gi come cavalli impazienti
che scuotono le criniere. Una coltre di foglie turbinanti oscura
l'orto, stranamente centrato nel minuscolo giardino e delimitato
dalle piastrelle di ceramica blu che la nonna aveva portato a
mano dalla Spagna. Quando April era bambina, suo padre le
aveva raccontato che quell'orto un tempo era uno stagno per i
pesci, stretto e profondo come un pozzo. Con l'arrivo dell'autunno,
le aveva detto, le carpe andavano sul fondo e sprofondavano
in un sonno simile a una trance che durava tutto l'inverno.
April fissava l'orto, ipnotizzata dal pensiero dei pesci
addormentati e delle loro luminose teste arancioni che risalivano
verso la superficie in primavera. Pi tardi aveva scoperto
che il padre si era inventato tutto. Non c'era mai stato nessun
pozzo, nessun pesce.
Come sta il tuo fidanzato? le domanda la nonna.
Non ho nessun fidanzato, nonna.
Ti prende ancora a cinghiate?
Non essere ridicola.
Non essere ridicola tu, signorinella. Credi che non abbia
notato quell'occhio nero il mese scorso?
April viene scossa da un brivido mentre si versa dello shampoo
nel palmo e comincia a massaggiarle la testa.
Allora?
Ho sbattuto contro lo stipite di una porta. Sai che sono
maldestra.
Certo che lo so. Sbatti sempre contro il tipo di uomo sbagliato.
April sorride. Se continui a parlare, lo shampoo ti entrer
in bocca.
Spencer non ha mai alzato un dito su di me. Di uomini come
lui non ne fanno pi.
E che mi dici del primo? domanda April. La nonna parla
di rado di Nick Simone, il suo primo marito, che l'aveva abbandonata
quando il padre di April era piccolo. A giudicare
dalle fotografie appese alle pareti, non  mai esistito. Spencer
Night invece  ovunque.
Tuo padre gli somigliava molto, racconta la nonna. A
volte, quando lo vedevo entrare dalla porta, pensavo che fosse
Nicky tornato dall'aldil. Ne parla sempre come se fosse
morto, bench nessuno sappia che fine abbia fatto.
Ora ti sciacquo, dice April. Chiudi gli occhi.
Tuo padre meritava di meglio, dichiara lei.
Non piangere, nonna. Ti devo sciacquare.
Ti ricordi quando Spencer ha trovato quel bastardino legato
ai binari del treno?
April ha gi sentito quella storia. Saprebbe ripeterla a memoria.
Immagina uno che fa una cosa del genere al suo cucciolo!
esclama la nonna. E pensa se Spencer non lo avesse slegato!
Poveretto, era pelle e ossa e malandato. Spencer lo port
a casa, lo rimise in sesto e gli insegn dei giochetti. Adorava
quel cane. Eppure, tutte le volte che andavano a fare una passeggiata,
il cucciolo scrutava ogni faccia che incontrava per
strada, in cerca del suo padrone. Nonostante tutto l'amore che
Spencer gli aveva dato, desiderava ancora il volto che conosceva
meglio, quello che l'aveva legato ai binari.
April raccoglie i capelli della nonna nei pugni e li strizza.
Ecco fatto.
Spencer amava tuo padre come se fosse suo. Lo trattava
allo stesso modo di Hai. Voleva che entrambi si sentissero figli
suoi. Ma lui si ricordava di suo padre. Quando squillava il telefono,
era sempre il primo a rispondere. Solo che all'altro capo
non c'era mai la voce che sperava di sentire.
April avvolge la testa della nonna in un asciugamano.
Ahi, si lamenta la nonna, raddrizzandosi. Si tiene la schiena
e lancia un'occhiata alla fotografia appesa sopra il tavolo. Il
padre di April e lo zio Hai, a nove e tre anni, con dei completini
da marinaio coordinati. Il sorriso di Hai  timido e birichino,
le gambe a penzoloni sulla sedia. Il padre di April, in piedi dietro
di lui, ha l'atteggiamento di un ometto, con una mano poggiata
sul fianco e l'altra sulla spalla del suo fratellastro.
Fino a un certo punto della propria infanzia, April aveva
creduto che il padre e lo zio fossero figli della stessa madre. La
nonna improvvisava delle storie sulla nascita e i primi anni di
vita di Hai che cambiavano a ogni racconto. Una sera era nato
durante una tempesta di neve, quella dopo nel corso di un'eclissi.
La sua memoria  andata, aveva detto April a Oliver
un pomeriggio di primavera quando avevano dodici anni.
Immagino sia vero quello che dicono; ci si ricorda soltanto
del primogenito.
Erano seduti sulla veranda della nonna ad aspettare che i
loro genitori uscissero per poi andare a casa.
A volte sembra credere davvero a quelle storie, disse Oliver,
dando un colpetto a un mattone staccato. Credo che si
sia autoconvinta.
Di che cosa?
Be', di mio padre.
Che stai dicendo?
Oliver scoppi a ridere e, poich lei non si un alla sua risata,
si blocc. Chiss perch tardano tanto, si affrett a dire.
Vado a vedere.
Lei gli afferr la gamba dei jeans e lo fiss. Oliver si rimise a
sedere. Si sfreg il viso tra le mani e la guard da sopra le dita.
Non dirmi che non te ne ha parlato nessuno.
April non disse nulla. Impallid. Detestava essere l'ultima a
sapere le cose.
Quando la nonna spos Spencer, lui era vedovo, giusto?
April annu.
E aveva un figlio. Di diciotto mesi. Mio padre.
April si allontan da lui. Chiuse le braccia davanti al petto.
La nonna non  sua madre?
Oliver scosse la testa.
E quindi non  veramente tua nonna?
Certo che lo . Solo che non c' un legame di sangue.
E noi due cosa siamo?
Due estranei, immagino. Oliver si mise a ridere.
April si alz, il volto privo di espressione.
Cuginastri, si corresse.
Stai mentendo. Mio padre me l'avrebbe detto.
Il mio l'ha scoperto soltanto quando si  sposato e ha avuto
bisogno del certificato di nascita. Chi lo sa? Pu darsi che
tuo padre nemmeno lo sappia.
E tu quando avevi intenzione di dirmelo?
Dirti cosa? Non  cambiato niente. Lei  comunque mia
nonna.
Voglio andare a casa, annunci April. Perch ci mettono
tanto?
Vado a vedere, disse Oliver, correndo dentro.
Non ne avevano riparlato mai pi.
April accompagna la nonna a una sedia. In effetti non
sembrano affatto fratelli, osserva April, indicando la foto.
Quelle uniformi sono adorabili, non trovi? replica la
nonna.
Pu essere importante sapere chi sono i tuoi consanguinei,
dichiara April. Per esempio, se ti ammali e ti serve un
rene.
Siamo fortunati ad avere una famiglia cos grande.
Hmm, fa April.
Pensi che io sia una vecchia sciocca, vero? Credi che non
sappia dove vuoi andare a parare.
Direi piuttosto una vecchia indovina.
Avevo le mie ragioni, punto e basta.
April dispone i bigodini sul tavolo, mentre un brivido le attraversa
la nuca. Non si aspettava che la nonna lo ammettesse
tanto in fretta.
Se credi che Hai sia mio figlio in misura minore di quanto
lo fosse tuo padre, ti sbagli di grosso.
Non l'ho mai pensato, replica April.
Pensa a tuo padre che per tutta la vita si  sentito abbandonato
dal padre. Credi che gli abbia fatto un briciolo di bene?
La madre di Hai non l'ha abbandonato. E morta.
Ti sembra che un bambino di un anno possa capire la differenza?
Non ha pi un anno.
Infatti adesso lo sa.
Ma non parli mai della sua vera madre. Quella donna non
avrebbe voluto che lui vedesse una sua foto, che gli raccontassero
delle storie su di lei o qualcosa del genere?
La sua vera madre? chiede la nonna, alzando la voce.
Mi sono presa cura di lui da quando era in fasce. Chi credi
che sia la sua vera madre? La nonna  passata allo spagnolo,
un segno di quanto sia sconvolta e, anche se in genere la comprensione
di April  altalenante, stavolta capisce ogni parola.
Lo siento, dice April, ma la nonna spinge la scatola dei
bigodini dall'altra parte del tavolo.
Per un istante April vede se stessa prendere Buddy dalla
culla, il suo sorriso timido e assonnato attraverso le piccole dita,
il corpo caldo e morbido che si adatta al suo, la testa appoggiata
nell'incavo sotto il mento di lei. Sente l'odore di latte della
sua pelle, i sottili capelli contro la guancia.
Chi pensi che l'abbia cresciuto? la interroga la nonna.
Scusami, risponde April. Hai fatto un grande lavoro
con entrambi, lo sanno tutti.
La nonna lancia un'occhiata alla fotografia. Si asciuga l'acqua
dal viso con uno strofinaccio per i piatti. Con Hai  stato
facile, racconta, tornando all'inglese. Gli facevi un elogio e
lui se lo beveva come una spugna. Tuo padre era di un'altra
pasta. Bramava attenzioni, ma non ne era mai sazio.
April raccoglie i bigodini e comincia a suddividere i capelli
in ciocche. Lisa il pettine con mano delicata. Il volto della nonna
 arrossato. April era stata proprio un'idiota a turbarla in
quel modo.
Per tuo padre  venuto fuori bene, non trovi? chiede la
nonna.
 stato un buon padre.
Dev'essere vero, a giudicare da quanto lo adorava Buddy.
April ha un capogiro. E io? Io non lo adoravo?
La nonna alza lo sguardo, gli occhi pi attenti di quanto
non lo fossero prima. Abrilita? le dice, usando il soprannome
con cui la chiamava da bambina. Cosa c' che non va?
April si aggrappa al tavolo per non perdere l'equilibrio e
urta i bigodini. Vuoi la solita pettinatura? le domanda, avvolgendole
una ciocca. O qualcosa di nuovo?
La nonna si gira sulla sedia per guardarla in faccia. Sei pallida
come un cencio, dichiara.
Potremmo fare la riga dall'altra parte, suggerisce April,
facendo scorrere il pettine. Sfruttare la tua rosa.
59
 Hai un aspetto terribile, insiste la nonna.
April sorride e si infila una forcina tra i denti. Questa 
l'unica faccia che ho.
La nonna si alza, reggendosi allo schienale della sedia, e si
mette di fronte ad April. Dov' Oliver? le domanda.
E che ne so?
L'hai visto da quando  tornato qui?
Cosa c'entra? April ha una vertigine. Qualche morso dal
panino di Oliver la sera prima; ha mangiato altro da allora? Si
ricorda di aver avvertito i crampi della fame durante la notte,
ma poi erano passati. Quando si era svegliata, il suo corpo era
calmo e non desiderava nulla. Ora vede nero ai margini del campo
visivo e la stanza oscilla. No, non sverr. Non davanti alla
nonna. Si aggrappa a una sedia e vi si lascia andare sopra. Siediti,
dice alla nonna. Non mi hai ancora detto come vuoi che
ti faccia i capelli.
Qual  il suo numero? domanda lei, andando verso il telefono.
Credo di averlo tra le chiamate rapide nell'apparecchio
in camera da letto. Ho memorizzato il numero nuovo la
settimana scorsa. Lo sapevo che alla fine sarebbe tornato, tu
no, April?
 una cosa temporanea, nonna. Non camminare senza il
tutore.
April la lascia andare, pregando che riesca ad arrivare in camera
senza cadere. Sente le molle del letto scricchiolare nel
momento in cui la nonna si siede. Grazie a Dio, pensa. Abbassa
la testa tra le ginocchia e i suoi capelli toccano il pavimento.
Fa il conto alla rovescia, in attesa che quelle macchie scure svaniscano.
Sente la voce della nonna che parla con la segreteria
telefonica di Oliver.
Si tira su, ancora stordita ma pi stabile, e la sua visione comincia
a schiarirsi. Si alza reggendosi al tavolo e apre il frigorifero.
Prende il succo d'arancia e si sforza di bere qualche sorso,
direttamente dal cartone. Okay, decide, rimettendolo a posto.
Adesso sto bene.
Trova la nonna seduta sul bordo del letto che tiene il
telefono con entrambe le mani. April glielo prende e ascolta il segnale
muto all'altro capo. Nonna, le dice riattaccando. Cos gli
finisci il nastro.
Quando la nonna alza lo sguardo su di lei, April vede la sua
paura. Sono solamente stanca, le spiega. Mi dispiace di averti
fatto spaventare. Vieni, andiamo a mettere dei vestiti asciutti.
I capelli le hanno inumidito le spalle.
Dov'? domanda la nonna, prendendo una fotografia dal
comodino. April rabbrividisce, pensando che stia parlando di
Buddy, ma poi vede che ha in mano una foto di Oliver. Da
quando April ricorda, la nonna tiene quel ritratto il pi possibile
vicino a s, sotto l'alone di luce accanto al suo letto. Non
ci sono preti in famiglia. Oliver, buono d'animo e pieno di attenzioni,
 quanto di pi vicino esista per lei. In tutti quegli anni
lui aveva continuato a chiamarla ogni domenica, e ogni luned
April aveva dovuto subire il resoconto di un pezzo della
sua vita, spesso pi dettagliato di quanto le interessasse. Si domanda
se Oliver abbia mai chiesto di lei e, in tal caso, che cosa
gli abbia raccontato la nonna. Lavora ancora in quel bar! Esce
ancora con dei teppisti!
Non ha sangue spagnolo, quella ragazza, si rammarica la
nonna con un sospiro.
Nemmeno Spencer, eppure guarda che marito  stato,
osserva April. Bernadette  una brava persona, nonna. Non ti
preoccupare per loro.
La nonna rimette a posto la foto del diploma di Oliver, non
una delle preferite di April. Ha i capelli troppo pettinati e il
sorriso rigido; forse si sentiva costretto dalla cravatta.
Poi la nonna prende l'altra fotografia che ha sul comodino,
scattata il giorno dell'ottavo compleanno di Oliver, il solstizio
d'estate, una serata calda e luminosa. April ricorda la festa, le
lunghe ore passate a giocare a rubarsi le cose, i figli dei vicini
richiamati a uno a uno a casa per la cena, fino a quando erano
rimasti soltanto lei e Oliver. Quando ormai lui credeva che il
gioco fosse finito, lei gli aveva rubato la borraccia da boy
scout, un regalo di compleanno del padre. Oliver l'aveva
raggiunta in fondo al giardino e aveva afferrato la tracolla di tela.
Avevano cominciato un girotondo, ognuno aggrappato alla
borraccia con entrambe le mani, ruotando sempre pi forte,
mentre la forza centrifuga li separava e la loro presa li teneva
uniti. La velocit era spaventosa, da vertigine, come un tornado.
Avevano continuato a girare fino a non potersi pi fermare,
il loro impeto sfidava la gravit. Se uno dei due avesse lasciato
la presa, l'altro avrebbe fatto un capitombolo, ma nessuno
dei due moll.
Nella fotografia la loro immagine  sfuocata. E difficile vedere
dove comincia uno e dove finisce l'altro. Non capisco
perch conservi ancora questa foto, osserva April. Chiunque
l'abbia scattata ha usato un tempo di posa sbagliato. E poi 
sovraesposta.
La nonna si inumidisce la manica con la lingua e cancella
l'impronta di un dito dal vetro. L'ho scattata io, dice. Ed 
perfetta.
Quando April se ne va, i ragazzini sono spariti e il pallone
da basket non risuona pi nel vialetto. Una Eldorado le impedisce
di uscire dal parcheggio, cos preme il clacson fino a
quando un tizio esce a spostarla. April  impaziente, teme che
arrivi Oliver, preoccupato dal messaggio della nonna. Di certo
le vorrebbe parlare e April non ha nulla da dire.
Una volta che l'Eldorado se n' andata, fa marcia indietro e
urta l'auto dietro di lei, che dallo specchietto retrovisore si accorge
essere un'Audi. Non  quella di Oliver. Esce bruscamente
dal parcheggio e inchioda, mancando per un pelo una macchina
che passa in quel momento. Non aveva guardato. Il muso
della sua auto si immette sulla carreggiata intatto. Lei trattiene
il respiro e arrossisce come se Oliver la stesse guardando.
 
Capitolo 6.

April si lega il grembiule, lanciando un'occhiata alla manciata
di clienti seduti sotto le anatre selvatiche impagliate e i
quattrocchi minori affissi alla parete, coperti di polvere e con
lo sguardo vitreo. Il Duck Inn  tranquillo.
Il barista del turno di giorno guarda l'orologio; April  in
anticipo di un'ora.
Consideralo un segno di pace, gli dice, per tutte le volte
che arrivo in ritardo.
Lui si stringe nelle spalle e si toglie il grembiule. Nessuno le
fa le condoglianze perch nessuno lo sa. Quello  un posto dove
Buddy andava di rado e dove April non si aspetta di vederlo
ogni volta che alza la testa. Lascia un biglietto al capo per dirgli
che  disponibile a fare gli straordinari. Se potesse, dormirebbe
l la notte.
Eppure accadono delle cose che glielo ricordano. Nasce
una conversazione sugli incidenti d'auto, la sicurezza dei veicoli,
i pr e i contro dell'ABS. C' un uomo con una camicia
dei Giants uguale a quella di Buddy. E una risata dall'altra parte
della sala che potrebbe quasi essere la sua.
Mentre miscela uno Screwdriver, vede il proprio riflesso allospecchio, April la barista. Forse non ha pi alcuna importanza
come sia arrivata l. Lo fa da cos tanto tempo che ormai
le sembra di essere diventata il suo lavoro. Il cielo pesante
rende la sala pi buia del solito, il legno laccato privato della sua
solita lucentezza. Per salvaguardare la propria salute mentale,
si impone di non pensare a Buddy. La mancanza di sonno le d
una strana ebbrezza. La mente continua a scivolare in bizzarri
ricordi sconnessi.
Vede se stessa da bambina mentre cammina verso il bar assieme
al padre, mano nella mano, facendo passi da gigante nel
tentativo di mantenere l'andatura di lui. Quando arrivavano al
locale, il padre la metteva a sedere sul bancone.
Guarda che sorriso, aveva detto una volta a un uomo dal
mento sfuggente seduto su uno sgabello del bar. Diventer
una sventola, no?
Bella da restarci secco, aveva risposto l'altro.
Da quell'altezza, April riusciva a vedere un acquario di pesci
tropicali dietro il bancone. C'erano pesci angelo, guppy,
molly e portaspada e si muovevano tutti su e gi seguendo le
vibrazioni del filtro. Sul retro della vasca era incollata un'immagine.
All'inizio April pens che si trattasse di un paesaggio.
Poi cap che le colline erano in realt dei fianchi e che il fiume
era la linea di contatto tra le cosce di una donna. I suoi capezzoli
erano rosa come coralli e i capelli di un giallo limone. Le
pareti dell'acquario erano macchiate dalle alghe. Un pesce angelo
si lasci salire a galla, le pinne ripiegate, e and a baciare
la superficie in cerca d'aria. April si domand se i pesci potessero
annegare.
Suo padre le prepar uno Shirley Temple con una ciliegia
bella grossa e la mise a sedere a un tavolo con le sue tabelline e
le caramelle gommose, mentre lui controllava il magazzino.
L'uomo con il mento sfuggente and da lei e le si sedette accanto.
Il suo viso era arrossato e coriaceo, l'alito dolce come liquirizia.
Aveva gli occhi vitrei e sentimentali, come quelli del
padre alla fine della giornata, e il suo sudore aveva un odore
familiare. Era pi alto del padre e anche pi vecchio, con i capelli
unti pettinati indietro.
Promettimi che non ti taglierai mai i capelli, le disse, toccandole
la coda. Aveva le dita gonfie e solcate dallo sporco.
In quel momento era arrivato il padre di April e si era sporto
sul tavolo. Ehi, imprec. Se le vai ancora pi vicino, me
la soffochi.
Stavamo solo chiacchierando, ribatt l'uomo. Mi ricorda
la mia bambina quando aveva la sua et.
Il padre aveva puntato il pollice dietro la spalla e l'uomo
dal mento sfuggente se n'era andato, ma April non aveva avuto
paura. Era abituata al suo tono rauco, al modo goffo e prudente
in cui si muoveva; le sembrava di conoscerlo da parecchio
tempo.
Ehi, piccolina, fece il padre mettendosi a sedere. Stai
flirtando di nuovo? Lei sorrise. Lui picchiett una sigaretta
sul ripiano del tavolo. Allora, chi sposerai quando sarai grande?
le domand, accendendola. Era una domanda di rito.
Te, pap.
Allora farai meglio a preservarti. Le scocc un sorriso.
Ti aspetter.
 uno dei pochi ricordi che ha prima della nascita di
Buddy.
Allo specchio April appare sparuta e piccola, mentre suo
padre sembrava sempre sicuro di s dietro il bancone, nel proprio
habitat. Vede l'espressione tranquilla e soddisfatta del suo
viso quando riusciva a far arrossire una ragazza con un semplice
complimento. Se questa si tratteneva fino alla fine del suo
turno, la invitava a giocare a biliardo, si metteva dietro di lei
quando tirava, la sfiorava mentre girava intorno al tavolo e
prendeva la mira. Spesso suo padre si dimenticava che April lo
stava guardando.
Quando i loro genitori litigavano, Buddy andava da April e
si stringeva a lei. April lo cullava, ascoltando il crescendo delle
loro voci e preparandosi al peggio.
Una volta, quando aveva nove anni, April era stata svegliata
nella notte dalle grida della madre. Aveva sentito le dita farsi
gelide e il sangue pulsarle nelle orecchie. La sta uccidendo,
aveva pensato. April si era fermata a met delle scale. Nel pallido
bagliore verdognolo proiettato dalla luce fluorescente sopra
ai fornelli, aveva visto la madre stesa sul pavimento della
cucina con la camicia da notte tirata su sopra il seno e le mani
che stringevano la schiena del marito. Lui si muoveva sopra di
lei come una barca attraccata nella tempesta che sbatte indifesa
contro il molo. Poi l'aveva baciata, ingoiandone i singhiozzi
con la propria bocca e, in un istante scioccante, April aveva capito.
A mezzanotte i pendolari se ne sono andati e il bar  occupato
dai pochi clienti del dopocena, persone fuggite da litigi o
che ne stanno meditando uno. April mangia dei pretzel per tenersi
sveglia e lava il pavimento dietro il bancone per lanciare
un messaggio ai presenti.
La porta d'ingresso si apre. Lei passa lo scopettone e poi lo
strizza, prendendo tempo prima di rivolgere l'attenzione ai
clienti che si sono accomodati al bar. Si tira su, asciugandosi le
mani sul grembiule, e vede nello specchio il volto severo di
Oliver con accanto Bernadette. Santo cielo, pensa con un sussulto.
Come avevano fatto a scoprire dove lavorava? Hanno
un'aria assonnata e scompigliata, il che fa pensare che fossero
raggomitolati a letto fino a poco prima. Si volta verso di loro.
Cosa gradite?
Oliver esita, sorpreso dal suo tono. Non aveva mai fatto
una cosa del genere, non da quando erano adolescenti e passava
al bar del padre di lei a portarle un panino per cena. Ma allora
era diverso. A quindici anni servire ai tavoli non era qualcosa
di cui vergognarsi.
Ultima chiamata, grida April. I clienti guardano l'orologio.
April torna a voltarsi verso Oliver e Bernadette. Lui indossa
una felpa dell'Universit di Berkeley, lei una giacca di jeans
piuttosto abbondante, probabilmente di Oliver. Senza trucco
appare pallida e delicata, i sottili capelli setosi sciolti attorno al
viso. Oliver ha la barba lunga e odora lievemente di mentine e
acqua di colonia. Hanno appena fatto l'amore, conclude April,
e nella dolcezza del momento seguente hanno deciso di fare di
lei la loro missione. Volta loro le spalle e si mette a riordinare.
Nello specchio vede Bernadette che, con la fronte tesa, fissa lo
sguardo in alto verso lo smergo impagliato con le ali bucate
dalle sigarette. Oliver le mette un braccio attorno alle spalle in
un gesto di protezione. Avete deciso? chiede April. Sto cercando
di andarmene da qui.
Un seltz, ordina Oliver.
Non ce l'hai un t, vero? domanda Bernadette.
Posso fartelo in cucina, risponde April. E quello normale.
Niente di elaborato.
No,  troppo disturbo.
Nessun disturbo. April mette un'acqua di seltz sul bancone
davanti a Oliver e la apre. Prepara il t e chiude il registratore
di cassa, svuotando i rubinetti della spina mentre gli
ultimi clienti se ne vanno. Bernadette beve qualche sorso di t
e lascia raffreddare il resto. Troppo forte, immagina April. Tira
fuori le chiavi. Volete uscire dal davanti o dal retro?
Tu da che parte esci? domanda Oliver.
Mi aspetta ancora un'ora di pulizie, risponde lei, spegnendo
le luci al neon.
Possiamo aiutarti, propone Bernadette.
Grazie, ma  un lavoro che devo sbrigare da sola.
April, interviene Oliver. Siamo venuti per accompagnarti
a casa, quindi faremo tutto il necessario per portarti fuori
di qui.
Non serve, replica lei. E, a essere sincera, non voglio.
Peccato, ribatte Oliver. Perch noi restiamo qui.
April mette il chiavistello all'ingresso principale e comincia
a capovolgere le sedie sopra i tavoli. Accidenti. Non pu permettere
che lui la veda cos. Porta una rastrelliera di bicchieri
sporchi alla lavastoviglie e comincia a caricarla. Il suo grembiule
 scolorito, l'attaccatura dei capelli umida di sudore. Oliver
la segue. Dopo devo pulire i bagni, gli dice. Vuoi vedere
anche quello?
La nonna mi ha detto che oggi sei svenuta.
Non  vero.
Quindi ha mentito?
Ha frainteso. Si infila un paio di guanti di gomma di un
giallo canarino. Lavoro pi in fretta da sola. Afferra una
confezione di disinfettante.
Bernadette ti vorrebbe ospitare nel suo appartamento, se
non ti d fastidio l'odore di pittura fresca. Puoi averlo tutto
per te per una settimana.
April si ferma giusto in tempo prima di chiedergli dove
star Bernadette. Non capisce perch si disturbino ad avere
case separate. Grazie, ma mi piace il mio letto.
Se sapessi che oggi hai cambiato le serrature, non ti scoccerei.
E se lo avessi fatto?
Lui la guarda con aria scettica.
Lei gli passa accanto sfiorandolo e si dirige verso il gabinetto
degli uomini. Oliver la segue, facendo segno a Bernadette di
raggiungerli. La stanza  sporca e la parete dietro gli orinatoi 
macchiata da qualcuno che ha mancato il bersaglio. Bernadette
incrocia le braccia, valutando la scena.
Quindi fai anche le pulizie? domanda Oliver.
Con la paga extra faccio un pieno di benzina, replica April.
Credevi che fossi troppo orgogliosa?
April pensa a sua nonna che per venticinque anni aveva pulito
i bagni dei sacerdoti di Nostra Signora di Eterna Speranza,
subendo le loro lamentele per gli schizzi di pittura nella vasca.
Che cosa avrei dovuto fare? si lamentava la nonna. Cercare
di acchiapparli al volo mentre cadevano?
Non sono venuto per litigare, dichiara Oliver.
E allora perch sei qui?
Fammi contento, le dice.
Lei sospira, asciugandosi la fronte con il braccio. Prima di
tutto, dopo non vado a casa. E secondo non ho bisogno della
scorta.
Dove vai?
Da nessuna parte, se non finisco di pulire questo bagno.
Ora vuoi scusarmi, per favore?
Ti do una mano, le propone, prendendo una spazzola.
Tu fai il lavandino. Io mi occupo del water.
Io lavo lo specchio, interviene Bernadette. Quello ce la
faccio.
Non pensate che la cosa mi metta un tantino a disagio?
Il nostro lo laviamo ogni settimana, fa Oliver. Un bagno
 un bagno.
April scuote la testa e strizza lo scopettone come se stesse
strangolando un pollo. Per qualche istante lavorano in silenzio.
April sfrega il lavandino finch le setole della spazzola si
piegano. Quando Oliver ha finito, le va vicino e si insapona le
mani fino ai gomiti. Lei nota la sottile peluria dei suoi avambracci,
riccia e bagnata.
Ho lavato per terra e ora siamo chiusi in un angolo, dice
April.
Guarda la schiena di lui mentre si piega sopra il lavandino,
le spalle sotto la camicia, le maniche arrotolate. Si  cambiato
da quando ha lasciato il suo appartamento.
 strano, le dice, estraendo un asciugamano di carta dal
distributore traboccante. I miei ricordi continuano a spostarsi
indietro; oggi l'unica cosa a cui riesco a pensare  la settimana
in cui  nato. Avevo la dermatite e non me lo lasciavano toccare,
te lo ricordi?
April non risponde. Bernadette strofina lo specchio, i loro
volti striati nel riflesso.
Lo vedo scendere dalla collina come un razzo a bordo del
suo triciclo, con in grembo quel porcellino d'india, Ratsy,
prosegue Oliver. Ma ricordo a stento quello che ci siamo detti
l'ultima volta che ci siamo parlati. Continuo a cercare di ricostruire
il suo viso. Tutte le fotografie mi sembrano sbagliate.
April tiene gli occhi fissi nel vuoto. Sa di fargli male, ma 
proprio quello che vuole. Oliver la guarda nello specchio. La
stanza odora di detergente per vetri, polvere abrasiva e, nonostante
tutto, urina. Bernadette  irrequieta, a disagio.
Oliver sposta il peso da una gamba all'altra, alza un braccio
per dire qualcosa e poi invece si passa la mano tra i capelli.
April sente l'aria muoversi. Un tepore emana dalla camicia di
lui, il calore che ha prodotto facendo le pulizie.
Bernadette tocca la spalla di April e avverte la sua pelle sussultare
involontariamente, come un cavallo che scaccia una
mosca. April sa che dovrebbe sentirsi confortata, ma in realt
vorrebbe pregarli di andarsene. Ti portiamo a casa, annuncia
Bernadette. Non vogliamo che passi un'altra notte come
quella di ieri.
April guarda Oliver, ma lui si infila le mani in tasca e fissa
il pavimento che si sta asciugando. La notte di ieri? replica
April.
Ti ho portato dei sonniferi a base di erbe, aggiunge Bernadette
in tono dolce. Nulla che possa dare dipendenza.
Di nuovo April posa lo sguardo su Oliver, ma lui non ricambia.
Allora lei butta spazzole e detergenti nel secchio ed
esce spingendo la porta.
Dietro il bancone del bar il telefono sta squillando. April lo
afferra.
Hai cambiato idea? chiede T. J.
April si blocca, guarda l'orologio e volta le spalle a Oliver.
No, risponde piano. Ho solo fatto tardi.
Sente Oliver avvicinarsi.
Ti ricordi cosa ti ho chiesto di portare?
April lancia un'occhiata a una bottiglia di Seagram's. Ho dimenticato
di batterlo e adesso il registratore di cassa  chiuso.
Allora pagalo domani.
Non funziona cos.
Chi ? domanda Oliver.
C' qualcuno con te? domanda T. J.
No. Esco adesso.
C' qualcuno, insiste lui.
Sono l tra dieci minuti.
Ti vengo a prendere.
No. Ho gi addosso la giacca. A quella frase Oliver incrocia
il suo sguardo e poi lancia un'occhiata alle sue braccia
nude come a sottolineare la bugia. April riattacca. La mia
amica Carla, dice.
Lui si morde un labbro e annuisce. Bene, suppongo che
abbiamo fatto tutto quello che potevamo. Raccoglie la giacca
di Bernadette.
Quindi starai da un'amica? domanda speranzosa Bernadette.
Oliver fissa April mentre infila la giacca sulle spalle di Bernadette.
Lei lo fissa a sua volta. Esatto, risponde Oliver.
Star da Carla.
April si siede sulle proprie mani in attesa che il motore si
scaldi. Nello specchietto vede i fanali posteriori dell'auto di
Oliver che esce dal parcheggio. Ora si pu rilassare perch
non torner. Si  accorto che quella serata  stata una perdita
di tempo. Andr a casa e premer il proprio corpo contro
quello di Bernadette prima ancora di arrivare nell'atrio. Penser
e ripenser a quanto  fortunato ad avere accanto una persona
cos equilibrata e buona.
April esce dal parcheggio e si dirige verso la stanza in affitto
dove vive T. J. Non si chiede se riuscir a dormire perch sa che
non lo faranno, almeno non fino a quando l'alcol e lo sfinimento
avranno la meglio su di loro. Salir le scale fino alla sua
stanza senza finestre con il soffitto inclinato e le pareti scrostate
e ascolter quel lettino cigolare disperato sotto il peso del
loro oblio.

 Capitolo 7.

Il tabellone del ludo  aperto sul tavolo della cucina della
nonna, cosparso di gusci di pistacchio cremisi come petali di
rosa. Accanto c' un Babbo Natale in versione rock'n'roll con
scarpe di pelle scamosciata blu che fa roteare il bacino, la batteria
cos scarica che il motivetto suona ormai come un ronzio.
Oliver lo spegne sorridendo, ma la nonna non se ne cura. Vedo
che il signor Bergfalk  stato qui, le dice, dandole un bacio
sulla guancia. Profuma di crema emolliente e gelatina per capelli,
l'acconciatura fatta di recente.
Di nuovo le fresie. La nonna indica con un gesto vago un
vaso poggiato sul piano di lavoro della cucina, senza riuscire a
guardarlo. Sa che sono allergica.
E anche il vischio, vedo, sottolinea Oliver.
La nonna agita una mano come a dire che si tratta di una
sciocchezza. Oliver lancia a Bernadette uno sguardo divertito.
La nonna ha uno stuolo di distinti signori suoi amici che sono
tutti ansiosi di compiacerla, bench nessuno ci riesca. Oliver
non ha la pi pallida idea di come faccia a conoscerli. Ti ricordi
la mia fidanzata, vero?
Pensa che April lavorer alla vigilia di Natale. Hai mai sentito
una cosa del genere? dice la nonna.
Bernadette, le ricorda lui. Vi siete conosciute al Ringraziamento.
I controllori del traffico aereo, lo capisco. Gli agenti di
polizia. Gli operatori telefonici. Ma i baristi? La gente non pu
vivere senza un gin tonic per una sera?
Non tutti sono cristiani, osserva Oliver.
Esatto. Non poteva trovare un bel ragazzo ebreo che la
rimpiazzasse?
Forse voleva lavorare, dice Bernadette.
La nonna rivolge lo sguardo direttamente su di lei per la
prima volta, esaminandola a fondo. A ogni modo, come vi
siete conosciuti voi due?
Oliver  venuto in mio soccorso, risponde Bernadette.
Ha salvato uno dei miei bambini che stava per annegare.
Sta esagerando. Il bambino non era nemmeno vicino al
fiume.
 scivolato sulle rocce. Sarebbe potuto cadere dentro.
Scusami, interviene la nonna. Tu hai dei figli?
No. Lavoro con bambini con problemi. Stavamo svolgendo
un'attivit di pulizia del parco. Oliver passava di l facendo
jogging, quando uno dei bambini  finito a gambe all'aria. Io
non sarei mai riuscita ad acchiapparlo.
Acchiappare Oliver, vuoi dire? domanda la nonna.
Bernadette arrossisce. Il ragazzino, precisa.
Credimi, assicura Oliver con un sorriso affettato, sono
stato io ad acchiappare Bernadette. L'avevo gi vista prima di
allora.  incredibile con quei bambini. Quando c' lei si illuminano.
La nonna la studia. Devi avere un sacco di pazienza per fare
un lavoro del genere.
Ci provo.
La pazienza non  sempre quello di cui Oliver ha bisogno,
commenta la nonna, caustica. A volte gli serve un bel
calcio nel sedere.
Sono brava anche in quello. Bernadette fa un largo sorriso,
lanciando un'occhiata a Oliver.
La nonna continua a scrutarla. Che genere di problemi?
Lavori con i mongoloidi?
Nonna, spiega Oliver in tono gentile. Non si chiamano
pi cos.
Ritardati mentali, allora? Mi dispiace, ma non riesco a stare
al passo con questo gergo.
S, risponde Bernadette. Bambini con invalidit sia
mentali sia fisiche, tutto quanto.
Quindi devi essere una persona forte, osserva la nonna.
Amo i bambini, dichiara Bernadette. Certi giorni non
mi sembra affatto un lavoro.
E gli altri giorni? le chiede la nonna.
Ci sono momenti strazianti, chiaramente. Pu essere dura.
In quei giorni ci sar Oliver che ascolter tutte le tue storie
tristi alla fine della giornata. In questo  bravo.
S, lo so, concorda, rivolgendo a lui uno sguardo affettuoso.
Dammi la mano, le dice la nonna.
Bernadette gliela porge con riluttanza. Lei legge la mano,
signora Night?
Non essere ridicola. Non serve un'astrologa per vedere
che non fai molti lavori di casa.
Nonna! esclama Oliver.
Ma Bernadette si limita a sorridere. Il mio segreto  la crema
emolliente.
Hmm, fa la nonna in tono ironico, lasciando la mano di
Bernadette.  anche il mio. La studia per un momento. Ti
rendi conto, vero, che Oliver non  un uomo qualsiasi?
Se lo fosse, non lo sposerei.
Non ti dar una vita convenzionale.
E questo cosa vorrebbe dire? domanda Oliver, ma le due
donne lo ignorano.
Bernadette fa un sorriso gentile. Be', signora Night, sono
dell'idea che sia io a darmi la mia vita.
Queste sono belle parole, dichiara la nonna. Ma non
sottovalutare l'influenza del matrimonio. In fin dei conti ora
vivi qui a New York per via di Oliver.
In realt  il contrario, nonna. Mi sono trovato una facolt
di legge qui perch Bernadette sta facendo il dottorato alla Columbia.
Saresti tornato comunque, replica la nonna. Hai delle
cose in sospeso qui.
Davvero? Oliver scoppia in una risata imbarazzata. E
quali sarebbero?
Mi ricordi la madre di Oliver, precisa la nonna a Bernadette.
A te non sembra, Oliver?
Non ci ho mai fatto caso.
S, conferma Bernadette. Anche suo padre lo dice.
Non gli occhi, aggiunge la nonna, ma qualcosa nel mento
e in questo faccino triangolare. Oh, era una vera signora,
non  cos, Oliver? Poi torna a rivolgersi a Bernadette. Oliver
era la luce dei suoi occhi. Da lei ha preso le maniere educate
e il buonsenso. E cos'altro poteva fare, con un fratello maggiore
che teneva sveglia la madre tutta la notte dalla preoccupazione?
Si mette a ridere. Ad Al piaceva fare festa, vero,
Oliver?
Gli piace ancora. Sospira.
Oh, Al li lasciava l a rodersi dall'ansia, spiega a Bernadette.
Il problema  che ha preso tutto il fascino della madre,
ma neanche un briciolo della sua assennatezza. D una pacca
sul braccio a Oliver. Lo so com'. Mia sorella maggiore a
Malaga era una libertina. E io non avevo altra scelta che essere
brava.
Mi dispiace contraddirti, nonna, interviene Oliver. Ma
ho anch'io i miei difetti.
Be', lo spero proprio, ribatte lei, facendogli l'occhiolino.
Un uomo che in tutta la sua vita non brucia nemmeno una
fetta di pane non otterr mai quello che vuole.
Bernadette fa un largo sorriso. Se  cos, Oliver, credo che
tu debba recuperare un po' di terreno.
Lui la ricambia con un'espressione affettata.
Invece mia nipote April  tutto il contrario, riprende la
nonna. Non pu infilare una fetta nel tostapane senza bruciare
l'intera casa.
Be', ribatte Oliver in tono saggio. Cercher di non arrivare
a tanto.
A meno che non ti serva proprio questo, osserva la nonna.
Oliver le risponde con un debole sorriso, non sapendo bene
che cosa intenda.
La nonna sospira, lanciando un'occhiata fuori dalla finestra.
April lavorer alla vigilia di Natale. Lo sapete che quando
suo padre era adolescente spariva ogni Natale? Se ne andava
chiss dove e ricompariva una settimana dopo. Ovviamente
era arrabbiato con il proprio padre. Per gli piaceva anche
avere il potere di svanire. Io e Spencer stavamo in pena finch
non rientrava a casa. E Hai si spaventava. Quando Bede alla fine
tornava dai suoi giri, non diceva mai dov'era stato.
Oliver tocca i capelli della nonna con un gesto delicato.
Domani staremo tutti insieme. Anche April. Ma non appena
pronuncia quelle parole, si rende conto che si tratta di una bugia.
Nessuno le ha detto di Buddy. Vieni, la esorta. Faremo
tardi per la cena.
Mentre va verso l'armadio per prendere il cappotto della
nonna, Oliver nota una fotografia sulla mensola del camino:
April in quarta elementare nella sua uniforme della Holy Cross
inamidata di fresco, gli occhi scintillanti e i denti dolcemente
storti. Il suo viso  incorniciato da un fondale nebuloso, un'azzurra
foschia eterea. Nei due mesi trascorsi dal loro scontro al
bar non le ha pi parlato.
In cucina aiuta la nonna a infilarsi il cappotto.
Sono i suoi figli questi? domanda Bernadette, guardando
la foto dei completini da marinaio.
A volte una bugia  pi vicina alla verit, dice la nonna.
La verit non  sempre come vanno le cose.
Oliver pensa a Buddy. Per quanto tempo possono ancora
ingannarla?
L'ho sempre considerato figlio mio, spiega la nonna.
Niente di meno.
Oliver le liscia il bavero.
 stato un incidente d'auto, continua lei. Chi pu spiegare
una cosa del genere?
Oliver lancia a Bernadette uno sguardo furtivo. Qualcuno
glielo aveva forse detto?
Era ubriaco fradicio, prosegue la nonna. E guidava la
Packard come se fosse una macchina da corsa. Quella povera
donna non l'ha nemmeno visto arrivare. Il passeggino si  distrutto,
ma Hai  atterrato sull'erba senza un graffio. La nonna
tocca l'immagine dietro il vetro. Dio l'ha preso nel palmo
della sua mano. Alza lo sguardo su Oliver e gli accarezza una
guancia.
Oliver rabbrividisce e volge gli occhi su Bernadette. Prende
la nonna per mano. Non avevo mai sentito questa storia. L'hai
raccontata a mio padre?
Volevo che fossimo una famiglia, dice la nonna.
Certo, conferma lui. Lo siamo. Le toglie dei pelucchi
dalla spalla del cappotto. La nonna afferra la cornice e ne apre
il retro. Una seconda fotografia scivola fuori. Tua nonna era
una bella donna, osserva. Immagino che avrebbe voluto che
lo sapessi.
 uno scatto da studio di fotografo, di quel genere che le
ragazze spedivano ai fidanzati in tempo di guerra. Lei  di una
bellezza difficile da classificare, ma Oliver non vi nota alcuna
somiglianza con suo padre, n con se stesso. Grazie, nonna,
le dice in tono gentile. Ma i legami di sangue per me non sono
importanti. Per me sei tu mia nonna.
Cominciano a scendere le scale. La nonna si aggrappa con
forza al gomito di Oliver.
Hai conosciuto Buddy? domanda a Bernadette.
L'ho visto una volta, risponde lei, il che  in un certo senso
vero, se si conta il funerale.
Al piccolino della famiglia si concede qualsiasi cosa, dichiara
la nonna. Buddy dice che a Natale vuole andare a sciare
e tutti rispondono che va bene. Fine della storia. E un attimo
dopo  nelle White Mountains.
Oliver e Bernadette si scambiano uno sguardo affranto. 
sbagliato nasconderle la verit in quel modo, ma, poich aveva
avuto un ictus subito dopo la morte di Bede padre, nessuno
ora se la sente di correre il rischio.
Durante il lungo tragitto in auto verso est, i canti natalizi
cominciano a infastidire Oliver, che spegne la radio. Da quando
ne ha memoria, la festa del Natale ha sempre ruotato attorno
a Buddy. Dopo che Al, Oliver e April avevano aperto gli occhi,
la tradizione di Babbo Natale era stata portata avanti
esclusivamente per lui. Tutta la famiglia tratteneva il respiro la
mattina di Natale; vivevano la magia attraverso di lui. Chiss
per quanto tempo Buddy aveva continuato a fingere di crederci
ancora, soltanto per far contenti gli altri.
Oliver ricorda una sera in cui incartava i regali assieme ad
April sul tappeto del soggiorno, mentre i suoi genitori preparavano
il t in cucina.
E questo come lo incartiamo? domand Oliver, prendendo
in mano un pallone da basket.
April sghignazz. Aspetta di vedere le mazze da lacrosse.
Lo stai viziando. Nemmeno tuo padre gli regala cos tanta
roba.
Mio padre, disse lei scuotendo la testa, gli ha preso un
pupazzo gigante di Winnie th Pooh.  su un altro pianeta.
Buddy ha sette anni!
Un poppante di sette anni, ribatt Oliver. Dormir con
Winnie fino ai dodici.
Lei fece un sorriso storto.  solo che ti piace contraddirmi.
Non  vero.
Ecco, lo stai facendo di nuovo. Lei gli diede un colpo
nelle costole e lui le afferr il polso. Con la mano libera, April
gli moll uno schiaffetto sulla guancia.
Ma brava, disse lui, bloccandole anche l'altra mano. Lei
ridacchi, scostandosi.
 che proprio non capisco. Era la voce della madre di lui
dalla cucina.
Oliver lasci subito la presa.
Il giornalismo va bene, prosegu la madre. Ma perch
sportivo?
Oliver immagin che stessero scorrendo la posta del giorno,
altri cataloghi del college per Al.
Perch  quello che gli piace, rispose il padre.
A Oliver piace il pianoforte, disse lei. Ma non  cos
sciocco da farne la sua vita.
Gli occhi di April si rabbuiarono. Lui si accorse che lo stava
fissando.
Questo ancora non lo sappiamo, replic il padre in tono
gentile.
In genere il padre la sfidava di pi, ma erano passate solo
alcune settimane dalla diagnosi. Tutti erano ancora pieni di
speranza, ma anche cauti.
A ogni modo, aggiunse lui, non importa quello che pensiamo
noi. Conosci Al. Far ci che vuole.
Da l dov'era seduto, Oliver riusciva a percepire la rassegnazione
della madre. Va bene, concluse lei. Almeno un figlio
ragionevole ce l'abbiamo.
April rivolse a Oliver uno sguardo addolorato e indagatore.
Le sue labbra si aprirono, voleva dirgli qualcosa.
Secondo me non lo dobbiamo incartare affatto, disse
Oliver, lanciandole il pallone da basket. Mettiamolo sotto
l'albero e basta.
Babbo Natale farebbe cos?
Buddy non ci crede pi. E se ci crede, non dovrebbe.
Non lo pensi davvero.
Non so quello che penso, disse, strofinandosi il viso.
Eccetto che non si pu credere per sempre nella magia.
Sent la mano di lei sul proprio ginocchio.
Sono stanca di incartare regali, annunci April. Suonami
qualcosa.
Non adesso, replic lui, lanciando un'occhiata alla porta
della cucina.
April si alz, tirando su anche lui. Allora prendiamo la
macchina. Andiamo in spiaggia.
In spiaggia? Scoppi a ridere. E come? Con il mio foglio
rosa?
Facciamo una passeggiata, allora. Fino alla scuola. Possiamo
gridare. Possiamo arrampicarci sulla torre dell'acqua. Non
ha importanza. Andiamo.
Sono le undici di sera. Fuori  sotto lo zero.
Lei prese i cappotti dall'armadio nell'ingresso. Buonanotte,
zio Hai, zia Avila, url. Oliver mi accompagna a casa.
Buonanotte, tesoro, rispose il padre di Oliver.
Fai attenzione, Oliver, disse la madre.
Fuori pioveva. Perfetto, dichiar lei in tono allegro.
Prendiamo le nostre bici.
Le nostre bici? Oliver sogghign. Vuoi dire la mia bici?
E quella di Al.
Ti uccider.
April and verso il garage. Facciamo una gara.
Lui si tir su il cappuccio. La pioggia era fredda e pungente.
Dove andiamo?
Non importa, gli grid di rimando. Basta che sia una
pazzia.
Oliver sorride tra s e s. La nonna russa sul sedile posteriore.
Lui esce dall'autostrada. Passano in mezzo ad appezzamenti
di terreno coperti di alberi. Superano un granaio distrutto
da un incendio e un pony che pascola in un campo,
brucando la stoppia del grano rimasta dopo la mietitura dell'anno
precedente. La foschia si leva da uno stagno. Compare
la scuola, bassa e irregolare, il diamante del baseball vuoto e
scuro.
Oliver ricorda una conversazione con Buddy circa sei settimane
prima dell'incidente, quando Buddy stava per iniziare il
primo semestre al college. Aveva chiamato Oliver per chiedergli
un consiglio sulla scelta dell'indirizzo di studio. Era ormai
chiaro che non avrebbe potuto contare su una borsa per studenti
atleti.
Fai quello che ti piace, gli aveva suggerito Oliver.
Quello che non puoi fare a meno di fare.
Per te  stato cos? aveva domandato Buddy.
Con giurisprudenza?
Oliver era rimasto un momento in silenzio.
Fidati di te stesso, aveva concluso.
Se  la cosa giusta, lo sentirai.
 
Capitolo 8.

La casa  buia, salvo per una fila di luci ordinate che incorniciano
ogni finestra. La neve turbina lenta attraverso i rami
spogli degli aceri, il primo Natale imbiancato da anni. April
trova la chiave nella cassetta della posta dove Hai le aveva detto
che sarebbe stata. La macchina di Buddy scricchiola dietro
di lei, la sua impronta fresca. Le altre auto sono ammantate al
punto che danno l'impressione di trovarsi l da anni. Si ferma
un momento davanti alla porta e alza lo sguardo verso la targa
FAMIGLIA NIGHT che Oliver aveva intagliato quando era al liceo.
Trova bella l'irregolarit di quelle lettere, ognuna delle
quali si sta riempiendo di bianco. Il mondo  cos silenzioso
che riesce a udire la neve.
Non voleva venire, ma Hai aveva insistito perch portassero
avanti la tradizione in memoria di Buddy. Che cosa poteva
rispondergli? Verr la mattina, gli aveva proposto, ma lui
aveva replicato che i suoi waffles di Natale andavano mangiati
in pigiama. Le aveva detto di raggiungerli l direttamente dopo
il lavoro.
April scivola fuori dagli stivali senza accendere la luce. Un
biglietto sul tavolino  appena leggibile nell'oscurit. Prendi
la stanza di Oliver, ha scritto Hai. Lui  nella brandina in camera
di Al.
Appende il cappotto. Il fuoco  quasi spento. Non pu
biasimare Hai per avere voluto che fossero tutti l.  l'unica notte
dell'anno in cui la casa  piena. Sono passati dieci anni dalla
morte di Avila. Di certo avrebbe potuto risposarsi se l'avesse voluto
ma, per quanto ne sa April, non  mai uscito con nessuna.
Si siede sul tappeto davanti al divano e guarda il fuoco morente.
 strano trovarsi in quella casa senza Buddy. La sua assenza
la colpisce fisicamente, un vuoto dentro. Eppure  contenta
di essere l, lontana dal suo appartamento. T. J. non  tornato
a vivere da lei. Aspetta che sia April ad andare da lui.
Ha ricominciato a fotografarla in strani momenti quando
lei non guarda, mentre gratta via il ghiaccio dal parabrezza,
mentre d un piattino di latte a un gatto randagio dietro il bar.
Se sta cercando delle prove, non le trover. Le infila nella cassetta
della posta quelle foto in bianco e nero senza alcun segno
identificativo e lei, appena le riceve, le butta nella spazzatura.
Nella maggior parte di esse, April non si riconosce. Sembra
pi piccola di quanto ricordi, persa dentro gli abiti. In ogni
immagine appare fuori posto.
Sul tavolino da caff c' un piatto pieno di gusci d'ostrica e
di bucce di limone, dei calici coperti dalla patina di un cocktail
a base di uovo, gli occhiali per leggere di Hai e una cravatta
che immagina appartenere a Oliver; Al non la indossa quasi
mai e lo stile regimental non  il genere di Hai. La raccoglie e
la sistema con cura sul bracciolo della poltrona. Il crepitio della
legna la fa sentire tranquilla, il profumo muschiato e dolce.
Si accascia ai piedi della poltrona. Il fuoco langue e la stanza
man mano si raffredda. Quella casa non  cambiata molto, con
i suoi interminabili scaffali di libri e l'accogliente focolare. La
cosa che la colpiva di pi da bambina era l'assenza di un mobiletto
degli alcolici.
L'odore di cenere del caminetto le appesantisce le palpebre.
Ricorda quella volta che il padre l'aveva sorpresa a rubare dal
suo mobiletto degli alcolici. Era in terza superiore ed era stata
invitata a una festa di ragazzi di quarta, perci non voleva presentarsi
a mani vuote. Bere non le piaceva davvero, ma risultava
socialmente utile. Era arrivata al punto di riuscire a buttar
gi tre bicchierini senza sentirsi ubriaca, il che faceva colpo
sulla gente con cui usciva, soprattutto sui ragazzi.
Il padre entr nella stanza senza fare rumore. Quando April
lo vide, fece un salto, domandandosi da quanto tempo la stesse
osservando. Richiuse il mobiletto degli alcolici e incroci le mani
davanti a s.
Stronzetta, le disse piano.
April cerc di pensare a una scusa plausibile che potesse
spiegare la sua presenza l, ma non ce n'erano. Restituisco
sempre quello che prendo, disse. Se  di questo che ti preoccupi.
Le si scagli addosso. Lei si abbass di scatto ma, invece di
colpirla, il padre la prese per le spalle e la spinse indietro contro
il muro. La foto di Buddy in prima elementare cadde a terra
e il vetro si infranse rumorosamente sul legno. Poi una nebbia
oscura invase la stanza. April avvert il freddo del pavimento
sulla guancia.
April, tesoro. Il padre la tir per un braccio e la fece mettere
seduta. Le sembrava di avere una scure conficcata dietro
la testa e, immaginandola, scoppi a ridere.
Diamine, April, disse il padre, aiutandola a raddrizzarsi.
Perch ti comporti cos? Perch non fai la brava?
Vide sua madre morta apparire sulla porta coprendosi la
bocca con la manica dell'accappatoio e poi svanire di nuovo.
April preg che Buddy non si svegliasse. Mi dispiace, pap,
disse.
Sei impossibile, dichiar lui. Ora alzati. Fammi vedere
che stai bene.
Sto bene.
Come faccio ad avere una figlia cos?
Torna gi alla tua partita di poker. Qui pulisco io, disse
lei. Comprer un'altra cornice.
Le diede un bacio sulla testa. Riga dritto, April. Se mi accorgo
che manca una bottiglia, ti spezzo le gambe.
Fu pi forte di lei; immagin di avere una scure conficcata
in testa e le gambe ingessate. Sapeva che ridere era una
pessima idea e che poteva costarle cara. Non appena il padre scese
le scale e la porta della taverna si chiuse con uno scatto, esplose
in una risata cos forte che riusciva a stento a respirare e
men che meno a vedere le schegge di vetro che stava cercando
di raccogliere, tanto le lacrime scorrevano rapide e calde.
Al diavolo la festa, pens, e and invece alla sala prove di
Oliver. Era tardi, ma lui era ancora l. April aveva indosso quegli
stupidi abiti aderenti, ma non importava. Si trattava solo di
Oliver.
Lui si alz dal pianoforte, sorpreso. Credevo che avessi un
appuntamento, le disse. E poi aggiunse: Dio, come sei conciata.
Dev'essere la scure che ho in testa. Fece una risata cos
aspra che sembrava un singhiozzo, il che la fece ridere ancora
di pi.
Sei ubriaca? le chiese.
No, rispose, portandosi una mano alla testa.  questo il
problema.
Lui le tocc il collo e le apr i capelli per guardarle la nuca.
La delicatezza del suo tocco unita all'indolenzimento del dolore
era straziante. Caspita, disse lui. Hai un bel bitorzolo.
Chiamo mio padre.
No. Il bernoccolo  un segno positivo. Significa che il gonfiore
 uscito fuori, invece che restare dentro.
Dovresti prendere almeno delle aspirine.
Probabilmente le vomiterei.
La nausea  un sintomo di commozione cerebrale.
Suonami una canzone.  tutto quello di cui ho bisogno.
Dimmi cos' successo e non rifilarmi la solita storia che sei
scivolata sulle scale.
April si sedette con aria stanca. Sono una testa di cavolo patologica
che pensa di poter fare la furba, ecco cos' successo.
Lo stai giustificando?
No, ma se non avessi sbagliato...
Non te lo meriti.
Come fai a saperlo?
Lo so.
Credimi, Oliver. Ci sono cose di me che non ti piacerebbe
sapere.
Quali?
Perch ogni tanto non fai tu qualche errore, cos non li devo
fare sempre io?
Io ne faccio di errori.
Dinne uno.
Stai cercando di cambiare argomento. Dovresti andare da
un dottore.
Non sei tenuto a fare sempre il bravo, sai. Puoi anche combinare
qualche casino.
Ne combino, in continuazione.
Hai mai fumato una sigaretta? Ti sei mai ubriacato?
Ho bevuto un paio di birre. Perch dovrei ubriacarmi, se
non mi va?
Okay, allora dillo tu. Cos' quella cosa che vorresti segretamente
fare, ma che sai che non dovresti?
Oliver arross, distogliendo lo sguardo. April vide gli occhi
di lui posarsi sulle sue ingombranti scarpe con il tacco alto,
troppo pesanti per i suoi piedi. Ora perfino lei riusciva a vederlo.
Che stupidi quei vestiti! La gonna le si era sollevata, rivelando
il punto in cui finivano i collant, un accenno di giarrettiera
e una stretta striscia di pelle scoperta, sorprendentemente
bianca sul nylon scuro. Oliver si alz di scatto e and al
pianoforte, facendo scorrere con clamore le dita lungo la tastiera.
Voglio essere un musicista, disse.
Lei si sporse in avanti sulla sedia, tirandosi gi la gonna. E
c' qualcosa di male?
Non ha un'utilit pratica.
E se Mozart l'avesse pensata cos?
Io non sono Mozart. E poi oggi il mondo  diverso.
Yo-Yo Ma? Midori?
Non ho bisogno di essere famoso. Voglio soltanto suonare.
E quindi?
Tu non capisci. Sei una ragazza. Dai maschi ci si aspetta
che si guadagnino da vivere.
 quello che dice tuo padre?
Me lo chiedi solo perch conosci gi la risposta.
Lui amava i libri ed  diventato un professore. Forse i suoi
genitori pensavano che questo non avesse un'utilit pratica.
 di gran lunga pi sicuro che cercare di farcela con la
musica.
Sicuro? April and verso il piano e si mise in piedi accanto
a lui. Ascolta, se tuo padre vuole vederti felice, perch non
lo vuoi anche tu?
Lo voglio. Lo sono. Lo sar.
April si sedette sulla panca e alz gli occhi verso di lui. E
se tua madre non fosse malata?
Lui si volt bruscamente, fissando lo sguardo in gi verso
di lei. Che cosa c'entra questo?
Oliver, gli disse in tono gentile. Non devi per forza seguire
il suo consiglio solo perch sta morendo.
Nessuno dice che sta morendo, ribatt lui in tono aspro.
La smetti? Non ne voglio pi parlare.
Lei lo prese per il gomito e lo tir gi accanto a s sulla
panca. Gli infil un braccio attorno alla vita e appoggi il capo
sulla sua spalla. Scusami, disse.
Anche Oliver appoggi la testa su quella di lei. April sent il
respiro di lui tra i capelli. Disse a se stessa di continuare a respirare.
April, le sussurr. Voglio andarmene via. Lontano.
Con te.
Non appena ebbe pronunciato quelle parole, scatt in piedi
con un gesto nervoso. Si allontan e and a esaminare un violoncello
che era appeso nello stesso posto da anni. Lei colse il
suggerimento e si alz per andarsene, facendo finta di non aver
sentito.
Qualcuno le tocca il braccio. Lei trasalisce, aprendo gli occhi.
Oliver scivola gi accanto a lei. Le ci vuole un momento
per ricordarsi che si trova nel soggiorno di Hai. Il fuoco scoppietta;
Oliver deve avere aggiunto un altro ceppo.
Sei appena arrivata? le domanda, anche se dev'essere ovvio
che stava sonnecchiando. La sua voce suona intenzionalmente
disinvolta. Gli sono cresciuti un po' i capelli dal funerale
e non si  fatto la barba. April sente formicolare le dita delle
mani e dei piedi che si stanno adattando al calore del fuoco.
Lancia un'occhiata dietro di s verso la finestra. La tenda non
 tirata, ma la stanza  talmente buia che decide di non preoccuparsi.
Prende la cravatta dal bracciolo e se la avvolge attorno
alle mani come una corda per strangolare, passandosela poi
dietro il collo e appoggiando il mento sui pugni. Fissa il fuoco,
ascoltandone i crepiti e gli schiocchi.
Ah, ciao, Oliver, dice a se stesso. Anch'io sono contenta
di vederti.
April fa un sorriso suo malgrado.
Oliver si allunga verso di lei e le d un bacio sulla guancia.
Lo sfregamento della pelle di lui contro la sua la fa sussultare,
la barba ispida, il tepore delle labbra. Odora debolmente del
vino che ha bevuto a cena e delle sigarette di suo fratello. April
si porta le ginocchia al petto e vi stringe attorno le braccia.
Perch non dormi nella tua vecchia stanza? gli propone.
Io star bene qui sul divano.
Lui con un gesto respinge la proposta.  stata una serata ridicola,
commenta. Tutti a recitare la commedia per la nonna.
Grazie a Dio i miei genitori non ci sono pi. Non avrebbero
mai potuto sopportare una cosa del genere.
E tu?
Lei sospira. La posta di Buddy viene recapitata a me. Saresti
sorpreso di sapere quante bollette riceve una persona morta.
Le pago e butto via i cataloghi. Un tizzone cade dal ceppo,
risplende e poi svanisce. C' una ragazza a Kingston che dice
di essere innamorata di lui. Non capisce perch non risponda
alle sue lettere.
 terribile.
Cos l'altra notte le ho scritto una lettera d'amore e l'ho
firmata con il nome di Buddy. Pensavo di spedirgliela assieme
al necrologio, spiegandole che l'ho trovata nel suo zaino. Che
ne dici?
Stai scherzando, vero?
Perch?
 crudele.
Io pensavo il contrario.
Metti che si conoscessero a malapena.
 pazza di lui.
 una bugia, April. E se sbagliassi qualche dettaglio? E se
lui le avesse scritto in passato e lei notasse che la calligrafia 
diversa?
Ci creder perch vuole crederci.
Stai giocando con le emozioni pi profonde di una persona.
Davvero? Lo guarda.
Lui si volta verso la finestra.
Quindi sarebbe meglio dirle che non c' nessuna traccia
dei sentimenti di Buddy e che, per la maggior parte del tempo
in cui lo ha amato, lui era gi morto?
 la verit.
A volte si deve pensare a qual  lo scopo della verit.
No, non si deve.
Ho intenzione di mandargliela.
Fai quello che ti pare.
Credo che Buddy lo vorrebbe.
Su questo non posso replicare.
Restano in silenzio.
Come stai? le domanda infine. Voglio dire, sul serio.
Le passano per la mente alcune facili risposte; le lascia andare.
Be', mi sono trascinata qui stasera, dice. Nonostante
la neve e tutto il resto.
Lui annuisce come a dire che la comprende, lo sguardo rivolto
alla finestra.  bello, non trovi?
Non nevica mai a Natale, osserva lei. Nevischio, grandine,
pioggia gelata, s. Ma questo? Sembra proprio una cartolina.
No, replica lui. Una cartolina non potrebbe mai catturare
tutto ci. Nulla potrebbe.
Nulla? chiede lei. Winslow Homer? Robert Frost?
Oliver sorride.  solo che ti piace contraddirmi.
Winter into Spring di George Winston, ribatte lei. Non
mi dire che non ha catturato la neve.
La neve, s. Ma questa neve, qui e ora? Si volta a guardarla.
Gli occhi di lui appaiono diversi in quella luce, non sono
del solito azzurro cristallino, ma di un indaco profondo e fumoso.
Il volto di lei si riscalda.
Che cosa credi che significhi? gli domanda, indicando la
finestra con un cenno.
La neve? Oliver inclina la testa in modo curioso. Significa
se stessa.
Non fare filosofia zen con me. Gli d una gomitata. Sono
una ragazza che ha bisogno di risposte. Si rende subito
conto che toccarlo  stato un errore. Lui non si  mosso, eppure
ora lo sente molto pi vicino.
Risposte, eh? E quale sarebbe la domanda?
April torna a voltarsi verso la finestra. La domanda. Sta ancora
fissando la neve, quando sente Oliver tirarle fuori i capelli
da sotto la cravatta. Rabbrividisce, sorpresa dal suo tocco.
Lui comincia a intrecciarle la chioma, com'era solito fare
quando erano bambini.
Lei chiude gli occhi. Per un attimo si permette di percepire
la sua vicinanza. Il cuoio capelluto le formicola. Granelli di
ghiaccio si abbattono contro il vetro. Sente sul collo il respiro
di Oliver.  in trance. Impone a se stessa di non muoversi e poi
invece di muoversi in fretta per spezzare l'incantesimo.
Come sta Bernadette?
 dai suoi genitori, risponde, ma non era quello che gli
aveva chiesto.
Avete fissato la data?
Lui indugia un attimo, finisce la treccia e la tira per raddrizzarla.
Il sette dicembre, risponde.
Stai scherzando, vero? Pearl Harbor?
Il posto che voleva lei  sempre pieno fino a quel giorno.
Oliver infila le mani dentro la treccia, sciogliendola. La pelle
di lei freme elettrizzata. Le dita di lui sono fresche come acqua.
April sente la sua mano sulla spalla. Le sfila lentamente la
cravatta dal collo. La sensazione della seta sulla pelle la fa rabbrividire.
Ci che Oliver non riesce a capire  la gamma di possibilit;
le persone possono distruggere se stesse, gli altri e l'intero
pianeta senza che nulla intervenga a fermarle; lei pu distruggerlo
senza nemmeno provarci. Non ci vorrebbe molto,
pensa, a lasciare che la propria coscia si abbandoni contro
quella di lui, che il sangue salga alla superficie della pelle, finch
non inizieranno a considerare l'innocuit di restare cos
ancora un momento. E poi un altro.
April ricorda la festa del diploma di Oliver, quasi dieci anni
prima, quando lei l'aveva tirato su dalla sedia per ballare un
lento, appoggiando il proprio corpo al suo. Le loro guance
premevano l'una contro l'altra e lei lo aveva sentito diventare
duro contro di s, mentre il suo imbarazzato rossore le scaldava
il viso. Oddio, April, le aveva sussurrato.
Lei era scoppiata a ridere e si era allontanata, lasciandolo l.
Dopodich era andata da Al e gli si era seduta in grembo. Ancora
rosso in viso, Oliver aveva afferrato la lattina di soda e ne
aveva tracannato un sorso. Aveva cercato di scherzare con un
amico, fingendo di non guardare, ma lei sapeva che la stava osservando.
April aveva fatto un risolino, puntando un dito contro
il petto di Al, e lui, il fiato carico di birra, le aveva appoggiato
il palmo della mano sul ginocchio, giocherellando con
l'orlo della sua gonna.
Dopo un po' avevano annunciato che sarebbero andati a
comprare altra birra e che avevano quindi bisogno dell'auto di
Oliver.
Oliver si era parato loro davanti. Tu non sei affatto in
condizioni di guidare, Al, aveva detto. April non riusciva a guardarlo.
Rilassati, Oliver, aveva replicato Al, afferrando le chiavi
dal tavolo. Guida April. Torniamo subito.
April era certa che Oliver li avrebbe fermati e invece non lo
fece. Non tornarono pi alla festa. Non lo aveva programmato.
Aveva ballato con lui per gioco, per metterlo in imbarazzo, ed
era stata presa alla sprovvista dall'improvviso tepore che aveva
avvertito nelle profondit del proprio corpo. Lui le era cos vicino
che poteva quasi udire il movimento dei suoi pensieri, la
marea che montava; lei gli si era infilata sotto la pelle.
Ma non avrebbe mai sporcato Oliver. Era troppo buono.
Troppo puro. E cos aveva fatto in modo che sembrasse un gesto
sconsiderato, come se un fratello valesse l'altro.
April lo guarda, non  pi il ragazzo del liceo, ma un uomo
che conosce appena, con un orologio di lusso e un accenno di
barba incolta. Quasi nulla in lui le  familiare, eccetto gli occhi.
Quegli occhi. April si alza di scatto. Lui non protesta. Si passa
la mano lungo il viso e sulla bocca, un gesto di profonda riflessione
che lei ha visto fare tante volte al padre di Oliver.
Sai come si dice. April fa un cenno in direzione del caminetto.
Se si resta svegli, non arriva.
Lui non sorride, ma si limita a guardarla con un'espressione
inquieta e pensierosa. Buonanotte, April.
 quasi l'alba quando fa quel sogno. Buddy  in cima alle
scale e guarda in basso verso di lei.  un po' ingrassato e, siccome
 appena rientrato, ha il viso arrossato dal freddo. Le
sorride, gli occhi sereni com'erano a volte dopo che aveva trascorso
lunghe ore da solo sul lago. Apre la finestra alla sommit
delle scale e comincia ad arrampicarsi fuori.  un salto di
due piani. April grida, corre da lui, ma quando arriva al pianerottolo,
 sparito.
Si sveglia davanti alla finestra mezza aperta con la neve che
fluttua dentro. Non ha mai camminato nel sonno. Guarda gi
verso il prato intatto, carico di neve. Il cielo  buio, fatta eccezione
per un pallido bagliore all'orizzonte verso est, interrotto
dalle scure sagome degli alberi spogli. Un cervo si muove tra i
cespugli con un lento passo sollevato, le zampe che entrano ed
escono dalla neve sempre pi profonda.
Il respiro di April appanna il vetro e il cervo svanisce. Il
vento geme contro il lato della casa e i rond di Oliver le risuonano
nella mente, girandovi dentro come hanno fatto per tutta
la notte. Ricorda che qualche ora prima era seduta accanto a
lui, la ruvidezza della sua guancia, il crepitio dei tizzoni e l'odore
della cenere. Dopo che si erano dati la buonanotte, si era
sentita diversa nel corpo, pi gentile verso se stessa. Ancora
adesso percepisce il bagliore residuo della vicinanza di lui, cos
come quella volta da bambina quando aveva ricevuto la comunione
e si era sentita pervadere da una presenza. Perch non
riesce ad avvertire la presenza di Buddy allo stesso modo? Il
suo sogno non risponde alla domanda di cui non  ancora in
grado di misurare la profondit: dov' Buddy? Chiude la finestra
e torna nella sua stanza.

 Capitolo 9.

Oliver si sveglia all'odore di waffles e caff, il collo irrigidito
dalla brandina. La porta della sua vecchia stanza  chiusa.
Pensa ad April dall'altra parte, addormentata nel letto della
sua infanzia.
Il bagno  umido e pieno di vapore e profuma di shampoo.
Le pantofole della nonna sono sopra la bilancia, che non registra
niente. Vede l'impronta dei piedi di lei sulle solette di spugna
consumate. La trousse da viaggio di Al  aperta sul ripiano
accanto al dopobarba del padre. Oliver si guarda intorno, ma
non c' nulla che appartenga ad April.
Al piano di sotto i canti di Natale sono a tutto volume. La
nonna chiacchiera con il padre di Oliver davanti ai fornelli,
dandogli delle dritte su quello che sta cucinando, mentre il cane
 steso ai piedi di lui, in attesa che cada gi qualcosa.
Maledizione, impreca Al, appoggiandosi alla frmica
con il giornale aperto davanti. Hanno di nuovo incasinato il
mio articolo di fondo. Quel coglione del redattore del turno di
notte...
Al, lo redarguisce il padre.
Lui richiude il giornale. Il telefono squilla e lui risponde.
Oliver guarda l'orologio. Bernadette sar l tra quindici minuti;
non ha molto tempo per prepararsi.
Al riaggancia. Sempre lo stesso idiota, annuncia.
Il padre si acciglia. C' uno che continua a chiamare e mettere
gi, spiega a Oliver.
Comunque, dov' April? chiede Al.
Vai a svegliarla, dice il padre. Qui  quasi pronto.
Prima che Oliver possa muovere un muscolo, Al inizia a salire
le scale a due a due. Rose, grida. Tira su dal letto quel
tuo culo pigro.
Che diamine, sbotta la nonna rivolta ad Hai. E pensare
che l'hai cresciuto tu.
 senza speranza, dichiara Hai. Lancia un'occhiata alla
fotografia della madre di Oliver accanto al telefono; spesso entrambi
si lamentavano affettuosamente di lui, ricorda Oliver.
Chi mai si sarebbe aspettato un figlio come Al da genitori tanto
tranquilli e seri? Oliver era studioso e obbediente per compensare
il comportamento del fratello, ma guardando indietro si
rende conto che chi li sorprendeva e li faceva divertire era Al.
Si riempie una tazza di caff e getta uno sguardo al nome di
suo fratello sul giornale. L'articolo di fondo  a posto, anzi,
probabilmente  stato migliorato. Al non sa accettare le critiche,
a differenza di Oliver che invece - ne  consapevole - in
quello  fin troppo bravo.
Il campanello suona e il cane scatta in piedi. Bernadette  in
anticipo. Cavolo! esclama Oliver e il cane trotterella verso il
tavolo.
Oliver va alla porta, allacciandosi la vestaglia, e Cricket lo
segue. Nell'atrio ci sono gli stivali da cowboy di April in finta
pelle di serpente, per niente adatti alla neve. Il suo fermaglio
color argento  appoggiato sul tavolino e lui ricorda che, quando
l'aveva vista la notte prima, aveva in effetti i capelli sciolti.
Immagina Al che la sveglia, entrando nella stanza senza bussare.
Il cane raspa alla porta.
Cavolo, ripete Oliver, stavolta in tono di comando, e il
cane va ad accucciarsi sotto il tavolo. Oliver ridacchia e apre.
Oh, no, dice Bernadette vedendolo. Sono cos tanto in
anticipo?
Sono io in ritardo. Le d un bacio. Non ti preoccupare.
Bernadette, dice il padre con una paletta da cucina in
mano. Buon Natale, cara.
Oliver le prende il cappotto. Lei indossa un filo di perle e
un abito di seta verde che il cane annusa con impazienza.
Cricket, lo rimprovera Hai.
Il retriever abbassa le orecchie.
Al scende le scale saltellando. Bernadette. Vedendo
com' vestita, fischia; non  un fischio sincero, ma immeritato,
pensa Oliver, come lo si farebbe a una bambina che sta giocando
a travestirsi. Bernadette arrossisce.
Dimmi la verit, comincia Al, baciandola sulla guancia.
Che ci fa una donna di classe come te con uno sciattone come
mio fratello?
 bravo a fare le pulizie di casa, risponde lei, dando un
buffetto sulla guancia a Oliver.
Ti ha imbrogliato, conclude Al.
Il cane corre incontro ad April che sta scendendo le scale
con addosso un paio di pantaloni felpati di Al e una camicia di
flanella che probabilmente  quella con cui ha dormito. Al fischia
di nuovo, stavolta in modo ironico, anche se in realt
sembra pi sentito. April  struccata, con degli abiti informi e i
capelli scompigliati; Oliver la preferisce cos. Cricket si alza sulle
zampe posteriori e piazza quelle davanti, belle grosse, sulle
spalle di April. Oddio, Cricket. Lei si mette a ridere, spingendo
via il cane. Hai un alito che farebbe affondare una corazzata.
Il cane scodinzola, lusingato.
Il telefono squilla di nuovo e Hai va a rispondere. Mangiate,
dice a tutti, indicando la tavola.
Cricket rotola sulla schiena con le zampe piegate e April le
accarezza la pancia. Strano, pensa Oliver. Gli animali domestici
sono sempre stati la specialit di Buddy.
Stammi a sentire... impreca Hai al telefono, poi guarda
la cornetta e riattacca. Qualche ragazzino che fa gli scherzi,
dichiara scuotendo la testa, anche se Oliver  sicuro che suo
padre la pensa diversamente.
April guarda il telefono e incrocia le braccia. Sembra
affaticata e guardinga. Si  raccolta i capelli in una coda sbilenca.
Sul collo ha i segni delle lenzuola. Buongiorno, dice a nessuno
in particolare. Sono contenta di vederti, Bernadette, aggiunge,
dandole un bacio sulla guancia. D una pacchetta sulla
spalla alla nonna e si siede.
Tutto qui? domanda Al. Niente baci a noialtri?
April gli manda un bacio stanco. Ha un'aria deliziosa, zio
Hai. Sto morendo di fame.
 una bugia, pensa Oliver.
Mangia in modo frugale, come chi raziona il cibo in guerra.
Accanto a lei, la nonna parla ininterrottamente. Di tanto in
tanto April annuisce, ma i suoi occhi continuano a vagare verso
la finestra dove la neve oscura il vetro.
Il telefono squilla e lei si alza.
Vado io, si precipita Hai, ma lei lo ferma con un gesto.
Dice pronto e gira le spalle alla sala da pranzo. La conversazione
rende la tavolata rumorosa. Oliver si sporge indietro sulla
sedia per riuscire a vedere April in cucina. Lei sta guardando
di nuovo fuori dalla finestra, gli occhi al cielo. Non dice
niente, ma resta in ascolto per un lungo momento.
Oliver lancia un'occhiata a Bernadette, ma lei si limita a rivolgergli
uno sguardo interrogativo.
Con chi sta parlando? domanda la nonna.
Hai si stringe nelle spalle. Prendi un altro ivaffle, mamma.
April si volta, china la testa e riaggancia. Hai incrocia lo
sguardo di Oliver dall'altra parte del tavolo; stanno pensando
la stessa cosa.
Era Buddy? domanda la nonna quando April torna.
S, risponde April. Dice che vorrebbe tanto essere qui.
Il telefono non squilla pi.
Quando hanno finito di mangiare, Hai arriva con dell'altro
caff e Bernadette porta gli avanzi in cucina. Oliver comincia a
sparecchiare.
Oliver, implora la nonna. Suonaci quel tuo pezzo nuovo.
April solleva lo sguardo dal piatto. La stanza sprofonda nel
silenzio.
Nonna. Si mette a ridere. Non c' nessun pezzo nuovo
da dieci anni. Raccoglie delle forchette sporche.
Sai quale intendo, insiste lei. Tra la la, ta dii ti da.
April la canticchia assieme a lei. La nonna si ferma e April
prosegue. La canzone torna in mente a Oliver tutta in un colpo,
investendolo con la potenza di un'onda dell'oceano. Come
fanno a ricordarla?
Che cos'? domanda Bernadette.
Lui la guarda terrorizzato.
Una canzone che ha composto Oliver, risponde Hai.
Me la ricordo anch'io, ora che la sento. E stata una delle ultime,
vero?
Oliver non risponde. April smette di canticchiare e lo guarda.
Tu componevi? chiede Bernadette ridendo. Con che cosa,
con l'armonica?
Le labbra di April si schiudono in un'espressione di stupore.
 quasi impossibile sorprenderla, ma ora Oliver avverte lo
sconcerto di tutta la famiglia.
Il padre scoppia in una risata imbarazzata. Vuoi dire che
Oliver non te l'ha detto? Sarebbe potuto diventare un concert...
Non  poi questa gran cosa, lo interrompe bruscamente
Oliver. Per l'amor del cielo, manco avessi gi un'altra moglie.
Si alza e sbatte il ginocchio contro una sedia che colpisce
il tavolo rovesciando il caff di diverse tazze nei piattini. Non
l'aveva detto a Bernadette, e allora? Non era forse un sollievo
sapere che lei lo amava per quello che era e non per un qualche
talento che poteva avere o non avere? Oliver flette le dita.
Gli accordi sono perduti. Il suo corpo non ne ha memoria.
Sar meglio che mi prepari per andare dai tuoi, dichiara,
porgendo il proprio piatto a Bernadette che lo guarda a bocca
aperta.
Wow, esclama Al, mentre Oliver sale le scale. Permaloso,
il ragazzo.
Sotto la doccia Oliver sente l'acqua scottargli il viso. Una
volta Bernadette gli aveva chiesto che cosa ci facesse nel suo
appartamento quel pianoforte impolverato e scordato e lui le
aveva risposto che era di sua madre e che l'aveva tenuto per
motivi sentimentali, bench non lo suonasse. Non era, a rigor
di logica, una bugia. E tuttavia Bernadette se la sarebbe presa.
Avrebbe voluto sapere perch Oliver non glielo aveva detto e
avrebbe preteso una risposta adeguatamente articolata.
Si veste in camera di Al e sente April entrare nella doccia.
Si abbottona la camicia bianca e inamidata, ruvida sulla pelle,
e si annoda la cravatta le cui righe vistose si abbinano all'abito.
Tastandosi il taschino, si accorge di aver lasciato il pettine in
bagno. L'acqua della doccia non scorre pi. Oramai April deve
aver finito. Bussa.
Un attimo dopo April spalanca la porta. Ha i capelli bagnati.
Indossa l'accappatoio di Oliver che lui aveva lasciato appeso
in bagno. Devo prendere una cosa, le dice.
Lei annuisce e lo lascia entrare. La sua tranquillit lo irrita.
Chi  lei per accusarlo, con tutto quello a cui ha rinunciato? In
confronto alle decisioni di April, le sue perlomeno sono sensate.
Ricava con la mano un ovale dallo specchio appannato e si
pettina indietro i capelli. April si appoggia alle piastrelle e si
mette a braccia conserte. Probabilmente non le piace il suo
aspetto, i capelli troppo leccati, gli abiti ordinari. Lei preferisce
i denti d'oro e i tatuaggi con scritto MAMMA, non gli uomini
che si mettono il gel. Oliver la guarda nel riflesso annebbiato.
Glielo avrei detto pi avanti, assicura.  acqua passata. Non
 rilevante.
April non replica, il che lo irrita ancora di pi. Oliver chiude
la porta e ci tiene sopra la mano. Che mi dici di quelle telefonate?
Vorresti farci credere che non hai ricominciato a vederlo?
Nessuno ti sta giudicando, Oliver. Tutti possiamo scegliere.
Einstein avrebbe potuto fare il falegname.
Ah, certo. E questo non  forse un giudizio? D una manata
alla porta. Il rumore  pi forte di quanto si fosse aspettato.
April indietreggia. Per un attimo Oliver capisce in che modo
gli uomini possono farle del male. Lei a malapena respira; si
 imbattuta in un serpente nel bosco ed  decisa a rimanere
perfettamente immobile. Sa come comportarsi, pensa lui. Si 
trovata altre volte in quella situazione.  la sua specialit. Non
le piacerebbe che lui la picchiasse? Non sarebbe una conferma
a tutto ci che lei crede?
Oliver, dice in tono pacato. Non importa quale professione
sceglierai, se vivrai nel modo in cui suoni.
In cui suonavo. Sente il proprio corpo contrarsi, le mani
strette a pugno. E quale sarebbe, April? Che cosa credi di
capire di me? No, non rispondere. Perch mai dovrei chiederlo a te?
Lei sbatte le palpebre, ma tiene gli occhi puntati nei suoi.
Non si muove.
Me ne vado, le annuncia. Hai addosso il mio accappatoio.
Lei lo fissa. Lo rivuoi adesso?
Lui guarda l'orologio. La famiglia di Bernadette ci sta
aspettando.
Voltati, gli intima.
Oliver esita e poi obbedisce, anche se dev'essere ovvio che
riesce a vederla nello specchio. April si toglie l'accappatoio.
Sotto indossa una sottoveste nera con le spalline sottili, corta e
dall'orlo a smerlo, che finisce dove cominciano i collant. Prende
un abito blu notte dal portasciugamani e se lo infila.
Se hai intenzione di guardare, almeno renditi utile, gli dice,
tirandosi su i capelli. Lui si volta lentamente e tocca il tessuto
vellutato che le avvolge la vita. Le centra l'abito sui fianchi
e poi fa scorrere la cerniera lungo la schiena. April lascia ricadere
i capelli, ma continua a dargli le spalle. Oliver si infila le
mani in tasca in tutta fretta.
Ascolta, soggiunge in tono tranquillo. Cosa c' di male
se vado avanti con la mia vita?
Lei lo guarda nello specchio. Ho fatto un sogno in cui un
uomo chiudeva tutte le porte e le finestre della propria casa,
senza rendersi conto che la tigre che stava cercando di tenere
fuori era nel seminterrato.
Io i sogni non li capisco.
Cominciava a venirle fame l sotto.
Sono frustranti.  per questo che non me li ricordo.
Se non te li ricordi, come fai a dire che sono frustranti?
Devo andare.
April annuisce.
Lui prende l'accappatoio e apre la porta per andarsene. Si
volta a guardarla. E che cosa succede nel sogno? le domanda.
Oliver, lo chiama Bernadette dal fondo delle scale. 
ora di andare, tesoro.
O la tigre muore di fame, sentenzia Oliver, oppure l'uomo
viene sbranato. Non pu andare a finire bene per tutti e
due.
Forse l'uomo aveva fatto quello sbaglio di proposito, osserva
April. Forse voleva essere divorato.
Oliver fa una pausa, cercando di afferrare il senso delle sue
parole.
Oliver? lo chiama di nuovo Bernadette in tono preoccupato.
Lui non capisce, ma ora ha la sensazione che sia pi difficile
andarsene. Sente i passi di Bernadette sulle scale e, bench
sia certo di non avere nulla da nascondere, chiude la porta in
faccia ad April.
Quando vede Bernadette a met della rampa con i morbidi
capelli ordinati che le incorniciano il viso inquieto, gli torna in
mente Daisy, una ragazza con cui usciva alle superiori.  un ricordo
enorme e stupefacente, come una balena che risale in
superficie accanto a uno skiff.
Quell'estate fu una delle pi aride mai registrate. A ovest
una spessa cortina di smog imbrattava l'orizzonte di Manhattan.
A est gli alberi bruciavano negli Hamptons. Nel mezzo i
prati di tutta l'isola diventavano marroni. Le rose che Oliver
aveva piantato nel nuovo giardino del padre languivano. Bench
avesse letto dei libri di giardinaggio, gli mancava l'intuito
della madre su come tenere in vita i fiori.
Era la fine di agosto, poco prima che Oliver partisse per il
college; se ne stava steso sul divano di Daisy, senza camicia e
con un ventilatore appoggiato su una sedia davanti a s. I genitori
di lei le avevano preso quel piccolo appartamento in affitto
vicino alla stazione dei treni perch costava meno degli alloggi
nel campus e anche perch non volevano che vivesse a Manhattan.
Tutto ci a patto che condividesse l'appartamento con
qualcuno, preferibilmente una sua compagna di classe delle superiori.
Un'entit conosciuta. Daisy trov April che non era
mai stata tanto ansiosa di lasciare la casa del padre.
Era difficile capire se Oliver avrebbe invitato Daisy a uscire
nel caso in cui non fosse stata la coinquilina di April. Comunque
sia, non se ne pentiva. Era una flautista, un tipo classico e
ordinato, con i capelli color carota. Beveva cinque bicchieri di
latte al giorno ed era appassionata di pattinaggio sul ghiaccio.
Era un'amica improbabile per April, da ogni punto di vista.
Oliver aveva stabilito che non sarebbe andato al college ancora
vergine e, una volta abbandonatosi a quella decisione, non
era mai sazio di Daisy. Di recente aveva mollato il pianoforte,
quindi aveva un sacco di tempo a disposizione. Trascorrevano
una serata dopo l'altra nell'appartamento, mentre April lavorava
al bar. La maggior parte delle volte, quando Oliver se ne andava
all'una o alle due del mattino, April non era ancora rientrata.
Vedeva tracce di lei, un posacenere fuori sulle scale antincendio
o dei fondi di caff nel lavandino, e sapeva che lei vedeva
tracce di lui, una giacca dimenticata su una sedia o una
confezione di preservativi sfacciatamente lasciati nella trousse
da bagno.
Una volta Daisy aveva sorpreso Oliver a curiosare nell'armadio
di April e cos aveva dovuto confessarle che stava cercando
il portagioie della madre, quello che lei aveva dato ad April sul
letto di morte, ma anche che stava dando giusto un'occhiata.
Qualche settimana dopo il funerale della madre, aveva trovato
April nella stanza dei suoi genitori che sceglieva i vestiti
da donare all'Esercito della Salvezza. Era in piedi davanti all'antica
specchiera della madre e teneva una gruccia sotto il
mento. Era un abito che la madre aveva indossato in occasione
di uno dei suoi recital, elegante, con il collo alto e una dozzina
di bottoni rivestiti di pizzo lungo la schiena, del tutto diverso
dal genere che portava April. Nella luce che si affievoliva, a
Oliver era sembrato un abito da sposa.
April era immobile, una mano attorno alla gola e l'altra in
vita. Quell'abito, affusolato e tenue, calzava a pennello alla
madre. Lei detestava i colori primari e si vestiva solo di tonalit
pastello, di bianco e ogni tanto di grigio. April, al contrario,
aveva una propensione per i rosa elettrici e i gialli fluorescenti.
April aveva fatto scorrere una mano sul tessuto. Oliver era
entrato e si era seduto sul letto. Lei lo aveva guardato attraverso
lo specchio, gli occhi splendenti nella luce del crepuscolo.
Provalo, le aveva detto lui.
Non mi andrebbe, gli aveva risposto.
Ogni cosa in quella stanza portava l'impronta della madre,
le pareti rosa pallido e le tende di pizzo, i mobili in ciliegio con
le gambe ricurve e la fragranza di lavanda che aleggiava tra i
suoi abiti. Era il sancta sanctorum della casa, una stanza priva
di televisioni e radio, un luogo dove si leggeva, ci si spogliava e
ci si infilava in lenzuola fresche e pulite. Il luogo dove sua madre
era morta.
Durante le ultime settimane, April aveva frequentato con
regolarit la loro casa per fare il bagno alla madre e cambiarle
la padella mentre suo padre era al lavoro. Aveva assunto il ruolo di figlia.
Una mattina presto, mentre andava a fare la doccia, Oliver
si era fermato fuori dalla porta ad ascoltare il tranquillo conversare
di voci femminili che non aveva mai udito crescendo.
Non riusciva a capire cosa si stessero dicendo, per ne coglieva
il tono, cos diverso dal modo in cui i suoi genitori parlavano
tra loro. La voce del padre era gentile, ma baritonale. Perfino
le sue domande suonavano risolute. April e la madre, per
contro, avevano una cadenza dolce e sinuosa, come se fossero
alla ricerca di qualcosa.
Aveva sbirciato attraverso una fessura nella porta e aveva
visto la madre consegnare ad April una scatola laccata. In seguito
April gli aveva giurato che si trattava di un comune portagioie,
un ricordo che aveva soltanto un valore sentimentale,
ma Oliver era certo che contenesse qualcosa.
Si era vergognato quando Daisy lo aveva sorpreso a curiosare,
ma poi lei lo aveva stupito offrendosi di aiutarlo nella ricerca.
Entrambi si erano allora messi a ficcare il naso tra le cose
di April come corvi nella spazzatura. Oliver si era concentrato
sulla scatola piena di fogli in fondo all'armadio, mentre
Daisy frugava tra la biancheria intima e i cosmetici. Ben presto
si era dimenticato del portagioie della madre. Non sapeva pi
cosa stesse cercando, eppure era certo che quel qualcosa si trovava
l.
Guarda che roba, disse Daisy. Diciassette tonalit di
smalto. E non gliene ho mai visto uno addosso.
Oliver non stava guardando lo smalto, ma l'intimo di cotone
bianco steso nel cassetto aperto. Per qualche ragione si
aspettava qualcosa di satinato e scuro.
Torn all'armadio dove trov le cose pi strane: un libro
sulla coltivazione delle orchidee, i disegni che il suo fratellino
aveva fatto all'asilo e una busta contenente dei ritagli di giornale
sui recital di Oliver.
Che cos'? gli domand Daisy, prendendogliene uno di
mano. "Giovane talento eclissa gli altri partecipanti". Che titolone!
 il Glenport Gaiette, replic lui. Non  proprio come il
New York Times.
"A diciassette anni, Oliver Night ha ipnotizzato il suo pubblico."
Scoppi a ridere.
Per favore.
"Nel corso di un'avvincente esecuzione della Sonata in Fa
minore di Beethoven, opera cinquantasette, Appassionata, le
dita di Night si sono trasformate in un impetuoso ribollire di
emozioni, al contempo tenute dolcemente a freno. La sua interpretazione
 stata inquieta, sull'orlo del caos, e tuttavia in
grado di commuovere e di librarsi leggera. Nel primo movimento,
prolungato e talvolta tormentato, Night ha immerso il
proprio pubblico in..."
Basta cos.
La modestia non aiuter la tua carriera.
Non ne ho una, ricordi?
Daisy rimise il ritaglio nella busta. Vieni qui, gli disse.
Non indovinerai mai che cosa ho trovato.
Nell'ultimo cassetto dell'armadio di April, sotto uno strato
di vestiti, c'era un taccuino con la copertina rigida. Oliver non
si sarebbe mai aspettato che April tenesse un diario, eppure
era l. Daisy lo prese e vi fece scorrere sopra la mano. Era ricoperto
da un tessuto verde oliva, lacero e consunto. Che cosa
ci scrive, secondo te? gli domand, portandosi il taccuino al
petto.
Come faccio a saperlo?
Be', per non possiamo leggerlo. Sarebbe un po' troppo.
Lo porse a lui.
Oliver non voleva prenderlo, ma una volta che fu tra le sue
mani, lo sent caldo, vivo. Tocc i margini delle pagine. Daisy
lo guardava.
Com'era messo? le domand, riponendolo nel cassetto.
Con il dorso verso destra, rispose lei.
Sei sicura? Mi sembrava che fosse cos.
Sono sicura, conferm lei. Con sopra la camicia azzurra.
Oliver richiuse il cassetto e sospir. Rimettiamo tutto in
ordine, disse. Il portagioie di mia madre non  qui.
Pi tardi si ritrovarono completamente nudi sul futon di
Daisy. Era l'unica camera da letto e aveva due futon gemelli disposti
a L, testa contro testa, addossati alle pareti. Daisy si era
addormentata con le labbra socchiuse e le palpebre che fremevano.
Oliver sonnecchiava e si risvegliava, conscio del fatto che
doveva tornare a casa.
All'una e mezzo fu svegliato dal rumore di un motore in
folle. Ud delle voci, ma non colse le parole. Si alz dal futon,
attento a non disturbare Daisy, e guard fuori dalla finestra.
Due piani pi sotto April era in piedi sul marciapiede accanto
a un'auto. Il guidatore la tratteneva per un braccio attraverso
il finestrino del passeggero, ripetendo qualcosa in tono
lamentoso. Lei si ritrasse, ma lui rimase attaccato alla manica
del cardigan, allungandola. April scivol fuori dal maglione,
lasciandolo tra le mani di lui. Quincy? si domand Oliver.
Quando sent la chiave di April nella toppa, si rimise a letto.
Cerc di ricordare dove avesse lasciato i vestiti. Non si capacitava
di essere stato cos incauto. Per qualche ragione lui e
Daisy avevano lasciato la porta della camera da letto accostata.
Ud April mettere il catenaccio all'ingresso e andare alla finestra.
Aveva il fiatone, avendo salito le scale di corsa.
L'auto si allontan lentamente. Dalla stanza accanto proveniva
un suono intermittente e sordo e Oliver cap che April
aveva staccato la cornetta del telefono. Lei and il bagno e apr
l'acqua. Oliver tast con il piede il fondo del letto in cerca dei
vestiti, ma non li trov.
Hmm? fece Daisy, intontita.
Sst, disse. E lei.
Il futon di April era proprio sotto la finestra, immerso nella
pozza di luce di un lampione. Oliver riconobbe i jeans e la
biancheria buttati sul copriletto. Si allung sopra Daisy e afferr
gli abiti, giusto nel momento in cui si apr la porta del bagno.
Si immobilizz. April entr nella stanza, a piedi nudi ma
ancora vestita, con passo esageratamente cauto; aveva bevuto.
Oliver era certo che l'avesse visto, eppure lei si sedette a gambe
incrociate sul proprio futon con la testa tra le mani, rivolta
verso la parete di fronte.
Daisy gli tocc il petto sotto il lenzuolo. Lui le mise un dito
sulle labbra. Non restava che aspettare. Una volta che April si
fosse addormentata, si sarebbe infilato i vestiti e se ne sarebbe
andato.
April rimase seduta per un bel po', abbracciandosi la pancia
e dondolando. Oliver si trovava in una posizione scomoda,
appoggiato sui gomiti con Daisy sotto di s e i jeans ancora
stretti nel pugno. Il respiro di Daisy si fece profondo e regolare
e la testa le ciondol sul cuscino. Finalmente April si sdrai.
Per un attimo Oliver la vide in viso, gli occhi fissi al soffitto.
Lei mosse le labbra in silenzio e si copr il volto con le mani.
Strisce di luce proiettate dalla veneziana curvavano lungo il
corpo di April. Si gir sul fianco, voltandogli le spalle. Gli occhi
di Oliver percorsero la piega della sua vita, la rotondit del
fianco, la linea spiovente della coscia. Indossava dei pantaloni
attillati sul sedere e lui si domand come facesse a dormirci.
Poi lentamente il pugno di lei posato sul cuscino si apr, un dito
alla volta, come una delle rose di sua madre.
Oliver abbass lo sguardo e vide che Daisy era sveglia e lo
fissava inespressiva. Ebbe la fredda sensazione che stessero
aspettando quel momento. Non vi furono esitazioni. Si tuff
su di lei, i suoi gemiti cos forti da svegliare i morti.
April non si mosse, ma Oliver immagin di poter percepire
i suoi muscoli contratti, il respiro sospeso. Daisy e Oliver si
guardarono senza sorpresa, la finzione svanita. Sapevano fin
dall'inizio dove volevano andare a parare, erano stati l'uno per
l'altra una via d'accesso a lei. Poi, per essere certo che April
avesse udito, Oliver chiuse gli occhi e sussurr a Daisy che l'amava
disperatamente.

 Capitolo 10.

Il sole di mezzogiorno si riflette intensamente sulla neve appena
caduta. April si infila gli occhiali scuri che le si appannano
all'interno. Lascia il motore acceso mentre passa uno scopino
sul parabrezza, dopodich pulisce il tetto. Al esce di casa
con la giacca infilata per met e prende un raschietto dal bagagliaio
della propria Jeep. Solleva il tergicristallo dell'auto di lei
e comincia a grattare.
Che fretta hai? le domanda.
Attacco a lavorare alle quattro. E prima mi devo cambiare.
Cosa fai dopo il lavoro?
Vuoi dire alle due del mattino?
Esatto.
Non so. Credo che andr a pattinare.
Lui fa un sorrisetto compiaciuto. Salta su un treno. Ti vengo
a prendere alla Penn Station.
Per fare cosa?
Il bicchiere della staffa. La colazione. Non importa.
Non hai un aereo da prendere?
Non prima di marted. Ripiega il tergicristallo e va dall'altro
lato. Che ne dici?
Esiste una cosa chiamata sonno.
Non dormiresti comunque, ribatte lui. Dai. Voglio che
mi rispondi di s.
Non posso.
Al lascia ricadere il tergicristallo. Hai ricominciato a vederlo,
non  cos?
April va sul retro dell'auto e spazza via la neve dai fanali
posteriori.
Chi tace acconsente.
Se lo sai gi, perch me lo domandi?
Potrei organizzarti un appuntamento con Keith Van
Horn, ma tu vuoi il tipaccio seduto in fondo al bancone.
 sposato. Lei gli lancia un'occhiataccia. E poi, se l'unica
cosa che volessi fosse uno da portarmi a letto, non avrei bisogno
di andare a cercarlo nell'NBA.
Tesoro, se  questo che cerchi... Al spalanca le braccia,
sorridendo.
Lei alza gli occhi al cielo, entra in macchina e accende lo
sbrinatore.
Lui sale accanto a lei. Oh, Santo cielo, esclama, dando un
colpetto con il dito alla nappina del cappello da diploma di
Buddy. Devi uscire da questa trappola mortale.
Mi stai offrendo un'altra bagnarola?
Prendi la mia, le propone, porgendole le chiavi. Preferisco
guidarla io, piuttosto che vederci dentro te.
Non hai un briciolo di cuore?
S, ma non mi piace la morbosit.  ora che torni tra i vivi,
Rosie.
Ehi, sono venuta qui ieri sera, giusto?
E stasera?
Non credo che siano affari tuoi.
Le afferra la nuca con una mano e l'attira a s. Al diavolo
Van Horn, sbuffa. Lei sente l'odore di sigarette e del chewing-
gum, che Al spinge in un angolo della guancia per baciarla.
April lo allontana con uno spintone e lui scoppia a ridere.
Chiamami al cellulare se cambi idea, aggiunge, scendendo
dall'auto. Posso essere alla stazione per le tre.
April annuisce.
Lui fa il giro dell'auto fino alla portiera di lei e le batte sul
finestrino che cigola abbassandosi. Rose, dice. Molla quel
cowboy. Le d un bacio, delicato stavolta, poi si posa una mano
sul petto e fa un sospiro drammatico.
Sparisci. April ride, tirando su il finestrino, e lo guarda
trotterellare verso casa.
Quando April sale le scale che portano alla stanza di T. J.
sono le tre e un quarto del mattino. Entra. Le luci sono spente
e lei si dirige silenziosamente verso la branda, che trova vuota.
Sente la porta chiudersi e si volta, trovandosi davanti T. J. Gli
va incontro e gli mette le braccia al collo, ma lui rimane rigido.
Ti aspettavo ieri sera.
Lei fa un passo indietro. Ti ho detto che sarei andata a casa
di mio zio.
Direttamente dal lavoro? Nel cuore della notte?
S.  proprio quello che ti ho detto.
Lui annuisce, per niente convinto. Come sta il tuo cosiddetto
cugino?
Bene, risponde. Splendidamente. Hanno fissato la data.
Sto parlando del re dello sport, dice. Mister NBA.
Una corrente d'aria la gela dentro. Anche lui sta bene, immagino.
Non abbiamo parlato molto.
No, eh.
Ti avevo detto di venire, T. J. Ti avevo detto che era sbagliato
passare il Natale da solo.
Non ero solo.
Lei non raccoglie la provocazione. Ascolta, se vuoi che me
ne vada...
Lui le prende la borsetta e la lascia cadere a terra. Poi la
giacca. La sciarpa. Le solleva la maglia sopra la testa, invece di
perdere tempo con i bottoni. Accende la luce, una spoglia lampadina
sopra di loro, ed esamina il suo corpo.
Non tutti lasciano dei segni.  una cosa pericolosa da dire,
ma lui non sembra sentirla. Le fissa le braccia nude, le clavicole,
le costole. Lei ha freddo, ma si trattiene dal tremare.
Girati, le ordina. Piegati in avanti.
April lo fa, non perch lo desideri, ma perch non ha importanza.
Lui muove le sue grosse mani lungo la schiena di lei.
Dio, inizio a dimenticare in che modo Denise era diversa.
Prima ho bisogno di bere, dichiara April.
Ti guardo e a volte, lo giuro, vedo lei che mi guarda.
Io sono lei, gli dice. E ho bisogno di bere.
Lui si inginocchia e le mette le mani attorno alla vita. Cinque
anni, dice, e pi tempo passa da quando se n' andata,
pi continuo ad aspettarla. Le appoggia il viso sui lombi.
April guarda l'unica finestra della stanza, piccola e chiusa
dalla vernice. La pioggia scroscia delicatamente. Pezzi di
ghiaccio scivolano lungo il vetro. Non riesce a vedere niente.
Pensa alla ragazza di Buddy a Kingston, alla lettera nella sua
borsetta, che ora  certa di imbucare. Quella ragazza ha bisogno
di una risposta. Di una qualsiasi risposta.
T. J. si allontana, si siede sulla branda e si nasconde il volto
tra le mani. April si volta e va a mettersi accanto a lui. Gli tocca
la schiena, ma lui non se ne accorge. Se solo non mi avesse
mentito, dice T. J.
April ritrae la mano. Dimenticalo.
Li ho visti insieme, continua lui. Ho visto come lo guardava.
Smettila, dice April.
In strada un cane ulula.
T. J. prende il cuscino e se lo stringe al petto. Fissa intensamente
la parete. Quand'ero piccolo, in uno dei posti dove mi
hanno messo, c'era un cucciolo, un piccolo beagle di nome
Keeper. Sempre allegro e carino. La notte aveva l'abitudine di
dormire con me.
April non capisce, ma si guarda bene dal fargli domande.
Tira il copriletto e se lo avvolge intorno al corpo. Le viene in
mente che in quel momento avrebbe potuto essere in compagnia
di Al a guardare un film o a dormire nella sua poltrona.
Una volta si era offerto di portarla a un bowling che restava
aperto tutta la notte. Perch gli aveva detto di no? Perch 
un'idiota, ecco perch. Ma ormai per lei  troppo tardi.  sempre
stato troppo tardi.
Il cane non era della vecchia signora, prosegue T. J. L'aveva
ereditato dal figlio dopo la sua morte. Un poveraccio che
si era distrutto con le sue mani, finch non era rimasto pi
niente di lui. Doveva essere sui cinquanta, ma sembrava avere
l'et della madre. Veniva a casa ogni mercoled sera e si bucava
dopo che la vecchia era andata a letto. Lasciava aghi dappertutto,
ma lei non cap mai. Sogghigna sommessamente, la sua
solita risatina rauca. Era davvero una donna innocente. Le
rubava anche i soldi. E lei parlava tutto il tempo di lui. Lo vedeva
come il Cristo tornato in terra. Dio, se avesse saputo la
roba che ci dava. A ogni modo, lui mor e noi ci prendemmo il
cane.
April non sa cosa dire.  stupita, si sforza di capire. Un affido,
 di questo che sta parlando?
Accidenti, com'era bello quel cane. Dormiva ogni notte
raggomitolato qui, dice, stringendo pi forte il cuscino. Ma
un altro bambino, Cory, che era pi grande di me, lo voleva
con s. Ogni notte cercava di rubarmelo e ogni notte Keeper
tornava in camera mia. Alla fine mi disse che, se il cane avesse
dormito ancora una notte nella mia stanza, mi avrebbe spaccato
la faccia. Io gli risposi che il cane dormiva dove voleva.
Quella sera lo chiuse nella propria stanza. Lo sentii grattare alla
porta per met della notte e poi non lo sentii pi. Nemmeno
un rumore. T. J. si fa silenzioso e fissa la parete.
"Nessun maledetto cane di merda manca di rispetto a
Cory Vanderwert", disse la mattina dopo. Andai fuori a cercarlo perch sapevo che non poteva averlo portato lontano. Lo
trovai nel bidone della spazzatura con la testa girata nel verso
sbagliato e le zampe tutte rigide, come se fosse su un cazzo di
girarrosto. Fa la sua strana risata rauca. Gli mancava giusto
una mela in bocca. Si nasconde il viso tra le mani. 'Fanculo,
mormora. 'Fanculo, 'fanculo, 'fanculo.
April alza una mano per toccarlo, ma poi la riappoggia in
grembo.
Mentre tornavo verso l'appartamento, immaginavo come
ammazzarlo. Pensai alla padella per friggere della vecchia signora.
Era pesante e nera, sembrava fatta di ferro battuto. Ma
quando entrai, vidi due poliziotti in soggiorno. Che strano, forse
mi avevano letto nel pensiero ed erano venuti ad arrestarmi
ancora prima che lo facessi fuori. E invece erano l per qualcos'altro.
Il bambino pi piccolo, non mi ricordo il suo nome perch
era molto tranquillo, si era tuffato dal divano, come faceva
sempre quando la vecchia dormiva. Solo che quella volta si era
spezzato il collo. Fa un respiro, lo sguardo ancora fisso in un
angolo della parete che April non riesce a vedere. Sembrava
cos piccolo sulla lettiga. Dalle occhiate che si scambiavano
quelli del pronto soccorso, capii che non c'era niente da fare. E
non era neanche un bambino cattivo, non come alcuni di loro.
Semplicemente, gli piaceva tuffarsi dal divano.
A ogni modo, noi fummo subito riassegnati. A Cory  andata
bene che le informazioni erano riservate perch altrimenti
gli avrei dato la caccia. Fa un sospiro. Non so come ha fatto
poi la vecchia a tirare avanti, perch sono piuttosto sicuro
che l'agenzia fosse la sua unica entrata. La sua faccia non me la
ricordo pi, per spesso vedo ancora quel cane, quando mi
metto a letto. Mi pare di sentirlo raggomitolato qui.
April gli tocca il braccio e lui la guarda per la prima volta.
Lei non sa che cosa veda nel suo viso, ma T. J. sorride. Sei cos
sorpresa, bambola? Ma certo. Tu hai la tua piccola vita perbene,
la mamma e il pap che si prendono cura di te, un fratellocon cui sei cresciuta nella stessa casa per tanti anni. Una sola
casa. Un vero fratello. E anche quei tuoi cugini finti. Devi
pensare che il mondo sia un posto fantastico, no? Che la vita
sia una passeggiata. Be', spero che continui a essere cos per
te. Lo spero davvero. I suoi occhi si spostano dal viso al seno
di lei.
Cosa ne  stato dei tuoi genitori? gli domanda April, ma
 troppo tardi. Le raccoglie i capelli con una mano e con l'altra
si tira gi la cerniera dei pantaloni. Lei lancia un'occhiata alla
bottiglia di vodka, ma ormai ha perso la sua occasione.
T. J. si libera dei jeans con un gemito, come se ci fosse stato
costretto dentro per met della sua vita. Dai, bambina. Portami
via. Si sdraia indietro chiudendo gli occhi e lei capisce che
cosa si aspetta. April vede se stessa, un'immagine indistinta,
come attraverso un vetro dipinto.  a malapena in quella stanza.
Mentalmente fa l'inventario del bar, pulisce il tubo di scarico
sotto il lavandino, rifornisce il magazzino, qualsiasi cosa,
tranne che quello. Dopo un po' T. J. inarca la schiena. Trattiene
il respiro e poi si alza di scatto, facendola voltare.
Dov' il preservativo? domanda lei.
Lui la spinge indietro contro la scrivania, tirandole gi i
jeans neri sui fianchi.
Se lo metti dentro senza preservativo, te lo taglio, lo minaccia.
Dannazione, inveisce lui, infilando una mano in tasca.
Se  vero che non l'hai mai fatto senza, allora finora non sei
stata scopata a dovere.
Va bene, dammi pure della vergine, ma mettiti quello stramaledetto
guanto.
T. J. se lo infila e le entra dentro con forza. Lei  tanto
asciutta quanto lui  duro. April pensa alla spazzola d'acciaio
rotonda appesa nel seminterrato del bar, al modo in cui suo
padre imprecava quando la ficcava dentro i tubi ostinati. Si
morde un labbro fino a sentire il sapore del sangue. Stranamente
l'orologio sopra la scrivania segna le nove e mezzo;  sei
ore avanti, si domanda, o sei ore indietro? Immagina Al in citt
che guarda l'orologio, conscio ormai che lei non lo chiamer.
Ricorda a se stessa che l'ha voluto lei. E stata una sua scelta.
Affonda le unghie nella scrivania. T. J. si muove pi veloce, un
martello pneumatico umano. La pelle le si scuote sulle ossa. Se
va avanti cos ancora per molto, pensa, le far perdere un'otturazione.
Un dolore bruciante le esplode dentro. Le ha forse spaccato
la cervice? April ingoia il proprio grido che le si riverbera
nel corpo, ora fragile come ghiaccio staccato dal parabrezza.
Basterebbe un colpo ben assestato perch lei si frantumi in tutta
la sua lunghezza e poi scivoli via.
T. J. emette un lieve mugolio, abbandonando il proprio peso
sulla schiena di April e ansimando pesantemente. April si
volta verso di lui, che per si raddrizza e va in bagno.
T. J.?
Non le risponde. Sente un singhiozzo.
April si tira su gli slip e cerca la vodka accanto al letto. Prende
un lungo sorso e poi un altro. Si rimette la camicia e infila il
reggiseno nella tasca della giacca, dato che le mani le tremano
troppo per agganciarlo. Si annoda la sciarpa e coglie il proprio
riflesso nello specchio buio e opaco sopra lo scrittoio. Il suo viso
 giallastro, a parte le lune ombreggiate sotto gli occhi. Non
era abbastanza ubriaca, pensa, tutto qui.
Apre il cassetto dello scrittoio per cercare una spazzola, ma
 vuoto. Apre tutti i cassetti e dentro ci sono soltanto pelucchi
e polvere. Va all'armadio dove trova una fila di grucce vuote e
una sacca da viaggio piena di roba. Si sente sollevata, prima
ancora di capire che cosa sta guardando.
T. J. le si avvicina da dietro e le mette le braccia attorno alla
vita, nascondendo il viso tra i suoi capelli. Non pensare nemmeno
per un attimo che non torner.
Lei si volta a guardarlo. Dove stai andando?
A cercare una citt migliore per noi. Nel Midwest, forse.
O nel Texas. Un posto dove la gente ci lascer finalmente in
pace.
Santo cielo, T. J., come potremmo essere pi soli di cos?
Lo sto facendo per me e per te.
Non c' nessun me e te. C' solo un te e lei.
Non tirare in ballo Denise.
Lei  qui. Lei  noi.
Le d una spinta e lei cade dentro l'armadio, facendo tintinnare
le grucce.
Perch l'hai fatto? le domanda. Perch dovevi farmi incazzare?
April si tira su, massaggiandosi la spalla, e passa sotto il
braccio di lui. Va verso l'ingresso, ma lui le sbarra la strada e tiene
chiusa la porta. Aspetta, le dice. Ti sei fatta male?
No, non mi sono fatta male. Tu mi hai fatto male.
April...
Io non ci vengo in Texas.
Non mi devi promettere niente. Possiamo parlarne quando
torno.
Ti prometto che non ci vengo.
E per via del giornalista sportivo, vero?
Per l'amor di Dio.
Vi ho visti oggi, dichiara. Quindi evita di dire bugie.
Non c'era niente da vedere.
Una scopata  una cosa. Ma un bacio  un'altra.
Ascolta, replica. Mi dispiace per quello che ti  successo
da bambino. Si appoggia i palmi sulle tempie e preme. Non
riesco a immaginare come dev'essere stato per te. L'unica cosa
che so  che devo uscire da questa stanza. Trasferisciti in
Texas, se vuoi. Io vado a casa.
Aspettami,  tutto quello che ti chiedo.
No.
E quindi? Credi davvero che lo troverai un altro che ti
vuole? Buona fortuna.
Le salgono le lacrime agli occhi. Se la pensi cos, perch
vai su tutte le furie ogni volta che parlo con qualcuno?
Quelli hanno in testa una cosa che porta via al massimo
quindici minuti, e non  un matrimonio in chiesa.
Lei ha le guance in fiamme.
T. J. si infila una mano in tasca e ne estrae un anello; non 
un diamante, ma una perla, con degli zaffiri sui lati. Era di
mia madre, le dice.
No, no. Non lo voglio.
Lo diede a Denise quando ci sposammo, ma lei lo port
solo per qualche mese. Io pensai che fosse un insulto alla
mamma.
T. J., mi stai ascoltando? Non lo metter.
Certo che s, tesoro. Assolutamente s.
Lei si irrigidisce, mentre T. J. le spinge l'anello oltre la nocca.
La perla  bitorzoluta e scolorita come un pezzo d'aglio
secco. April ricorda a se stessa di continuare a respirare. Di
non farsi prendere dal panico. Una volta a casa potr sfilarselo
con il sapone o, mal che vada, usare una cesoia per metalli. Di
certo T. J. ne avr lasciata una nel suo appartamento. Lo guarda
negli occhi. Quando hai intenzione di dirmi come  morta
Denise?
Lui distoglie lo sguardo e prende la sacca dall'armadio.
T. J., lo sollecita.
Si volta e la guarda. Cento aspirine e una ciotola di cereali,
risponde. Non si  disturbata a lasciarmi un biglietto. Altre
domande?

 Capitolo 11.

Il riscaldamento della macchina di Buddy ci mette un bel
po' a entrare in funzione. April lo alza, anche se  evidente
che, quando l'auto sar finalmente calda, lei sar gi arrivata a
casa. Rabbrividisce, cercando di non pensare alla storia di T. J.,
alle piccole ossa spezzate nel collo di quel bambino, al cucciolo irrigidito dentro il bidone della spazzatura, il suo morbido
pelo sporco di fondi di caff e gusci d'uovo. Riuscir mai a
cancellare quelle immagini dalla mente? Eppure quella era stata
soltanto una giornata dell'infanzia di T. J. E nemmeno la peggiore.
Dopotutto ci sono le sue cicatrici. Se solo avesse raggiunto
Al in citt... Dove sarebbe ora? A bere del caff amaro
in una sudicia tavola calda, ridendo delle squallide barzellette
di Al. Ma in realt  Buddy a mancarle. Lui riusciva ad allontanarla
dai propri pensieri. April passava cos tanto tempo alle
sue partite, ad aiutarlo a comprarsi i vestiti, a rivedere con lui i
compiti e in seguito i moduli di ammissione al college. Parlavano
di amici, di ragazze, dell'universit. Lui voleva sempre conoscere
la sua opinione e lei immancabilmente gli rigirava la
domanda. Tu cosa pensi che dovresti fare, Buddy? A te quale
camicia piace? Quale indirizzo di studio ti attira? E funzionava.
Con il tempo lui acquisiva fiducia; stava trovando la sua
strada.
Soltanto adesso, a distanza di due mesi, se ne rende davvero conto. Se si fermer al caff dove si incontravano la domenica
mattina, lui non ci sar. Quando suoner il telefono, non
sar mai lui. Si dice che i morti continuino a vivere, che si percepisce
il loro amore in modi silenziosi e impalpabili. Ma non 
vero. April non percepisce nulla, a parte la natura assoluta della
sua assenza. Quando Buddy era vivo, non c'era mai stato
tempo per quel genere di spazio vuoto che ora esiste nella sua
mente. Lo rivuole indietro. Lo rivuole ora, seduto accanto a lei
nell'auto.
E invece sta tornando verso il proprio appartamento vuoto.
Per un attimo si domanda se non avrebbe fatto meglio a restare
con T. J. No, decide, non ci sarebbe proprio dovuta andare.
Il cane! Il bambino! Ma, quand'anche lei non le sapesse, quelle
cose continuerebbero a essere reali. Sono l. Lei  l, a cercare
di farsene una ragione, a cercare di scrollarsele di dosso. Il
peso  opprimente. Vorrebbe confidarsi con qualcuno. Oliver.
Ma nel momento stesso in cui quel pensiero entra nella sua
mente, ne avverte l'impossibilit.
Mentre April rabbrividisce, aspettando che il semaforo scatti,
Oliver, a chilometri di distanza, viene svegliato di soprassalto
dalla mano fredda di Bernadette sul braccio. Si  addormentato
sulla poltrona reclinabile con la lampada accesa.
Diritto tributario alle quattro del mattino? dice Bernadette,
strofinandosi gli occhi.
Lui si tira su indolenzito e geme. Ho pensato che se c'era
qualcosa che poteva farmi addormentare, era quello.
Di nuovo l'insonnia? gli domanda, infilandosi nella poltrona
assieme a lui e poggiando le gambe sopra le sue.
Mi sono solo stancato troppo, credo, risponde lui, carezzandole
il braccio.
Oliver, soggiunge dopo un momento. Non ne abbiamo
ancora parlato.
Per un attimo lui non ha idea di che cosa intenda. Ah,
quello, dice, lanciando un'occhiata al pianoforte.
Allora?
Lui si agita sulla poltrona, spostando il peso di lei dalla propria
coscia.  l'ultima cosa di cui ha voglia di parlare, ma glielo
deve. Mia madre mi disse di scegliermi un buon mestiere e
che la mia musica sarebbe sempre stata l, le spiega, passandosi
le dita sopra gli occhi chiusi.
Mi sembra un consiglio sensato.
Ma il piano  un'amante gelosa, prosegue, indicando lo
strumento con un cenno. Ho scelto giurisprudenza e lei mi ha
piantato.
Una bella storia. Bernadette sorride. Ora per dimmi
che cosa  successo veramente.
 stata una decisione pratica.
Ma perch mollarlo del tutto? O non ti  mai piaciuto
quanto crede la tua famiglia oppure dovevi avere un motivo
drastico per rinunciarci.
Non cercare significati nascosti, Bernadette. Ero molto
preso dagli studi.
D'accordo. Allora suonami qualcosa adesso. Quello che ti
pare.
Lui si agita, a disagio. E scordato.
Non  un buon motivo, ribatte lei. Sei un pessimo bugiardo,
Oliver. Perch non mi dici la verit e basta?
Perch non la so, risponde. Va bene?
Non sai perch non vuoi suonare?
Non so perch non ci riesco.
Ma  stata una tua decisione. Questo lo capisci, no?
Bernadette, stai esagerando.
Forse i tuoi genitori ti hanno fatto troppe pressioni. Capita
molto spesso.
No.  stato proprio il contrario. Non riuscivano a farmi
smettere di suonare. Temevano che non dormissi abbastanza.
Mia madre aveva il terrore che avrei cercato di farne il mio lavoro.
E tu ci hai pensato?
Sono troppo realista.
Per ora ti manca.
No. Perch tutti ne sono convinti?
Bernadette si limita a fissarlo. Lui volta la testa verso la finestra.
Riesce quasi a sentire la leggera pressione della schiena
di April contro la propria spalla mentre suonava nella sala
buia. Il profumo dei suoi capelli. Il piano era come una porta
segreta. Quando vi entrava, si sentiva sgravato da quello che ci
si aspettava da lui. April capiva. Oliver guarda Bernadette, il
suo bel viso preoccupato, e sente che gli  impossibile spiegare.
Eppure lei ha bisogno di una risposta, di qualcosa di logico.
Avevi il talento, ma non il desiderio,  cos?
No, esattamente il contrario.
Lei gli rivolge uno sguardo scettico. Da bambina ho studiato
danza classica per undici anni. Quando chiudevo gli occhi
la notte, mi immaginavo su un palcoscenico. Quando qualcuno
mi domandava che cosa volevo fare da grande, la risposta
era sempre la stessa. Ma alla fine non riuscii nemmeno a entrare
in una produzione locale de Lo schiaccianoci. Per tutti quegli
anni ho inseguito il sogno sbagliato, Oliver. So come ci si
sente e non  quello di cui stai parlando tu. Hai rinunciato a
qualcosa che era tuo, non  vero?
Oliver le tocca la mano. Non ci sono sogni sbagliati, Bernadette.
Dovresti danzare, se lo desideri. Magari non diventerebbe
il tuo lavoro, ma potresti comunque...
Ma sono pi utile se lavoro con i bambini.  quello che so
fare.
Per se per te era una cosa cos importante...
Io l'ho superata, Oliver.  di te che stiamo parlando.
Be', anch'io l'ho superata.
Ne sei sicuro?
Santo cielo, esclama.
Qual era il tuo sogno? gli domanda. Concertista?
Lui la guarda attentamente e sbuffa. Mi piaceva comporre,
risponde con voce roca.
Ah, fa lei. Chi era il tuo idolo? Bernstein, Ives, Lennon?
Cage, risponde.
Le sfugge una risata sorpresa e poi si copre la bocca. Scusa,
si affretta a dire.
Non che componessi come lui, ma ammiravo il suo nerbo.
Lei socchiude gli occhi e si picchietta la guancia con l'indice,
come fa quando sta pensando. Quindi  questo che secondo
te ti manca? Le palle?
Oliver la osserva.
Bernadette sorride e torna a sedersi sulle sue ginocchia.
Oliver, sussurra, facendogli scivolare la mano in grembo.
Sono certa che ne hai pi di quanto non credi.
Lui sogghigna e attira il viso di lei verso il suo.
Mentre Oliver slaccia il pigiama di flanella di Bernadette un
bottone dopo l'altro, April parcheggia. Rabbrividisce, maledicendo
l'auto piena di spifferi. Si sta avviando verso il portone,
quando una macchina della polizia che fa la ronda intorno alla
stazione ferroviaria si ferma dietro di lei. L'uomo abbassa il finestrino
e lei si china per parlargli. Il suo viso le ricorda immediatamente
il padre, una versione pi sobria e con una ventina
d'anni in meno. Non ci sono treni per la prossima ora, cara,
le dice.
Io abito qui. April indica il palazzo con un cenno.
Ah, allora ha sentito delle rapine?
Lei scuote la testa.
Tre questo mese. Due in questa stazione e una in quella
successiva.  armato di coltello e non ha paura di usarlo.
Che aspetto ha?
Non abbiamo ancora un identikit. Colpisce alle spalle. Sa
come eludere le telecamere delle stazioni. Gli piacciono le ore
piccole, perci le conviene fare attenzione.
Va bene.
Aspetto che entri.
Una volta nell'appartamento, April guarda l'orologio. Sono
quasi le cinque e nel cielo invernale non accenna ad albeggiare.
Va al lavello ancor prima di togliersi la giacca e comincia a
insaponarsi la mano, dentro e tutt'intorno all'anello, e dopo diversi
minuti riesce a farlo scorrere sopra la nocca. La perla, che
un tempo doveva essere stata bella,  deformata e grottesca.
Aglio e zaffiri, non l'aveva letto di recente in un poemetto? I
Quattro quartetti? Si toglie la giacca, si siede sul divano con
una coperta e osserva l'anello a fascia.
Pensa alle donne che l'hanno portato, la tormentata madre
di T. J. e la sua giovane moglie. Stringendo l'anello in mano,
April riesce quasi a udire i pensieri di quelle donne morte, soprattutto
di Denise, il suo desiderio di una direzione, le sue vaghe
aspirazioni, la sua passivit. Immagina una persona capace
in ogni senso, ma priva di un particolare talento, una donna
che avrebbe volentieri rinunciato a raggiungere la sufficienza
in un ambito della propria vita per un'opportunit di grandezza
in un altro.
T. J. era stato il suo punto di partenza. O di arrivo. Denise
fluttuava attraverso la vita come un ramoscello in un torrente,
saltando da un lavoro all'altro, da un fidanzato all'altro, sempre
in cerca di segni in grado di confermarle che tutto aveva
un senso, che era destino. Stava aspettando che la vita la trovasse.
Quando si erano incontrati, T. J. era talmente certo che fossero
fatti l'uno per l'altra che lei aveva dovuto credergli. Era
stata la risolutezza di lui a conquistarla. Quello che sentiva, pi
che amore, era sollievo, perch finalmente era arrivato qualcuno
disposto a essere il suo timone. S, era andata cos. Lei era
molto pi brava a reagire alle situazioni che a crearle. Era quella
la sua vocazione e con T. J. aveva trovato un modo per metterla
a frutto.
April viene svegliata da qualcuno che bussa forte alla sua
porta. Bench siano le nove del mattino, l'appartamento 
buio per via delle finestre coperte di neve. Ha dormito all'incirca
due ore, il che  peggio che non avere dormito affatto.
Guarda attraverso lo spioncino e trasalisce vedendo il
detective che si  occupato del suo ordine restrittivo. Cerca di sistemarsi
i capelli con le mani, ma non c' verso di salvare il proprio
aspetto. Apre la porta.
Signorina Simone, dice lui. Forse si ricorda di me, il detective
Arredondo. Questo  il mio collega, il detective O'Hara.
Di certo non avrete buone notizie, dichiara lei.
Non si allarmi, la tranquillizza Arredondo. Siamo venuti
soltanto per parlare del suo caso.
Quale caso? Ho annullato l'ordine.
Possiamo entrare?
Si siedono in cucina, al piccolo tavolo rivestito di linoleum
che le ha passato la nonna.
Siamo venuti qui ieri sera con un mandato di perquisizione,
la informa O'Hara. Il padrone di casa ci ha fatti entrare.
April si guarda intorno e vede che hanno rovistato tra le sue
cose. Come aveva fatto a non accorgersene ieri notte? Si era almeno
preoccupata di accendere una luce?
Ci scusi, dice Arredondo. Abbiamo cercato di rimettere
a posto.
April ha le mani sudaticce. Se le infila sotto le braccia.
Parlando con il principale del signor Desole, abbiamo
avuto l'impressione che abitasse ancora a questo indirizzo.
Che cosa ha fatto? domanda April.
Le cose sono andate cos, comincia Arredondo. Al distretto
stiamo aggiornando il sistema informatico; un'intraprendente
ragazza dell'inserimento dati trova il suo fascicolo
in una pila di documenti fuori posto. Non sapendo nulla, inserisce
il suo ordine restrittivo come se fosse nuovo ed ecco che
salta fuori un controllo incrociato da un distretto di Salt Lake
City.
Non la seguo.
Se questo sistema fosse stato attivo quando lei  venuta da
noi, sarebbe stato rilevato gi allora. E un caso che sia venuto
fuori adesso.
Abbiamo ragione di credere che l'uomo contro il quale ha
sporto denuncia, Timmy Desole, sia ricercato nello Utah, spiega
O'Hara.
Tommy, lo corregge lei. Thomas John.
Timothy Jason. O'Hara fa scivolare una foto sul tavolo.
 lui?
April vede quello che dev'essere un sorridente T. J. con
qualche anno di meno. Accanto a lui c' una giovane donna
dai capelli scuri con un fragile sorriso appena accennato.
April scuote la testa.
 un s o un no? domanda O'Hara.  il pi severo dei
due, alto e con una faccia da quarantenne che contrasta con i
capelli bianchi.
Sembra lui, risponde.
Siamo stati a casa del suo datore di lavoro ieri, riferisce
Arredondo. Non  proprio il modo migliore di trascorrere la
sera di Natale. Ma pu capire quanto fossimo preoccupati per
la sua incolumit. Ci ha dato questo indirizzo, per a quanto
pare non abita pi qui.
Aveva affittato una stanza vicino al pontile di Freeport, solo che ora se n' andato. E partito alle quattro di stamattina.
O'Hara colpisce il ripiano del tavolo con la matita.
Ci pu dare quell'indirizzo? Arredondo le porge un taccuino.
Non mi avete detto per che cosa  ricercato, puntualizza
lei, mentre scrive.
O'Hara le lancia un'occhiata. Non tutti ritirano le proprie
accuse, risponde. Non tutti ne hanno l'opportunit.
Le si gela il sangue. Torna a guardare la foto, il sorriso teso
della ragazza. Mi ha detto che si era suicidata.
Arredondo si sporge verso di lei. Ha i capelli castano scuro,
la pelle olivastra e un'orribile cravatta leopardata. Noi crediamo
che le abbia dato una mano.
April sente lo stomaco sottosopra. Balza in piedi e cammina
avanti e indietro. Ne  sicuro? Lo guarda in faccia. Non
potrebbe trattarsi di un errore?
Arredondo la osserva, i suoi caldi occhi castani in contrasto
con la fredda impazienza di O'Hara. Probabilmente spingono
un sacco di gente a collaborare in questo modo, pensa April.
Ne  davvero cos sorpresa? chiede O'Hara. Considerando
il modo in cui l'ha trattata?
April incrocia le braccia. Era sconvolta perch la nonna
aveva notato l'occhio nero. Aveva dovuto perdere una giornata
di lavoro, non perch le facesse male, ma perch era in imbarazzo.
I lividi si possono coprire con il trucco, ma il gonfiore
no. E cos aveva sporto denuncia. Era stata una reazione istintiva.
Non lo riteneva veramente pericoloso.
Lei non risponde e O'Hara scuote la testa incredulo.
Vede, April, interviene Arredondo, dal suo silenzio si
direbbe che lo sta proteggendo.
April guarda la fotografia. Diceva di amarla.
Arredondo raccoglie il taccuino e se lo sbatte sul palmo. A
quanto pare, un po' troppo.
Lei sospira. Ha detto che era diretto nel Midwest o in
Texas. Non mi ha dato altri dettagli.
Arredondo guarda l'orologio e lei lo vede pensare: la statale
80 in direzione ovest, la 95 in direzione sud, c'erano oltre una
decina di possibilit. Guida sempre lo stesso pickup azzurro?
Fino a ieri, s.
Noi pensiamo che, se dovesse contattare qualcuno, quel
qualcuno sar lei. Le ha detto niente in proposito?
Ha detto che sarebbe tornato per me. Io gli ho risposto di
non farlo.
Si accorge che O'Hara sta guardando il nodo della sua vestaglia;
 vero quello che diceva T. J. a proposito dei quindici
minuti. E Quincy glielo aveva insegnato.
Collaborer, dichiara. Non voglio che nessun altro si
faccia male.
Compresa lei, aggiunge Arredondo.
Non credo che torner, ribatte April.
Arredondo le porge il suo biglietto da visita e lei lo stringe
nella mano. Non ne sia tanto sicura.

 Capitolo 12.

Il tendone sopra di loro sbatte freneticamente e Oliver fatica
a sentire quello che Bernadette sta dicendo;  qualcosa che
riguarda i gigli rispetto alle margherite. L'idea dei frutti di mare
sotto le stelle era sembrata azzeccata per quel primo giorno
di tepore primaverile, ma poco dopo il loro arrivo al Blue Marlin
il vento aveva cambiato direzione, portando dall'oceano
una pungente aria salmastra che ora gira furiosa le pagine del
catalogo di fiori posato in mezzo a loro.
Vado a prenderti il cardigan in macchina, propone Oliver,
richiudendo il catalogo. Possiamo guardarlo stasera a letto.
Ti ordino un dolce?
Soltanto un caff. Mi sembri troppo infreddolita per restare
qui ancora a lungo.
Lei annuisce, strofinandosi le braccia, e fissa le imbarcazioni
che si agitano ormeggiate in porto producendo un gran
clangore e muovendosi disordinatamente come puledri impastoiati.
Oliver butta sul sedile posteriore il catalogo dei bouquet e
afferra il cardigan di Bernadette. Mentre richiude l'auto, nota
una Camaro bianca posteggiata nella fila accanto. Si avvicina,
bench non sia di strada per lui, e sbircia dentro. La nappina
del cappello da diploma di Buddy  appesa allo specchietto retrovisore.
Oliver si raddrizza di colpo e guarda indietro verso il
ristorante. Una folata di aria fredda gli si infila tra i capelli e gli
increspa la camicia. Rimane l in piedi un momento, confuso.
Non ha pi visto April da Natale, quando hanno litigato nel
bagno di suo padre, una discussione a cui da allora non ha pi
pensato. Quello che gli torna in mente adesso non sono le loro
parole, che non ricorda nemmeno, ma il modo in cui la presenza
di lei caricava la stanza, la minaccia della sua vicinanza. Decide
di non cercarla.
Una volta dentro, d un'occhiata in giro. Vede un tavolo di
studenti universitari che scrivono sul retro di una tovaglietta
americana, un giovane che tocca la pancia di una donna incinta
e un'anziana signora che sorride alla barzelletta di un signore
piuttosto attempato. Oliver si sente lontano da quelle persone,
cos assorte nel momento presente. Si domanda che cosa
gli sia capitato per far s che la sua mente sia sempre altrove.
Qualcuno gli grida qualcosa. E l'anziana signora, che agita
il bastone e lo chiama per nome. Oliver trova che assomigli incredibilmente
alla nonna, ma non riesce a convincersi che sia
davvero lei fino a quando raggiunge il suo tavolo e le d un bacio
sulla guancia.
Oliver, credevo che tu fossi una visione. Stavo giusto raccontando
di te al signor Bergfalk, quando sei entrato.
L'uomo si alza e stringe la mano a Oliver. E di almeno quindici
anni pi giovane della nonna, ben vestito e dall'aria elegante.
A dire il vero, precisa, parla di lei tutto il tempo, perci
non  poi una gran coincidenza.
Capisco. Oliver sorride. Quindi gi non ne pu pi di
me.
Nient'affatto. Ma probabilmente so pi cose io su di lei
della sua fidanzata.
Oliver lancia uno sguardo verso la veranda sul retro, ricordandosi
del cardigan che tiene in mano.
Portala qui, propone la nonna. Il signor Bergfalk ti dar
di certo la sua approvazione.
Non tema, replica lui, porgendo al cameriere la carta di
credito. Mi piace gi dalle fotografie.
Oliver fa un sorriso incerto. Ho visto l'auto di April nel
parcheggio.
Che carina, dice il signor Bergfalk. E stata una sua idea,
sa, un appuntamento una volta al mese con lei che ci fa da autista.
L'ultima volta siamo stati in un ristorante italiano.
Il signor Bergfalk non pu guidare per via della protesi,
spiega la nonna.
Be', potrei se avessi il tipo di veicolo giusto, con tutti quegli
aggeggi costosi. Mi sono abituato agli autobus.
 al bar, lo informa la nonna. Vai a dirle che siamo pronti
per andare via.
Okay. Ci vediamo fuori.
Quando Oliver raggiunge Bernadette, lei si  messa sulle
spalle la giacca del suo completo. Stavo giusto venendo a cercarti,
gli dice.
Ci sono la nonna e quel signore amico suo. Perch non vai
a salutarli mentre io pago?
Credi che si ricorder di me stavolta?
Ti adora. Dai. Ti raggiungo subito.
Dopo che se n' andata, Oliver entra nel bar, gremito di
tifosi dei Knicks. Stanno trasmettendo una partita di play-off
che provoca grida fragorose. Gli ci vuole un momento prima
di individuare April in fondo al bancone; doveva esserle passato
accanto. Nota il prevedibile rossetto scuro, gli orecchini
pendenti e il maglione aderente, ma qualcosa lo fa esitare.
April si rigira tra le mani un bicchiere di soda, gli occhi incollati
al televisore. Sotto la sua aria vagamente interessata, Oliver
vede qualcos'altro. La fissa finch d'un tratto gli appare come
l'immagine di un'illusione ottica in bianco e nero. La sua
espressione non  cambiata, eppure quelle stesse linee che disegnavano
un ritratto di indifferenza ora dipingono un dolore
straziante;  come scavata, depredata da dentro.
Si porta una mano al petto. Nel sorprenderla cos priva di
difese ha la sensazione di spiarla, eppure non riesce a smettere.
Un uomo accanto a lei sta parlando e le si fa pi vicino nel
tentativo di catturare la sua attenzione. Poi le appoggia una
mano sulla schiena e a quel punto la disfatta che si legge sul
viso di lei scompare alla vista come un pesce che sprofonda in
un torrente fangoso. April si allontana dal bancone con una
piccola spinta e tira fuori dalla borsetta una mancia per il barista.
D uno sguardo all'orologio, iniziando ad alzarsi, quando
d'un tratto si blocca. Solleva gli occhi e li punta su Oliver,
dall'altra parte del bar. Aveva avvertito la sua presenza? Si fissano
per un momento, riconoscendo entrambi che lui si  insinuato
nel suo spazio, senza essere stato invitato.
April abbassa lo sguardo e si abbottona il cappotto.
Qualcuno tocca la spalla di Oliver. Sente l'odore di sigaro
dell'alito del signor Bergfalk. Non la vedi? Eccola,  proprio
laggi.
Lei si avvicina sorridendo. Chi ha trovato chi?
Siamo noi che abbiamo visto Oliver, risponde il signor
Bergfalk. Abbiamo dovuto gridargli dietro, tanto era distratto.
Fa una risatina. Me li ricordo i giorni prima del matrimonio...
Ci sono un sacco di cose a cui pensare, dice Oliver, lanciando
un'occhiata ad April. Sei dimagrita.
Davvero?
Pretzel per cena. Il signor Bergfalk indica il bar con un
cenno. Non c' da stupirsi.
Be', suppongo di doverti ringraziare, commenta April.
Non era un complimento, replica lui.
Il signor Bergfalk  perplesso. April scoppia a ridere e poi
si fa largo tra la folla in direzione della nonna e di Bernadette.
Intendevo solo dire che dovresti riguardarti, le grida dietro
Oliver.
Figliolo, sussurra il signor Bergfalk, lascia perdere, finch
sei in tempo.
Mentre gli altri chiacchierano all'ingresso, April giocherella
con le chiavi, lo sguardo rivolto alla porta. Perch non ce ne
andiamo in una tavola calda a prendere il dolce? propone
Oliver.
Dipende dalla nostra chaperon, risponde la nonna, strizzando
l'occhio ad April.
La tavola calda  affollata. Si siedono all'unico tavolo libero,
anche se devono stringersi in tre sulla stessa panca. April si infila
per prima per lasciare il posto in mezzo a Bernadette e quello
esterno a Oliver, che ha le gambe lunghe. Ma dopo qualche minuto
Bernadette va in bagno e, quando torna, Oliver slitta nel
mezzo. Sente il proprio fianco toccare quello di April.
Riesci a respirare? le domanda scherzando.
Meno male che sono dimagrita. Lei sorride, ma i suoi
occhi sono attraversati da un lampo. Oliver l'ha stretta nell'angolo.
La nonna parla senza posa di un viaggio che ha fatto da
bambina in Italia, dove suo padre aveva dei parenti. A Venezia
abbiamo visto il Ponte dei Sospiri, racconta, da cui i prigionieri
potevano lanciare un ultimo sguardo alla citt sull'acqua
prima di essere giustiziati. Tutti dovrebbero salirci almeno
una volta nella vita. Mi stai ascoltando, Oliver?
Il Ponte dei Sospiri. Lo metter nella mia lista.
Le liste sono per le persone che non fanno quello che vogliono,
replica lei. Vacci e basta.
Adesso? Oliver fa una risata.
Se ti pu servire.
Bene, replica lui guardando l'orologio. Chi viene?
L'Italia non sarebbe male come viaggio di nozze, dichiara
Bernadette.
Sul Ponte dei Sospiri bisogna salirci da soli, afferma la
nonna. Anche se sei con qualcuno, non lo sei. April, tu dovresti
andarci.
A dire il vero, nonna, non mi sembra allettante.
 quello che pensano tutti finch non ci vanno. Saresti
sorpresa di quanto pu far bene alla tua anima un po' di solitudine.
Anche un po' di compagnia non fa male, per, osserva il
signor Bergfalk. Loro sono giovani, Reina. Hanno bisogno di
essere innamorati, non di stare su un ponte solitario.
Credi ci sia differenza? domanda la nonna.
Oliver ha un fremito. Sente April agitarsi, i jeans di lei sfregano
contro i suoi. La sua coscia emana calore. Oliver beve un
sorso d'acqua, senza osare guardarla.
Scusa se te lo dico, interviene il signor Bergfalk rivolgendosi
ad April, ma dovresti dedicare meno tempo alla vita sociale
mia e di tua nonna e un po' di pi alla tua.
Considerando gli uomini che si sceglie, ribatte la nonna,
sta meglio seduta qui.
April alza gli occhi al cielo. Devo andare in bagno, dice a
Oliver. Scusami.
Conoscerai pure qualche ragazzo carino alla facolt di legge,
commenta la nonna.
Che ne pensi di Jeff? domanda Bernadette. Potremmo
invitarlo la settimana prossima.
Devo alzarmi, insiste April, ma nessuno si muove.
Facciamo un barbecue il ventiquattro, annuncia Bernadette.
Perch non vieni?
No, risponde April. Voglio dire, grazie per l'invito, ma
vi dispiacerebbe per favore farmi uscire, cos posso andare in
bagno?
Bernadette e Oliver si alzano, lasciando che April scivoli
fuori.
Oliver si passa una mano sul viso. Cercare di fare pressione
su April sortiva sempre l'effetto contrario a quello voluto. In
quel senso non era per niente cambiata.
Lei se la prende comoda prima di tornare. Oliver vede che
si  fermata al bancone a guardare gli ultimi minuti della partita
dei Knicks. Si alza per portare il conto alla cassa e la raggiunge.
Stanno perdendo ai supplementari, lo informa. Ho appena
visto Al nella tribuna stampa.
Oliver le d un colpetto sulla spalla. April, sussurra.
Sono passati solo sei mesi. Non puoi aspettarti di stare gi
meglio.
Un lampo le attraversa lo sguardo. Perch pensi che debba
sempre entrarci Buddy? Questo non ha niente a che fare
con lui. Santo cielo, esco a bere qualcosa e tutti si preoccupano
perch esco a bere. Sto a casa e tutti si preoccupano perch
sto a casa.
Vieni il ventiquattro, le dice. Nessun secondo fine.
Se vengo, io porto qualcuno.
Va bene, acconsente lui. Fai cos.

 Capitolo 13.

Kenny fa una brusca curva a sinistra che butta April contro
la portiera. La guarda e si mette a ridere. Lei gli d una pacca
sulla spalla in un gesto di scherzosa indignazione. A lui piace la
potenza dell'auto, guidare con una mano sul volante e l'altra a
penzoloni fuori dal finestrino. Ha le dita tozze e le braccia coperte
da una peluria chiara e lanosa. Si  appena fatto la barba
e i suoi lisci capelli rossi sono rasati a zero. Ha il viso tondo e
morbido di un bambino, gli occhi strabici ed  sempre sorridente.
Vedendolo l, con il mento alzato, April sente un fremito
allo stomaco.
Allora, ci sar qualcosa di interessante a questa festa? le
domanda.
Ci sar io. Gli sorride.
Sai cosa intendo.
Te l'ho detto, non sono esattamente dei tipi scatenati. Staremo
solo pochi minuti.
Ti vergogni di me?
Lei scoppia a ridere, bench non sia sicura della risposta.
Entrano nel complesso di villette a schiera. Una fila di bossi
costeggia il vialetto e vasi di pervinca annunciano l'ingresso di
ogni casa. Oltre il campo da tennis, scintilla tremolante la superficie
di una piscina. Un ciclista attraversa la strada davanti a
loro con indosso una maglia verde lime e un casco a forma di
siluro. Quella bici, immagina April, deve valere pi della sua
auto.
Dimmi che  uno studente e che abita qui, dice Ken.
Lavora anche. Numero trentatr. Laggi.
Santo cielo, esclama Kenny, posteggiando.
April sa che deve aver perso la testa. Oliver le aveva lasciato
un altro messaggio in segreteria chiedendole di andare, dicendole
che si stava isolando e che aveva bisogno della sua famiglia.
La famiglia, pensa. Lei e Oliver non sono nemmeno dello
stesso pianeta.
Si ravviva il rossetto, guardandosi nello specchietto di cortesia.
Kenny le apre la portiera e le sorride mentre si alza. Sei
uno schianto, mormora.
Lei arrossisce, incerta se si tratti di un complimento o di
una minaccia. Non andiamoci a questa festa, gli propone.
Un'ombra fugace, quasi impercettibile, attraversa i pallidi
occhi grigi di Kenny. Solo una birra, dice lui. Cos posso
dare un'occhiata ai tuoi parenti.
Fanno il giro della villetta fino al giardino sul retro. Il prato
 lussureggiante e uniforme, senza nemmeno un'erbaccia.
Kenny. Gli posa una mano sul braccio. Squagliamocela.
Non mi sento a mio agio.
Che roba! Lui fa un sorriso compiaciuto ed entra in giardino.
L'aria odora di hamburger e liquido accendifuoco. Ci sono
una ventina di persone in piedi qua e l e altre sulle sedie da
giardino. Hanno tutte un'aria da giovani universitari e un abbigliamento
informale, bench costoso. April si sente morire.
Vede Oliver davanti al barbecue; lui la guarda meravigliato,
con lo spiedo in mano. Chiaramente non si aspettava che venisse.
Gli occhi di lui si spostano sulla sua gonna, corta e di un
giallo melone. Dio, ma che cosa le era saltato in mente? Oliver
le va incontro, pulendosi le mani sul grembiule.
Ken, dice lei, prendendo una patatina. Questo  mio
cugino Oliver.
Oliver? ripete Ken. Davvero?
Lei gli d una gomitata.
Posso chiamarti Ollie?
No, risponde April in tono fermo.
Oliver le lancia un'occhiata, pi stupito che offeso.
Come quei pupazzi, continua Ken. Kukla, Fran e Ollie.
Ollie non era forse il serpente?
Il suo nome  Oliver, e poi quel programma non  troppo
vecchio per te?
Guardo la tiv di notte, bambola. Piacere di conoscerti
Ol-iv-er, dice, scandendo ogni sillaba.
Piacere mio, Ken-neth. Oliver sorride.
Hai visto? ridacchia Ken, dando un colpetto ad April.
Ollie mi sta sfottendo. Ehi, ce l'hai una birra?
Oliver ignora la domanda e le d un bacio sulla guancia.
April, le dice, stringendole il braccio troppo forte. Sono felice
che tu abbia deciso di venire. I suoi vestiti odorano della
carbonella che ha bruciato per cuocere la carne. Tesoro,
chiama lui. Vieni a conoscere l'amico di April.
Piacere. Gli occhi di Bernadette scorrono sulle braccia
massicce di Ken e poi sulle gambe di April. Notando il suo orrore,
April si sente a disagio. Si rende conto che li stanno fissando
tutti. Maledizione, pensa. Ma ormai  l. Sta accadendo.
Tanto vale stare al gioco. Hai una birra, Oliver? Si tiene addosso
gli occhiali da sole.
In frigorifero.
April si allontana a passo svelto, lasciandoli soli. Non servirebbe
a niente restare l a cercare di sistemare le cose. Qualsiasi
fatto debba accadere, accadr, che lei tenti di controllarlo o
meno; questo l'ha imparato.
Entra in casa per andare in bagno e si ferma un momento
nel soggiorno di Oliver. Si toglie i sandali per non sporcare il
tappeto color crema, folto sotto i suoi piedi. Fa un respiro
profondo e cerca di calmare il battito. Eccetto la casa della sua
infanzia, non era mai stata in un posto che appartenesse a Oliver.
Anche se Bernadette non si  ufficialmente trasferita, April
nota la sua influenza: le tende a quadretti, il profumo di
lavanda del potpourri e gli allegri disegni multicolori dei bambini,
farfalle e arcobaleni. Si guarda intorno in cerca del ritratto della
madre di Oliver, ma non c'.
April aveva sempre amato quel quadro che era stato dipinto
quando sua zia Avila aveva una ventina d'anni. La faceva apparire
elegante e gentile come la principessa Grace. Quando
lei mor e Hai lo offr ai ragazzi, loro tirarono a sorte per decidere
a chi sarebbe andato. Al perse. Ma dov' finito adesso?
Dopo essere stata in bagno, April entra nella stanza di Oliver.
Sa che  la cosa sbagliata da fare, ma ormai ha commesso
cos tanti errori che non ha pi alcuna importanza. Da adolescente,
Oliver teneva sulla scrivania una fotografia dei quattro
cugini. Era stata scattata nel torrente di un parco divertimenti.
Erano seduti dentro un tronco d'albero finto, addossati l'uno
all'altro in ordine di et. Buddy aveva quattro anni, April e
Oliver dodici e Al quindici.
Erano stati immortalati mentre il tronco precipitava gi da
una rapida, con l'acqua che li schizzava. Buddy si teneva ben
stretto, gli occhi spalancati e i gomiti attaccati al corpo. Al gridava
con il pugno in aria. April, mezza fuori dal sedile, lanciava
le braccia verso il cielo e rideva, mentre Oliver, con un getto
d'acqua in faccia, la teneva da dietro per la cintura in modo
che non cadesse.
Quella foto non c'. April vede invece un'immagine di Oliver
e Bernadette sotto una sanguinella in fiore, uno scatto in
posa. Il braccio di lui le cinge saldamente la vita e hanno entrambi
un largo sorriso. April la tocca, domandandosi dove sia
stata scattata e quale fosse lo sfondo che  stato tagliato via per
farla entrare nella cornice ovale.
Sente delle voci ed esce velocemente dalla stanza. Una volta
fuori, va a cercarsi una birra.
Ehi, Rose, la chiama Al, mentre  china davanti al frigorifero.
La quasi-gonna che hai addosso  davvero fantastica.
Ti conviene stare attento, Al. C' il mio ragazzo.
Lo vedo, le dice, facendole intanto segno di passargli una
bottiglia fresca.
April si siede accanto ad Al sul tavolo da picnic. Oliver e
Kenny stanno ancora parlando; Bernadette si  allontanata.
Kenny  in piedi con gli occhiali da sole addosso e sta scuotendo
la testa in risposta a qualcosa che ha detto Oliver. April non
riesce a immaginare cosa si stiano dicendo.
Certo che hai un bel coraggio, Rose, afferma Al.
Ken  solo un amico.
Certo.
Non credi nei rapporti platonici?
No.
E noi, allora?
Appunto.
Lei scoppia a ridere, asciugando la bottiglia di birra sulla
manica. Beve un sorso.
Rose, fammi un favore. Dimmi che questo tuo nuovo ragazzo
 un orsacchiotto.
Lo .
E che non alzerebbe un dito su di te, nemmeno se ne andasse
della sua vita.
Proprio cos.
Ce l'ha un lavoro?
April prende un altro sorso.
Non dirmelo, si allarma Al. E appena uscito dal carcere
di Rikers Island.
 un esattore.
Che cosa?
Un addetto al recupero crediti.
Oh, mio Dio.
Be', se non altro paga le bollette.
Anche le tue?
Lei gli rivolge uno sguardo tagliente.
Ascolta, Rose, se hai bisogno di soldi, io sarei pi che felice
di...
Non ne ho bisogno e nessuno paga le mie bollette, a parte
me.
T. J. ti ha lasciato dei debiti?
 tutto a posto, Al.
Rose, dovresti permetterci di aiutarti.
Mi ci sono ficcata io in questa situazione e me ne tirer
fuori.  solo che non voglio perdere la macchina di Buddy.
La tua macchina, la corregge. E, francamente, potresti
avere di meglio.
La bottiglia  fredda e bagnata nella sua mano. La tiene tra
le ginocchia e le viene la pelle d'oca sulle cosce. Al le scivola
pi vicino, lanciando uno sguardo indietro verso Kenny. Sai,
Rose, ho visto giocatori di hockey sdentati e difensori della prima
linea con colli che sembrano tronchi d'albero, ma il tuo ragazzo
 il pi brutto figlio di puttana su cui abbia mai posato
gli occhi.
Lei scoppia a ridere. Lo prender come un complimento.
Fa un altro sorso, buttando indietro la testa, e d'un tratto
avverte un tepore sulla pelle. Qualcuno le si  avvicinato da
dietro. E comunque, aggiunge, i brutti ceffi non sono mai
pericolosi. Sono i tipi ammodo quelli a cui devi stare attenta.
Giusto, Oliver? Sente il suo respiro.
L'esperta sei tu, risponde lui.
Lei si volta a guardarlo e un fremito l'attraversa. Dov'
Ken?
A fare pip.
Ti piace la mia gonna?
Se fosse pi corta, ce l'avresti attorno al collo, commenta
Oliver. Al ride, ma Oliver no.
Oops, fa lei. Ti ho messo in imbarazzo?
No, ribatte lui. Stai mettendo in imbarazzo soltanto te
stessa.
Smettila, Oliver, interviene Al. Una donna con delle
gambe cos ha il dovere di mostrarle.
April fa una risata nervosa. Qualcuno entra in casa e lei coglie
il proprio riflesso nella porta a vetri scorrevole.  vero; la
gonna  corta, perfino per i suoi canoni. Ricorda quando da
ragazzina si era provata la lingerie della madre che aveva trovato
in un baule in soffitta: una giarrettiera che ci aveva messo
una vita ad allacciare, un pagliaccetto con un'apertura sul cavallo
e il seno fuori. Le si era mozzato il fiato quando aveva visto
il proprio riflesso. Quella lingerie la faceva apparire prosperosa,
seducente e a buon mercato; pi adulta di quanto
avrebbe mai immaginato di poter essere. Ma la sua espressione
allo specchio era severa. Si era vergognata della madre per
quelle vane e svilenti misure che aveva adottato per cercare di
tenere a casa il marito.
Ken esce dalla villetta. E ora di andare, dolcezza, le dice.
Ollie non ci vuole qui.
Oliver raddrizza la schiena.
 vero? domanda April. Ci stai chiedendo di andarcene?
No, risponde Oliver. Non l'ho mai detto.
Andiamo, insiste Ken.
Lei prende la borsetta.
April, dice Oliver. Vorrei che restassi.
Io e Ken siamo insieme, ribatte. Credevo che l'avessi capito.
Mentre si allontanano, April sente Al che ironizza: Bella
mossa, Oliver.
Quando April si siede sul sedile del passeggero avverte un
dolore, come se qualcuno le stesse premendo dietro gli occhi.
Perch deve sempre fare quelle sceneggiate del cavolo? Perch
non pu comportarsi come una persona normale? Ken fa stridere
i pneumatici, lanciando l'auto fuori dal posteggio. Lei appoggia
il viso alla mano.
Non ci credo neanche un po' che sono tuoi parenti, sostiene
Ken. Non vi assomigliate nemmeno.
Io ho preso da mio padre, replica lei, senza alzare lo
sguardo.
Penso che Ollie abbia una cotta per te.
Non essere ridicolo.
Ti porto a fare un giretto, annuncia lui. Conosco un posto
speciale.
No, gli dice. Non ora.
Ti piacer, insiste. Fidati di me.
Non sono dell'umore giusto.
No? E invece s, vestita come sei. O anche quello l'hai fatto
per tuo cugino?
D'un tratto April avverte un torpore, come se qualcosa la
stesse sommergendo.
Una volta ero sposata, gli spiega. Te l'ho mai raccontato?
Ken le lancia un'occhiata. Sono fermi a un semaforo.
Mio marito  morto.
Ah s? domanda Ken. Com' successo?
Gli ho tagliato la gola, risponde lei. Ha fatto lo stronzo
con me e io gli ho tagliato la gola. Suona come se fosse la verit.
Il semaforo scatta, ma Ken non si muove. Tu sei pazza, signorina.
Hai una famiglia di svitati e tu sei quella pi fuori di
tutti.
Scendi, gli ordina.
Ken si mette a ridere.
Scendi dalla mia macchina prima che ti ammazzi.
Ken la fissa per un momento, stupefatto. Mette la mano
sulla maniglia. April trattiene il respiro. C' un trillo nella sua
testa, come quell'estate in cui aveva lavorato in una fabbrica e i
macchinari assordanti si fermavano tutto a un tratto, una quiete
ipnotica, la sbalorditiva capacit di udire i propri pensieri.
Se Ken esce dall'auto, pensa, la mia vita cambier.
Qualcuno suona il clacson e April trasalisce. Ken tiene gli
occhi puntati su di lei, mentre un sorriso si fa strada sul suo viso.
Riparte. Mi vuoi ammazzare? E questo che hai detto?
Svolta nel parcheggio di una drogheria con le vetrine chiuse
dalle assi e va sul retro, dove ci sono i bidoni della spazzatura.
April apre la portiera; Ken si allunga davanti a lei e la richiude
con violenza. C' un ronzio nel suo cervello, come una motosega
in lontananza.
Ken spegne il motore e lascia andare l'auto finch si ferma.
 l'imbrunire. April sente i passeri strepitare tra le foglie oltre
la rete metallica della recinzione.
Non aveva notato che le nuvole si erano addensate, ma ora
gocce isolate schizzano il parabrezza. Ken fa scorrere il palmo
lungo i capelli di lei e poi se li avvolge attorno al pugno come
una corda. April pensa a Bernadette e Oliver che portano dentro
il cibo di corsa, alle patatine da buttare, alle risate, alla brace
che si spegne, all'odore di vestiti bagnati e al proprio sudore
scatenato dalla paura mentre precipitavano lungo il torrente
del parco.
Una pioggia scrosciante si abbatte sull'auto, martellando il
tetto come una scarica di cazzotti, riversandosi fitta e rapida
sul parabrezza che si offusca. I capelli di April sono torti nel
pugno di Ken, ma dice a se stessa che lui non la picchier. Chi
parla tanto non agisce. Sono i tipi magrolini con un complesso
d'inferiorit che ti si rivoltano contro. O quelli grossi e tonti
che non hanno mai avuto una ragazza al liceo. O ancora gli
psicotici che non riescono a smettere di pensare alla moglie
morta. Ken non appartiene a nessuna di quelle categorie. L'unica
cosa che vuole  un pompino.
Vai a farti fottere, sibila April.
E esattamente quello che avevo in mente. Ken sorride.
Ma April non ne  capace. Forse due anni fa, forse ieri
avrebbe potuto farlo, giusto per levarselo di torno, ma qualcosa
 cambiato, come il giorno in cui la tequila all'improvviso le
aveva fatto schifo, dopo che per anni era stata il suo drink preferito.
Non se ne parla nemmeno, ribatte.
Dai, insiste, tirandole i capelli in modo provocatorio e minaccioso.
Non ti sei messa quella gonna per niente. Si apre
la cerniera dei pantaloni.
April gli affonda le unghie nel polso. Ken strilla e la lascia
andare. Puttana, grida. Lei estrae le chiavi dal cruscotto e
stringe nel pugno il coltellino svizzero di Buddy, chiuso.
Pazza furiosa, le dice, esaminandosi le unghiate sul polso.
Scommetto che l'hai ucciso sul serio tuo marito.
In una frazione di secondo April intrawede qualcuno in
piedi accanto al finestrino di Ken. Chiude gli occhi e sente l'esplosione
del vetro che si frantuma, le schegge volano nell'auto,
sui suoi vestiti, tra i capelli. La pioggia le bagna il viso. Il
sangue cola sulla nuca di Kenny, imbrattandogli la camicia. La
persona fuori dalla macchina lascia cadere l'oggetto con cui ha
spaccato il finestrino.
Ken, terrorizzato, ansima. Fissa il vetro, i minuscoli tagli
sulle sue braccia e si accorge di avere ancora la patta aperta.
Gli salgono le lacrime agli occhi, mentre si toglie una scheggia
dal grembo e richiude la cerniera.
L'uomo apre la portiera e infila dentro le braccia. La sua
mano destra  coperta di peli scuri punteggiati di sangue; la sinistra
 glabra, perlacea e liscia. Trascina Kenny sul lastricato.
April scende e sente la pioggia che le martella la pelle, inzuppandole
gli abiti in un attimo. Riesce a stento a vedere.
Quando raggiunge l'altro lato dell'auto, Kenny sta rotolando
a terra, tenendosi il fianco. T. J.  in piedi accanto a lui con
indosso un paio di blue jeans fradici e pesanti stivali da cowboy,
il viso contratto. Sposta il peso, pronto a sferrare un calcio.
No, grida April, lanciandosi contro di lui. Cerca di fargli
perdere l'equilibrio, ma T. J. rimane piantato a terra come un
monumento. La afferra per un braccio.
Lo vuoi difendere? le domanda.
Stai calma, pensa lei. Tentare di spingerlo era stato un errore.
T. J., lo supplica. Non ne vale la pena. Lascialo andare.
Le prende anche l'altro braccio, stringendo forte. Lei cerca
di non mostrare il dolore che sente. Non farglielo vedere, impone
a se stessa. Il viso di T. J.  serrato come quello di un bimbo
che sta per scoppiare a piangere, gli occhi ridotti a due fessure,
traboccanti di frustrazione. Ha un'aria impotente e sconsolata,
eppure  carico di rabbia e perfettamente vigile. April
distoglie lo sguardo. Avverte il peso della sofferenza di lui, un
mattone che le grava sul petto. Respira a fatica. Alle spalle di
T. J., Ken si rialza e fa qualche passo. Inciampa sulla macchina
fotografica distrutta che T. J. aveva usato per rompere il finestrino,
si tira su e zoppica verso il fondo del parcheggio.
T. J. non guarda. Fissa April, tenendole ferme le braccia. Le
tremano le ginocchia. L'acqua che luccicando scivola lungo i
lati del viso di lui confonde le sue cicatrici. Credevo che fossi
diversa, le dice. Ma non  cos.
Continua a respirare, pensa lei.
Guardati, aggiunge. Sembri una cagna in calore.
Per poco April non scoppia a ridere per via di quel clich,
della sua mancanza di immaginazione. Le torna in mente quella
volta che era stata trascinata al largo dalla corrente e nessuno
lo sapeva perch, presa dal panico, l'unica cosa che riusciva
a fare era ridere.
Se fai la sgualdrina, sarai trattata da sgualdrina, sentenzia
lui, scuotendola. Tua madre non te l'ha insegnato?
April si lecca le labbra, gli abiti incollati addosso. Sente gli
occhi di lui scorrerle sul corpo.
T. J. fa un sorriso carico di dolore. April ha le dita intorpidite.
Si ricorda delle chiavi che ha in mano, del coltellino svizzero.
Riuscir ad aprirlo con una mano sola? Potrebbe chiamare
la polizia, dice lei, guardando nella direzione in cui si 
messo a correre Ken. Non hai molto tempo per scappare.
T. J. molla la presa. April trattiene il respiro. Non massaggiarti
le braccia, pensa. Non dargli questa soddisfazione. Prende
le chiavi con entrambe le mani e le porta davanti a s, tastando
il coltellino. T. J. lancia uno sguardo nella direzione in cui  andato
Ken. Di lui non c' traccia. Il pickup azzurro polvere di
T. J.  posteggiato appena dietro l'auto.
Sei sempre stata una gran bugiarda, le dice. Questo te
lo devo riconoscere. Le lascia andare il viso, si passa una mano
tra i capelli gocciolanti e la squadra da capo a piedi. April
coglie un lampo di desiderio nei suoi occhi. Oppure di odio.
Ti amavo, le dice. Ma tu non lo meritavi.
Tu amavi Denise, ribatte lei, armeggiando con il coltellino.
Non mi hai mai vista.
La reazione di T. J.  istantanea, la sua mano scatta Verso il
volto di lei, disegnando un arco perfetto. Nessun pensiero,
nessuna decisione, un semplice impulso. Una sorta di
eccellenza cinetica, di perfezione fisica, di pura efficacia nello spazio di
un secondo. April nemmeno lo vede. E a terra e assapora il
sangue nella propria bocca.
Lui le punta contro un dito tremante.
Mentre si mette in ginocchio, April rivede se stessa litigare
con il padre, conscia del fatto che sarebbe finita male per lei,
ma incapace di fermarsi.
Allunga una mano verso le chiavi che le sono cadute, ma
T. J. ci mette sopra un piede, fissandola. Raccoglie il portachiavi
e, vedendo il coltellino svizzero, lo apre. Prova la lama contro
il proprio pollice, la richiude e la lancia verso di lei. Avresti
dovuto portarti un'arma di difesa adeguata. Infila la mano
nella giacca di denim e ne estrae un revolver. Come questa.
April barcolla. Sente il sibilo della pioggia sull'asfalto e il
ticchettio sul cofano, un tuono che romba in lontananza come
la voce del padre, il proprio respiro. La pistola  argentea, liscia,
bagnata e piccola nella mano di T. J. I rimpianti arrivano
all'istante, innumerevoli e simultanei; pensa che, trovando il
suo corpo l, la polizia probabilmente la scambier per una
prostituta; che, bench si tratti di presunto omicidio, la sua famiglia
lo riterr una sorta di suicidio; e che l'ultimo ricordo
che Oliver avr di lei sar con addosso quella gonna assurda e
un'espressione compiaciuta e fredda che nasconde ogni cosa.
T. J. le mette la pistola in mano. Lei la fissa confusa. Poi le si
avvicina, posizionando il tamburo dell'arma contro il proprio
petto. Le accarezza le dita perch smettano di tremare.
No, dice April.
Lui le si appoggia addosso, premendole la schiena contro
l'auto. La sua mano si muove sopra quella di lei che stringe la
pistola, in cerca del grilletto. April non riesce a respirare, il terrore
la attraversa come una corrente elettrica. Con la mano libera,
T. J. le tocca il fianco, la vita, il seno, il suo viso calmo per
la prima volta. Poi la bacia, schiacciandola contro la macchina,
l'arma incastrata tra loro. April sente la sua lingua in bocca, il
sapore di sangue e pioggia, l'impugnatura della pistola che le
penetra nelle costole e la punta premuta contro lo sterno di lui.
Le solleva la gonna.
No.
Fallo, le intima. Nessuno ti accuser.
Ma April non tocca il grilletto. Cerca di stendere le dita, di
liberarle dall'arma. La sua voce  stridula, appena udibile.
Non lo far, mormora.
T. J. le riabbassa la gonna, gliela stende sulla coscia e poi fa
un passo indietro per guardarla. Il suo viso  diverso. Sempre
sofferente, ma non contorto come prima. Gli occhi sono pi
aperti, le labbra socchiuse e in attesa, come quelle di un ragazzino.
La pioggia sta diminuendo. Le passa le dita lungo il volto,
sul naso, sul labbro ammaccato. Sono stato in Kansas, dice.
C' lavoro laggi e la vita costa poco, molti hanno dei cavalli.
Esita. Ricordo che mi avevi detto che da bambina ne
desideravi tanto uno.
Lei deglutisce, aggrappandosi all'auto dietro di s.
Possiamo partire stanotte. Saremo a Wichita per gioved.
L'unica cosa che ci serve  la benzina.
T. J., metti via la pistola.
Lui l'abbassa, tenendola sul palmo come un uccello morto.
Che cosa c'? le chiede. Non ti piacciono pi i cavalli?
Lei batte i denti. Non ha mai avuto tanto freddo. T. J. si infila
il revolver in tasca e di nuovo le tasta il viso con la mano, come
un cieco. Avresti dovuto premere il grilletto quando ne
avevi la possibilit, dice e si avvia verso il furgone.
Quando lui se ne va, April viene scossa da violenti brividi e
le mani le tremano mentre afferra le chiavi. L'interno dell'auto
 pieno di schegge. Prende una coperta dal bagagliaio e la
stende sul sedile, butta dietro la macchina fotografica distrutta
ed entra. Guida fino a casa guardando nello specchietto retrovisore
ogni cinque secondi, le mani frementi sul volante e la
pioggia che le punge il viso attraverso il finestrino infranto.
Una volta arrivata nel suo appartamento, chiude la porta a
doppia mandata, abbassa le tende, si china sopra il secchio
della spazzatura e si scuote i frammenti di vetro dai capelli.
Lancia via la gonna e si fa una doccia calda. Alla fine, quando 
cos debole da non riuscire pi a stare in piedi, chiude l'acqua,
si avvolge nell'accappatoio e va al telefono. Controlla il numero
due volte prima di premere i pulsanti. Mentre ascolta la
pausa infinita tra ogni squillo, pensa a quanto sarebbe facile
riagganciare. Poi il suono di una voce umana all'altro capo del
filo la fa sussultare. S, sente se stessa dire. Il
detective Arredondo, per favore.

 Capitolo 14.

April si guarda allo specchio, passandosi un dito sulla capsula
provvisoria al lato della bocca. Il colore non  uguale a
quello dei suoi denti; chiss se si nota quando sorride. Il dentista
si era insospettito, era ovvio, ma poi tutti finiscono per bersi
le sue storie di maldestri incidenti; non vogliono pensare diversamente.
Dopodich esamina il livido e ci mette sopra con
delicatezza del correttore. E importante non usarne troppo, altrimenti
si viene traditi dall'impastamento.
Guarda l'orologio, sperando di riuscire a prendere l'autobus
delle tre che porta allo sfasciacarrozze. Costava meno sostituire
l'intera portiera con una recuperata in discarica, piuttosto
che far montare un finestrino nuovo. Con un po' di fortuna
ne troveranno una bianca come l'auto, altrimenti le toccher
subire un sacco di domande. Apre il frigorifero, lo fissa e
lo richiude; in due giorni non  riuscita a mangiare niente di
pi di un pezzo di pane tostato.
April preme il pulsante della segreteria telefonica e riascolta
il messaggio di Oliver: Ehi, April, sono Oliver. Io, ecco, volevo
soltanto dirti che mi dispiace per ieri. Per favore, fammi
uno squillo, cos so che sei arrivata a casa senza problemi.
Avrebbe dovuto richiamarlo ieri, ma ha voluto aspettare fino
a ora, quando immagina che non sia in casa. Risponde la
sua segreteria. Sono April, dice, cercando di sembrare
allegra, ma non le riesce. Mi dispiace di averti guastato la festa.
E, s, sono arrivata a casa, tutto bene.
Quando il giorno dopo April va dalla nonna per la sua acconciatura
settimanale, la trova nella nicchia del soggiorno, intenta
a frugare in una pila di fotografie. Quell'angolo della casa
era un'aggiunta, costruita a sbalzo rispetto alla facciata dell'edificio,
e dava sulla strada trafficata. Il pavimento sta cedendo
e April si domanda quanto a lungo l'intera struttura regger
ancora prima di crollare. La nonna ha in testa una cuffia per la
doccia rosa, tirata gi sulle orecchie.
Pensi che verr a piovere? le domanda April.
La nonna si volta a guardarla. Oh, sei tu, le dice riconoscendola.
Ma non sai proprio un bel niente? Ti fanno sempre
indossare queste cose quando ti operano.
Quando ti operano? ripete April. Che cos'hai?
Il cuore, risponde la nonna, tornando a guardare le foto.
April le si avvicina, carezzandole la schiena con la punta
delle dita. E spezzato? domanda.
La nonna annuisce. Tre bypass. Deviazioni dappertutto.
April abbassa lo sguardo sul tavolo coperto di fotografie di
Buddy. Deglutisce. Che cosa stai facendo?
Buddy mi ha chiesto di trovargli la foto del suo diploma,
ma non credo che i tuoi me ne abbiano data una. Non  strano?
April avverte un brivido percorrerle la pelle. Oh,  passato
Buddy?
Non essere ridicola, risponde la nonna.  nelle White
Mountains. Mi ha chiamata stamattina.
April si siede, facendosi scorrere le mani lungo il viso. Come
ti  sembrato?
Preoccupato. Ha bisogno di trovare quella foto. A proposito,
ha detto di dirti che gli dispiaceva per la tua macchina.
April trattiene il fiato. La mia macchina?
L'incidente che ha fatto con la tua macchina. La nonna si
volta a guardarla. Be', non fare quella faccia sorpresa. Perch
altrimenti guideresti la sua?
April getta uno sguardo fuori dalla finestra all'auto bianca
posteggiata in strada. Levati quell'affare dalla testa, le dice.
Preparo qualcosa per pranzo.
Le toglie la cuffia della doccia, notando gli orecchini che
indossa. Sono lunghi e turchesi, in stile indiano. La nonna la
fissa, toccandole il labbro nel punto in cui  gonfio. Poi tocca il
proprio labbro e la guancia. Nicky  stato qui ieri notte, le
confida.
Nonna, Nicky se n' andato cinquant'anni fa. E dopo tu
hai sposato Spencer, ricordi?
Nicky picchiava tuo padre, racconta lei. E io ero troppo
spaventata per proteggerlo. Pensa un po'.
Va tutto bene, nonna. Non c' pi da tanto tempo.
No, ribatte. Vive nel seminterrato. E ci seppellir tutti.
April rabbrividisce. Vieni.  ora di pranzo.
Sai, dice la nonna mentre vanno in cucina. Assomigli
molto a me quando avevo la tua et.
April sorride. Allora sono fortunata.
Non durer. E poi che farai?
Dimmelo tu.
Trovati un brav'uomo, April. Qualcuno come il mio Spencer.
No, nonna. Questa non  la risposta giusta per me.
Il tizio con cui vivi  un buono a nulla.
Te l'ho detto, se n' andato. Le nostre strade si sono divise.
E comunque, prosegue April riempiendo la teiera, se potessi
cambiare qualcosa, non vorrei un ragazzo. Vorrei vivere
da sola da qualche parte in una cittadina dove non mi conosce
nessuno. Per i fatti miei. Non ti sembra una bella cosa?
Bah, fa la nonna. Io lo trovo assurdo. Chi si prender
cura di te quando sarai vecchia?
April fa un sorriso beffardo. Fare programmi per il futuro
non  mai stato il suo forte. Guarda, ho comprato delle calendule
per il tuo giardino.
Non mi piacciono le calendule. Le hanno tutti.
Ma sono quelle giganti. Quando April si rende conto che
non sta funzionando, aggiunge: Le ha scelte Oliver.
Oliver. Il volto della nonna si illumina. Fammele vedere.
Non sono ancora sbocciate. Non c' molto da vedere.
Lo chiamer per ringraziarlo.
Glielo dir io.
Ha proprio un cuore grande.
S, conferma April,  vero.
Dopo pranzo April porta la cassetta di calendule nel piccolo
giardino dove un tempo vivevano le carpe fantasma. Aveva
inconsapevolmente scelto dei fiori dorati come quei pesci perch
quella storia si avverasse.
Suo padre raccontava un sacco di storie; April le ascoltava
entusiasta, in adorazione. In seguito si rese conto che quelle
stesse storie le usava anche con le ragazze al bar. E loro se ne
stavano l sedute a sentirle, con i loro abiti aderenti e i capelli
ben pettinati. Ad April pareva di udire le loro risatine smorfiose.
Pens alla foto incollata sul fondale dell'acquario, al modo
in cui sorrideva quella donna nuda, come a dire che le piaceva
stare l, anche se la vasca trascurata era patinata di sporcizia e i
saprofagi le succhiavano i fianchi.
Il laghetto che April aveva immaginato nel giardino della
nonna era di una limpidezza tropicale, i pesci erano sani e lucenti
e le loro pinne fremevano come aquiloni in un cielo estivo.
Oltre alle calendule, April ha con s un sacchetto di compost
e uno di concime, un annaffiatoio con dentro del fertilizzante,
una paletta, una zappa e un estirpatore. Indossa una T-
shirt abbondante e un paio di pantaloni ampi e ha i capelli raccolti
in una morbida coda. Il sole  tiepido sulla sua schiena.
Le piace rigirare la terra, strappare le erbacce. Ha imparato il
giardinaggio da Oliver, quando erano alle superiori e lui lavorava
al vivaio.
April si ferma a guardare il cielo, mentre il dente
incapsulato le pulsa in bocca. L'acero sopra di lei, troppo cresciuto per
quel giardino,  coperto di foglie di un verde delicato tendente
al giallo, grandi ancora la met del normale. I rami frusciano e
si agitano giocosamente. Da bambina adorava arrampicarsi sugli
alberi in certe giornate impetuose per essere pi vicina al
vento, le piaceva sentirlo insinuarsi sotto i vestiti, tra i capelli,
la sua energia selvaggia. Che bisogno aveva di mangiare e dormire?
Una fitta di dolore al dente interrompe i suoi pensieri. Da
qualche parte lungo il cammino aveva mandato tutto all'aria.
La bambina che era stata a nove anni non era sopravvissuta all'adolescenza.
Il mese precedente ne aveva compiuti ventotto e
ancora viveva degli stessi inganni, un impostore nella propria
vita. Ma non si pu tornare indietro. Tutto quello che ha  la
April che lei stessa ha costruito. E comunque sia, malgrado
un'infarinatura ricevuta in qualche corso post scolastico, non
sa fare niente a parte occuparsi di un bar. E di un giardino.
April?
Si volta. E in controluce, quindi non vede il suo viso, ma riconosce
la voce. Ehi, Oliver.
Si siede accanto a lei.
Non dovresti essere a lezione?
Il semestre  finito. La settimana prossima comincio l'internato.
E tu?
Giorno di riposo. Estrae una pianta dal contenitore e la
mette nella buca. E grata che lui non le fissi il labbro. Forse
non l'ha notato. Ti ha chiamato la nonna?
Annuisce. Per ringraziarmi delle tue calendule.
April lancia un'occhiata verso la casa per vedere se la nonna
li sta guardando.  cos, naturalmente. April la saluta agitando
la paletta. Non le sarebbero piaciute, se non le avessi
detto che gliele mandavi tu. Si scrolla via la terra dalle ginocchia,
imbarazzata all'idea di come deve apparirgli, ma Oliver le
rivolge un sorriso gentile.
Hai sentito la novit? aggiunge April. Nick Simone vive
nel seminterrato.
Oh, no. Perch non ha delle allucinazioni su Spencer? Se
non altro sarebbero pi piacevoli.
April comincia a scavare una nuova buca. Avete poi interrotto
la festa per via della pioggia?
Ci siamo trasferiti dentro. Hai bisogno di una mano?
Se ti va. Gli porge una cassetta.
April, mi dispiace per...
Anche a me. Dimentichiamo tutto.
Non avrei voluto che te ne andassi.
Passami l'annaffiatoio.
Sono stato un idiota.
Va bene. Gli sorride. Sei stato un idiota.
Anche lui sorride, prendendo una manciata di compost e
depositandolo morbidamente attorno alle radici di una calendula.
Maneggia la pianta con cautela, nello stesso modo in cui
lo ha visto toccare i capelli e la nuca di Bernadette, le dita leggere
come farfalle. Non appena Oliver alza gli occhi, lei distoglie
lo sguardo. Dov' finito il ritratto di tua madre? gli domanda.
Quello che ti ha regalato tuo padre?
Ah, quello. Alla fine l'ho dato ad Al.
Lei gli rivolge uno sguardo interrogativo.
Non so. Sorride. Forse non volevo che mi fissasse tutto
il tempo.
April si siede sulle caviglie. Mi sorprende che tu abbia ancora
il pianoforte.
Hai mai provato a spostarne uno?
Sono sicura che, se lo mettessi in vendita, qualcuno sarebbe
felice di venirselo a prendere.
Ti stai offrendo?
Lo farei se potessi. Il mio appartamento  cos pieno di robaccia
che c' a malapena posto per me.
Ti riferisci alle cose di T. J.
April cerca di separare due piantine ancora non del tutto
sviluppate, ma le radici sono fragili e intrecciate tra loro e cos
le mette nel terreno insieme.
Che mi dici del tuo labbro? le chiede infine.
Lei pensa alle solite scuse, un gradino mancato, una libreria
caduta. Stacca un germoglio spezzato da una piantina danneggiata
e non risponde.
Dammi una mano, la esorta. Sto cercando di far combaciare
la ragazza che legge Stephen Hawking con quella che ho
visto alla festa. La vera April pu per favore farsi viva?
Era Brian Greene, replica lei. Hawking non sono riuscita
a finirlo.
Non hai risposto alla domanda.
Non capisci, gli dice. Io leggo per non pensare.
E invece pensi, ribatte lui. Pensi un sacco.
S, ma preferisco pensare ai tunnel spaziotemporali che a
un labbro gonfio a cui non posso rimediare.
Oliver tocca il proprio labbro, osservandola. Lei si sente
d'un tratto nervosa. Posso chiederti una cosa? azzarda. Se
 troppo personale, non sei obbligata a rispondere.
A-ha.
Si tratta di Quincy.
Le viscere le si raggelano, come nebbia che si trasforma in
ghiaccio sull'asfalto.
Mi chiedo se ti capita mai di ripensarci, voglio dire...
No, risponde. Non ci penso.
Non prendertela. Mi domando solo se non sarebbe utile...
Non lo .
Insomma, sono semplicemente curioso di sapere come la
vedi adesso.
In nessun modo. Non la vedo affatto.
April, non  ragionevole.
Vuoi dirmi che alla sera torni a casa e racconti a Bernadette
le cose che facevi al liceo?
Be', se tra queste ci fosse il fatto che sono stato spinto a fare
sesso quando ero minorenne, immagino di s.
Dio, esageri sempre. Perch ne stiamo parlando?
Perch non l'abbiamo mai fatto.
Lei serra gli occhi.
Ascolta, non devi parlarne per forza con me. Dimmi soltanto
che non sono l'unico a saperlo. Dimmi che ti sei confidata
con un'amica, un cliente del bar, chiunque.
Lei guarda in gi verso l'erba.
Un quarantenne e una quattordicenne, prosegue, abbassando
la voce. Almeno capisci cosa c' di sbagliato?
Vuoi che ti dica che ho sbagliato? S, ho combinato un
gran casino. Contento?
April, ma non lo vedi? Voleva farti credere che fosse colpa
tua e tu ci sei cascata.
Bene. Era una testa di cazzo. Adesso possiamo chiudere il
discorso?
Ha dato da bere a una ragazzina, gi solo questo...
Non me l'ha mica versato in gola.
Era il tuo capo.
Basta. Non ne voglio parlare. April si tappa le orecchie.
E tuo padre. Non ha migliorato la situazione, giusto? Tanto
per cominciare, perch ti ha mandata a lavorare l? Per mettere
da parte qualche soldo e comprarsi una lavastoviglie?
Lei si alza di scatto, rovesciando l'annaffiatoio e inzuppandosi
le scarpe da ginnastica.
April, per favore. Alza gli occhi su di lei. Sto solo cercando
di...
Ascolta, Oliver. Io quelle cose le ho superate. Perch tu no?
Fare finta che non siano mai successe non equivale a superarle.
Perch adesso, Oliver? Perch ti ho rovinato la festa? Mi
dispiace di non poter essere perfetta come te. Ora lo guarda
in cagnesco, ansimante. La prossima volta non mi invitare e
basta.
Lui si alza lentamente. Gli occhi gli cadono sulla bocca di
April. Forse  conciata peggio di quanto pensasse. Le passa
con delicatezza il pollice sul labbro gonfio. Lei fa un passo indietro
con tutta la calma che riesce a trovare.
Scusa, le dice, infilandosi le mani in tasca. Sono soltanto
preoccupato, April.
Sono affari miei.
Se un giorno sar io quello che dovr identificarti all'obitorio,
la prender decisamente sul personale.
Come fai a passare da un labbro gonfio all'obitorio?
Ci si passa pi in fretta di quanto non credi.
Sei un tale allarmista.
E invece tu non hai il senso del pericolo. Nemmeno un
briciolo. A parte una volta. Qualcosa ti ha spinta ad andare alla
polizia.
T. J. se n' andato. La vuoi piantare?
Non se n' andato, April, non fino a quando continuerai a
vivere in questo modo.  qui adesso. E nella tua testa. Lui o un
altro come lui.
Vivere in questo modo?
Sei una donna intelligente. Puoi darci un taglio.
L'estirpatore le trema nella mano serrata. Dio, mi fai proprio
uscire dai gangheri. Se fossi un'assassina,  te che vorrei
uccidere.
Oliver appare sorpreso, ma solo per un momento. Poi non
riesce a trattenersi. Scoppia a ridere. Lei arrossisce perch non
sa bene se la stia prendendo in giro.
Scusa, le dice, tenendosi lo stomaco. Ma credo sia il pi
bel complimento che abbia mai ricevuto.
April cerca di non sorridere, ma non ce la fa. Bastardo,
impreca, odiandolo ancora di pi perch l'ha fatta ridere. Mi
fai diventare matta. Gli d un pugno sulla spalla e lui le afferra
il braccio nella stessa maniera in cui lo faceva quando erano
bambini. Solo che adesso  diverso. La pressione delle sue dita
le fa salire lungo il braccio una corrente calda. Il cuore le batte
pi forte.
Le si avvicina finch i denti dell'estirpatore che stringe nella
mano libera gli toccano il petto. Come lo faresti? le domanda.
Veleno? Coltello? Che ne dici di uno strangolamento?
Non ti darebbe soddisfazione?
Per la prima volta da anni lo guarda dritto negli occhi. Cos
azzurri e limpidi. Luminosi come un ghiacciaio, fulgidi
crepacci di cobalto irradiati da dentro. La voce le esce stridula. Ti
colpirei con un fulmine.
Il sorriso di lui si spegne. Ora lei nota che quell'azzurro
non ha soltanto una tonalit, ma un migliaio,  pallido e oceanico
vicino alla pupilla, indaco scuro attorno al bordo, il tutto
screziato di verde acqua e oro. Avverte un leggero luccichio;
non  pi nel corpo, eppure  intensamente consapevole del
modo in cui le dita di lui si sono allentate attorno al suo polso.
Le ci vuole un momento per rendersi conto che ha smesso di
respirare.
Qualcuno bussa forte alla finestra. Si voltano e vedono la
nonna che tiene la tenda aperta agitando un braccio.
Oh, fa Oliver, mollando il braccio di April. Si passa una
mano tra i capelli e si sistema la camicia dentro i pantaloni,
anche se non  affatto fuori posto. April lascia cadere l'estirpatore.
La pelle le formicola dalle piante dei piedi alla base
del collo.
Santo cielo, dice la nonna.
April si gira e vede che la nonna  sul primo scalino accanto
all'ingresso laterale. Si  rimessa in testa la cuffia della doccia,
al contrario stavolta. Ges, Giuseppe e Maria, aggiunge,
toccando la medaglietta della sua collana.
Nonna. April si precipita da lei. Dov' il tuo deambulatore?
Potresti farti male qui fuori.
E cos alla fine te lo sei portato dietro, borbotta, quell'infame
del tuo fidanzato.
No, nonna. Questo  Oliver.
Ascoltami bene, tu. La nonna punta un dito verso di lui.
Non sei il benvenuto qui. Ho visto che cosa hai fatto.
Nonna, per favore.
Oliver si avvicina piano. Guarda, nonna. Sono io.
Stai lontano da me, Nicky, gli intima con voce tremante.
Bede non li vuole i tuoi giocattoli. Non sei pi suo padre. Ne
hai combinate abbastanza.
Oliver non si muove.
Bede era solo un bambino, continua la nonna, mentre gli
occhi le si riempiono di lacrime. Avrei dovuto proteggerlo.
Tocca di nuovo il suo crocifisso, portandolo alle labbra.
April le accarezza la schiena, facendo cenno a Oliver di andarsene.
Va tutto bene, nonna. Nicky non c' pi. Se n' andato
tanti anni fa.
Dov' il mio Bede? domanda lei. Perch non viene pi
a trovarmi?
April si morde il labbro, poi apre la porta e aiuta la nonna a
entrare. Oliver si infila i pugni in tasca. Ti chiamo, gli dice
April. Lui fa cenno di s, ma lei capisce che non le crede affatto.

 Capitolo 15.

I tavoli sono apparecchiati con porcellane Lenox bordate
d'oro e calici di cristallo a gambo lungo. Oliver maneggia le
posate con cura, conscio della presenza della madre di Bernadette
accanto a lui e del padre di fronte. Misura i sorsi del secco
Merlot dai sentori di quercia, bevendone appena quanto
basta per essere socievole. Ha bisogno di restare lucido.
La stanza crepita di conversazioni e le porte della grande
sala sono aperte sulla radiosa giornata di giugno. Sono le sette
di sera e il sole splende ancora luminoso sulle file di lavanda e
saponaria. La loro inebriante fragranza fluttua fino a Oliver,
assieme al suono di risate infantili. Bernadette ha invitato i
bambini con cui lavora e le rispettive famiglie. La maggior parte
di loro  in giardino, in adorazione del cane di casa. Una
bimba bassa e rotonda con gli occhi socchiusi trotterella verso
Bernadette. La sua pesante andatura dai piedi piatti fa sollevare
lo sguardo dei commensali dalle loro portate. Bernadette allarga
le braccia ancor prima che la bambina sia vicina e lei accelera,
atterrandole addosso con un goffo abbraccio. Fanno un
risolino.
Signorina Bernadette, guardi come faccio la spaccata, le
dice, dando prova di un'inspiegabile flessibilit. Bernadette
esulta come se fosse la prima volta che gliela mostra. Oliver
stringe la mano di Bernadette sotto il tavolo e si allunga a darle
un bacio pieno di ammirazione.
Bernadette indossa un abito sbracciato color crema, ora
macchiato dalle mani dei bambini sporche di cioccolato. Non
se ne cura. Le sue spalle dorate dall'abbronzatura si scuotono
in una risata provocata da qualcosa che ha detto la bambina.
Oliver ha caldo e si sente costretto nel proprio abito;  una
giornata da pantaloncini. Guarda il tavolo dei regali ingombro
di pacchi e si agita sulla sedia. N lui n Bernadette sono per le
feste di fidanzamento, ma i genitori di lei avevano insistito.
Il padre di Oliver incrocia il suo sguardo e sorride alla bimba
con le trecce che ora sta facendo la ruota per Bernadette.
Anche Oliver sorride, felice della presenza del padre a quel tavolo.
Le altre sedie sono occupate dalla famiglia di Bernadette,
eccetto quelle di Al e di April che sono vuote. Lui doveva andare
a una partita e aveva detto che sarebbe passato sul tardi,
se ce la faceva. Di April non si sa niente.
Finalmente viene servito il dessert e Oliver si sente sollevato
all'idea che presto sar tutto finito. La bambina con le trecce
torna indietro trotterellando, il vestitino coperto di macchie
d'erba. Signorina Bernadette, posso avere ancora un po' di
torta?
Vieni, le dice Bernadette, avvicinando una sedia. Prendi
la mia.
La bimba si siede gongolante e stringe le corte dita attorno
alla forchetta che affonda nel dolce. Tra un boccone e l'altro,
canticchia una versione monotona di My Fair Lady. Un baffo
di glassa azzurra le compare sul labbro. La madre di Bernadette
le rivolge un sorriso affettuoso dall'altra parte del tavolo,
mentre il fratello, che sta dondolandosi indietro sulle gambe
della sedia, le fa una smorfia. Brad  sulla trentina o poco pi,
immagina Oliver, e ha una coda di cavallo tagliata in modo
netto. E un mago dei computer e sta ottenendo troppo successo
perch possa fargli bene, a quanto sostiene Bernadette. Ha i
capelli biondi come quelli della sorella, ma ancora pi lucidi.
Indossa una giacca di Armani, una stretta cravatta di pelle e un
paio di Levi's con i buchi sulle ginocchia. Guarda svogliatamente
l'orologio da polso e fa cenno al cameriere di portargli
un caff, senza sforzarsi in alcun modo di nascondere la propria
noia.
All'inizio Oliver era rimasto deluso dall'assenza di April,
ma ora ne  contento. Non riesce a immaginarla l. Proprio
mentre sta formulando quel pensiero, suo padre fa un cenno
di saluto in direzione della porta. Oliver si volta e vede Al e
April insieme nella lunga luce obliqua. Il sole si riversa in senso
orizzontale attraverso le portefinestre aperte e le loro ombre
si estendono fino alla parete opposta. Oliver li saluta con la
mano, ma loro non lo vedono. Brad solleva la tazza del caff
fin quasi alle labbra e poi si blocca riappoggiandola.
April e Al individuano Hai e attraversano la stanza. Si fermano
al tavolo dei regali, sul quale April deposita una scatola
con un grande fiocco, ricoperta di carta satinata lilla. Al vi lancia
sopra una busta.
Ecco l'altro mio figlio, annuncia Hai, sorridendo ai genitori
di Bernadette.  un giornalista sportivo, aggiunge. O
se ne va presto o arriva tardi.
 sua moglie? domanda Brad.
No, no. Lei  la mia figlioccia, April.
Brad si pulisce la bocca con il tovagliolo e si abbottona la
giacca. Oliver sente serrarglisi la gola. April indossa un abito
grigio antracite che le arriva ai polpacci con lunghe maniche
strette e una classica scollatura alta; porta un filo di perle che
deve aver preso in prestito dalla nonna, un paio di orecchini
abbinati, scarpe nere con il tacco, collant scuri e i capelli raccolti
in uno chignon.
Oliver non l'ha mai vista in quel modo. Immagina che dovrebbe
piacergli e invece non  cos. E bella, ma sbagliata. La
preferisce con i jeans e i capelli arruffati, mentre fa una risata
fuori luogo. April mantiene un silenzioso riserbo, formale e distante.
Ha scelto ogni particolare in modo ineccepibile nello
sforzo di adeguarsi alla situazione, ma Oliver non pu fare a
meno di fissarla. Beve un sorso d'acqua e pensa che vorrebbe
allentarsi la cravatta.
Il padre di Bernadette si alza nel momento in cui si avvicinano.
Alien? dice, porgendogli la mano. Che nomi interessanti
nella vostra famiglia. Alien Ignatius, Oliver Jonah. Chiss
cosa ci aspetta per i nostri nipoti! Dmitri, forse? Antonia? Ride
affabilmente.
Mi chiami Al, replica lui in tono freddo. Lei  Rose.
April, lo corregge Hai. Forza, sedetevi.
Non possiamo trattenerci, comunica Al. Devo consegnare
un lavoro stasera.
E April? domanda il padre di Bernadette con uno sguardo
di ammirazione.
Siamo venuti con una macchina sola, spiega lei. Non ha
ancora guardato Oliver. Nemmeno un'occhiata.
Troveremo qualcuno che ti accompagni a casa, interviene
Brad.
Oliver lo guarda. Brad  proteso in avanti sulla sedia, ha
una mano sulla bocca e la sta studiando apertamente. April arrossisce.
Ho delle cose da fare, replica lei. Siamo passati
giusto per un saluto veloce. Lancia un'occhiata ad Al in cerca
di sostegno.
Rimani pure, le dice Al. Ti far bene. Le d una stretta
alla mano.
Qualche istante dopo, April accompagna fuori Al e restano
un momento accanto alla portiera aperta della sua Jeep.
Attraverso la finestra, Oliver vede il vestito di lei agitarsi nella
brezza. In quella luce obliqua, entrambi in formali abiti scuri,
April e Al sembrano due personaggi di un dipinto e la loro vicinanza
suggerisce un'aura di intimit. Oliver avverte un senso
di nausea.
La bambina seduta accanto a Bernadette solleva il piatto
per leccarlo.
Eh, eh, la riprende Bernadette in tono gentile. Lo so
che la glassa  buona, ma usa la forchetta.
Ce n' ancora?
Non ora, risponde Bernadette, carezzandole i capelli.
Va' a correre e a giocare.
Chi  quella signora? chiede la bambina, puntando un
dito.
E April. Lei e Oliver erano amici quando avevano la tua
et.
Chi  Oliver?
Non te lo ricordi? le domanda Bernadette, dandogli una
lieve pacca sulla mano. E il fortunello che mi sposer. Le fa
l'occhiolino.
Ma non ha i capelli biondi.
Non si deve per forza sposare una persona con i capelli
del proprio colore, sciocchina, le spiega Bernadette.
La bimba guarda Oliver e si acciglia. Dovrebbe avere i capelli
biondi, dichiara e poi esce dalla porta trotterellando con
passo pesante.
Hmm, fa Oliver in tono grave. Mi tinger, se occorre.
Staresti malissimo. Bernadette gli fa un ampio sorriso.
Oliver sente il rumoroso motore della Jeep di Al che si allontana.
Un attimo dopo Brad si alza e va incontro ad April sulla
porta. Con un cenno le indica la cucina. April si tocca le perle,
scuotendo la testa. Non ha fame. Brad le sfiora la schiena e
la guida con un gesto che lei non pu educatamente rifiutare.
Hai coglie lo sguardo di Oliver. April e Brad scompaiono in
cucina.
Bernadette, bevendo un sorso, commenta: Non ha perso
tempo.
Oliver si schiarisce la voce. Vorrebbe domandarle qualcosa.
Gli d fastidio che ci siano qui i miei bambini, dichiara
Bernadette. Ci si aspetterebbe un po' pi di tolleranza da
parte sua, considerando che  cresciuto con una sorella come
la nostra. A volte  proprio uno stronzo.
Hmm. Oliver non dice pi niente e aspetta che April e
Brad escano dalla cucina. Non lo fanno.
* * *
Dopo che gli ospiti sono andati a casa, Oliver e Bernadette
si siedono in terrazzo e aprono i regali nella fresca aria notturna.
Ore prima Brad aveva accompagnato April a casa nella sua
Porsche nera con la capote abbassata. Lei appariva pallida e
controllata, un po' timorosa, ma allo stesso tempo serena e cortese.
Aveva dato la buonanotte a Oliver e Bernadette con un bacio,
ringraziandoli della festa. Buon rientro a casa, le aveva
detto Oliver, stringendole il gomito. Aveva un profumo cupo e
dolce, come di campi in fiamme, e lui avrebbe voluto rimanere
solo con lei, solo un istante, per assicurarsi che stesse bene. Immagina
Brad sfrecciare lungo le serpeggianti strade della costa
settentrionale, strette e sovrastate dagli alberi, mentre l'acconciatura
di April si scioglie al vento. Meglio Brad di T. J., dice
Oliver tra s e s. Cerca di spostare il pensiero altrove.
I tuoi genitori si sono divertiti.
Adorano le feste, conferma lei, controllando l'elenco delle
persone da ringraziare.
Tuo padre  piuttosto socievole.
A volte.
Oliver la guarda, aspettando che aggiunga qualcosa. Dal
momento che non dice pi niente, raccoglie l'ultimo regalo,
avvolto in un foglio di carta lilla. Che cosa pensi di April e
Brad? le domanda esitante.
Lui vuole solo divertirsi, risponde, facendo scorrere il dito
lungo la lista. Chi lo sa?
Oliver si irrigidisce, il pacco stretto in mano.
Comunque l'ho messo in guardia, continua lei, cancellando
qualcosa. Gli ho detto che ha un fidanzato tremendo.
Quel Ken, voglio dire.
Non credo che sia una cosa seria.
Bernadette si stringe nelle spalle. Hai intenzione di aprirlo?
Non credi che sia una possibilit, April e Brad?
Non le far alcun male, se  questo che ti preoccupa. Ma
se pu convincerla con le buone a levarsi il vestito, lo far.
Bene.
Non darti pensiero. April  tutto fuorch ingenua. Ha il
numero di Brad. Gli accarezza un braccio. Era proprio bella
stasera, non ti sembra?
Oliver le porge il pacco. Apriamo questo, cos poi ce ne
possiamo andare.
Bernadette si infila la penna in bocca, strappa la carta lilla e
la schiaccia dentro la spazzatura. Appoggia la scatola sul pavimento,
in mezzo alle caviglie, e ne estrae un'antica clessidra finemente
intagliata. La penna le cade di bocca. Wow, dice.
Mio padre ne sar colpito. Suo padre colleziona antichit, in
particolare orologi, meridiane, odometri e qualsiasi cosa misuri
il tempo e la distanza. Di chi ? gli domanda, guardando
la lista.
April.
Santo cielo, come ha potuto permettersela? Capovolge
con cautela la clessidra e lascia fluire la sabbia. Il legno mostra
intricati intarsi, il vetro  screziato dagli anni e la sabbia  bianca
come quella delle vaste spiagge intatte dove giocavano da
bambini.
Oliver?
Hmm?
Bernadette ripone nella scatola la clessidra che continua a
svuotarsi nell'oscurit e si siede in grembo a Oliver. A volte
hai uno sguardo... Fa scorrere la punta di un dito sul sopracciglio
di lui. Dov'eri poco fa?
Oliver avverte il peso di Bernadette sulla coscia. Il vestito le
aderisce al fondoschiena. I tuoi genitori stanno dormendo?
le domanda.
Annuisce.
Mi piacerebbe farlo nella Studebaker di tuo padre.
Lei ride, coprendosi la bocca. Ci ucciderebbe.
Dov'?
Nel magazzino, la vecchia stalla.
Le afferra la mano e la conduce gi dagli scalini del terrazzo.
Quando sono a una certa distanza da casa, si mettono a
correre, mano nella mano, Bernadette con le scarpe strette nel
pugno. L'erba  folta e umida, nera nell'oscurit.
Entrano trafelati nel granaio riconvertito e chiudono la porta
alle loro spalle. E buio. Degli uccelli spaventati svolazzano
fra le travi. Bench da decenni non venga pi usato come stalla,
Oliver potrebbe giurare di sentire l'odore del fieno e del
cuoio, del calore degli animali. Toglie il telo che riveste l'auto e
fa scorrere la mano lungo il telaio scintillante e sinuoso di
quella Champion del 1950 con il parabrezza diviso in due e i
fanali anteriori a forma di bulbo.
Non urtare niente, lo implora lei, ancora ansimante. Sa
esattamente dove si trova ogni cosa.
Oliver apre l'auto e fa salire Bernadette. Si sente lontano,
come in un sogno. Dobbiamo stare attenti, raccomanda lei.
Lui la guida sulle proprie ginocchia, a cavalcioni, e muove la
mano lungo il suo collo elegante, le spalle, la delicata clavicola.
Le apre la lampo del vestito. Gli occhi di lei sono scuri e dilatati,
la bocca aperta. La bacia avidamente, senza tenerezza. Si
sente distaccato da se stesso, pervaso da un'improvvisa e cupa
desolazione.
Chiude gli occhi e, senza volerlo, vede l'abito grigio, le dita
di lei che sfiorano le perle luminose, la clessidra che si consuma
nell'oscurit. Bernadette grida, il viso inondato di lacrime.
Lui la stringe a s, carezzandole i capelli. Scusa, le dice. Ti
ho fatto male?
Lei scoppia a ridere, afferrandogli la camicia. Oliver di solito
la maneggia con cura, come qualcosa che si potrebbe rompere.
Bernadette, stai bene?
Gli fa scivolare la mano sul petto, dentro la camicia, e appoggia
la testa alla sua spalla. Finalmente, dice, ora so che
lo vuoi davvero.

 Capitolo 16.

Brad spegne il motore davanti al palazzo di April e guarda
in alto verso le cupe finestre dove piccioni indolenti pattugliano
il cornicione. E uno scherzo, vero?
Lei alza gli occhi al cielo e apre la portiera. Grazie per il
passaggio.
Ho capito, le dice, afferrandole la mano. Non vuoi farmi
sapere dove abiti, perci ora prenderai un taxi.
Abito qui, replica lei, ritraendo la mano.
Lui esce dall'auto e la segue fino al portone. April nota che
 sempre pi intrigato, lo sguardo fisso sull'edificio. Lasciami
salire, la prega. Non ti far alcuna pressione. Voglio soltanto
vedere com'.
No.
Due minuti.
Buonanotte.
Okay, okay. E troppo presto. Vieni sulla mia barca domani.
Ti porto a vedere lo stretto.
Mi dispiace.
Il Metropolitan, allora. Ho dei biglietti per sabato.
Brad, sei stato dolcissimo, ma ora devo andare.
Il tuo numero di telefono, almeno.
Non sei abituato a ricevere un rifiuto, vero?
Lui si lecca le labbra. Sei attratta da me. Ammettilo.
Lei sorride e gli d un buffetto. Tra dieci minuti ti sar passato
tutto.
Stai buttando via un'occasione di spassartela alla grande.
April lascia che il portone si richiuda e sente il rombo della
Porsche mentre sale le scale. Quando arriva al suo appartamento,
se n' ormai andato.
Apre la porta e capisce all'istante che qualcuno  stato l.
L'odore di una sigaretta aleggia nell'aria. Entra lentamente, lasciando
la porta aperta alle proprie spalle, e accende una lampada.
Del fumo sale da un posacenere sul tavolo. La marca di
T. J. Sente la porta chiudersi dietro di lei.
Ascolta il suono del suo respiro e ripete a se stessa di non
farsi prendere dal panico. Come sei entrato? gli domanda.
Hai lasciato aperta la finestra che d sulla scala antincendio,
risponde. Quand' che hai cambiato la serratura?
Si volta a guardarlo.  in piedi appena oltre il cono di luce,
una figura alta e ombrosa. Sa che dovrebbe essere spaventata,
ma l'unica cosa che sente  rabbia. Mi hai rotto un dente, maledizione.
Hai idea di quanto costi una capsula?
Mi dispiace.
E a Kenny hai rotto una costola. Bisogna essere un vero
uomo per prendere a calci uno steso a terra. S, hai avuto un
bel fegato, T. J.
Lui si irrigidisce sentendo nominare l'altro uomo. April ricorda
a se stessa di chiudere la bocca, come le aveva consigliato
Arredondo.
T. J. si sfrega le mani. Sono venuto a dirti che sono pulito.
Lei fa un sospiro, afflitta. Devo chiamare al lavoro, spiega,
allontanandosi. Mi hanno chiesto di fare una sostituzione
domani. Alza la cornetta e comincia a comporre il numero di
Arredondo, che lui l'aveva obbligata a ripetergli finch non
era stato certo che l'avesse imparato a memoria.  a met,
quando T. J. le prende il telefono di mano e lo rimette delicatamente
al suo posto. Odora di sapone e albicocca; ha usato la
sua doccia.
Wichita, le dice.
No.
Lui deglutisce, stringendole una mano. Indossa una canottiera
aderente, un paio di jeans e gli stessi pesanti stivali che gli
ha visto un migliaio di volte. April, non so dirti quanto mi dispiace.
Devi credermi, non volevo farti del male.
Cos come non volevi fare del male a tua moglie? Nel
momento stesso in cui quelle parole lasciano la sua bocca, capisce
di aver commesso un errore, esattamente il genere di
provocazione che Arredondo le aveva detto di evitare.
T. J. sussulta. April riesce quasi a sentire lo spasmo che gli
attraversa il corpo. Lui fa un passo indietro, serrando le mani a
pugno. Che cosa ti hanno detto? le domanda.
Credo che tu lo sappia.
 una bugia, April. Mi hanno dato la colpa, ma io non ho
fatto niente.  per questo che sono venuto ali'Est. Laggi non
avevo nessuna possibilit. Una ragazza bella e gentile come
Denise. Un uomo come me, con queste cicatrici. E stata la sua
famiglia a convincere il dipartimento dell'esercito che ero stato
io. Ma te lo giuro su Dio, April. L'ha fatto da sola. Devi credermi.
Allora consegnati alla polizia, T. J. Di' la verit. Tutto si sistemer
se sarai sincero.
Santo cielo. Fa una risata triste. Ci credi davvero,  cos?
Che altro puoi fare?
Vieni con me. Ricominceremo daccapo. Le cose possono
essere diverse per noi, vedrai.
Non c' nessun noi, T. J. Non c' mai stato.
Hai torto. Io e te siamo uguali. Lo sai anche tu. Allunga
una mano verso il suo viso. April ricorda la prima volta che l'aveva
toccata, la sua sorpresa nel sentire quanto fossero calde e
morbide quelle grosse mani callose. Avverte un barlume di esitazione,
prima di ritrarsi.
Vattene, gli ordina. Chiamer la polizia appena sarai
uscito di qui. Non tornare.
Come far ad avere la tua risposta?
Ce l'hai gi.
Dopo che se ne andato, April aspetta qualche istante, poi
alza la cornetta e si sente sollevata quando le risponde la casella
vocale di Arredondo. Sono April Simone, dice. E tornato.
Ma non  il vostro uomo.

 Capitolo 17.

Le braci sono rosse come soli nascenti. Oliver le smuove
con uno spiedo, la nuca umida di sudore. La superfcie della
piscina di suo padre scintilla alla luce che filtra attraverso le
giovani foglie. Un tuffo sarebbe corroborante in quel momento,
ma resta al suo posto accanto alla griglia.
Al  sprofondato su una sdraio a bordo piscina, insonnolito
dal sole e dalla birra. Anche se l'imbrunire  ancora lontano, i
fuochi d'artificio risuonano in lontananza come mitragliatrici.
Il cane si accuccia, appoggiando il mento sul piede di Oliver.
Non  la tua festa preferita, vero?
Il retriever alza lo sguardo su di lui.
Nemmeno la mia, dice Oliver.
Bernadette canticchia tra s e s, sistemando sulla tavola tovaglioli
e piatti di carta. I suoi bei capelli lucenti sono raccolti
in uno chignon e il costume da bagno bianco le mette in risalto
l'abbronzatura.
Ehi. Oliver le strizza l'occhio non appena lei gli passa vicino.
Sei una dea.
Cavoli, replica Bernadette, voltandosi indietro. E io che
volevo essere un genio.
Anche quello, grida lui.
Oliver sente sbattere una portiera davanti a casa e aspetta
di vedere April comparire in giardino.  l'ultima ad arrivare,
come al solito. Ma quando il cancello si apre, scorge invece un
uomo alto e snello con una camminata sbilenca. Gli ci vuole
un momento per riconoscerlo.
Quincy, lo chiama il padre di Oliver dalla porta sul retro.
Ce l'hai fatta.
Oliver si allontana dalla griglia, asciugandosi la fronte.
Quincy? Una sensazione surreale si insinua in lui. Sono passati
quasi dieci anni dall'ultima volta che ha visto quell'uomo. Ora
ha le tempie brizzolate e delle zampe di gallina che si irradiano
verso l'attaccatura dei capelli quando sorride. Tuttavia dimostra
meno anni di quelli che ha, che devono essere ormai pi di
cinquanta. Saluta il padre di Oliver con una stretta a due mani.
Ha un viso gentile, una caratteristica che Oliver ha sempre
avuto difficolt a far quadrare con i fatti.
Quince, dice Al, alzandosi dalla sdraio. Vecchia volpe.
Giochi ancora a biliardo?
Non perdo mai, risponde. Be', quasi.
Una volta ho portato degli amici al suo bar, quand' stato...
cinque anni fa? E questo signore ci ha ripuliti, racconta
Al in tono ammirato.
Ve la siete cercata, replica Quincy. Ha l'aspetto di un taglialegna
dai lineamenti piacevoli e marcati e, nonostante il
caldo, indossa una camicia di flanella con le maniche arrotolate
fino ai gomiti. Lancia un'occhiata incerta a Oliver. Quello 
Oliver? domanda. Santo cielo, come sei cresciuto.
Oliver si irrigidisce. Chiss se Quincy immagina tutte le cose
che sa di lui. Si stringono la mano, ma non dicono niente.
Al si siede al contrario su una sedia da giardino, avvolgendo
lo schienale con le braccia. Allora, qual buon vento?
Ho finalmente messo da parte abbastanza contanti per rilevare
la met di bar di tuo padre.
Oliver e Al si voltano all'unisono verso il padre, stupiti.
Vostro zio l'ha lasciato a me, spiega imbarazzato. Immagino
abbia pensato che April e Buddy fossero ancora troppo
giovani. Naturalmente dar il denaro ad April, quando l'avr
venduto. Avevo intenzione di metterla al corrente il mese
prossimo, una volta sistemato tutto, quindi per favore non ditele
ancora niente.
Non vorrai darle subito quei soldi, vero? domanda Al.
Cos'altro dovrei fare? Sono suoi. Potrebbe usarli per andare
al college o per prendersi un appartamento pi bello.
Oppure per comprare una Harley al suo prossimo ragazzo,
dice Al. Devi aspettare, pap. Lei non sta bene in questo
momento.
Dalle un po' di fiducia, replica il padre.
Al fa un'espressione rassegnata.
Il padre volge lo sguardo su Oliver in cerca di supporto.
Oliver si stringe nelle spalle, lanciando un'occhiata a Bernadette.
Che ne so io?
Il padre e il fratello di Oliver corrugano la fronte nello stesso
identico modo. Oliver si acciglia. Lui e April erano inseparabili
da bambini, e con questo? E chiaro che loro conoscono
la April adulta molto meglio di lui.
Credo che gestir bene quei soldi, interviene Quincy. 
sempre stata una ragazza responsabile. E poi non  esattamente
come vincere la lotteria. Non potr certo ritirarsi a Tahiti.
Oliver lo osserva, gli occhi gentili e il sorriso sonnacchioso.
 difficile immaginarlo vincere a biliardo e men che meno fare
le altre cose di cui Oliver sa, anche se non dovrebbe.
Una sera in cui aveva raggiunto Oliver in sala prove puzzando
d'alcol, April gli aveva raccontato quello che stava accadendo
con pi dettagli di quanti lui non fosse pronto ad ascoltarne.
A quanto pareva, Quincy aveva una serie di regole in base alle
quali lui poteva toccare April, mentre lei non era autorizzata a
farlo. Ogni sera gli abiti di Quincy rimanevano intatti, mentre
allungava le mani sotto quelli di lei. Faceva tutto ci che poteva
per sollecitarla, a eccezione dei baci che avrebbero implicato
un sentimento amoroso, e una volta ottenuta la reazione che
cercava, in genere qualcosa di udibile, le chiedeva di andarsene
in modo che potesse concludere da solo. Quella limitazione, a
suo dire, se la imponeva per rispetto dell'et di April.
Nel tempo, gli aveva detto, April aveva imparato a fingere,
al contrario per, ovvero trattenendo all'interno della piccola e
serrata bolla della propria mente quell'estasi che le scioglieva il
corpo e poi soffocandola un attimo prima che prendesse il sopravvento,
come quell'anziano vicino di casa sua che un giorno
aveva reciso tutti i boccioli di un roseto.
Ma una volta aveva aspettato troppo a lungo. Era pi ubriaca
del solito. Lui si era steso di schiena dietro il bancone e le
aveva chiesto di salirgli sopra a cavalcioni. Si era rifiutata. Non
avevano mai fatto una cosa del genere prima. Le aveva detto
che non c'era nulla di cui doveva preoccuparsi, era
completamente vestito. Dai, aveva insistito. La vita  noiosa. Divertiamoci
un po'. Non appena gli si era messa sopra, aveva capito
che era un errore. Il sorriso di lui era svanito. Il volto gli si
era contratto. Oh, Cristo, aveva detto, affondandole le dita
nel sedere.
D'un tratto i fianchi di lei avevano cominciato a oscillare e
il corpo le si era rigirato al rovescio, un'esplosione di petali.
Lui aveva fatto una smorfia, lasciando uscire un lamento prolungato,
un misto di piacere e rammarico. Per un momento
non c'era stato nessun altro suono a parte i loro respiri irregolari
che laceravano l'aria. E poi un singhiozzo di April.
Merda, aveva detto lui, spingendola via ed esaminandosi
i pantaloni. Si era alzato ed era andato nel bagno degli uomini.
Dopo quella volta non l'aveva toccata per mesi e lei lo aveva
ignorato. In seguito aveva ricominciato a offrirle da bere, all'inizio
quasi per caso e poi con insistenza. Aspettava che avesse
tracannato almeno tre bicchierini prima di farsi avanti. Lei
gli lasciava fare quello che voleva, ma ormai non gli avrebbe
concesso pi nulla, n una smorfia, n un sospiro, n un brivido.
Quincy si spingeva sempre pi in l per suscitare una sua
reazione, ma April aveva insegnato a se stessa a soffocare il
piacere. All'et di diciassette anni aveva gi stabilito che il sesso
era semplicemente una faccenda da sbrigare.
Allora, veniamo al sodo? propone il padre di Oliver,
aprendo il proprio taccuino sul tavolo in ferro battuto.
Quincy si siede con lui, trascinando la sedia sul patio di cemento.
Come stanno Pam e le bambine? chiede il padre di Oliver.
Quincy apre un portafoglio di pelle consunta. Hanno gi
otto e cinque anni, precisa tirando fuori una foto. Sono
troppo vecchio per avere delle bambine cos dolci.
Appunto, pensa Oliver.
Al si avvicina al bordo della piscina e si tuffa, infrangendo la
placida superficie. Un'altra auto entra con fragore nel vialetto.
Dev'essere April, dice Hai. Le avevo detto di far controllare
quella marmitta.
Oliver sente il rumoraccio della sua auto che si interrompe
all'improvviso e poi la portiera che sbatte. Il cancello si apre e
il cane le corre incontro.
Cricket, esclama April, lasciandosi cadere in ginocchio. Il
cane le lecca il collo e lei ride, spingendolo via. Ha i capelli raccolti
in una treccia. Indossa una T-shirt ampia e sbracciata, dei
pantaloncini sformati e un paio di orecchini pendenti. In mano
ha una confezione di pretzel e una bottiglia di acqua minerale.
Salve, gente, dice. Al fa una pausa e si aggrappa al bordo
della piscina. Vedendo la schiena di Quincy, April si blocca.
Tesoro, la accoglie il padre di Oliver alzandosi.
Quincy resta seduto. Si volta e le fa un timido cenno di saluto,
dopodich rimette la foto delle sue bambine nel portafoglio.
Oliver cerca di interpretare April, ma non ci riesce. Lei d
un bacio sulla guancia a tutti, eccetto Quincy, ed  in un tale
stato di confusione che, quando arriva a Oliver, lui ha l'impressione
che potrebbe anche essere un albero.
Dopo che si  seduta, Quincy va da lei e si mette in fondo
alla sua sdraio. April raccoglie le ginocchia al petto. Mi dispiace
di non essere venuto al funerale, le dice piano. Quella
settimana eravamo a Toronto in visita dai genitori di Pam.
Non importa, replica lei.
Avevo intenzione di chiamarti dopo, ma non sapevo cosa
dirti, cos come non lo so adesso.
Sto bene, lo rassicura, senza guardarlo. Grazie.
Lui fa per prenderle la mano, ma lei non gliela offre.
Quincy torna dov' seduto il padre di Oliver e si apre una birra.
April lascia uscire un lungo respiro, con discrezione. Oliver
cerca di cogliere il suo sguardo, ma non gli  possibile.
Bernadette si avvicina ad April. Grazie per la clessidra, le
dice, toccandole il braccio. Sei stata fin troppo generosa. Lo
considereremo il tuo regalo di nozze, va bene? Non ci aspettiamo
nient'altro da te!
Non  costato molto, le spiega April. Ho avuto un colpo
di fortuna, per quanto strano possa sembrare. Ha la voce
rauca. Guarda ovunque, tranne che in direzione di Quincy.
Ehi, la chiama Al dalla piscina. E il mio, di bacio?
Lei gli fa un cenno con la mano, come a liquidarlo, e apre la
sua bottiglia d'acqua. Bernadette entra in casa a prendere dell'altro
ghiaccio.
 adorabile, dice Quincy a Oliver, indicando Bernadette.
Gi, conferma lui.
Avete fissato la data?
 a dicembre, risponde Oliver. Ho un blocco mentale
sul giorno. Questa cosa fa impazzire Bernadette.
Il sette, precisa April.
Bene bene. Quincy sorride. A portarti all'altare in tempo
ci penseranno i tuoi amici.
Gli uomini riprendono la loro discussione e Oliver torna a
occuparsi della griglia. April chiama il cane dando dei bacetti
all'aria, poi si sporge in avanti con i piedi girati in dentro e solleva
un pretzel. Cricket drizza le orecchie. Prendilo, comanda
April, lasciando cadere il boccone. Il cane lo afferra e lo ingoia
in un colpo solo. Brava cagnolina, dice, carezzandole
un orecchio.
C' qualcosa di familiare nella postura di April. Il suoi gesti
e il tono della voce si imprimono in profondit nella memoria
di Oliver. Buddy. Era stato lui a insegnare al cane ad acchiappare
le cose al volo, era lui che lo accarezzava esattamente in
quel modo. Oliver la guarda ipnotizzato.
Bernadette torna con il ghiaccio.  andato tutto bene l'altra
sera quando Brad ti ha riaccompagnata a casa? domanda
ad April, toccandole la schiena.
April annuisce senza alzare gli occhi.
Non ti ha importunata, spero.
No.
Mi ha chiesto se uscivi con qualcuno e io gli ho risposto
che non ne ero sicura.
Come hai detto? April strofina il mento del cane.
Il tizio che hai portato al nostro barbecue.
Oliver solleva lo sguardo dalla griglia. April smette di fare
le coccole al cane e per Oliver si spezza l'incantesimo, Buddy
se n' andato. No, dice lei. Hai bisogno che faccia qualcosa
qui?
 tutto a posto, risponde Bernadette.
Rose, la chiama Al, facendole cenno di andare da lui.
Scommetto dieci dollari che riesco a batterti sulle dieci vasche,
anche se sono spompato.
April tiene le braccia incrociate attorno alla vita, un po'
curva in avanti. Non sono dell'umore, Al.
Mi stai respingendo? Non spezzarmi il cuore.
Lei si toglie i sandali con un calcio e si siede sul bordo della
piscina con i piedi nell'acqua. Al la raggiunge a nuoto e le mette
le mani sulle ginocchia. Ora parlano a voce pi bassa. Oliver
non riesce a sentirli. Vede April posarsi l'indice sulla tempia e,
con una risata esasperata, premere un immaginario grilletto.
Oliver lascia la brace a consumarsi da sola e si stende su
una sdraio. Inforca gli occhiali da sole e guarda in direzione
della piscina, dove April si sta spogliando. Sotto i vestiti indossa
un costume intero azzurro cielo, sorprendentemente sobrio.
Lancia un'occhiata a Quincy e vede che anche lui la sta osservando.
April si tuffa.
Al  in vantaggio su di lei. Ha la bracciata pi forte, ma
April  pi veloce nelle svolte. La turbolenza in piscina attira
l'attenzione di tutti. Il padre di Oliver incrocia le braccia sul
petto, sorridendo alla gara. Bernadette osserva in silenzio.
Quando April vince, solleva il pugno in aria.
Al le si avvicina da dietro, le mette le braccia attorno al collo e la tira sotto. Il padre di Oliver ride agitando una mano e
poi torna a voltarsi verso Quincy. Oliver continua a osservare.
Al cerca di spingere April sott'acqua, ma lei gli tiene i capelli
stretti nel pugno. Se Oliver non sapesse come stanno le cose,
potrebbe pensare che stiano tentando di uccidersi a vicenda.
Al si carica in spalla April, che strilla. In quel momento il cane
scatta in piedi e si precipita al cancello laterale.
April e Al si fermano e guardano il cane che abbaia furiosamente
verso il cancello. Bernadette esce di casa con in mano
una busta di panini per gli hamburger e osserva il trambusto
intorno a s. April si issa fuori dalla piscina e afferra un asciugamano.
C' qualcuno? chiede ad alta voce il padre di Oliver.
In piedi dall'altro lato del cancello c' un uomo grande e
grosso con i palmi alzati in segno di resa davanti al cane. Il padre
di Oliver agguanta Cricket per il collare e le carezza la nuca
dove le si  rizzato il pelo. Sh, dice. Va tutto bene, piccola.
Il cane si accovaccia riluttante, abbassando le orecchie.
Non si preoccupi, dice Hai all'uomo. Abbaia e basta. Allunga
una mano verso il chiavistello. E qui per la valutazione,
vero? Non l'aspettavo prima di luned.
L'uomo si toglie il berretto dei Mets e lo schiaccia tra le mani.
In realt no. Sono un amico di April.
Oliver vede la sorpresa dipingersi sul volto di suo padre.
Hai si blocca, la mano sul chiavistello.
Mi chiamo T. J., aggiunge l'uomo, porgendogli la mano.
Hai esita e poi gliela stringe, lanciando un'occhiata indietro
verso April, che  tutta avvolta nell'asciugamano con una pozza
d'acqua ai piedi.
No, pap, pensa Oliver, guardando il padre. Ma il cancello
si apre e T. J. entra in giardino. Cricket gli annusa la gamba dei
pantaloni ringhiando sommessamente. Nel momento in cui
T. J. si inginocchia per farle le coccole, Oliver avverte una
sensazione di inquietudine. Ma Cricket, che  sempre stata un credulona,
si  gi buttata sulla schiena.
In piedi davanti a lui, April lo guarda in cagnesco.
T. J. alza gli occhi, socchiudendoli, poi si raddrizza in tutta
la sua altezza e lei  costretta a inclinare la testa indietro per
vederlo in faccia. Be', le dice in tono mite. Mi hai sempre
detto che volevi farmi conoscere la tua famiglia.
Lei si porta una mano alla fronte, scuotendo la testa, incredula.
Sono qui per dimostrarti che non ho niente da nascondere.
Non mi fermer molto, ma fai pure, chiamali, se vuoi. Non
ho intenzione di scappare.
April si volta e si dirige a grandi passi dentro casa.
T. J. la guarda allontanarsi dubbioso e poi rivolge l'attenzione
agli altri che lo stanno fissando con imbarazzato stupore.
Oliver immagina che T. J. seguir April dentro, invece si avvicina
con prudenza a una sdraio e si siede accanto a Quincy. Al lo
raggiunge e gli piazza una sedia giusto di fronte, cos vicina
che le loro ginocchia quasi si toccano.
Salve, ragazzone, gli dice. Mi chiamo Al.
Alien Night. T. J. fa un sorriso affettato. Leggo i tuoi articoli.
Per non sei un mio fan, mi sembra di capire.
Non sei male, replica T. J. Ma ti concentri troppo sull'allenatore.
Al lascia uscire una risata sbuffante. Be', grazie del consiglio.
April esce di casa. Guarda T. J. e Quincy seduti l'uno accanto
all'altro, con Al di fronte, e ha un momento di esitazione.
Vieni, Rosie, la chiama Al, trascinando una sedia accanto
a s. Unisciti a questa stimolante conversazione.
Lei si siede invece accanto a Oliver, che ne  stranamente
gratificato. Sotto l'asciugamano, April  scossa da forti brividi.
Oliver trattiene l'impulso di toccarle un braccio.
Allora, T. J., come ti guadagni da vivere? domanda Al.
Sei per caso un critico sportivo?
Faccio il tecnico riparatore, risponde T. J. Elettronica,
perlopi, ma sono capace di aggiustare quasi tutto. Aspirapolvere,
tosaerba. Mi sono sempre piaciute le cose rotte, soprattutto
quelle che la gente pensa che non si possano riparare.
Di sicuro sarai molto ricercato.
Riesco sempre a trovare lavoro, se  questo che intendi.
Al annuisce. E di dove sei, signor Aggiustatutto?
Sono nato nel Bronx, risponde T. J. con voce calma. Mi
sono trasferito nello Utah a diciassette anni.
Ah. E come te la cavi laggi con tutti quei mormoni dal
faccino pulito?
T. J. si irrigidisce. Stai parlando della mia faccia? chiede,
toccandosi un orecchio.
Veramente no, risponde Al sorpreso. Ma possiamo farlo.
No. April si sporge in avanti sulla sedia per far capire ad
Al che sta esagerando.
Non importa, dice T. J. Vuoi sapere che cosa  successo
alla mia faccia?
Il gruppo lo fissa in silenzio. Quincy fa una risata nervosa.
Bene,  stato divertente, dichiara alzandosi. Ma Pam mi
aspetta per cena.
Anche Hai si alza per accompagnare Quincy che fa un cenno
di saluto senza voltarsi a guardare.
Non fermarti adesso, dice Al a T. J.
Il mio vecchio era ubriaco, come al solito, racconta T. J.
Si era fissato che mia madre aveva un altro, ma non era vero.
Lo sapevo perch passava con me ogni minuto libero. La voce
gli trema fino quasi a spezzarsi e in quell'istante April si alza
e va a sedersi nel posto lasciato libero da Quincy, proprio accanto
a T. J. Nei quattro passi che compie da una sedia all'altra,
Oliver avverte una distanza di chilometri, sente anni interi trascorrere.
A un tratto  incredibilmente lontana da lui.
Mio padre voleva darle una lezione, continua T. J. E cos
ha dato fuoco alla cosa a cui lei teneva di pi.
Al studia T. J., cercando di giungere a una conclusione.
Quindi ha bruciato la casa, giusto?
No. Mi ha portato nel vicolo e mi ha avvicinato l'accendino
al pigiama. E stato un attimo. Dal momento che nessuno dice
niente, aggiunge: Credo che non volesse rovinare i mobili.
Al si passa una mano sulla bocca e sul mento con aria pensierosa.
Che storia.
E and anche su tutte le furie perch il giorno prima aveva
vinto una scommessa trio ai cavalli e non riusc mai a incassare
la vincita, visto che fu arrestato.
April  protesa in avanti, con i gomiti poggiati alle ginocchia
e il viso nascosto tra le mani.
E tua madre? riesce a chiedergli Al.
 morta di overdose quattro mesi dopo, racconta. Sentiva
la sua mancanza, per quanto assurdo possa sembrare.
April si trascina le dita lungo il viso e lascia uscire un lungo
respiro. Okay, T. J.  ora di andare. Si alza.
Anche T. J. si alza, assieme ad Al. Un brutto colpo, commenta
Al, le mani sui fianchi.
A tutti capita qualcosa, risponde T. J. Solo che a me 
capitato presto.
Ti auguro che le cose possano andare meglio.
L'hanno gi fatto.
A proposito, se vieni di nuovo a cercare April, mio fratello
e io ti spezziamo le gambe.
T. J. studia Al e poi lancia a Oliver un'occhiata frettolosa.
Credo che sia abbastanza grande per decidere da sola.
E se lei si rimette con te, spezziamo anche le sue, aggiunge
Al.
Accidenti, dice T. J. Davvero commovente.
Smettila, Al, interviene April, dandogli una pacca sulla
spalla. Muoviti, T. J.
Si avviano verso il cancello. Andiamo a prenderci una birra
da qualche parte, le propone T. J.
No.
Ascolta, le dice in tono pi tranquillo. Non mi interessa
che cosa succeder. Voglio solo che tu mi creda. T. J. sta
ancora parlando, quando camminando scompaiono alla vista degli
altri.
Oliver fissa il cancello e ascolta il motore del pickup di T. J.
accendersi con un rombo. Si accorge che Bernadette lo sta
guardando. La prende per mano, scuotendo la testa. Solo allora
il viso di lei si rilassa. Gli accarezza la mano. Al applaude sonoramente,
tenendo d'occhio il cancello chiuso. Brava la nostra
ragazza, dice.
Credi che abbia chiamato la polizia, quando  andata dentro?
domanda Oliver.
April? Difendersi? dice Al. E poi ormai sarebbero gi
qui.
Forse dovremmo chiamare noi.
Se non c' pi nessun ordine restrittivo, non ha fatto niente
di male.
Un attimo dopo April ricompare, da sola. Attraversa frettolosamente
il cancello e se lo richiude alle spalle sbattendolo e
ignorando il cane che le saltella accanto.
Te li scegli proprio bene, Rose, grida Al.
April gli lancia uno sguardo feroce e sparisce dentro casa.
Al si alza per seguirla.
No, lo ferma Hai in tono risoluto.  gi abbastanza difficile
per lei, senza che ti ci metta anche tu. Bernadette, perch
non vai tu? Vedi se sta bene.
Bernadette si alza incerta ed entra in casa. Oliver la guarda
allontanarsi. Finch non sente la mano del padre sulla spalla,
Oliver non si rende conto di quanto siano tesi i suoi muscoli.
Star bene, sostiene il padre, ma lui coglie il suo tono preoccupato.
Non sa prendersi cura di s, dichiara Al. Con tutti gli uomini
che potrebbe avere,  andata a scegliersi proprio quello.
Mi sembra piuttosto chiaro che sia finita, osserva Hai.
Lei lo sa, anche se T. J. non se ne rende conto.
Ce ne sar un altro, dice Al. Vedrai.
Dalle una possibilit, ribatte Hai.
Oliver lancia un'occhiata dentro casa attraverso la porta sul
retro. Bernadette ha un braccio attorno alle spalle di April, la
finestra a bovindo di fronte a loro. April si soffia il naso. Bernadette
passa una mano sul lungo manto scuro dei capelli di
April, dicendole cose che lui non riesce a udire. Dopodich si
abbracciano.
Oliver fissa quella scena, paralizzato. E un lungo abbraccio.
Immagina che dovrebbe esserne commosso e invece si sente
inquieto. Finalmente April si allontana, asciugandosi gli occhi.
Annuisce in risposta a qualcosa che le ha detto Bernadette e
raccoglie le sue cose per andarsene.
Dove vai, cara? le chiede Hai, non appena esce in giardino.
Avevo detto ad alcuni amici del bar che sarei andata con
loro a vedere i fuochi d'artificio, risponde. Zio Hai, mi dispiace
per quello che  successo. Non ne avevo idea.
Non hai nulla di cui scusarti.
Un'altra scenata. E cos fanno due.
Non  stata una scenata. Siamo soltanto preoccupati per
te, April. E se facessi riemettere l'ordine restrittivo?
Credo che ormai abbia capito, risponde lei. Per s, lo
far domattina.
Hai la abbraccia. Promesso?
Promesso.
Rivolge ad Al e Oliver un saluto generico, senza nemmeno
guardarli. Dopo che se n' andata, Al dice al padre: Quanto
pensi che valga quella promessa?
Hai si volta verso di lui. Hai forse dimenticato che ci ha
aiutati a prenderci cura di tua madre quando stava morendo?
Abbassa la voce. Hai dimenticato che preparava la cena per
la sua famiglia quando aveva nove anni? Conosci una persona
che sia pi responsabile di lei?
Non sto dicendo che non sia una brava persona, pap. Sto
dicendo che non ha buonsenso.
No, stai dicendo che non mantiene la parola data, mentre
io dico di s.
Ammettiamo anche che vada alla polizia in mattinata, interviene
Oliver. Ma tra adesso e domani?
Ha detto che si sarebbe vista con degli amici, ribatte Hai.
Non  cos?
Oliver incrocia le braccia e decide di non commentare.
Non ha senso far preoccupare ulteriormente suo padre, anche
se per lui  piuttosto evidente che April non sta affatto andando
a vedere i fuochi d'artificio.

 Capitolo 18.

Oliver si ferma davanti al palazzo di Bernadette con il motore
acceso.
Eri preoccupato oggi, dice Bernadette, toccandogli il
braccio.
 stata una giornata strana, no? le chiede.
Voglio dire, prima ancora che arrivasse T. J.
Lui la guarda.
Perch ce l'hai con Quincy?
Oliver esita a rispondere.
Lei sorride. Sei trasparente come una pellicola per alimenti.
Lui fa una risata incerta.
Non ti preoccupare. E una virt. Allora, cosa mi dici di
Quincy?
Be', tu cosa hai visto?
Sei freddo verso di lui.
Oliver guarda fuori dal finestrino del conducente. Non mi
 mai piaciuto. Nemmeno quando ero bambino. Non so spiegarlo.
Non credevo esistesse qualcuno che non ti piace.
Se non vado pazzo per una persona, cerco di tenermelo
per me, anche se a quanto pare non ci riesco molto bene. Si
volta a guardarla. Cos'altro si vede attraverso la pellicola?
Che sei preoccupato per April.
Oliver sospira. Non lo siamo tutti?
Tu in particolare.
Si strofina gli occhi. Non saprei. Forse sono stato contagiato
da mio padre. Si  sempre sentito responsabile di April e
Buddy. I loro genitori, be', non erano cattive persone, solo che
con i figli non ci sapevano proprio fare.
Perch non fai uno squillo ad April? Potrebbe stare con
me stanotte.
E fuori con degli amici, o almeno cos ha detto.
Sai, Oliver, non ho avuto la sensazione che T. J. fosse una
minaccia imminente. Magari ti sembrer strano, ma sono stata
colpita dalla sua onest.
La guarda per vedere se sta parlando sul serio.
Be', non si piange addosso. Questo glielo devi riconoscere.
Prima della morte di Buddy, April aveva fatto emettere
un ordine restrittivo contro T. J. Qualsiasi cosa abbia combinato
per spingerla a tanto, per me  sufficiente. Mi dispiace
per quello che gli  successo da piccolo, ma non fino a questo
punto.
Hai ragione, naturalmente, dice lei. Fissano entrambi lo
sguardo fuori dal finestrino.
Oliver, tu lo sai che non puoi colmare il vuoto lasciato da
suo fratello. Nessuno pu.
Chi ti dice che stia cercando di farlo?
Bernadette torce le labbra, valutando e calcolando, come se
Oliver fosse un'equazione. Lui la guarda per un lungo momento.
Se fosse un vero uomo, riflette, le domanderebbe a che cosa
sta pensando. Invece fa scivolare le dita sulla seta della sua
camicetta e la bacia. La mano di lui scende poi sulla vita, il
fianco, il polpaccio e infine gira attorno alla sua caviglia, sottile
come quella di un puledro.
Sei sicuro di non voler salire? Bernadette gli strizza l'occhio.
Hmm, fa lui, baciandola di nuovo. La prossima volta.
Domattina devo alzarmi presto perch devo mettermi in pari
con il lavoro.
Di sabato? si stupisce lei. Io porto un gruppo di bambini
in una fattoria a vedere gli animali. Speravo che ci potessi
raggiungere.
Un'altra volta, le dice. Sai quanto mi piacciono i lama e
le capre.
Lei fa un sorriso deluso.
Domani sera, aggiunge, voglio che mi racconti tutto dei
tuoi bambini. E anche delle anatre e dei coniglietti.
La guarda mentre sale saltellando i gradini del palazzo. Dopo
un po' una luce si accende nell'appartamento. Da una finestra
al terzo piano lei gli fa un cenno con la sciarpa. Non  il
suo solito saluto entusiasta, pensa Oliver.
Si ferma a un incrocio, il semaforo si riflette sanguigno sul
cofano dell'auto. Immagina il proprio futuro assieme a Bernadette:
una casa coloniale con il tetto in scandole di cedro, da
cui lui avrebbe fatto avanti e indietro verso uno studio legale
di Manhattan e lei verso il suo ambulatorio privato; una ragazza
alla pari per i bambini, biondi come la madre; partite a
squash il gioved sera; gite in barca a vela nello stretto.
Il semaforo scatta, l'aria notturna si riversa nell'auto attraverso
il finestrino, scompigliandogli i capelli, risvegliandogli la
pelle. Quel giorno ha piovuto e l'aria  pulita. Oliver annusa la
pesantezza dell'estate, sente il canto dei grilli e il fruscio dei
folti alberi illuminati dalla luna. La brezza gli si infila nella camicia,
accarezzandolo. Accende il navigatore e, senza deciderlo,
sa che sta andando a cercare April.
Sono le undici passate quando raggiunge il palazzo di lei. I
fuochi d'artificio sono ormai quasi finiti, tuttavia un razzo solitario
sfreccia sopra un tetto, esplode in ogni direzione e poi
svanisce. Le finestre dell'appartamento di April sono illuminate,
ma lei non risponde al citofono. La sua auto non  nel parcheggio
della stazione.
Oliver torna alla propria macchina. Mentre accende il navigatore
per andarsene, nota delle transenne della polizia sotto i
tralicci della stazione. Il nastro segnaletico giallo vibra al
vento. Oliver si accosta a un taxi in attesa di clienti. Mi scusi, dice
Oliver al conducente. Sa che cosa  successo qui?
Una sparatoria o un accoltellamento, risponde l'uomo
con aria indifferente.
Oliver spegne il motore, anche se  in mezzo alla strada. 
stato ucciso qualcuno? domanda.
Be', non c' stata nessuna corsa all'ospedale, mettiamola
cos. Il fotografo della polizia avr scattato due rullini pieni.
Avrebbe dovuto vedere quanta gente c'era quando  arrivato il
treno delle nove e cinquantadue. Ci sar di che parlare a cena,
immagino.
Ma la vittima era un uomo? chiede Oliver, respirando a
stento.
Non saprei. Dia un'occhiata al giornale di domani mattina.
Oliver ricorda di riaccendere il motore soltanto quando un
taxi dietro di lui gli suona. Pensa che la cosa pi logica da fare
sia passare a informarsi alla stazione di polizia. Invece va al bar
dove lavora April. Quando non la trova, gli viene in mente un
altro posto dove pu provare a cercarla.
Venti minuti pi tardi si ferma davanti alla villetta bifamigliare
della nonna. Il bagliore azzurrognolo del televisore tremola
in soggiorno. L'auto di April  parcheggiata in strada.
Oliver emette un lungo respiro, premendosi il palmo contro il
petto. Dovrebbe tornare a casa, pensa, ora che sa che  al sicuro.
Scende lentamente, toccando il cofano dell'auto di lei mentre
passa. E ancora tiepido. Un'antica sicurezza si fa strada in
lui. Forse non capisce April, ma  ancora in grado di trovarla.
La porta d'ingresso non  chiusa a chiave. Entra senza far
rumore, in modo da non disturbare la nonna nel caso stia dormendo.
Il soggiorno  buio, fatta eccezione per il bagliore del
televisore. Le vede raggomitolate sul divano, la testa della nonna
poggiata sulla spalla di April. I muscoli della schiena gli si
rilassano. Non si era reso conto di quanto fosse teso. Loro non
lo sentono e, per un attimo, pensa di andarsene; sembrano cos
tranquille.
Gira loro attorno con passo lento in modo da poterle vedere
in faccia. La nonna dorme con la testa abbandonata su April,
che si tiene un cuscino sullo stomaco. Bench Oliver le sia giusto
accanto, non si accorge di lui. Sullo schermo un predicatore
televisivo batte il pugno sul pulpito parlando delle fiamme dell'inferno.
April lo sta fissando con uno sguardo vitreo e Oliver
capisce che  altrove. Si inginocchia di fianco a lei.
April, le dice. Lei lo guarda con occhi spenti. Oliver rabbrividisce;
si domanda se non sia ubriaca fradicia. Ehi, ti senti bene?
April inspira con un certo sforzo. I fuochi d'artificio la
mandano in paranoia, gli spiega. Le ricordano la guerra.
Oliver non sa bene a quale guerra si riferisca, ma annuisce.
Ora dorme. La mettiamo a letto?
April gli fa cenno di s e anche quel gesto le procura fatica.
Oliver si inginocchia ai piedi della nonna, le apre il velcro delle
scarpe ortopediche e gliele sfila. Appoggia il tutore accanto
al tavolino da caff. La nonna respira profondamente, a bocca
aperta. Ha tolto la dentiera? domanda Oliver. April annuisce.
Oliver infila un braccio dietro la schiena della nonna, l'altro
sotto le ginocchia e la solleva. Si spaventa sentendo quanto
 leggera, una quarantina di chili al massimo. La pelle di lei,
umida e fredda, ha la consistenza del cellofan. Oliver la porta
in camera e la mette a letto.
Quando torna, spegne il televisore, accende una lampada e
si tranquillizza vedendo che sul volto e sulle braccia di April
non ci sono segni.
Lei detesta il Giorno dell'indipendenza, dice April, fissando
lo schermo vuoto.
Oliver si siede sul divano accanto a lei, il cuscino ancora
caldo del corpo della nonna. April, che sta succedendo?
Si volta verso di lui con aria instabile, leccandosi le labbra.
Non dovrebbe pi vivere da sola. Le ho proposto di trasferirmi
qui da lei, ma ha ragione: chiss chi potrebbe presentarsi alla
porta. Dobbiamo convincerla ad andare da tuo padre.
Lui sono anni che ci prova. Ma io sto parlando di te,
April.
Che razza di mondo  questo in cui un uomo pu dar fuoco
al proprio figlio?
A Oliver si gela il sangue. Un mondo libero. Nella stanza
c' un lieve sentore che non riesce a decifrare. Qualcosa di caldo,
evocativo e inquietante.
Sei famiglie affidatarie in dieci anni. Chi si  preso cura di
lui?
April, tu non stai bene.
Poi  entrato nell'esercito, ha messo la testa a posto e ha
imparato a fare il meccanico. Quando  uscito, ha conosciuto
una ragazza che lo amava davvero e cos ha sentito che tutta la
sua vita sarebbe cambiata. Quando facevano l'amore, pensava
a quanto sarebbe stato facile spezzare le sue piccole ossa con le
proprie mani e pregava di non farlo mai, pregava di essere immune
dal bisogno di dare fuoco a tutto ci che aveva un senso.
Ma le sue preghiere non sono bastate.
Oliver sospira, passandosi una mano tra i capelli. L'hai visto
di nuovo oggi, dopo che se n' andato da casa di mio padre?
April si volta verso di lui, lo sguardo pi presente adesso.
Immagina un bambino cresciuto senza nemmeno una persona
che gli voglia bene. Immagina se io fossi cresciuta senza di
te, Oliver. Chi pu dire che non avrei ucciso qualcuno? Chi
pu dire che non l'abbia gi fatto?
Oliver deglutisce, ancora incerto se sia ubriaca. April ha la
voce impastata e gli occhi lucidi.
Vedi, sei pieno di schegge, farfuglia. Ti ho scaricato tutto
addosso.
Non ha senso quello che dici.
Macerie, aggiunge lei. Ho tentato di dirtelo.
Oliver esita.
Al dice che sono una drogata, dipendente dai maltrattamenti.
Non credergli.
T. J. ha il vizio del bourbon. Che differenza c'?
Di nuovo Oliver esita.
Ecco quello che penso. La dipendenza  soltanto un modo
per cercare di arrivare a qualcos'altro. Qualcosa di pi grande.
Chiamala trascendenza, se vuoi, ma  comunque un modo incasinato,
come un ratto dentro un labirinto. Vogliamo tutti la
stessa cosa. Abbiamo tutti questo buco. La cosa che si desidera
d sollievo, per  una trappola. Cos era anche per mio padre.
Ogni sorso di whisky, una promessa.
Oliver le tocca la mano sul cuscino e sente che  fredda.
Chiude le proprie dita sopra le sue.
Voglio alzarmi, dice April. Andarmene e lasciarmi me
stessa alle spalle.
Oliver trema. April, dimmi che cosa hai preso.
Lei chiude un attimo gli occhi e, quando li riapre, sembrano
essersi rovesciati indietro. Poi torna a focalizzare lo sguardo
e annuisce, mentre Oliver sente la pelle formicolargli per la
paura. Le tocca il viso ed  bollente. April si appoggia indietro
e chiude gli occhi.
L'odore  pi forte adesso, pi familiare. A Oliver torna in
mente quella volta che Al si era quasi reciso un dito con la sega
del padre. Un brivido gli percorre la schiena.
Oliver, gli dice. Forse  peggio di quanto pensassi.
Lui le solleva il cuscino dallo stomaco e vede che  intriso
di sangue. Boccheggia in cerca d'aria, ma non ne entra alcuna.
Per un istante i polmoni gli si chiudono. April non si muove.
La sua camicia  strappata e zuppa. Le battono i denti.
La stanza si trasfigura; Oliver sta attraversando una porta,
passa da un elemento a un altro. I colori sembrano quelli di un
film trasformato dal bianco e nero. Vede le labbra bluastre di
lei, il pallore del suo viso, la chiazza di sangue a forma di felce
sulla camicia. I rumori gli giungono amplificati, una musica
suonata alla velocit sbagliata. Il respiro irregolare di April e il
suono lontano della nonna che russa. Oliver sente l'aria nella
stanza toccargli la pelle, l'ondulazione dello spazio, la fluidit
delle cose che credeva fisse.
Bench la sua percezione sia rallentata, distorta e intensificata,
agisce con rapidit, preme il cuscino sulla ferita, solleva
April tra le braccia e corre fuori. Si riconosce a stento, quest'altro
Oliver che sa cosa fare.
Si muove pi velocemente di quanto appaia possibile, sente
il proprio battito rimbombargli nelle orecchie, eppure tutto
appare lento. Tieni duro, le dice. Resta con me. La infila
in macchina e fissa la cintura di sicurezza sopra il cuscino per
mantenere la ferita premuta. Mi senti? Rimani sveglia.
Lei sbatte le palpebre nel tentativo di obbedirgli, ma mentre
Oliver guida, la testa le crolla contro il finestrino. La mano
 adagiata sul freno a mano, le dita inerti. Lui si attacca al clacson
e sfreccia ai semafori. Avverte la presenza dell'ospedale a
soli sette isolati di distanza e lancia l'auto in una traiettoria verso
di esso. Gira lo sguardo per vedere se April sta respirando,
ma non riesce a capire. Si sforza egli stesso di respirare, di resistere
al panico. Pu tenerla in vita attraverso la forza della sua
volont. April, grida, ma non ottiene risposta.
Appena arrivato fuori dal pronto soccorso, Oliver corre
dall'altro lato dell'auto e si infila dentro per prenderla.
Ehi, fermati. Un uomo vestito da operatore sanitario spegne
la sigaretta sotto il piede prima di trotterellare verso di loro.
Questo lo riceviamo da qui, grida a qualcuno dentro. Le
controlla senza fretta le funzioni vitali. A Oliver sembra che ci
metta una vita. Finalmente arriva un tizio con una barella.
La sala d'attesa  piena. Un vecchio ubriaco  svenuto su
una sedia. Una bambina vomita dentro una pianta di plastica.
L'infermiera del triage fa un cenno a Oliver con il telefono
incastrato nella curva del collo. Codice trauma, dice al telefono.
Arma da fuoco? domanda a Oliver, riagganciando.
Non lo so, risponde lui.
Da quanto tempo  priva di sensi?
Cinque minuti. Non ne sono sicuro.
Qual  il suo nome, signore?
Night, risponde con aria assente. Oliver.
Un inserviente con il viso butterato e un camice blu entra
spingendo una porta a doppio battente. Si muove rapidamente
in una sorta di danza e le sue scarpe scricchiolano sul
pavimento incerato. Canticchia sottovoce mentre afferra la barella. Oliver
gli tiene aperta la porta.
Lei non pu entrare, gli grida l'infermiera.
Oliver la ignora, la mano aggrappata al freddo metallo della
lettiga. L'inserviente non se ne cura. April  immobile. Delle
persone si agitano qua e l nell'atrio, spintonandosi a vicenda
all'ingresso del reparto traumatologico.
April viene spinta dentro e al suo fianco compaiono tre infermiere
che tirano una tenda intorno a loro in tutta fretta.
Nella postazione accanto, Oliver vede le nocche bianche di un
adolescente che stringe con forza la sbarra del letto mentre gli
suturano la fronte. Un'infermiera controlla il respiro di April,
un'altra il polso e la terza le preme la ferita con una montagna
di garza che diventa rossa all'istante. Si dicono l'un l'altra dei
numeri, in tono calmo ma incalzante, dopodich tagliano gli
abiti di April.
Un medico scivola dentro la tenda, infilando sonoramente
un paio di guanti in lattice sulle sue sottili mani aggraziate. E
ferito? domanda a Oliver.
Oliver  sorpreso che qualcuno lo abbia notato. Si sente assente,
come se osservasse un sogno. Si guarda la camicia, zuppa
di sangue, e vacilla. No, risponde. E quello di lei.
Allora deve aspettare nell'atrio.
Oliver fa un passo indietro, ma continua a guardare dentro
attraverso una fessura nella tenda.
Che cosa abbiamo qui? domanda il medico, guardando
April. La mascherina sulla bocca e la cuffia gli lasciano scoperti
soltanto gli occhi, incavati ed esausti. Arma da taglio?
chiede, tastando la ferita.
Cos sembra. La pressione  bassa, risponde un'infermiera.
Preparate la sala operatoria, dice, tenendo premuta una
benda. Avremo bisogno di sangue. Sappiamo qual  il suo gruppo?
Zero positivo, riferisce Oliver. Il donatore universale. Lo
sa perch  anche il suo.
Senta, se ne deve andare, gli dice una delle infermiere.
Per aspetti fuori, aggiunge il medico. Dobbiamo parlare.
Oliver non si muove. April sta riprendendo conoscenza,
sbatte le palpebre.
Bene, dice il medico, avvolgendole la mano nelle sue dita
inguantate e sporche di sangue. Ci dica che cosa  successo.
L'inserviente tenta debolmente di scortare Oliver fuori dalla
stanza. Che cosa  successo? ripete il medico.
Oliver entra nella tenda e April sembra vederlo. Apre la
bocca per parlare. Si lecca le labbra. Oliver immagina che lo
chiamer, che gli chieder di non lasciarla, e invece sussurra:
Sto bene, davvero, e poi richiude gli occhi.

 Capitolo 19.

Quando Bernadette trova la stanza di April, si ferma un
momento fuori dalla porta. La telefonata di Oliver l'aveva svegliata
di soprassalto. Nel sogno stava rotolando sotto l'arco di
un'onda, sopraffatta, ma stranamente libera. Ora, in piedi fuori
da quella porta, l'atmosfera del sogno aleggia. Non aveva riconosciuto
la voce di Oliver, cavernosa e stanca. Lui si era lanciato
in una serie di particolari, ventotto punti, trasfusione di
sangue, commozione cerebrale. Bernadette ci aveva messo un
po' a capire che stava parlando di April. Poi si era precipitata,
anche se lui le aveva detto che non era necessario; April era
stabile e lui le avrebbe raccontato tutti i dettagli a cena. Ma
Bernadette voleva assicurarsene di persona.
Spinge la porta ed entra. Le veneziane sono abbassate e la
stanza  immersa in una luce fosca. Tutto  immobile, fatta eccezione
per il gocciolio della flebo. Oliver  seduto accanto al
letto, la testa sul materasso, avvolta dalle proprie braccia. Il
suo gomito tocca il braccio di April. Stanno dormendo.
Bernadette si porta una mano alla bocca. La parte del viso
di Oliver che riesce a vedere  cerea, i capelli arruffati. Bench
sia addormentato, c' tensione attorno ai suoi occhi. La sua
maglietta macchiata di sangue, una polo gialla che lei gli aveva
regalato per il compleanno,  appallottolata in cima al cestino
dei rifiuti pericolosi. Sul tessuto color limone, il sangue 
sorprendentemente scuro, quasi nero. Sopra i jeans Oliver indossa
un camice blu dell'ospedale, come un futuro padre in un reparto
maternit. April ha il viso voltato e i suoi capelli scuri sono
sparsi sul cuscino. Lo sguardo di Bernadette torna al gomito
di lui e al braccio di April, il punto d'incontro della loro pelle
nuda.
Bernadette si domanda quale sia la cosa giusta da fare. Probabilmente
le basterebbe posargli una mano sulla spalla per
svegliarlo. Immagina che salterebbe dalla sedia e l'abbraccerebbe,
per poi dirle: Oh, Bernadette, grazie a Dio sei qui.
Conosce Oliver, sincero e candido. Eppure, se lei ora dovesse
andarsene e proseguire per la propria strada verso la fattoria
degli animali, lui trascorrerebbe tutta la giornata su quella sedia
senza rivolgerle nemmeno un pensiero. Lo conosce. Conosce
Oliver.
 di April che non  sicura. Ormai Bernadette ne ha gi
parlato diverse volte con la madre durante il t; la sua finta timidezza
al funerale, Oliver che aveva dormito da lei, la scena
durante il picnic. Non vedi l'ovvio? le aveva detto la madre,
posando la tazza di t.
Pare di no, aveva risposto Bernadette in tono piatto.
Lui ha bisogno di qualcuno da salvare.
Non so, mamma. Questa April avr anche dei problemi,
ma di certo non si comporta come la ragazza inerme tra le mani
di King Kong.
Il fatto che non voglia essere salvata peggiora le cose. Scatena
una potente chimica. Dovrai giocartela bene, Bernadette.
Non  che flirtino, mamma.  proprio il contrario. Si trattano
malissimo.
La madre si era accigliata, tamponandosi la bocca con un
tovagliolo. Hanno qualcosa in sospeso tra loro, Bernadette.
Se parlerai male di lei, lui prender le sue difese. Se lo criticherai,
si metter sulla difensiva. Dimentica tutto quanto, tesoro.
Devi esserle amica. Chi lo sa? Magari il peggio  gi passato.
Bernadette li guarda dormire. No, pensa, non  affatto cos.
La stanza  silenziosa. Le ci vuole un momento per notare
che i loro respiri sono sincronizzati. Gli occhi di Bernadette si
riempiono di lacrime. Vorrebbe odiare la tranquilla bellezza di
quella stanza. Invece ne  incantata. Andr tutto bene, dice a
se stessa. Oliver  una brava persona. Non accadr niente di
brutto.
Se non se ne andr di l a poco, arriver in ritardo dai bambini.
A quale scopo svegliarlo? Eppure Bernadette gli va vicino,
gli accarezza la spalla e la schiena e, dato che non funziona,
lo scuote con forza.

 Capitolo 20.

Quando April cerca di aprire gli occhi, una luce incandescente
le si riversa dentro il cranio. Sente delle voci, prima
quella di Oliver, poi altre che non riconosce. Delle dita di lattice
sollevano il lenzuolo, tastandola nella zona del fianco. Avverte
una fitta di dolore e abbassa lo sguardo verso il punto in
cui la stanno pungolando. Le si annebbia la vista. Qualcosa le
pizzica la pelle. Punti? Poi nota che indossa un camice blu.
Cerca di mettere a fuoco la persona che la sta toccando, un'infermiera.
 difficile credere che guidasse una macchina come quella,
dice una voce.
Adesso posso parlarle? domanda un'altra.
Sarebbe preferibile non disturbarla, risponde l'infermiera.
April apre gli occhi, sbattendo le palpebre davanti a quella
luce dolorosa. Sono sveglia, sussurra. Ha la gola secca. Il
suono della sua voce le si riverbera nel cranio. Che ospedale
 questo?
Jamaica, risponde l'infermiera. Non ancora, cara. Le
appoggia una mano sulla spalla. Il dottore le far sapere
quando potr mettersi seduta.
April, dice Oliver, chinandosi su di lei. La cadenza della
sua voce  profondamente familiare, confortante nella sua vicinanza,
eppure lontana; si sente intrappolata dentro un pozzo e
le parole di Oliver fluttuano gi verso di lei. Rilassati. Non
devi parlare con nessuno, se non ti senti pronta.
Voglio parlare, ribatte lei, sforzandosi di metterlo a fuoco.
Oliver  pallido, ha gli occhi cerchiati dalla stanchezza, i
capelli arruffati come quando erano bambini. Che cosa gli ho
fatto? pensa April. Lui si ritrae con i pugni serrati e lascia il
suo posto a un'altra persona.
Non capisco che bisogno ci sia di interrogarla, protesta
Oliver. Sappiamo chi  stato.
Ah s? replica l'uomo.
April socchiude gli occhi e vede la familiare fossetta sul
mento, la pelle olivastra. Non indossa pi la cravatta leopardata,
ma una camicia scamosciata marrone chiaro. Arredondo,
dice lei, leccandosi le labbra secche. E fuori dal suo distretto.
Ho pensato di passare a farle visita, spiega lui, dandole
una leggera pacca sulla mano.
Come faceva a sapere che ero qui?
Mi conceda un po' di fiducia. Sono un detective. Sorride.
Allora, come andiamo, bambola?
Mai stata meglio.
Arredondo fa un sorrisetto a Oliver. Una vera Giovanna
d'Arco.
Oliver non lo ricambia.
Allora, ci vuole raccontare che cosa  accaduto ieri notte?
domanda Arredondo.
Ero appena scesa dalla macchina. Mi  arrivato alle spalle,
racconta, cercando di sistemarsi nel letto. Le sembra di
pesare cinquecento chili. Le spiace se tengo gli occhi chiusi?
Faccia pure. Io l'ascolto.
Mi ha messo un braccio attorno alle spalle come se fossimo
vecchi amici, mi ha premuto il coltello contro le costole e
mi ha detto: "Dammi la borsa o ti taglio in due". Mi  sembrato
uno strano modo di esprimersi, come se volesse davvero prendersi
il tempo di segarmi da parte a parte. Houdini, il rapinatore.
Per poco non sono scoppiata a ridere. E una mia brutta
abitudine, quella di ridere quando non dovrei.
Ha visto che aspetto aveva?
Biondo scuro, basso, sui trentacinque anni. Odorava di
anisetta.
Okay, continui.
Gli ho risposto che poteva prendersi i soldi, ma che della
borsa avevo bisogno.
Non le ha mai detto nessuno che  la risposta sbagliata?
commenta Arredondo.
L dentro tengo una foto di mio fratello alla sua prima comunione.
Non ci sono altre copie.
Vada avanti.
Mi ha detto che ero una puttana fuori di testa e ha iniziato
a strattonarmi la borsa. Poi mi sono resa conto che alle nostre
spalle era arrivato qualcuno. Era T. J. Aveva una pistola, la stessa
dell'altra volta, piccola e argentata. Ha detto al tizio di buttare
il coltello. "Idiota", ha risposto quello. "Adesso vi devo ammazzare
tutti e due." Apre gli occhi sbattendo le palpebre, ma
la luce le fa ancora male. Non sono sicura di quello che  successo
dopo. Ho sentito un colpo. Immagino che il tizio mi sia
crollato addosso in mezzo alle auto parcheggiate, perch  l
che ero quando mi sono svegliata. Non so per quanto tempo
sono rimasta priva di sensi. Sono rinvenuta nel momento in cui
la macchina accanto a me ha messo in moto. Il guidatore non
ci ha visti. Credevo che mi avrebbe investita, ma sono riuscita
a spostarmi in tempo. Per ha schiacciato la mano al morto.
Non si  fermato a vedere che cosa aveva messo sotto. Quando
mi sono alzata, la prima cosa che ho fatto  stata vomitare.
Non so perch. Ho pensato di chiamare un'ambulanza, anche
se sapevo che il tizio era morto. Ho chiamato dal telefono a
monete della stazione e poi sono salita in macchina e me ne sono
andata. Ho visto l'ambulanza che arrivava mentre partivo.
Sapevo di dover parlare con la polizia, ma mi sono detta che
avrei potuto farlo la mattina dopo. Non stavo pensando. Mi
sentivo cos male. Desideravo soltanto stare con mia nonna.
Non le  venuto in mente che poteva avere bisogno di soccorso
medico?
Non sapevo di essere ferita. Voglio dire, sentivo il dolore,
ma credevo fosse per via della caduta. Mentre ero dentro la cabina,
dei passanti mi hanno fissata. E stato allora che ho visto il
sangue, ma ho pensato che fosse quello di lui. Una volta arrivata
a casa della nonna, mi sono resa conto che stavo sanguinando,
ma a quel punto non ero sicura di potermi alzare dal divano
e poi non volevo spaventare lei.
Arredondo tamburella le dita sulla sbarra metallica del letto.
Era in stato di shock, interviene l'infermiera. Non  infrequente.
E Desole che fine ha fatto? domanda Arredondo.
Gliel'ho detto, sono svenuta.
E non le ha chiamato un'ambulanza, un gentiluomo come
lui?
April apre gli occhi e guarda il soffitto che le sembra pulsare.
Non lo so, risponde. Forse ha pensato che fossi morta.
Certo, dice Arredondo. L'ha contattata di nuovo da
quando mi ha telefonato la settimana scorsa?
April lancia uno sguardo alle spalle di Arredondo verso
Oliver che  in piedi contro la parete, le braccia saldamente incrociate
davanti a s. Si  presentato a casa di mio zio ieri.
L'avrei chiamata stamattina, dato che era un giorno di festa.
Arredondo scuote la testa.
Ascolti, non  stato T. J.
Il detective si volta a guardare Oliver. I due si scambiano
un'occhiata carica di sconcerto.
Non lo sto difendendo, insiste lei. Sto soltanto dicendo
che  stato l'altro tizio a ferirmi.
Arredondo domanda: Secondo lei dove si trova adesso?
April gira gli occhi verso la finestra fuori dalla quale Oliver
ha fissato il proprio sguardo, le mani strette dentro le tasche.
La tenue luce che incornicia la sagoma di lui la paralizza.
April? chiude Arredondo.
Non lo so. Come le ho gi detto, voleva andare a Wichita.
Fino a quando non lo troveremo, voglio che con lei ci sia
sempre qualcuno, intesi?
Lei annuisce, un movimento che le peggiora il mal di testa.
Se dovesse tirarle fuori qualcos'altro, mi faccia uno squillo.
Porge a Oliver il suo biglietto da visita. Potrebbe anche
non essere stato lui, ma  comunque ricercato per omicidio.
Non l'ha uccisa lui, dichiara April. Si  trattato di suicidio.
Ci crede ancora, eh, dolcezza?
Quello che gli serve  una cura di disintossicazione, aggiunge
April, uno psicologo, un centro di riabilitazione, degli
altri genitori, una sola famiglia adottiva invece di dodici.
Non la prigione.
Ma poverino, ironizza Arredondo. Le passa il proprio biglietto
da visita, reggendolo tra le dita come se fosse una sigaretta.
Se lo tenga stretto stavolta, le consiglia. Mi aspetto
che mi chiami non appena lo sente.
Lei prende il biglietto.
Una volta che il detective se n' andato, Oliver si siede accanto
ad April, gli occhi stretti e sofferenti. Non capisco, le
dice. Come hai potuto difenderlo?
Non risponde perch nulla di quello che potrebbe dire lo
soddisferebbe. Invece chiude gli occhi e volta il viso dall'altra
parte. Oliver, vorrei restare sola un momento.
Ah, be', risponde lui alzandosi. Certamente.
Lei lo guarda. Ha la pelle giallognola e lo sguardo cupo. Le
maniche della sua camicia sono arrotolate. Nell'incavo del
braccio destro ha una benda. April sussulta, domandandosi se
Oliver le abbia donato il sangue.
Puoi avere tutta la solitudine che vuoi, dice.
Fa per andarsene e poi d'un tratto torna indietro. Lo sapevi,
vero, della moglie morta.
Lei di nuovo volta il viso.
 una malattia, April. Soltanto una persona disturbata
uscirebbe con un assassino.
Non ribatte.
Cos', il melodramma? L'adrenalina? Cos' che ti eccita?
Magari vuoi che ti uccida, cos non dovrai affrontare la tua vita
incasinata. Allora ti ricorderemo con piet e diremo: "Povera
ragazza", invece di vederti viva e dire: "Che macello".
Lei chiude gli occhi, cercando di arginare il fiume di emozioni.
Non  stato il tizio con cui sei venuta al barbecue a farti
quel labbro gonfio, vero?
Lei guarda fuori dalla finestra, implodendo mentalmente
come un germoglio che torna nel seme, raggomitolandosi dentro
il baccello, sotto terra, dove la voce di lui non pu raggiungerla.
Non avresti potuto dire a qualcuno che era tornato? Che
razza di idiozia  questa?
April cerca di sprofondare ancora di pi, di isolarsi, ma
non funziona. Quello che Oliver non riesce a capire  che lei
non ha paura di T. J. perch non pu farle male. Soltanto Oliver
pu.
Pi sono malati e pi li ami, vero? E non  nemmeno finita
qui. Ce ne sar un altro l fuori, il pi brutale e patetico sfigato
di tutta New York, e tu, quant' vero Iddio, lo troverai. Lo
amerai fino a quando non ti spezzer anche l'ultimo osso che
hai in corpo. Il petto di Oliver si solleva, gli occhi spalancati e
sbigottiti. Me ne lavo le mani, April. Non ce la faccio pi.
Lascia la stanza.
April stringe le lenzuola. Sente un rombo nella testa, un fiume
che sfonda gli argini. Il dolore le fa tirare i punti. Sta male,
non perch si sente una fallita, ma perch lui, infine, la vede
come tale.

 Capitolo 21.

La prima cosa che T. J. avverte  il dolore al collo. Poi il bisogno
di urinare. Si  addormentato nel suo furgone. Si mette
a sedere con movimenti rigidi e sbatte le palpebre davanti a
quel paesaggio sconosciuto. I grattacieli sembrano innalzarsi
come pistoni direttamente dal fiume di fronte a lui.
Manca un'oretta o poco pi all'alba, l'oscurit del cielo comincia
appena a diradarsi. Riconosce le sagome del Chrysler,
dell'Empire State e il Citicorp con il tetto a forma di cuneo.
Ancor pi vicino, ci sono Battery Park, il Woolworth Building
e lo spazio vuoto dove prima sorgevano le torri del World Trade
Center. Non ha mai visto Manhattan da quel lato, che immagina
essere quello del Jersey.
Esce per fare pip e il vento lo colpisce come un pugno non
bloccato. Si regge alla portiera per non cadere, sente il rumoroso
sferragliare dei pennoni e, guardandosi intorno, vede che
si trova in un luogo enorme e desolato, ingombro di rifiuti
sventolanti. Nell'aria aleggia l'odore dei fuochi d'artificio della
sera prima.
Cerca un posto dove fare pip, ma non c' niente a parte erba,
ghiaia e degli edifici lontani a cui non si vuole avvicinare.
Va verso il fiume, fiancheggiato da un ampio marciapiede di
cemento e da binocoli a forma di cuore che oscillano sui loro
supporti. Tenta di farla nell'acqua, ma il vento la sparge in
giro. Gli trema la mano mentre si tira su la cerniera. Si domanda
se ci sia rimasto qualcosa nella bottiglia sotto il sedile del furgone.
Quando si volta indietro, vede una sagoma emergere dal
fiume, incredibilmente alta, le verdi pieghe della sua toga cementate
nel forte vento. Scorge le punte affilate della sua corona,
la fiaccola sollevata. Ha le spalle rivolte a lui e il viso verso
il mare aperto.
Aveva visto quella statua dal vivo gi un'altra volta, doveva
avere cinque o sei anni, seduto in alto sulle ampie spalle del
padre, le mani di lui attorno alle sue caviglie per non farlo cadere.
Insieme avevano salito le strette scale fino in cima e avevano
guardato il mondo attraverso le finestre della sua corona.
Il vento gli fa lacrimare gli occhi. Rimane l in piedi finch i
colori cominciano a spandersi sull'acqua oltre la lontana distesa
del Verrazzano. I traghetti dondolano nelle banchine. Ricorda
il portachiavi della Signora della Libert che aveva conservato
fin quasi a trent'anni e che aveva infine perso dentro un
tombino.
Una volta tornato dentro il furgone, nota il volante. Poi le
proprie mani. La camicia. Nell'oscurit non riesce a capire che
macchie siano. Accende il motore, ma il furgone sussulta e si
blocca. La lancetta della benzina  sotto la riserva; era arrivato
fin l con gli sgoccioli. Si appoggia indietro, guardando svanire
le ultime stelle.
Osserva Denise in coda attraverso la vetrina dell'emporio e
quell'immagine gli appare chiara come se fosse ieri. L'uomo
dietro di lei le sta domandando qualcosa. Lei fa un risolino, la
testa piegata da un lato, e guarda in su verso la sua lunga faccia.
Denise sposta il peso come un cavallo nervoso, giocherellando
con l'anello. Le loro braccia si sfiorano e nessuno dei
due si ritrae. T. J. si nasconde nel momento in cui escono dal
negozio. La Firebird dell'uomo  parcheggiata accanto al marciapiede.
Lui fa un cenno verso l'auto. Lei scuote la testa,
guardando l'orologio. L'uomo apre la portiera, insistendo. Lei
si guarda attorno, forse avvertendo gli occhi di T. J., bench lui
avrebbe dovuto trovarsi al lavoro, a chilometri di distanza.
Quando Denise si allontana dall'auto, T. J.  quasi deluso; la
rabbia che stava covando era cos dolce. L'uomo esce dal posteggio
e la intercetta all'angolo successivo. Parlano per un
momento attraverso il finestrino e poi, in un'unica rapida mossa,
lei si volta indietro a guardare e scivola dentro.
A T. J. sale il sangue alla testa, ubriaco del potere della certezza,
probabilmente la stessa sensazione che aveva provato suo
padre quando aveva trascinato fuori dalla cucina T. J., allora un
bambino di sette anni: la chiara consapevolezza che non ci fosse
altra scelta. Le grida di sua madre erano lontane, come dietro
un vetro. Vuoi che ammetta di aver fatto qualcosa che non ho
fatto? Va bene, ho scopato con il postino. Ma non fare del male al
mio bambino o ti ammazzo. Stranamente T. J. non aveva avuto
paura. Il padre era cos calmo che lui era sicuro che non potesse
accadere niente di brutto. Ma una volta nel vicolo, quando
gli aveva tirato un lembo del pigiama, T. J. si era accorto che stava
prendendo l'accendino. Quello che ora lo colpisce  la presenza
di spirito di suo padre che aveva voluto andare fuori all'aperto,
in modo da non rovinare la tiv a colori.
T. J. non ricorda di essere uscito di nuovo dal furgone, eppure
 nell'acqua fino alle ginocchia, sotto un argine scosceso
dove l'Hudson spumeggia sopra le pietre. Si lava il viso, le mani
e le maniche. Si toglie la camicia e la lascia fluttuare via. Le
macchie gli sono penetrate nelle braccia come tatuaggi. Non
ricorda di chi sia quel sangue, dove abbia vissuto, n da quanto
tempo sia morta sua madre. Vorrebbe togliersi la pelle, buttare
acqua sulla carne che sfrigola e sull'odore di capelli bruciati.
Sarebbe disposto a bere il fiume intero, se questo servisse
a lavare via il sapore di cenere che sente in bocca.
Avverte il gelo dell'acqua dentro i vestiti, sulle spalle, la corrente
che lo spinge delicatamente lontano dall'argine. Vede
suo padre sollevarlo sopra le onde, aspettando fino all'ultimo
istante prima di trarlo in salvo, poi entrambi ridono e il padre
ha una sigaretta stretta nel ghigno.
Ricorda che, in una delle sue famiglie affidatarie, dormiva
ogni notte assieme a un beagle pezzato, il caldo cucciolo bianco
come il latte acciambellato contro il suo stomaco.
Ricorda che una volta April lo aveva baciato come se lo desiderasse
davvero; sente il tepore della sua pelle, il calore del
sole sui capelli. L'acqua diventa rosa. Una goccia di fuoco si
forma sull'orizzonte liquido, la terra e il cielo si strappano in
due. Ricorda le ultime parole di lei, non il suono, ma la sensazione.
Si rende conto di quello che ha fatto. April a terra, tra le
sue braccia. La stringe a s per qualche secondo, ma in quegli
attimi c' tutta la sua vita. E morta o forse  lui a essere morto.
Sente i loro pensieri scorrere l'uno dentro l'altro, come un
banco di pesci che si separa e poi si riunisce. Sono due, poi
uno, poi di nuovo due. Le preme la ferita, ma il sangue gli passa
in mezzo alle dita. Gli occhi chiusi di lei sembrano calmi; 
lass sulla corona e vede a una distanza di centinaia di chilometri.
Di migliaia di anni. Gli oceani che si formano. L'universo
che fluttua come l'orlo del vestito di sua madre quando lei e
il padre ballavano.
Deve soltanto opporre un po' meno resistenza perch la
corrente lo trascini via. Non sa nuotare, ma sa stare a galla. La
sua capacit di galleggiare e la velocit del fiume lo sorprendono.
L'acqua lo fa ondeggiare e rotolare come prima della sua
nascita, quando si rigirava nel grembo, intatto e senza cicatrici.

 Capitolo 22.

Un'auto grigia si ferma.  una coincidenza che Oliver arrivi
proprio adesso o ha lasciato detto alle infermiere di avvisarlo
se veniva dimessa? Il taxi di April  in ritardo. E in piedi fuori
dall'ospedale, attaccata al palo di un tendone.
Oliver sbatte la portiera e fa il giro della macchina andandole
incontro. Muove braccia e gambe in modo rigido, senza
accenti, uno strumento con le corde troppo tese. Le si para davanti
con le mani sui fianchi.
Non  una prigione, dice lei.
Il sole appare attraverso uno squarcio nel cielo velato e, nonostante
le lenti scure degli occhiali, April ha la sensazione che
un carbone ardente le si sia appoggiato dentro il cranio.
Oliver incrocia sul petto le braccia abbronzate. Chi ti ha
portato i vestiti? le domanda.
Che importa?
Importa, se  stato T. J.
 stato Al, okay?
Al, dice lui. E l'ha fatto perch gli hai detto che detestavi
il camice dell'ospedale, non perch avevi intenzione di andartene,
giusto?
Il marciapiede oscilla come il ponte di una barca; per poco
April non perde l'equilibrio. Oliver l'afferra per un braccio.
Forza, le ordina. Torniamo dentro.
Lei tira via il gomito con uno strattone. Oliver, sono qui
da tre giorni e non ho un'assicurazione sanitaria. Lo sai quanto
mi verr a costare?
Adesso non  il momento di preoccuparsi dei soldi.
April si mette a ridere e sente il dolore salirle lungo i lati del
viso. Il taxi entra nel parcheggio e lei fa per raggiungerlo. Oliver
la trattiene per un braccio. Se sei cos testarda, almeno lascia
che ti accompagni.
No.
Signorina Simone? Un'infermiera dai folti capelli bianchi
e dal viso giovanile si affretta verso di loro dall'ingresso
dell'ospedale. Ho appena parlato con la sua dottoressa. Sa di non
poterla costringere a restare, ma per favore non faccia nulla che
possa aprirle i punti. L'accompagna lei? domanda a Oliver.
S.
Si assicuri che rimanga a letto. Almeno per qualche giorno.
 una brutta ferita. Deve darle il tempo di guarire, signorina
Simone. Lo stesso vale per la frattura del cranio. Mi sta
ascoltando?
Grazie, risponde April. Star attenta.
Il taxi suona il clacson. April e Oliver sollevano una mano
all'unisono, April per trattenerlo e Oliver per mandarlo via.
Ci chiami per farci sapere il nome della sua farmacia, dice
l'infermiera. Avr bisogno di antidolorifici.
Niente medicine, replica April, lanciando un'occhiata
rabbiosa al taxi che si sta allontanando.
Deve restare ferma, aggiunge l'infermiera, rivolta a Oliver.
Lui annuisce, aprendo la portiera della propria auto dal lato
passeggero. Aspetta. Se dipendesse da me, ti riporterei
dentro di peso.
Buono a sapersi, ribatte lei.
Perch non sali in macchina prima di cadere per terra?
Lei fa una smorfia mentre si sistema con difficolt sul sedile
e vede il proprio dolore imprimersi sul volto di lui. Oliver fa il
giro dell'auto e si mette al volante. Viaggiano per qualche minuto
in un silenzio carico di tensione. April nota una grossa
chiazza scura sul sedile del passeggero. Poi d'un tratto capisce
e inspira in modo pi sonoro di quanto non vorrebbe.
Non ti preoccupare, la rassicura lui. Verr via.
Il sangue sulla pelle chiara? Si copre la bocca con la mano.
Ti pagher la pulitura, gli dice, e se non funzionasse...
Non capisci, vero? Le lancia un rapido sguardo. Sei viva,
April. Una macchina  una macchina.
Lei si morde il labbro, guardando fuori dal finestrino.
Avevi detto di volertene lavare le mani.
Lui butta un'occhiata allo specchietto retrovisore, cambiando
corsia. Ero stanco. Ha una mano sul volante e l'altra
che tamburella sulla portiera.
Quanto sangue mi hai donato? gli domanda.
Mezzo litro  il massimo consentito.
Lei abbassa lo sguardo verso le proprie mani.
Avresti fatto lo stesso per me, se fossi stato nei guai.
Ma tu non lo sei mai.
Le auto dirette a nord, dall'altro lato dello spartitraffico,
formano una macchia indistinta che le fa venire mal di testa. Si
massaggia le tempie. Oliver la guarda. April vorrebbe ringraziarlo,
scusarsi di tutto, ma l'unico modo che ha di parlargli 
quello dei vecchi tempi. Hai mancato l'uscita, gli dice in tono
brusco.
Non mi dire che volevi stare a casa tua. Cos lui pu tornare
e finirti?
Lei si stringe le mani, fissando lo sguardo fuori dal finestrino.
Arredondo mi ha chiamata stamattina. Hanno trovato il
suo furgone nel Jersey.
Ah!
Credo che si sia ucciso.
C'erano delle tracce nell'auto che lo fanno pensare?
No,  solo una sensazione.
Scusami se ho bisogno di qualche prova in pi.
* * *
April si sveglia nel cuore della notte accecata dal dolore.
Avverte dentro il cranio una sensazione perforante, come se un
uccello si stesse aprendo a colpi di becco un varco per uscire.
L'aria condizionata  alta e sopra di lei  steso un piumino.
Non  quello dell'ospedale. Il cuscino profuma vagamente di
sandalo; Oliver le ha dato il suo letto. Ora ricorda che  uscito
con Bernadette, dicendole che probabilmente non sarebbe
rincasato fino al mattino, un gesto che April aveva apprezzato.
Si mette a sedere, sentendo l'equilibrio spostarsi nella sua
testa come un tuorlo dentro un guscio. Oliver le ha lasciato
due aspirine sul comodino, non tutta la confezione, nota. Accanto
alle pillole, l'orologio digitale segna luminoso le 3,53.
Afferra le compresse con dita tremanti e si dirige verso la cucina
in cerca di un po' d'acqua. Si allunga per prendere un bicchiere
e avverte una fitta allo stomaco. La ferita sarebbe pi
dolorosa, se non fosse per il mal di testa. Riempie con difficolt
il bicchiere, ma quando lo porta alla bocca, le mani le tremano
cos forte che non riesce a bere.
April? Oliver accende la luce. Le si mozza il fiato e il bagliore
le trafigge gli occhi. Scusa, dice lui, spegnendola. Non
lo aveva sentito entrare.  appoggiata al lavandino e regge il
bicchiere con entrambe le mani, mentre l'acqua cade fuori dal
bordo. Lo mette gi.
Oliver si avvicina da dietro, le tocca il collo e la fronte.
Scotti, dice. Hai preso gli antibiotici?
S, risponde lei, ma la sua voce  cos debole che si pente
di aver parlato.
Oliver prende le compresse dal ripiano, il petto contro la
schiena di lei e una mano sulla sua vita. Odora di cognac, di
sudore e del profumo di Bernadette. Le mette una compressa
in bocca, giusto al centro della lingua; ha le dita salate. Lei rabbrividisce.
Oliver appoggia le mani sopra quelle di lei attorno
al bicchiere e lo guida verso le sue labbra. April ingoia, sentendo
il corpo di lui adagiarsi contro il proprio. Fa un altro sorso.
L'acqua  fresca nella sua gola. Inclina la testa indietro e sente
il respiro di lui tra i capelli.
Oliver abbassa il bicchiere e le avvicina l'altra compressa alle
labbra. Le si riempiono gli occhi di lacrime, mentre lui le si
appoggia addosso. Dai, le sussurra. Ancora una.
Lei schiude le labbra, la testa riversa. Lui le infila la pillola
in bocca. Una lacrima le scivola lungo la tempia e dentro i capelli.
Oliver le avvicina nuovamente il bicchiere. April beve fino
a vuotarlo. Non voltarti, dice a se stessa. Non guardarlo.
Oliver prende dei cubetti di ghiaccio dal congelatore, li avvolge
in uno strofinaccio e porta April in soggiorno. Addossa
dei cuscini al bracciolo del divano e vi si appoggia, allungando
i piedi sulla seduta, dopodich sistema April davanti a s con
la schiena contro il proprio petto, un cuscino umano. Le mette
il ghiaccio sulla fronte.
Lei getta uno sguardo al pianoforte, ingombro di libri di testo
e riviste giuridiche. Oliver, gli dice, suonami qualcosa.
Lui resta un momento in silenzio.  scordato.
Non mi importa che suono ha.
Fidati, non si pu suonare.
April gli tocca le dita, lunghe e aggraziate. Sono una cosa di
lui che non  cambiata. Quand'erano piccoli, lo prendeva in
giro dicendogli che aveva le mani di un vecchio. Sta diventando
come le sue mani, pensa. Oliver. Si gira di lato in modo
da poterlo guardare. Mi dispiace.
Non ricorda di avergli mai detto quelle parole prima di allora.
Lo sente fermarsi per la durata di un battito, diventare assolutamente
immobile.
Di che cosa? le domanda.
Di tutto. Fin dall'inizio.
Lui le circonda la vita con le braccia, stando attento alla sua
ferita, e chiude gli occhi. April, le dice. A me no.
April viene svegliata dal rumore di una portiera. Il mal di
testa  svanito; la stanza  luminosa. Immagina che siano le nove
passate. Nel sonno si  girata e ha la guancia appoggiata al
petto di Oliver. La mano di lui  sulla sua scapola, dentro la
camicia da notte sbracciata. Non ricorda quando l'abbia messa
l. Si sono addormentati e ora, svegliandosi, April avverte un
moto di panico. Si tira su a sedere. Oliver si muove, la guarda
sbattendo le palpebre, riaffiora da un sogno. April, dice. Lei
sente dei passi sul vialetto d'ingresso. Oliver spalanca gli occhi
di colpo. April si alza e corre in camera da letto, giusto nel momento
in cui si apre la porta.
Tesoro? lo chiama Bernadette.
Ehi, risponde Oliver.
Ho comprato uova e pancetta. Come sta?
Non lo so, dice, mettendosi seduto.
Hai dormito vestito?
Si guarda. Non la volevo svegliare. Il mio pigiama  in camera
da letto.
Bernadette scoppia a ridere. E da quando porti il pigiama?
Da quando ho un'ospite.
Ah.
April borbotta tra s e s, vergognandosi. Mentire  innaturale
per Oliver e gli riesce malissimo. Si dirige verso la doccia.
Solo quando l'acqua le fa bruciare la ferita, ricorda che non
dovrebbe bagnarla finch non le toglieranno i punti. Si volta e
lascia che il getto le massaggi la schiena. Il dolore si affievolisce.
Le idee le si schiariscono sotto quel tiepido diluvio. Usa lo
shampoo di Oliver con quel sentore di sandalo che April associa
a lui. Quando il caldo flusso le scorre in mezzo alle gambe, si appoggia
indietro alle piastrelle. Era stato un errore rimanere l.
Si veste, rif il letto e chiama un taxi dal telefono della camera
da letto. Le sta tornando il mal di testa, ma lo caccia via.
Sente odore di pancetta e caff.
April li trova in cucina, Bernadette sta rigirando un'omelette
e Oliver mescola lo zucchero nella sua tazza. Buongiorno,
dice, ed entrambi si voltano verso di lei nello stesso istante. Di
nuovo  colpita da quanto appaiano giusti insieme.
Oddio, commenta Bernadette. Hai un aspetto terribile.
Stavo giusto pensando che mi sentivo meglio, ribatte
April, prendendo una fetta di pancetta. Oliver invece ha
l'aria di uno a cui non farebbe male ancora un po' di sonno. Quel
divano non  abbastanza lungo per te, vero?
Ho dormito bene, dice lui, guardandola.
Oliver  pallido, osserva Bernadette. Tu sei verde.
April sorride.
Siediti e mangia, le consiglia Bernadette. Il cibo fa miracoli.
Grazie, ma devo andare.
Oliver alza lo sguardo. Spero che tu stia scherzando.
Non ti lasceremo andare, aggiunge Bernadette. Se potessi
vederti, capiresti perch.
April si guarda nello specchio sopra il pianoforte. Non sono
sempre cos?
Siediti, insiste Oliver.
Il mio taxi  gi arrivato, vedi?
E dove vorresti andare?
Secondo te?
Lui lascia cadere il cucchiaino dentro il caff.
Bernadette posa saldamente le mani sulle spalle di April.
Se mi sentissi uno schifo, anch'io vorrei stare tranquilla a casa
mia. Ma la polizia non ti ha raccomandato di non tornarci finch
non lo avranno arrestato?
April si stringe la felpa attorno alla vita e incrocia le braccia.
 morto, afferma. Cos hanno detto.
No che non  quello che hanno detto, replica Oliver deciso.
Ascolta, dice Bernadette.  difficile restare lucidi quando
ci si sente male. Rimani da me stanotte. Domani ti lasceremo
in pace. Promesso.
La testa di April ha ripreso a pulsare. Vuole andarsene di l
prima di mettersi a tremare.
Bernadette le appoggia un braccio sulle spalle e gliele stringe
con insistenza. Soltanto una notte, le promette.
Va bene, acconsente April, purch Bernadette la lasci andare.
Per devo comunque passare da casa per qualche ora.
Ho le bollette da pagare e il bucato da fare. Chiss dove la
mettono la posta quando la cassetta  piena.
D'accordo, dice Bernadette. Ti scrivo il mio indirizzo.
Mentre Bernadette va in cucina a prendere una penna, Oliver
incrocia lo sguardo di April. Vorrebbe essere arrabbiata
con lui, ma ha un'aria cos preoccupata.
Oliver, gli confida. Apprezzo molto tutto quello che hai
fatto.
Sei la persona pi testarda che abbia mai...
Io? dice lei in un bisbiglio stridulo.
Bernadette ricompare. April e Oliver distolgono lo sguardo
l'uno dall'altra nello stesso momento. Bernadette lancia a Oliver
un'occhiata interrogativa, prima di porgere l'indirizzo ad
April.
Grazie, mormora April. Sar l dopo cena, intorno alle
nove, se va bene.
Perfetto, risponde Bernadette. Ma se vuoi venire prima,
non c' problema.
April d un bacio sulla guancia a Bernadette, mentre a Oliver
rivolge giusto un cenno. Come ha potuto essere tanto stupida?
L'ultima cosa che desidera  stare ancora a casa di qualcuno.
Vuole il suo letto. Rivuole la sua vita di prima, ma prima
di cosa? Prima della rapina? Prima che Buddy morisse? Prima
di incontrare T. J.? La sua mente continua a correre indietro.
Cosa? Prima di cosa? Poi d'un tratto capisce. Quincy. Rivuole
la propria vita com'era prima di Quincy.
Che assurdit. Sta parlando di un secolo fa. E perch quel
taxi  cos maledettamente silenzioso? Ehi. Picchietta con
fare impaziente sul vetro antiproiettile che la separa dal conducente.
Non ce l'ha una radio?
Dopo aver pagato, April entra nel parcheggio per andare a
recuperare la sua auto. Incastrato tra il ripido terrapieno dei
binari ferroviari e la Sunrise Highway, il parcheggio  stretto e
infinitamente lungo. Non ha idea di dove possa aver posteggiato;
sembra che sia passato tanto di quel tempo. Poi le viene
in mente che ha lasciato la macchina a casa della nonna.
Merda, dice ad alta voce. L c' la sosta a lati alterni; oramai avr
gi preso tre multe. Voltandosi verso il proprio appartamento,
nota un pezzo di nastro della polizia incastrato sotto la ruota di
un'auto.  accaduto l, cos vicino alla biglietteria della stazione?
Una grossa macchia oscura l'asfalto. La forma le ricorda
una cartina geografica. Vi riconosce la Florida, il Maine, perfino
il Texas; solo la costa occidentale  sbagliata, con un rivolo
aggiuntivo a indicare che il terremoto  gi avvenuto.
Dell'uomo morto non sa nulla, a parte quello che ha letto
sui giornali: lavorava al bancone della macelleria di un negozio
di alimentari della zona, ma aveva perso il posto sei mesi prima;
nel suo appartamento, sopra il pub irlandese dall'altra
parte della Sunrise, avevano rinvenuto tutto l'occorrente per
drogarsi. Se non fosse stato per il traliccio tra loro, April
avrebbe visto le sue finestre da casa.
Una volta dentro, vaga per l'appartamento e si siede sul letto.
Sul comodino c' una raccolta di poesie di Mirabai, il prestito
scaduto da quattro giorni. Un piccione cammina impettito
davanti alla finestra aperta, i suoi occhi d'ebano vigili e impertinenti.
Becchetta il davanzale. Sotto la finestra ci sono gli
stivali di T. J., sporchi ed enormi. Quand' che li aveva lasciati
l? Perch lei non li aveva spostati? Se li infila, fa qualche passo
goffo e avverte ancora una volta il peso dell'esistenza di T. J., il
fardello che aveva portato ogni giorno della sua vita.  stanca
di schemi e probabilit, di cicli che non si interrompono mai.
Si toglie gli stivali, li porta di sotto e li lascia sul marciapiede.
Quando arriver il prossimo treno, uno dei pendolari se li porter
a casa, ne laver via il passato con un sapone per il pellame
e li far tornare come nuovi.
April si sveglia di soprassalto e scatta a sedere nello strano
letto. Quel movimento improvviso le innesca un dolore acuto
che va dalla tempia destra fino alla sommit della testa. Sente
se stessa gridare, si prende il capo tra le mani e lentamente
apre gli occhi. Lenzuola rosa a fiori, una brandina. La stanza
odora intensamente di rose. Una luce fioca filtra nell'appartamento
da dietro le tende; dev'essere poco prima dell'alba. Poi,
mettendo a fuoco, vede che c' qualcuno seduto su una poltrona
dall'altra parte del tavolino da caff, le gambe raccolte sotto
la vestaglia e una tazza di t tra le mani.
Vuoi un'aspirina? le domanda Bernadette preoccupata.
Ehm, no, adesso va bene. Lo sento solo quando mi tiro su
da sdraiata. Che ore sono?
Non saprei, risponde Bernadette. Presto.
April incrocia le gambe sul letto, raccogliendo le lenzuola
attorno a s. Sul tavolino in mezzo a loro c' un vaso di rose
scarlatte che hanno appena superato l'apice della fioritura. Alcune
sono ben aperte, altre afflosciate, le teste chine verso la
scacchiera sotto di loro. I petali sono sparsi sui riquadri bianchi
e neri.  da tanto che sei sveglia? le domanda April.
Un po', risponde. Non riuscivo a dormire.
Oh, spero non a causa mia.
Niente affatto.
Le pareti sono piene di disegni variopinti di bambini, impronte
delle mani, omini stilizzati e alberi a forma di lecca lecca.
Volti sorridenti emergono da fotografie di feste di Halloween
e corse in sedia a rotelle. E un appartamento allegro,
pensa April. Sotto la lampada c' una foto di Bernadette da
bambina, guancia a guancia con un'enorme giovane donna
dalla faccia rotonda che sorride contenta. Tua sorella? domanda
April.
S, risponde Bernadette in tono affettuoso.  stata la
mia migliore maestra. Faceva sembrare facile l'amore incondizionato.
Anche tu sei cos, dice April.
Non sempre, ribatte Bernadette. Io ho delle condizioni.
Sorseggia il t, poi prende un alfiere dalla scacchiera e se
lo rotola sui palmi. Sai giocare?
April vorrebbe rimettersi a dormire. E talmente presto.
Non capisce perch stanno parlando a quell'ora. Ehm, no.
Non proprio. Per a Buddy piaceva.
 un peccato che Oliver non giochi pi spesso con me.
Dice che  troppo imbarazzante. Sorride. E un uomo intelligente,
ma incredibilmente ingenuo. Quello che pensa che far
non  mai quello che ho in mente. Protegge i pezzi che non ho
nessuna intenzione di prendergli e lascia scoperti quelli a cui
punto.
Devi essere brava.
Mi ha insegnato mia madre. Prende un altro sorso e poi
appoggia con delicatezza la tazza sulla scacchiera.  una
grande donna. Ne ha passate tante, ha cresciuto mia sorella e
poi l'ha persa. E molto forte.
April si guarda intorno in cerca di un orologio. Farebbe
qualsiasi cosa pur di rimettersi a dormire.
Giusto l'altro giorno mi ha raccontato una storia incredibile
su mio padre di quando erano fidanzati. La vuoi ascoltare?
Ehm, certo. April prende il cuscino e se lo appoggia in
grembo. Vorrebbe sdraiarsi, ma sa che sarebbe scortese.
Era un buon partito, mio padre: premuroso, fedele, un
gran lavoratore. Era un immigrato e aveva l'atteggiamento di
chi non molla mai. Lui e mia madre erano felici insieme. Poi
un giorno fecero un'uscita a quattro con un amico di lui. Venne
fuori che la ragazza portata dall'amico era del paese di mio
padre, nel Galles. Non si ricordavano l'uno dell'altra, dato che
lui era di qualche anno pi grande, ma conoscevano i cognomi
delle rispettive famiglie e sapevano dove si trovavano le loro
fattorie. Parlarono per ore. Mio padre era entusiasta. Prima di
quella sera mia madre non si era mai accorta di quanto gli
mancasse casa sua e solo allora cap che per lui Brooklyn non
avrebbe mai retto il confronto.
April si porta le ginocchia al petto, ascoltando.
A partire da quel momento qualcosa in lui cambi. Era
turbato. Ogni volta che vedeva quella ragazza, si chiudeva in
un timido silenzio e diventava impacciato. Dopo un po' cominciarono
ad accadere cose strane. L'auto di lei si guast
mentre il suo fidanzato era fuori citt e cos mio padre and ad
aiutarla. Poi cadde sul ghiaccio. Una serie di piccole calamit.
Mia madre pens che lo facesse per attirare l'attenzione di mio
padre, anche se non se ne rendeva conto. Non che quella ragazza
rappresentasse una vera minaccia. Era insignificante,
trascurata nel vestire e non aveva un'istruzione. Mio padre allora
aveva gi una buona cultura ed era piuttosto attraente.
Eppure c'era qualcosa di diverso nel modo in cui rideva con
lei, una sorta di abbandono che faceva innervosire mia madre.
D'altra parte era chiaro a tutti che non c'entravano niente insieme.
Mia madre sapeva benissimo che non era di quella donna
che era innamorato, ma del luogo che rappresentava, della
sua terra natale, della sua giovent.
April studia Bernadette senza dire niente.
Mio padre era sempre pi turbato. Mia madre era sicura
che non avrebbe mai rotto il fidanzamento; non era quel genere
d'uomo. Il peggio che poteva accadere, pens lei, era che la
sposasse credendo di essere innamorato dell'altra. Mia madre
non poteva parlargliene perch sapeva che avrebbe sinceramente
negato ogni cosa; non lo aveva ancora ammesso nemmeno
con se stesso. E cos decise di affrontare la ragazza. Le
disse: "Lucy, se hai intenzione di provarci con George, voglio
che tu lo faccia adesso, prima del matrimonio. Ti do la mia autorizzazione.
Anzi, voglio che tu concluda la cosa al pi presto.
Ma se dovesse accadere dopo che ci siamo sposati, che Dio vi
assista entrambi". Bernadette scoppia a ridere. Aveva fegato,
mia madre. Vorrei essere coraggiosa come lei.
April unisce delicatamente le punte delle dita a formare
una specie di guglia e se le porta alle labbra. Per un momento
si scambiano un'occhiata imbarazzata. Bernadette torna a
guardare la tazza di t. Secondo te com' andata a finire?
April intreccia le dita in grembo. Chiaramente i tuoi genitori
si sono sposati. Per il resto, sono certa che  bastata la sua
autorizzazione a impedire che accadesse.
No. Bernadette fa un sorriso carico di dolore. Doveva
accadere. Mia madre lo cap ancor prima di lui. Sai, per gli uomini
 tutta una questione di conquista. Doveva averla per poterla
dimenticare. Posa l'alfiere e prende la regina. Gli uomini
sono fatti cos.
April non risponde, ma si stringe un po' di pi la coperta
addosso. Bernadette, le dice infine. Non mi sembri affatto
una persona che tende a generalizzare. Non ti offendere, ma
mi chiedo se quello che hai detto  davvero quello che pensi.
Non so pi cosa penso, replica lei, la voce rauca. Comunque
sia, non sarebbe accaduto da s. Mio padre non era
certo un donnaiolo. E cos mia madre decise di andare a trovare
sua sorella nell'Ohio e, mentre era via, gli chiese di andare a
controllare la caldaia di Lucy. Posa la tazza di t. And liscia
come l'olio.
April le rivolge uno sguardo serio.
Non appena mia madre torn a casa, cap che aveva funzionato.
Lui aveva un'aria colpevole ed era pieno di premure.
Il rimorso stimola la devozione, conclude.  il fondamento
della maggior parte delle religioni.
E la ragazza? domanda April.
Lui cap da solo che faceva parte del suo passato e non del
suo futuro, proprio come aveva previsto mia madre.
April riflett, battendo lievemente tra loro le punte delle dita.
Tua madre dev'essere molto sicura di s.
Aveva fiducia in lui, nel loro amore.
April annuisce con un gesto lento.
Bernadette  perfettamente immobile. La prima luce del
mattino filtra a poco a poco nella stanza. Quando si porta la
tazza alla bocca, la sua mano sta tremando. Le lacrime le scorrono
sul viso, restano appese al mento e poi le macchiano la vestaglia
di seta. Il problema  che non penso di essere forte come
lei.
April scivola ai piedi del letto. Bernadette, le dice dolcemente.
Non sarebbe bastato che l'altra ragazza girasse alla
larga per un po'?
A quanto pare no.
April si riappoggia indietro. Be', se non era nella natura di
tuo padre fare una cosa del genere, sar stato malissimo dopo.
Voglio dire, deve avere in qualche modo danneggiato l'idea
che aveva di se stesso. Sono certa che n tua madre n l'altra
ragazza desiderassero questo per lui.
E ovvio che nessuno voleva fargli del male. Bernadette le
rivolge uno sguardo disperato. Ma mia madre non sapeva cos'altro
fare.
Non pensi che tuo padre fosse semplicemente dispiaciuto
per quella ragazza? Che sentisse in qualche modo il dovere di
aiutarla? Forse c'era anche un po' di nostalgia. Il suo accento
doveva suonargli cos familiare, cos legato al suo passato. 
chiaro che la cosa lo toccava. Ma questi sono sentimenti passeggeri,
Bernadette, non  amore.
Come fai a saperlo?
April si alza e le sfiora una spalla. Lo so e basta, le dice in
tono calmo. Va in bagno per cambiarsi e poi andarsene. Le
piastrelle sono gelate sotto i suoi piedi. Si volta indietro e vede
Bernadette allungare una mano verso la fotografia della sorella.
Ne pulisce il vetro con la manica di seta della vestaglia.

 Capitolo 23.

Negli anni lo steccato aveva tenuto testa a tre uragani, prima
di essere definitivamente abbattuto da un normale temporale
estivo.
Avrei dovuto sostituirlo l'anno scorso, dice il padre di
Oliver, inchiodando del compensato a un paletto. Mi ero accorto
che stava cedendo. Il cane annusa la scatola di chiodi e
lui lo manda via.
Oliver prende un picchetto rotto e lo mette sul ceppo. Solleva
l'accetta sopra la testa e l'abbassa, fendendo il legno. Gli
piace il suono chiaro e pulito del picchetto che si spacca, gli
piace vedere quello che  in grado di fare con un colpo. Si 
tolto la maglietta, il sudore gli cola lungo la schiena. E uno dei
mesi di luglio pi caldi mai registrati.
Grazie per essere venuto, gli dice il padre. Mi montano
lo steccato nuovo la settimana prossima, ma nel frattempo non
voglio che il cane scappi.
Oliver annuisce, abbassa di nuovo l'accetta e guarda il picchetto
dividersi in due.
Il padre si ferma a riposare. Un attimo dopo posa il martello.
Mi sembri preoccupato, figliolo.
Oliver si stringe nelle spalle. C' altra legna da spaccare?
Il padre si guarda intorno. Mi pare che tu l'abbia gi fatta
tutta.
Oliver si asciuga la fronte con la T-shirt che aveva buttato
sull'erba.
Ricorda il giorno dopo che April era stata nel suo appartamento.
Era andato a correre la mattina presto ed era appena
rientrato. Stava ancora sudando e voleva raffreddarsi prima di
fare la doccia. Si era guardato intorno in cerca di qualcosa da
leggere. Il giornale non era sul pianoforte dove credeva di
averlo lasciato. C'era qualcosa di diverso. Le pile di libri posate
sopra lo strumento erano pi in ordine di prima; qualcuno
aveva cercato di far sembrare che non fossero state toccate. La
luce che entrava obliqua dalla finestra illuminava dei segni nella
polvere. Un rettangolo pulito sul legno laccato indicava che
una catasta era stata spostata per aprire il leggio. Un'onda
fredda attravers Oliver. Era certo di non aver toccato quelle
pile da quando erano finite le lezioni. Not delle lunghe linee
striate che correvano nella polvere e ripercorse con le proprie
dita quelle tracce fino ad arrivare alla maniglia. Esit un momento
prima di sollevare il coperchio. I tasti non avevano la loro
solita aura inerte. Una potente e inspiegabile sensazione lo
invase, facendogli formicolare la pelle. Lei era stata l. Aveva
toccato quei tasti.
Oliver appoggi le dita sulla tastiera, l dove immaginava
che lei avesse messo le sue. Da quando a Natale la nonna aveva
canticchiato uno dei suoi brani, aveva sentito quei bizzarri momenti
tornare a insinuarsi nella sua vita, come una specie di risacca.
Sfior i tasti con un dito senza premerli. Ud le note
dentro di s, avvert la presenza di un'intera canzone dall'altro
lato della sua mente.
Richiuse il coperchio.
Oliver appallottola la T-shirt e se la passa sul collo per assorbire
il sudore. Il padre gli rivolge uno sguardo curioso.
Come sta Bernadette? gli domanda.
Oliver si siede sul ceppo. Sta cercando di decidere il carattere
di stampa degli inviti.
Il padre annuisce, socchiudendo gli occhi per via del sole.
C' qualche tensione?
La conosci. E sempre calma.
Parlavo di te.
La gente si sposa di continuo, no?
Non tu. Il padre gli fa l'occhiolino, appoggiando un
chiodo contro il legno. Lo affonda con tre colpi. Dopodich si
ferma, notando l'immobilit di Oliver.
Oliver unisce le mani. La settimana scorsa April ha dormito
da me una notte.
Il padre abbassa il martello.
Il giorno che  uscita dall'ospedale. Ho pensato che non
fosse una buona idea farla tornare a casa sua.
Il padre annuisce.
Oliver si guarda le mani, sporche di legno. Al dice che i
guai se li va a cercare, che per lei il caos  la normalit.
Se  cos, allora  una sua scelta, non ti pare?
Io non la chiamerei una scelta.
Tutti abbiamo delle abitudini di cui vorremmo liberarci.
Il caff o le sigarette sono un discorso. Gli uomini che ti
picchiano sono un altro.
Stai dando molte cose per scontate.
Oliver abbassa la testa tra le mani.  strano quando qualcuno
ritorna nella tua vita dopo tanto tempo. Non che lei, si
affretta ad aggiungere, sia nella mia vita.
Il padre non dice niente.
Tutto il tempo che abbiamo passato insieme da bambini
ora sembra un sogno, sembra il passato di qualcun altro.
Il padre lo guarda attentamente, facendosi scorrere una
mano sul lato del viso in quella sua maniera pensierosa. Forza,
gli dice alzandosi. Andiamo dentro a rinfrescarci.
Oliver lo segue, ormai certo di essersi lasciato sfuggire troppo,
senza avere idea di che cosa volesse dire.
Si siede nella cucina del padre, allo stesso tavolo dove da
bambino aveva consumato tante colazioni. Sulla parete vicino
al telefono c' una fotografia dei suoi genitori scattata durante
la luna di miele, fuori da un villino in affitto nel Vermont. Sembra
che stiano facendo la lotta con le foglie, ridono e ne hanno
i capelli e i maglioni ricoperti. Allora la chioma della madre era
lunga e ramata come le foglie. Il padre gli porge un bicchiere
di t freddo. Oliver capisce che sta cercando di formulare una
domanda, ma non  certo di volerla ascoltare.
Perch ci hai dato il ritratto della mamma? interviene
Oliver. Avresti potuto tenerlo tu.
 troppo perfetto, spiega il padre. In questa foto  pi
lei... i capelli scompigliati, l'aria un po' confusa, la risata.
Io l'ho sempre considerata perfetta.
Nessuno lo , Oliver.
Oliver si alza e guarda fuori dalla finestra. Avevi dei dubbi
quando ti sei sposato?
Nessuno.
E dopo?
Io no.
Ma anche quando si  sposati con una persona che si ama,
capita per forza di essere attratti da altre, giusto?
Il padre si lecca le labbra, lanciando a Oliver uno sguardo
incerto.
Sto parlando per ipotesi, aggiunge Oliver.
Il mondo  pieno di persone attraenti.
E quindi?
Il padre si raddrizza sulla sedia. Anch'io mi divertivo a
flirtare un po', a fare conversazione. Certo, ammiravo altre
donne, ma segnavo un confine. Per tua madre non era altrettanto
facile.
Oliver sbatte le palpebre.
Il padre volge lo sguardo fuori dalla finestra. Magari
avrebbe dovuto avere pi storie prima del matrimonio. Io ero
soltanto il suo secondo ragazzo.
Oliver si sente confuso. Forse non avrebbe dovuto toccare
quell'argomento.
Il padre si gira verso di lui. Oliver, se hai qualche dubbio,
toglitelo adesso, prima di sposarti, perch l'infedelt pu
devastare un matrimonio. Anche se la cosa si risolve, la perdoni e
volti pagina, la fiducia  distrutta. Non la recuperi mai del tutto,
non come era prima.
La mente di Oliver strepita per dare un senso a quello che
ha appena udito. Pap, mi dispiace.
Il padre fa un cenno con la mano. Sono passati pi di
vent'anni. Beve un sorso e si asciuga il palmo bagnato sui
pantaloncini, ma Oliver si accorge che gli trema la mano.
Vorrebbe fargli delle domande, per si trattiene. Il cane entra
in cucina, lappa disordinatamente l'acqua e poi si siede ansimando
ai piedi di Hai. Lui gli gratta un orecchio e Cricket gli
si appoggia addosso.
Voleva diventare una cantante, sai, ma i suoi genitori
l'hanno spinta a fare una scuola per segretarie. Dopo il matrimonio,
l'ho sempre incoraggiata a cantare, ma lei temeva di
non essere abbastanza brava. Sospira. Non ho mai pensato
che fosse una buona idea metter su famiglia cos presto, ma
non voleva aspettare. Sono stati anni difficili per lei. Io ero assorto
nella mia tesi di laurea. Non le prestavo abbastanza attenzione.
Si prende la testa tra le mani.
Oliver allunga un braccio e gli tocca la spalla.
Il padre si raddrizza, strofinandosi il viso.  successo solo
una volta, non lo aveva programmato. Qualcuno si  approfittato
della sua solitudine e io non ero l a fermarlo.
Pap, dice Oliver. Non essere troppo duro con te stesso.
Non ho mai voluto conoscere i dettagli. Sono contento
che abbia dato via il suo diario prima di morire; non ho mai
desiderato leggerlo.
Diario? domanda Oliver.
Era il suo confidente.
Che fine ha fatto?
Le ho detto di darlo a qualcuno di cui si fidava. Non sarebbe
stato giusto che lo leggessi.
Oliver riflette un momento. D'un tratto ha un brivido. April.
Il padre non risponde, cosa che Oliver interpreta come una
conferma.
Ma era una bambina.
Ricordi quanto fossero vicine, alla fine. Era come una figlia.
April, ripete Oliver sottovoce. Poi lo vede, la copertina
di quel tessuto verde, lucido e consunto, le braccia di Daisy
strette attorno a esso e lo spazio nel cassetto dei vestiti di April
da cui lo aveva tirato fuori, dieci anni prima. Oddio, era quello della mamma.
Il padre gli tocca un braccio. Non pensare male di lei, Oliver.
Io non l'ho mai fatto.
Dir ad April di darmelo.
Non credo che sia una buona idea. A quanto ne so, chiese
ad April di distruggerlo.
Io sono suo figlio, dice Oliver. April non  nemmeno
una parente.
La mamma non avrebbe potuto amarti di pi, ma se scelse
di dare il diario ad April doveva avere un motivo.
Oliver si alza dal tavolo, d'un tratto irrequieto.
Mi dispiace, Oliver. Non avrei dovuto raccontarti questa
storia proprio adesso che stai per sposarti. Tu sai che risposerei
tua madre anche tra un minuto.
Era ovvio che l'amavi, pap.
Bernadette  una brava ragazza.
Lo so, conferma Oliver. Guarda la fotografia accanto al
telefono. Gli pare di udire le risate dei suoi genitori e lo scricchiolio
delle foglie mentre vi sprofondano dentro. Poi il crepuscolo
scende all'improvviso e spira il primo gelido refolo della
notte.

 Capitolo 24.

Un'ora fa April ha chiamato la nonna per ricordarle di vestirsi
per il viaggio, ma quando arriva la trova in vestaglia, intenta
a passare al vaglio un sacchetto di carta pieno di biglietti
di compleanno raccolti negli anni. Sono ingialliti e sdolcinati.
La nonna li sta dividendo in pile. Quelli di Nick, Spencer, Hai
e Avila, Bede e Faith, i nipoti.
Nonna, cosa stai facendo?
 il mio compleanno, risponde. Vedi? Sullo stomaco la
nonna si  disegnata con il rossetto una linea rossa verticale, simile
alla cicatrice di April. Sto per avere un altro bambino.
No,  la tua vicina del piano di sotto a essere incinta. Te
l'ho detto ieri.
Due mariti, due grembi, dice. Due ferite.
April rabbrividisce. Laviamo via questa roba. Ci stanno
aspettando alla casa sulla spiaggia.
La casa di chi?
La multipropriet di Hai. Ci siamo andati l'anno scorso e
l'anno prima ancora, ricordi? April accompagna in bagno la
nonna, instabile senza il suo tutore ortopedico. Insapona una salvietta
e con delicatezza le toglie il rossetto dal flaccido addome.
Non hai rimpiazzato il mio cuscino, dichiara la nonna.
Te ne ho comprati tre nuovi.
Nessuno  uguale a quello.
Il vecchio cuscino si era rovinato, nonna. Che ci posso fare?
L'asciuga tamponandola.
Viene anche il tuo ragazzo?
Non ho un ragazzo, nonna. E neanche un marito, niente.
L'ho visto baciarti di fianco a casa. L'ho visto infilzarti con
l'estirpatore e poi tu mi hai riempito il cuscino di sangue.
Stai facendo confusione, nonna. Forza, andiamo a vestirci.
La guida verso la camera da letto.
Fuori in strada un gruppo di ragazzini ride e grida. La nonna
guarda in direzione delle voci. Ieri  passato Buddy.
Ah, davvero, dice April, improvvisamente spossata. Si
siede sul letto. Che cosa ti doveva dire?
Che l'hai ucciso.
April ha una vertigine.
Non gli hai mai lasciato vincere nemmeno una partita di
pallacanestro, anche se era ben pi piccolo di te. Vergognati,
la rimprovera la nonna. Soltanto perch Al ha fatto lo stesso
con te.
April si prende il viso tra le mani ed espira. Giocavo sul
serio, dice. Per fargli imparare.
Perch non hanno detto alla nonna di Buddy? E stato per
stupidit o vigliaccheria? Onorare i morti per lei  importante.
Una volta al mese va ancora alla tomba di Spencer, con un singolo
ramoscello di buganvillea preso da una pianta che prospera
alla luce polverosa della sua nicchia. April guarda ora quella
pianta, domandandosi come faccia la nonna a mantenerla cos
rigogliosa in mezzo a tutte quelle cianfrusaglie dimenticate.
Sul tavolino, dietro un vaso di fiori di plastica, April nota
un bollitore. Lo prende e vede che ha il fondo annerito. Che
cosa ci fa questo qui?
L'ho recuperato dalla spazzatura. Pensa, quell'infermiera
l'ha buttato via.
 bruciato, nonna.
Con un po' d'olio di gomito torner a posto.
Com' successo?
Nessuna risposta.
Nonna?
Deve averlo acceso prima di andarsene e si  dimenticata
di dirmelo.
Ma fischia.
Che significa buttarlo via? Dovrei stare senza t per una
settimana?
April fa un sospiro profondo. Nonna, ti piacerebbe vivere
con qualcuno?
Buon Dio. La nonna si volta a guardarla. Spero che tu
non ti riferisca al signor Bergfalk.
April ridacchia. Veramente stavo pensando a me.
Tu? Vivere qui? Ah!
Ah? Perch ah?
Credi che voglia tra i piedi i tuoi fidanzati squilibrati?
No. April arrossisce. Non ce ne sarebbero.
Credi che abbia bisogno di qualcuno che si occupi di me,
 cos? Soltanto perch un'infermiera mi ha bruciato il bollitore,
pensi che non sia pi in grado di farmi due peperoni con le
uova?
Va bene, avevo solo pensato che forse potevi darmi una
mano.
Lo sai che Hai vuole che mi trasferisca da lui, che lasci casa
mia? Campa cavallo. Fa una pausa. Darti una mano?
Alla fine di ottobre mi scade il contratto della casa e il proprietario
vuole aumentare l'affitto.
La nonna la scruta con circospezione.
Lascia perdere, dice April. Mi trover un coinquilino
con cui dividere le spese. In effetti c' un tizio al bar che sta
cercando...
D'accordo, acconsente la nonna. Ti far un po' di spazio.
Be', non volevo imporre la mia presenza.
Non ti preoccupare, signorinella. Mi assicurer che ti guadagni
vitto e alloggio.
April fa un largo sorriso. Dai. Ci staranno aspettando alla
casa sulla spiaggia.
Viene anche Buddy? domanda la nonna.
Se non ci muoviamo, se ne andranno via tutti, taglia corto
April.
E Oliver?
Oliver c'.
E allora perch perdi tempo?
April alza gli occhi al cielo.
Si gusta il lungo tragitto in auto fino agli Hamptons, nonostante
il traffico per uscire dal Queens. Il cielo  color acquamarina,
la brezza tiepida e salata. Sul sedile del passeggero la
nonna sembra piccola come una bambina. Si toglie le forcine a
una a una e si appoggia alla portiera, lasciando fluttuare al vento
i lucidi capelli. Da ragazza venivo qui in treno con i miei
amici. Allora parlavo a stento inglese.
April sorride.
La casa dei miei genitori, a Malaga, era a meno di un chilometro
dalla spiaggia. Nelle giornate limpide mi sembrava di
vedere l'Africa. Mio padre lavorava l vicino e io gli portavo il
pranzo. Il Mediterraneo  tutta un'altra cosa rispetto all'Atlantico.
L'acqua  blu come uno zaffiro.
Guarda fuori dal finestrino.
Alla fine mia sorella, quella che  rimasta l, ha sposato un
uomo facoltoso di Barcellona. E io? Mi sono presa Nicky di
Staten Island. Sembrava spagnolo, ma non lo era. Si comportava
come se avesse i soldi e invece aveva le mani bucate.
Per un momento proseguono il viaggio in silenzio. La nonna
volge lo sguardo su di lei. Tu dovevi chiamarti Mae, sai.
June, se fossi nata in ritardo. Nessuno si aspettava una April.
Che bambina impaziente! E cos che ho capito che saresti diventata
come sei.
E come sono?
Durante il primo aprile che trascorsi in America, una volta
dovetti tornare a casa da scuola sotto una bufera di neve accompagnata
dai lampi. Rovinai le mie scarpe nuove.
April sorride. Quindi io sono questo? Bufera e lampi?
La nonna chiude gli occhi, la brezza sul viso. Quando ero incinta,
pregavo di avere un maschio. Ma una volta che Bede e Hai
furono cresciuti, mi sarebbe piaciuto avere almeno una bambina.
Apre gli occhi e guarda April. Qualcuno con cui parlare.
April ha visto delle foto della nonna di quando aveva
vent'anni e le assomiglia cos tanto che potrebbero essere la
stessa persona. C' una differenza, per. Quando la nonna ride
con la testa buttata indietro e gli occhi socchiusi che le brillano,
irradia uno splendore e una padronanza di s a cui April
non potrebbe mai aspirare.
Per tutta la vita, prima di azzeccare qualcosa, ho sempre
dovuto provarci due volte, dice la nonna. E ora, tutt'a un
tratto, sono vecchia.
April le prende la mano, screpolata e percorsa da un reticolo
di vene, e gliela stringe.
Non sono triste, continua la nonna. Esattamente il contrario.
Tutte le cose belle della mia vita sono state ancora pi
piacevoli perch ci ho messo il doppio del tempo a trovarle.
Anche tu sei cos.
April sorride. Quindi secondo te  ancora possibile che io
azzecchi qualcosa?
Nessuno  senza speranza, risponde la nonna. Nemmeno
tu.
Grazie. April fa una risata. Credo.
La nonna si tocca la croce, se la porta alle labbra e la bacia.
Tieni, le dice, sfilandosela dalla testa. Serve pi a te che a
me. Quella collana  sempre stata al collo della nonna da che
April ne ha memoria. Non l'ha mai vista togliersela.
Che cosa stai facendo? le domanda April. Rimettitela,
prima di perderla.
Ti sto dando qualcosa di prezioso. Non vorrai essere scortese?
Per favore, la prega April.  tua.
La nonna apre la borsetta di April sul sedile accanto a lei e
ci infila dentro la catenina.
Nonna, non la posso portare. Te l'ha regalata Spencer.
In realt, no.
Che vuoi dire?
Voglio dire che non me l'ha regalata Spencer, precisa la
nonna, abbassando lo sguardo sulla camicetta e sistemandosi i
bottoni.
Be'?
Ti ho mai raccontato di quella volta che ho perso nove
chili per un bacio? Non sono riuscita a mangiare per mesi.
Aspetta un attimo. Credevo che stessimo parlando della
collana.
 successo non molto tempo dopo il mio arrivo dalla Spagna.
Facevo la cameriera, anche se in effetti sarei dovuta andare
a scuola. Un giorno entra un ragazzo. Non sembrava molto
pi grande di me, ma indossava un'uniforme da soldato e aveva
una sacca. Era dolce e timido, guardava fisso fuori dalla finestra
e giocherellava con le bustine di zucchero. Tocc a malapena
le sue uova. Gli domandai se fossero buone e lui rispose
di s, buonissime. Mi chiese qual era il mio nome. Disse che
il suo era Johnny. Rimase seduto l a lungo con la sua tazza di
caff freddo e, anche se nel frattempo il locale si era riempito,
non gli portai il conto fino a quando non me lo chiese; sembrava
che stesse pensando a qualcosa di importante.
Quando uscii dalla cucina con i piatti in mano e vidi che il
suo posto era vuoto, rimasi delusa. Poi mi accorsi che era dritto
in piedi davanti a me, nel passaggio tra i tavoli. Prima che
potessi capire che cosa stesse accadendo, mi infil sulla testa la
catenina. Sentii la croce scendermi dentro la camicetta, calda
sul mio petto. Santo cielo, fu un miracolo se in quel momento
non mi caddero per terra i piatti. Mi prese il viso tra le mani e
mi baci. Io restai l, cercando di tenere in equilibrio una omelette
nella mano destra e una frittella nella sinistra. Non fu un
bacio lungo, ma nemmeno breve. Si prese tutto il tempo. La
sua bocca profumava di caff e di caramelle allo zucchero.
L'intero ristorante si paralizz. La gente ci fissava con il fiato
sospeso. Poi il ragazzo fece un passo indietro, guardandomi, e
disse il mio nome. Riesco ancora a sentire il modo in cui lo
pronunci. Dopodich raccolse la sacca e se ne and.
Rimasi l per quello che dovette essere un intero minuto, prima
di avere la presenza di spirito di mettere gi i piatti e seguirlo
fuori. Ero come impazzita. Immagina tutte quelle persone che ci
fissavano, compreso il mio capo! E se fossi stata sposata? O se
avessi avuto un fidanzato? Che diritto ne aveva lui, un perfetto
estraneo? Cos mi precipitai fuori nel parcheggio. Un autobus
stava partendo dalla fermata e mi misi a seguirlo. Non ho mai
corso tanto forte in vita mia. Mi bruciavano i polmoni. Alla fine
l'autobus svolt a un angolo e lo persi di vista. Caddi e mi strappai
le calze bianche. Mi si rovin anche il trucco. Non ero mai
stata baciata cos in tutta la mia vita, n lo sono stata mai pi.
Be', commenta April alla fine, schiarendosi la voce. Sono
sicura che nessuno ha mai baciato me in quel modo.
Tu sei ancora giovane.
Non capisci. April ridacchia. Oggi gli uomini non perdono
tempo con i baci, almeno non del genere che intendi tu.
Vuoi dire i tuoi uomini. La nonna la squadra. Prendi
quella croce, prima che cambi idea.
Nonna, non posso. Davvero.
Perch? Perch hai paura di cambiare la tua vita? Va bene,
allora continua pure a passare da un occhio nero all'altro.
Di che stai parlando?
Devi iniziare a fare delle cose che non ti mettono a tuo
agio, April. Perch la tua idea di quello che  giusto ha preso
una piega sbagliata.
April guarda fuori dal finestrino, sentendo la brezza agitarle
i capelli.
Lo so che hai paura di perdere la collana, dice la nonna.
Ma corri il rischio. Non ha alcun senso tenerla chiusa in un
cofanetto. Voglio che la indossi.
Va bene, si arrende infine April. Ma perch non la tieni
almeno fino a Natale?
Siamo alle solite, replica la nonna. Sei sempre in cerca
di una scappatoia. No, April. Adesso  il momento.

 Capitolo 25.

Oliver ravviva il fal e delle scintille si sollevano nell'aria.
La notte  fredda e magnifica, i flutti turbolenti risuonano nell'oscurit.
Le stelle sono alte sopra l'oceano, la Via Lattea brulica
tra gli spruzzi delle onde. Non ci sono nuvole, eppure l'aria
odora di pioggia.
April disegna delle forme nella sabbia, la luce le guizza sul
viso. Oliver fatica a credere che siano passati solo due mesi
dall'aggressione. Sembra essersi ripresa del tutto, anzi,  raggiante.
Sorride ad Al mentre ascoltano divertiti la nonna che
russa, abbandonata su una sdraio con la bocca spalancata.
April si copre la propria con un asciugamano da spiaggia.
E va bene, dice Hai. La porto su in casa tra un minuto.
 tardi per lei.
Forza. Al si alza. Facciamo un tuffo.
Fa troppo freddo, si lamenta April.
L'acqua  pi calda dell'aria. Una volta dentro, ti sembrer
di stare in paradiso. Si volta verso Oliver e Bernadette. E
voi?
Non se ne parla nemmeno, risponde Bernadette, rannicchiandosi
contro Oliver. Io sono gi in paradiso.
Al alza gli occhi al cielo e Bernadette ride. Nessuno mi segue?
insiste Al.
Va bene, acconsente April. Perch no?
Si avviano verso i flutti. Il vento si alza e i capelli di April si
agitano dietro di lei.  buio, ma Oliver la vede sollevare la camicia
sopra la testa e immergersi nell'oceano. Al scatta in avanti,
tuffandosi dentro un'onda. Oliver non ha mai nuotato di
notte. L'idea lo spaventa. Qualche volta si era immerso fino al
ginocchio o all'anca, avvertendo la fredda sensualit dell'acqua
scura, ma non era mai stato capace di tuffarsi.
Dovrebbero stare attenti, dice Bernadette. Sta per mettersi
a piovere.
Il cielo balena verso est. Hai ripiega la sua sdraio e sveglia la
nonna. Bernadette raccoglie le bottiglie vuote, mentre Oliver
butta sabbia sul fuoco, cercando di soffocarlo. Ripensa a quello che era successo qualche ora prima, quando si era infilato
nella stanza di April mentre lei stava disfacendo i bagagli.
L'hai portato? le aveva domandato.
Oliver, aveva detto lei, chiudendo la borsa. Credo che
dovresti aspettare e pensarci su.
L'hai portato? aveva ripetuto.
Non sono sicura di quello che avrebbe voluto tua madre.
Non l'ha mai detto.
April. Te lo chiedo un'altra volta.
No, aveva risposto. Ascolta, nemmeno io l'ho letto.
Non me la sento.
Oliver si era morso il labbro. Capisco che stai cercando di
fare la cosa migliore, ma  di mia madre che stiamo parlando.
Credo di avere dei diritti.
Non sto dicendo che non ne hai.
Quando torniamo a casa, allora, aveva detto lui. Me lo
porterai?
Va bene, aveva acconsentito April.
April e Al nuotano oltre i flutti, finch Oliver non riesce
pi a vederli. Le onde si infrangono e il vento ne risucchia gli
spruzzi, buttandoli in faccia a Oliver. Il cuore gli batte
all'impazzata, non sa perch. Si appoggia una mano al petto, sente il
sangue scorrergli dentro.
Oliver, lo chiama Bernadette. Il fuoco ormai si  spento.
Andiamo. Oliver alza lo sguardo su di lei.  in piedi tremante,
con gli occhi spalancati, in attesa. Il padre e la nonna sono
gi saliti in casa. Sbrigati, dice Bernadette. Prima che venga
un acquazzone.
Oliver guarda l'oceano, ma  impossibile vederli. Sente delle
gocce sparse pungergli il viso. La pioggia  fredda. Prende
Bernadette per un braccio e l'attira a s. Le d un bacio prima
che possa parlare. Oliver, gli confida.  una cosa romantica,
ma sto gelando. La pioggia scende pi forte, bagnandogli
la felpa. Se la toglie, fa sdraiare Bernadette a terra e poi si mette
sopra di lei. Stai scherzando, vero? chiede lei.
Dimmi che non sei tentata, ribatte Oliver.
S, ma siamo a due minuti da un letto caldo e asciutto.
Io ti voglio qui.
Lei lo guarda un momento. Va bene, cowboy, dice. Stai
attento a quello che desideri.
Le cateratte del cielo si aprono, inzuppandoli, e una pioggia
torrenziale martella la pelle di Oliver.
Quando rientrano, la pioggia  scemata. La maggior parte
delle luci  spenta. Bernadette, frastornata, d un bacio a Oliver
sulle scale e va di sopra a farsi la doccia. Oliver si affaccia
alla camera di suo padre. Hai  a letto con un libro in grembo.
Devo chiudere casa? gli domanda.
April  fuori a fare una passeggiata, risponde. Ci penser
lei.
Oliver annuisce. E bagnato e insabbiato. Dev'essere ovvio
che cosa hanno fatto lui e Bernadette l fuori, ma il padre finge
di non accorgersene.
Buonanotte, allora, dice Oliver.
Cammina avanti e indietro, aspettando che Bernadette abbia
finito. Dopo un po' la luce in camera del padre si spegne.
Sente la nonna russare in fondo al corridoio. La porta della
stanza di April  socchiusa. Esita un momento e poi entra. Il
suo zaino  aperto sul letto. Vi fruga dentro velocemente, ma
non trova niente. Sta per andarsene, quando gli viene in mente
di controllare sotto il guanciale. Sente qualcosa di duro, il diario.
Gli aveva mentito.
Oliver non ha alcuna esitazione. Lo porta in camera sua e lo
infila nel cassetto del comodino.
L'indomani, qualche minuto dopo che Bernadette  uscita
per la sua corsetta mattutina, la porta della camera di Oliver si
apre. Immagina che Bernadette abbia dimenticato qualcosa,
probabilmente la bottiglietta dell'acqua, e non si scomoda ad
aprire gli occhi. E sulla toeletta, mormora.
La porta si chiude e qualcosa gli colpisce il braccio con forza.
Si tira su di scatto.
Bastardo, esordisce April in un sussurro rabbioso. Che
cos'? Un ricatto? Prendi il maledetto diario di tua madre e ridammi
il mio.
Cosa? dice Oliver.
April lo colpisce di nuovo con il diario. Dov'?
Oliver  a petto nudo con i boxer. Scende dal letto, disorientato.
Di che stai parlando?
Lei pronuncia ogni parola scandendole bene. Dov' - il -
mio - diario?
Il tuo?
Non fare finta di non averlo letto. Sei stato sveglio tutta la
notte, di' la verit.
Pensa quello che ti pare. Non ho sfogliato nemmeno una
pagina. Apre il cassetto. Eccolo.
Lei lo afferra e delle foglie autunnali scivolano fuori. Sono
secche e fragili, forse vecchie di anni. April si inginocchia a terra
per raccoglierle. Oliver si accovaccia accanto a lei e prende
una foglia d'acero rosso sangue, grande quanto una mano.
Gliela porge.
Lei se ne va, sbattendosi la porta alle spalle, e Oliver si ritrova
da solo nella stanza inondata di sole. Buttato sulle lenzuola
sgualcite, c' un libricino verde oliva, logoro e vecchio,
quello stesso diario che anni prima aveva tirato fuori dal cassetto
di April. Lo raccoglie e fa scorrere una mano sulla copertina,
tastandone il tessuto ruvido e liso. Lo apre a una pagina a
caso e vede le familiari curve e i riccioli dell'accurata calligrafia
di sua madre.
Quando Bernadette rientra dalla corsa, accaldata e vivace,
Oliver le dice che deve andare a cercare un fax in citt; c' un
appunto importante che ha dimenticato di lasciare sulla scrivania
del suo capo il giorno prima. E un'elaborata bugia bella e
buona, una cosa che non  nelle abitudini di Oliver, eppure gli
viene senza alcuno sforzo.
Guida per un po' prima di fermarsi in un bar dove ordina
una tazza di caff forte e nero e comincia a leggere il diario
della madre.
In principio ne  deluso. Aveva iniziato a scriverlo molto prima
di quanto Oliver immaginasse, quando lui era ancora piccolo,
ed  pieno di banali dettagli sulla crescita sua e di Al, i primi
passi, quella volta che era caduto dal letto. Man mano che procede,
le annotazioni si fanno meno frequenti e la calligrafia pi
difficile da decifrare. Oliver sta per rinunciare e tornarsene a
casa, quando, sfogliando avanti, nota qualcosa di strano.
Ci sono delle descrizioni di alcuni purosangue, Man
O'War, Citation, Whirlaway, o di loro fotografie e la presentazione
di una stanza con dei pannelli di pino nodoso sulle pareti,
una scrivania e un divano in vinile. Quel posto  familiare a
Oliver, eppure non riesce a collocarlo. Poi la madre passa a descrivere
qualcos'altro, il tocco di un uomo, al quale si riferisce
con l'iniziale S.
L'unico indizio per risalire all'identit di S  quella stanza.
Oliver guarda le date. La relazione era avvenuta quando lui
aveva tre anni e suo fratello cinque. Oddio, dice ad alta voce,
chiudendo il diario. Diverse persone sollevano gli occhi dal
loro caff. Oliver si alza e se ne va.
 gi a met strada, quando si rende conto che ha dimenticato
di pagare il caff. Pensa di tornare indietro, di farsi altri
quindici minuti di macchina allo scopo di comportarsi da uomo
onesto, ma sta iniziando a piovere ed  un motivo sufficiente
per proseguire.
Mentre guida, continua a vedere i cavalli incorniciati, la loro
muscolatura tesa, le orecchie vigili, i manti oleati che brillano
dietro il vetro. Si ferma a un semaforo e d'un tratto capisce.
Una volta recuperato il ricordo, non c' pi margine di errore.
Il luogo descritto dalla madre era il retro del bar di suo zio
Bede. S, pensa Oliver. Bede Simone.
Delle auto gli suonano. Il semaforo  scattato, ma Oliver 
impietrito, immobile in mezzo all'incrocio. Gli fa male lo sterno,
come se fosse sfondato, il suo corpo  sottosopra. Il semaforo
torna rosso, lui allenta la presa sul volante e si copre il
volto. Anche se non vorrebbe, immagina le mani callose dello
zio tra i sottili capelli della madre, la disgustosa insolenza con
cui l'aveva blandita e ricoperta di lusinghe. Probabilmente le
aveva chiesto di andare da lui, fingendo che gli servisse il suo
aiuto. Oliver lo immagina seduto accanto a lei sul divano in vinile,
mentre si inventa una storia di disperata infelicit che
possa spingerla a compiere un gesto di conforto. Zio Bede, il
donnaiolo incallito. Come avrebbe potuto non correre dietro
alla bella moglie del fratellastro?

 Capitolo 26.

Il granoturco  giovane e le pannocchie sono ben chiuse come
germogli immaturi. April ne avverte la rigida e stridente resistenza
mentre toglie uno strato dopo l'altro, esponendo i
chicchi alla luce. Bernadette  seduta accanto a lei nella veranda
davanti a casa. Insieme ne hanno sgranate una decina.
Dev'essere arrivato fin quasi in citt prima di trovare un
fax, osserva Bernadette mentre Oliver entra nel vialetto.
April lo guarda, le sue mani intente a strattonare una pannocchia
ostinata. Oliver si infila gli occhiali ed esce dall'auto.
Hai trovato il fax? gli domanda Bernadette.
Annuisce. Dove sono gli altri?
Fuori, sul retro, risponde Bernadette, sfregandosi via
dalle mani dei filamenti setosi. Qui abbiamo finito. Raggiungiamoli.
In spiaggia Al sta cercando di accendersi una sigaretta, proteggendo
la fiamma dal vento con la mano. April scalcia via i
sandali con un calcio e segue Oliver e Bernadette sulla sabbia
umida.
Credevamo che ti fossi perso, borbotta la nonna.
Infatti, ribatte Oliver distratto.
April tocca la guancia della nonna con il dorso della mano.
Stai prendendo troppo sole. Cosa ne dici di mettere un po' di
crema?
Portami in acqua, Bede, dice la nonna. Mi voglio bagnare
i piedi.
Hai le accarezza una mano. Sono Hai, mamma, le risponde
in tono gentile. Certo, andiamo a fare due passi. La aiuta
ad alzarsi.
April prende l'altro braccio della nonna e tutti e tre si avviano
verso la battigia. La brezza soffia costante.
Tirati su il vestito, le suggerisce April, mentre entrano
in acqua. Osserva il viso della nonna che chiude gli occhi e
inspira. La immagina librarsi indietro attraverso i decenni e
tuffarsi cautamente nelle acque color zaffiro della sua giovinezza.
La nonna si lecca le labbra e si tocca il collo per baciare la
croce assente. April cerca di pensare a un modo per restituirgliela.
Sembri stare molto meglio, afferma Hai rivolto ad April.
Infatti sto meglio.
Ti hanno tolto i punti?
Gi da qualche settimana.
Sono contento che se ne sia andato, tesoro. Sono contento
che quella storia sia finita.
April guarda nell'acqua. Finita, pensa. Ma non c'era stato
nessun corpo, nessun funerale. E quand'anche ci fosse stato,
chi ci sarebbe andato? Se, a parte lei, al mondo non c'era nessuno
che pregasse per T. J., che speranza poteva avere?
Lo sai, vero, che non  colpa di nessuno se Buddy  morto.
April lo guarda.
Qualunque sia la ragione, era la sua ora.
Vorrei pensarla anch'io cos, zio Hai, ma non era la sua
ora. Non prima di altri sessant'anni o gi di l.
 successo.
Credi che sia stato Dio? Io credo che siano state le pastiglie
dei freni.
Hai sospira. Tu sei ancora qui con noi, April. Non lo abbiamo
dimenticato.
Lei abbassa lo sguardo sull'acqua. La nonna ha lasciato andare
il vestito e ora l'orlo fluttua nella spuma. April si domanda
quanto abbia colto della loro conversazione.
Basta, dice la nonna, riaprendo gli occhi. Volete farmi
morire di freddo?
April e Hai si scambiano un sorriso. Insieme aiutano la
nonna a voltarsi e si avviano verso la spiaggia.
Dopo cena April fa il giro della tavola, posando una ciotola
di frutta davanti a ciascuno. Le porte sono aperte, il ventilatore
 acceso, ma la casa non si rinfresca. Al si  tolto la camicia,
la pelle bruciata dal sole e salata. Comincia a mangiare i frutti
rossi prima che tutti gli altri siano serviti, buttandosene in bocca
una cucchiaiata dopo l'altra. April gli d una pacca sulla
spalla, calda al tatto.
Ahi, si lamenta lui.
Ha ragione. Hai sorride, strizzando l'occhio ad April.
Ma insomma, chi ti ha insegnato l'educazione?
April appoggia una porzione di frutta davanti a Bernadette,
che si fa aria con gesti vigorosi e intanto sistema la ciotola.
Oliver parla con Bernadette, le fa i complimenti per l'arrosto,
le riempie il bicchiere di vino e poi passa al proprio. April
si sporge sopra la spalla di lui, posando sul tavolo un'altra ciotola,
giusto nel momento in cui Oliver afferra il bicchiere. Le
loro braccia si sfiorano e il vino vacilla. Scusa, dice lei.
Senza alzare lo sguardo, Oliver agita una mano come a dire
che non importa.
Io e Bernadette dobbiamo fare un annuncio, comincia
Oliver. April si avvia verso la cucina.
Abbiamo spostato la data del matrimonio, dichiara Bernadette.
A ottobre.
April si ferma sulla porta e si gira indietro verso la tavola.
Oliver la fissa dritto in viso e poi distoglie lo sguardo.
Cos presto? chiede Hai.
Lo abbiamo deciso soltanto questa mattina, spiega Bernadette.
Una pazzia, non  vero? Ma la sala del ricevimento
ha avuto una disdetta e, siccome sapevano che inizialmente
puntavamo a ottobre, ci hanno chiamati subito. Ho verificato
con la chiesa stamattina e per loro va bene.
April si volta e spinge la porta a vento della cucina. Intinge
un lampone nella salsa alla crema e se lo infila in bocca. Poi un
mirtillo. Sente stralci di conversazione attraverso la porta.
Qual  la data? chiede la nonna.
Il quindici, risponde Bernadette. La festa di santa Teresa
d'Avila, in onore della madre di Oliver.
Il quindici ottobre. Buddy era stato sepolto il dodici. Perch
dovrebbe avere importanza? April mangia un altro lampone
e sente la porta della cucina aprirsi. Al appoggia la sua ciotola
vuota nel lavello. Stai facendo il bis? domanda.
April  in piedi davanti al piano di lavoro, ma non lo guarda.
Al si appoggia alla superficie in formica accanto a lei. Ehi,
Rose, dice, cercando di incrociare il suo sguardo. Hai pur
sempre me. Si infila una fragola in bocca.
Cosa significa?
Lo sapevi che prima o poi si sarebbe sposato, no?
Credi che la cosa mi turbi? Non sono turbata. Perch dovrei
essere turbata?
Al sorride e mangia un altro frutto.
E tu? Quand' che ti sposi? gli domanda, facendo scorrere
un dito nella crema.
Mai, rivela Al. Sarei un pessimo marito.
Saresti bravo.
Non c' una donna al mondo che mi meriti.
April scoppia a ridere proprio nel momento in cui Oliver
entra in cucina. Ehi, dice lei. Congratulazioni. Si lecca la
crema dal dito.
Vogliono il caff.
L'ho gi messo su, risponde April. Due minuti.
Oliver esce dalla stanza.
Al alza gli occhi al cielo. Ti sembra un uomo che corre incontro
alle gioie del matrimonio?
 solo una giornata no, ribatte April.

 Capitolo 27.

A gambe incrociate sul dondolo della veranda, April ascolta
il canto dei grilli.  tardi. Le piace essere l'unica sveglia in
una casa di persone addormentate. Sente qualcosa che si scuote
al vento e guarda la sua auto, l'auto di Buddy, bianca sotto le
stelle. Qualcuno la tocca da dietro e lei sussulta.
Vieni, le dice Oliver. Dobbiamo parlare.
Il cuore comincia a batterle pi forte. Credeva che fosse andato
a letto ore prima. Si alza e lo segue. Lui fa lunghi passi irregolari
e ha un'andatura stranamente sciolta. April si domanda
se sia il caso di farlo guidare, ma poi lascia andare quel pensiero.
L'auto profuma della crema solare al cocco di Bernadette.
Oliver scende lungo il vialetto di ghiaia in folle e a fari spenti e,
quando  a una certa distanza da casa, accende il motore. Fa
una brusca svolta a destra e accelera sulla stretta strada che
porta alla piccola baia.
Da quanto tempo lo sapevi? le domanda senza guardarla.
Se stai parlando del diario di tua madre, non l'ho letto.
Ma sapevi della relazione.
Cosa?
Lui fa un lungo sospiro, stringendo le mani sul volante. Ha
il viso accaldato e l'espressione tirata. Lo stomaco di April 
in subbuglio. Oliver abbandona la strada e ferma di colpo
l'auto nei pressi di una spiaggia deserta. Il margine di una nuvola
nera come l'inchiostro risplende debolmente, ammantando la
luna. I cavalloni spumeggiano luminosi sulla superficie dell'acqua.
Oliver spegne il motore.
Avresti potuto dirmelo, comincia lui. Le cose sarebbero
state diverse.
Dirti cosa?
Non so pi che pensare di lei. E nemmeno di te.
Di me?
Avremmo dovuto parlarne, prosegue.  successo qualcosa
e noi abbiamo fatto finta di niente.
Torniamo indietro. Ne parleremo quando sarai sobrio.
Dai, April. Con tutte le conversazioni che abbiamo fatto
quando eri rintronata dall'alcol, questa me la devi.
Lei si mette a braccia conserte.
E non provare a dirmi che hai smesso di bere. Altrimenti
come faresti a stare con uomini del genere? O forse semplicemente
ti piacciono i tipi inquietanti.
April serra la mandibola. Non sono mai stata innamorata
di T. J., per ci tenevo a lui. E questo credo sia ancora pi importante.
Certo. Perch lasciare che una piccola frattura al cranio
rovini un'amicizia?
Che cosa te ne frega, Oliver? Tu hai la tua vita.
Ce l'avevo.
Lei lo guarda attentamente. Se hai delle novit, faresti meglio
a dirle.
Tuo padre e mia madre, ecco la novit, bambola.
Un moto di confusione le divampa dentro, poi di indignazione.
Oh, s,  vero, continua lui. E, per di pi, a lei  piaciuto.
Dal vano portaoggetti Oliver tira fuori una fiaschetta che
April riconosce come quella di suo padre.
Dove l'hai presa?
Mio padre ha uno scatolone di cose di tuo padre su in soffitta.
Roba che tu non hai voluto, immagino. Ho pensato che
fosse un souvenir interessante; sai, in ricordo dei bei vecchi
tempi. Fa un sorso e stringe gli occhi;  sgradevole da buttare
gi. So che questo non  il mio solito stile, ma ho pensato,
April, se tuo padre e mia madre potevano fottere nel retro del
bar mentre noi eravamo a casa nei nostri seggioloni, che c' di
male se anche tu e io ci leviamo il pensiero?
April balza fuori dall'auto.
Lui le va dietro e la prende per un braccio. Dai, le dice,
tirandola verso le dune. Per tornare facciamo la strada panoramica.
Ha la fiaschetta con s. Fa un altro sorso, accompagnato
da un conato di vomito, e poi offre da bere a lei. L'ho
riempito con qualcosa che ho trovato nel mobiletto di Al. Non
ho idea di cosa sia, ma sono sicuro che tu lo sai. Dai, April. Bevi
un goccio con me. In tutti questi anni,  una cosa che non
abbiamo mai fatto insieme.
April detesta la vista della fiaschetta del padre, ma la prende
lo stesso. Pi riesce a trangugiarne lei, meno ne rester per lui.
Ah, esclama Oliver, strappandogliela di mano. Il veleno
di famiglia.
E cos mi vuoi scopare, Oliver? chiede lei, asciugandosi
la bocca. Hai deciso che mi odi abbastanza per farlo?
Lui la guarda, lasciando errare liberamente gli occhi.
Un brivido di terrore percorre la schiena di April. Continua
a camminare. Alla sua destra l'oceano si infrange dietro le dune.
A sinistra le luci di case lontane brillano sopra gli scogli.
Alle sue spalle, Oliver allunga il passo. Le afferra la cintura da
dietro e la fa voltare verso di lui. Mi servir qualcosa di pi
del brandy, gli dice.
Niente scuse, replica lui, porgendole la fiaschetta.  tutto
quello che abbiamo.
Lei prende un altro sorso. Le regole sono queste, dichiara
lei. Io ti posso toccare, ma tu no...
Niente regole.
Niente regole, niente gioco.
Va bene. Sono tutto tuo.
E tieni lontana da me la tua bocca.
Mi spiace deluderti, replica. Ma non era a un bacio che
stavo pensando.
Va' all'inferno. Gli tira fuori la T-shirt dai pantaloncini, 
frastornata e le fa male la testa come quando rientra a casa dopo
una giornata fredda, gira vorticosamente in un torrente,
precipita gi, l'impeto terrificante e inarrestabile. Si sente pi
spregevole di quanto non credesse possibile; pi simile a suo
padre di suo padre stesso.
Oliver alza una mano per togliersi la maglietta e lei si abbassa,
coprendosi il viso, un riflesso istantaneo.
Wow, fa lui.
Lei indietreggia.
Credevi che stessi per picchiarti?
Perch non lo fai? Non sarebbe pi soddisfacente?
Per te, forse.
Vai a farti fottere.
April riprende a camminare, la sabbia fredda e asciutta.
Rabbrividisce.
Lui l'afferra per un braccio e l'attira a s. Ha abbandonato
la maglietta nella sabbia.
Non lo vuoi, Oliver. Credi di volerlo, ma non  cos.
Scommettiamo?
Pensa a domani. Pensa a Bernadette.
Adesso, ribatte lui. Io sto pensando ad adesso.
Le regole, gli ricorda lei.
'Fanculo le regole. Le mette una mano dietro il collo, sotto
i capelli. E la gentilezza di quel gesto a colpirla. Perfino nella
collera, non riesce a eliminarla dal suo tocco. Oliver avvicina
il viso al suo.
Lei gli d una ginocchiata nell'inguine. Lui grida e cade in
ginocchio. April si mette a correre. Si precipita in mezzo alle
dune, scende lungo un pendio e risale un'altura, finch il cuore
le martella ed  senza fiato. Si guarda indietro. Non c'
traccia di lui. Ha il battito accelerato. Non sa dov', se ha superato
le case sulla spiaggia o se manca ancora un chilometro.
Alza lo sguardo verso le villette sul crinale, cercando di
riconoscerle. Riprende fiato con le mani sulle ginocchia. Le onde
si frangono sulla spiaggia e tornano indietro. D'un tratto cade
violentemente a terra, la sabbia in bocca. Oliver la immobilizza,
le mani sui polsi e le ginocchia sulle cosce. Quello che ti
ci vuole  una scopata, le dice. Cos capirai che cosa ha sentito.
Niente baci, ti ho avvertito.
Va bene. Lasciamo perdere le formalit. Le tiene i polsi
con una mano. Tu credi che non ne sia capace, vero?
Lo sei, risponde. Ma non lo farai.
Mi sottovaluti.
Si adagia sopra di lei, facendole sentire il proprio peso, gli
occhi fissi nei suoi; non conosce nessun altro modo per farlo.
E il suo sguardo a uccidere April, sprezzante ma fermo, che
valuta la sua reazione. Lei raccoglie un pugno di sabbia con
l'intento di lanciarla, ma non riesce a liberare la mano. Ti
odio, gli grida.
Be', replica lui. Su una cosa siamo d'accordo finalmente.
Attraverso i vestiti, April sente l'inguine di lui premere contro
il proprio. Vorrebbe morire.
April, le sussurra. C' un dolore nella sua voce, una tenerezza
che lei non pu sopportare. April, io...
Basta. Fa una smorfia, distogliendo il viso. Riesce quasi a
ricordare quel breve periodo della sua infanzia quando il mondo
era tranquillo e lei riposava tra le braccia del padre, mentre
la madre, ai fornelli, riscaldava lo stufato. Ti voglio bene, April
Strano, ma non ricorda che nessuno le abbia mai detto quelle
parole. O forse il padre gliele aveva sussurrate all'orecchio in
quel periodo lontano, quando il mondo era tranquillo? Gliele
aveva sussurrate con la sua voce melliflua e melodiosa. Ti voglio
bene, April. Ora metti gi quel maledetto telefono prima che...
Falla finita, gli dice.
Oliver le lascia andare i polsi. Che cos'? Le passa le dita
lungo la tempia, attorno alla curva dell'orecchio e gi fino al
collo, il suo tocco cos leggero che April lo avverte come un
dolore. Stai sanguinando, le fa notare con la sua voce normale.
Hai del sangue tra i capelli.
Lei si tocca la fronte e le dita le si bagnano.
Devi aver battuto contro una conchiglia.
Non  niente.
 meglio che torniamo a casa. Oliver si alza in piedi.
Mi do una sciacquata.
Nell'oceano?
E dove senn?
Credi che sia una buona idea?
April si avvicina all'acqua e vi entra fino alle cosce, bagnandosi
l'orlo dei pantaloncini. E sorpresa di vederlo accanto a s.
 solo un graffio, minimizza lei.
Perdi sangue. Forse hai bisogno di punti.
April raccoglie dell'acqua con mano malferma e se la versa
sui capelli, sulla fronte, sulla spalla. Brucia.
Mi dispiace, le dice.
Non  niente, replica lei, ma le trema la voce. Il fondale 
molle sotto i suoi piedi.
Un'onda appare dal nulla, inzuppandoli fino alle spalle.
L'impatto lascia senza fiato Oliver che guarda l'acqua nera
fluttuante; non ha idea di come sia arrivato l.
Gli squali sentono l'odore del sangue a pi di un chilometro
di distanza, vero? domanda lei.
Non  divertente.
Dai, Oliver. Perch non qui? Lo prende per mano e con
l'onda successiva non toccano pi. Agitano i piedi, galleggiando
nell'acqua salata.
Non  una buona idea, asserisce lui. C' la risacca.
Torna indietro, se vuoi.
Il mento di lui ha un fremito. La luna scivola dietro le nuvole
e rispunta fuori. Oliver sembra affascinato dall'oscura
corrente che lo spinge al largo, eppure  terrorizzato e si muove
a stento. April immagina di mettergli le braccia al collo e di
fluttuare. Ma Bernadette entra nei suoi pensieri.
Usciamo, gli dice e sfrutta l'onda successiva per tornare
verso riva. Quando raggiungono la spiaggia, Oliver inciampa.
April lo prende per un braccio. Hai un capogiro?
Lui si afferra la testa. Ho bisogno di sedermi. Barcolla fino
a una barca a remi e ci si siede dentro. April mette le mani
sui fianchi e lo osserva. Oliver si piega in avanti, i gomiti sulle
ginocchia, e lascia cadere la testa tra le mani. Lei entra nella
barca e si sistema con cautela sulla panca accanto a lui. Un'onda
lambisce le sponde di legno. Oliver si sdraia, la testa poggiata
a un salvagente, e si copre gli occhi. Se da ubriachi si sta
cos, non ne vedo il fascino.
Ti sta passando la sbornia,  questo il problema, spiega
April, abbassando lo sguardo verso di lui.
Mi sento come se ci fosse un terremoto nella mia testa.
Tieni duro, lo esorta. Oppure ubriacati ancora di pi.
Mi sa che abbiamo perso la fiaschetta di tuo padre.
Davvero? Allora  un grande giorno.
Sto gelando, le dice. Anche questo  normale?
Possiamo tornare a casa.
No, replica Oliver. Stai qui con me ancora un po'.
April trova l'altro salvagente e si sdraia, appoggiandovi la
testa. Si fa piccola in modo da non toccarlo. Un'onda si abbatte
con forza su un fianco della barca, spruzzandoli di acqua salata.
Stanno in silenzio, lo sguardo rivolto alle stelle, mentre i
flutti li fanno dondolare, di tanto in tanto sollevandoli e poi rimettendoli
gi. April si aggrappa al bordo, non sapendo quando
arriver il prossimo scossone.
April, confessa lui, rabbrividendo. Non so che cosa sto
facendo della mia vita.
S che lo sai.
Perch giurisprudenza?
In qualche modo ci sei arrivato.
Per caso, precisa lui.
Tutto succede per caso. Questo non significa che sia sbagliato.
No, non  stato per caso, replica. Per mancanza di immaginazione.
Troverai la tua strada, Oliver.
Sono fidanzato con una donna che nemmeno merito.
S che la meriti. Sei una brava persona.
Ah, davvero? Allora perch ho fatto quello che ho appena
fatto? La gente va in galera per meno.
Smettila, gli dice.
Si chiama tentato stupro. E ci sono anche un sacco di prove
legali. Volendo potresti sporgere denuncia. Le lancia
un'occhiata.
Spero che tu stia scherzando.
April, non so che cosa mi stia succedendo.
Hai bevuto troppo, tutto qui.
No, c' dell'altro.
Ho capito il tuo problema, Oliver. Nella tua testa c' una
ragazza che non esiste. Sei andato all'universit. Lo avrai letto
Jung.
No. Freud, forse. Qualcosa a proposito dei sigari e delle
donne isteriche.
Si chiama proiezione. Chiedilo a Bernadette. Sta facendo
psicologia, giusto?
Come no. "Ehi, Bernadette, perch sono ossessionato da
una ragazza che non posso avere, quando ho una donna che 
molto di pi di quello a cui potrei mai aspirare?"
Non sei ossessionato. Stai esagerando.
Saresti una pessima analista. Non lo sai che dovresti sostenere
quello che la persona ti dice, invece di contraddirla?
A meno che non spari un sacco di stronzate.
Va bene, non sono ossessionato.
Al massimo sarai ossessionato dalla ragazza che sta nella
tua testa e, credimi, non  quella che ti siede accanto adesso.
E quindi chi c' seduto accanto a me?
April Simone, risponde lei. La stessa ragazza che ti ha
battuto alla corsa dei cinquanta metri nella giornata dello sport
in quinta elementare.
Non  vero, obietta lui fermamente.
Lei gli rivolge un sorriso soddisfatto. Non hai mai superato
la cosa.
La barca si solleva di nuovo e stavolta resta su, sobbalzando
sulle onde.
Siamo ancorati, vero? domanda lei.
Ma certo. Tutte le barche a remi sono dotate di ancora.
Che spiri tosone.
Non ti preoccupare. Non prenderemo il largo, per il momento.
Le onde lambiscono la barca l'una dopo l'altra. Il cielo
oscilla ritmicamente. April sente il mare inarcarsi e rotolare.
Le sembra di non aver mai udito un suono con tanta precisione
e attenzione quanto lo scricchiolio e il rollio di quella barca.
Una tiepida brezza passa su di loro.
E io e Bernadette, allora. Proiezione?
No, risponde lei. Quello  reale.
Sei incredibilmente sicura, se si considera che non conosci
i fatti.
Ma  ovvio.
Che cosa  ovvio? Che siamo innamorati?
Non mi piace quella parola. Pensa invece se, al posto di
innamorarsi, le persone si incortesissero'. E se prendere un
impegno verso qualcuno significasse promettere di essere gentili
ed educati.
Non  cos?
Per te e Bernadette, forse. Ma non per tutti.
Quindi la cortesia  il modello di riferimento? E la passione?
Non fa parte del gioco?
La barca oscilla e si gira. April avverte una vertigine.  sopravvalutata,
dice.  la sostanza di cui son fatte le guerre.
Lui le rivolge uno sguardo curioso.
Eccetto la passione artistica, si affretta ad aggiungere
April. La passione per la scienza, lo studio, l'architettura; 
questo che ci rende umani. E per la musica, soprattutto.
Stai parlando con uno studente di legge. Di certo noterai
le lacune del tuo discorso.
Forse per i mistici il sesso pu essere una sorta di esperienza
trasfigurante. Ma parliamoci chiaro. Per la maggior parte
della gente  solo un modo per venire.
Capisco, quindi con il sesso hai chiuso. Fatto e finito.
Praticamente.
Aspetta un momento. Mi sta tornando in mente qualcos'altro
di Freud. Ecco, ora ricordo. Hai mai sentito il termine
"meccanismo di difesa"?
Vai a farti fottere, sbotta lei.
Oliver sorride, felice di averla pungolata.
Torniamo a casa, propone April.
Facciamo un patto, dice lui, tirandosi su a sedere con un
gemito. Io legger Jung se tu leggerai le lettere di Abelardo
ed Eloisa.
Le ho gi lette, ribatte April. "Se Augusto stesso, il padrone
del mondo, si fosse degnato di chiedermi in sposa e mi
avesse offerto il dominio perpetuo sul mondo, per me sarebbe
stato pi dolce e pi bello essere considerata una prostituta
qualsiasi e stare con te, piuttosto che essere un'imperatrice con
lui."
Oliver si mette a ridere. Sei sempre pi avanti di me.
Sono ormai a una certa distanza dalla riva. Non c' modo di
scendere con eleganza dalla barca. Si tuffano dai lati e poi se la
trascinano dietro. Quando arrivano alla sabbia, tremanti e bagnati,
tra loro cala un'atmosfera di imbarazzo. Oliver cammina
a testa bassa, distrutto come un relitto. La strada fino all'auto
sembra interminabile.
Nella penombra dentro casa, April nota che gli occhi di
Oliver sono stretti e dolenti, i postumi della sbornia stanno
prendendo il sopravvento. La trattiene in fondo alle scale, poggiando
una mano sopra la sua sulla ringhiera. Ha le dita sudaticce
e fredde. April, le dice. E adesso?
Vai a letto, risponde. Non  cambiato niente.
Oliver le rivolge uno sguardo vacuo.
Lei ritrae la mano da sotto la sua e sale le scale. Lui non la
segue. Dopo un po' April lo sente uscire di nuovo.
Una volta nella propria stanza, la prima cosa che fa  svuotare
la borsetta sul letto per cercare la collana della nonna. Se
la infila, non perch senta di meritarla, ma perch ne ha bisogno.
Va alla finestra, la croce stretta in mano. Dopo un po' vede
Oliver immergersi nell'acqua. Ora la luna  scoperta e
proietta un sentiero luminoso sul mare ondeggiante. Oliver
nuota verso il largo, oltre i frangenti, e la sua immagine diventa
appena visibile, fino a sparire.

 Capitolo 28.

Il rumore di una portiera sveglia Oliver con un sussulto.
Accanto a lui, la fronte di Bernadette  tesa in un sogno. Vede i
propri pantaloncini appoggiati su una sedia e ricorda la T-shirt
abbandonata tra le dune.
Si tira su a sedere. La finestra aperta fa gonfiare le tende.
Ha la bocca impastata e la testa piena di interferenze. Sente
delle voci fuori e si alza, guardando gi dalla finestra con gli
occhi socchiusi. Il bagagliaio dell'auto di April  aperto e il padre
e il fratello di Oliver sono in piedi l accanto.
Si veste in fretta e furia, notando che ha dei graffi sul braccio
e un livido sulla spalla. Si infila una T-shirt pulita e scende
di sotto. April sta partendo? domanda al padre, vedendo la
sua borsa nel bagagliaio.
Hai si stringe nelle spalle. Dice che oggi deve lavorare.
Al fa rimbalzare il pallone da basket. Ha avuto un incidente
ieri notte, spiega. Hai sentito?
A Oliver si secca la gola.
 stata travolta da un'onda, continua Al. L'ha trascinata
sul fondo. Deve aver colpito un sasso perch ha un bel taglietto
in testa.
Sta bene? domanda Oliver.
La conosci, dice Hai. Non ha fatto una piega.
Oliver si passa una mano tra i capelli. Dov'?
Arriva tra un attimo.
Eppure aveva detto che sarebbe rimasta fino a domani,
potrei giurarci, dice Al, lanciando la palla contro il fianco della
casa.
La porta a zanzariera si apre. April esce e scende i gradini
della veranda due alla volta.
Non hai caldo con quella? le domanda Al. Indossa una
felpa cascante che le copre i polsi, nota Oliver.
Mi piace tenere alta l'aria condizionata, risponde lei.
Oliver vede il taglio lungo l'attaccatura dei capelli e subito
distoglie lo sguardo.
Al si rigira la palla in mano e incrocia lo sguardo del fratello;
sospetta di lui. April ha forse detto qualcosa? No, decide
Oliver. Al  sempre stato capace di leggergli la colpa in faccia.
April saluta Hai e la nonna, poi va da Al che fa per darle un
bacio in bocca.
Smettila, gli dice, cercando di proteggersi da lui.
Su, Rose, obietta Al, tirandola.
Dico sul serio, insiste lei, allontanandosi.
Al indietreggia, alzando le mani come un criminale. Va bene,
ribatte. Dai pure la colpa a me. Raccoglie dall'erba una
pallina da tennis sporca e la fa rimbalzare con forza sui gradini
della veranda.
April si volta verso Oliver. Sorride, guardandogli i capelli
arruffati. Bella pettinatura.
Oliver detesta quella sua capacit. Non le fa nemmeno un
accenno di sorriso e si limita invece a fissare negli occhiali di
lei il proprio riflesso disfatto.
Accipicchia! esclama April scostandosi. Che facce serie,
tutti quanti. Credo che riuscirete a sopravvivere anche senza di
me. Sale in macchina e lancia la borsetta sul sedile del passeggero.
Oliver si avvicina, appoggiandosi alla portiera.
Ho salutato Bernadette stamattina presto, dice April,
cercando le chiavi nella tasca della felpa. Mi  sembrata entusiasta
per la nuova data. Tira fuori il portachiavi con attaccato
il coltellino svizzero di Buddy.
April, la prega in tono tranquillo. Lei si alza gli occhiali
sulla fronte. Quel gesto lo conforta. Vede sincerit nei suoi occhi.
Per favore, resta.
Lei lo osserva con aria comprensiva. Proprio nel momento
in cui schiude le labbra per parlare, qualcosa colpisce il parabrezza.
Entrambi sobbalzano.
Scusate. Al sogghigna, raccogliendo la pallina da tennis.
April si rimette gli occhiali da sole. Non ho pi un soldo,
spiega a Oliver. Non posso permettermi di non lavorare. Accende
il motore.
Oliver si appoggia pesantemente all'auto, lasciando cadere
la testa. Lei gli d una leggera pacca sulla mano. Soltanto
quando l'auto parte, lui indietreggia. April si allontana, suonando
il clacson e salutando.
Hai rientra in casa. Oliver lo segue e poi guarda fuori attraverso
la porta a zanzariera. Al  ancora sul vialetto a osservare
l'auto che svolta alla curva. Lancia via la pallina da tennis e
aiuta la nonna a salire i gradini della veranda. Ehi, dolcezza,
le dice Al. Non dovresti usare il deambulatore?
La nonna non risponde, ma alza su di lui uno sguardo serio.
Un'onda, borbotta accigliandosi. Che cosa ne pensi di questa
spiegazione?
Be', risponde lui. Conosci April. Se c' un pericolo, lei 
la prima a tuffarsi.
Nel momento in cui Al allunga la mano verso la maniglia
della porta per aiutare la nonna a entrare, il palmo di lei gli
colpisce il viso in un sonoro schiaffo. Oliver trasalisce. Per essere
cos fragile, ha una forza impressionante.
La nonna entra in casa con una rapidit sorprendente e passa
davanti a Oliver zoppicando, senza fare alcun commento.
Al si tocca la guancia. Sfrega un fiammifero, mentre Oliver
lo osserva attraverso la zanzariera. Credo che tu mi debba un
favore, ragazzo prodigio, gli dice, facendo un tiro.
Per tutta la vita qualcosa in Oliver aveva impedito alla gente
di considerarlo colpevole; era incapace di nuocere. Forse ci
aveva quasi creduto anche lui.
Va di sopra. Bernadette si agita al rumore della porta, apre
gli occhi e sbatte le palpebre. Il letto  drappeggiato da raggi
di sole che fluiscono attraverso la finestra. La luce brilla sul cuscino
e sui suoi capelli di seta. Oliver si sente debole.
Bernadette si tira su a sedere, togliendosi i capelli dagli occhi.
Mio Dio, dice. Sembra che ti abbia investito un camion.
Oliver si accascia su una sedia ai piedi del letto. Ho bevuto
troppo ieri sera.
A quanto pare.
Lui si stringe le mani in grembo per tenerle ferme. Ti devo
parlare.
Bernadette si porta il lenzuolo al petto. Un brivido le attraversa
lo sguardo e per un attimo Oliver pensa che sappia tutto.
Si alza, va alla finestra e picchietta il davanzale con il pugno.
April se n' andata stamattina, la informa.
S, l'ho incontrata in bagno. Ha detto che doveva lavorare.
Le hai parlato?
Le ho chiesto cosa ne pensava delle bomboniere per il matrimonio.
Non c' pi molto tempo.
Oliver si tocca la fronte. Bernadette,  successa una cosa.
Si volta a guardarla, gli occhi tesi.
Sei ancora ossessionato da quel diario? Dai, Oliver. Tua
madre ha commesso un errore. La gente sbaglia. Capita.
Oliver la fissa. Tutto qui? La gente sbaglia?
Lei lo guarda attentamente. Su, dice con una risata intenzionale.
Ti comporti come se fosse accaduto ieri.
Gi, ribatte lui a disagio.
Non ti preoccupare. Prima o poi veniamo tutti delusi dai
nostri genitori. E la vita. Si infila la vestaglia. Vado a farmi
una doccia prima che non ci sia pi acqua calda.
Bernadette, non ho finito.
Lei sospira guardandolo, negli occhi un'espressione triste e
frustrata. Lascia perdere, Oliver. Gli d un bacio leggero,
posandogli una mano sulla guancia. Vai a preparare delle uova
strapazzate, gli ordina. Devi spegnere il cervello.

 Capitolo 29.

Il caff  ad alcuni isolati dall'appartamento di April. Un
appuntamento alle otto di sabato mattina non sembra affatto
nel suo stile. Era stato lui a chiederle di incontrarsi; lei aveva
scelto il luogo e l'ora. Oliver arriva in anticipo. Guarda l'enorme
acquario esposto in vetrina. Delle carpe koi con barbigli
notevoli perlustrano la ghiaia in cerca di qualche boccone. Ha
gi visto quel posto, ma quando?
Dopo aver aspettato fuori per alcuni minuti, butta un'occhiata
dentro e vede che lei  gi l, seduta a un tavolo da sola
con quella che sembra una tazza di caff ancora intatta. Si infila
nella panca di fronte a lei. April indossa un paio di occhiali
da sole.
Ehi, ciao, gli dice, giocherellando con una bustina di zucchero.
Non ti ho ordinato niente. Non so cosa prendi. C'
una nota di tensione nella sua voce. Non  da lei mostrarsi nervosa.
Solo un caff, risponde Oliver alla cameriera.
April si guarda intorno. Questo posto non cambia mai,
commenta. Stessa carta da parati, stessa cameriera.
Sei una cliente abituale?
Lo ero. Guarda fuori dalla vetrina.
Ascolta, le dice finalmente. Mi dispiace per...
Eri ubriaco. Dimentichiamo quel che  successo.
D'accordo, taglia corto lui.
La cameriera, una donna con i capelli azzurrini e gli occhi
da basset hound, gli posa davanti il suo caff. Oliver aspetta
che si sia allontanata prima di continuare.
Senti, devi permettermi di porgerti le mie scuse come si
deve. Ci che ho fatto  del tutto...
Scusa, ma io credo di averti fatto altrettanto.
Qualsiasi cosa tu abbia fatto, la meritavo.
Oliver, so che sei duro con te stesso, ma quello che pensi
di aver fatto e quello che hai fatto veramente non sono la stessa
cosa.
Mi stai trovando delle giustificazioni.
Preferirei che lasciassimo perdere questa storia. E poi sono
stata bene sulla barca a remi.
Sono stato bene anch'io, dice lui in tono tranquillo.
April ricomincia a giocherellare con la bustina, rigirandola
sul ripiano del tavolo. Allora  tutto a posto? domanda lei.
Oliver ci pensa un momento. No, non credo, risponde.
Andiamo via di qui. Allontana il proprio caff. Facciamo
una passeggiata.
Una passeggiata?
Perch no?
Non credo che sia una buona idea.
Che male c'?
E dove? domanda lei, scettica.
Facciamo qualcosa di insensato, propone lui. Andiamo
a guardare i cani del canile.
 una cosa da pazzi.
Esatto, conferma lui, afferrando lo scontrino.
Il canile puzza di urina e candeggina. I latrati sono assordanti.
Non ho intenzione di prendere un cane, afferma lei.
Amplia le tue vedute. Pensa a come ti potrebbe difendere.
E chi mi difender dal mio padrone di casa? Quello mi
ammazza.
Tanto hai intenzione di trasferirti comunque, giusto?
Andiamo via di qui.  troppo deprimente.
Cosa ne pensi di questo bel muso? chiede lui. Un incrocio
di doberman con le orecchie appuntite come lance abbaia
loro in tono acuto. Agita frenetico la coda, ma April si allontana,
guardando nelle altre gabbie.
Vivo in un appartamento. Ho orari di lavoro pazzeschi.
Avere un cane  improponibile.
S, ma noi stiamo dando solo un'occhiata. E di questo che
ne dici? Indica un rottweiler che sta mostrando i denti. Be',
forse  meglio di no.
April continua a camminare. I cani nemmeno mi piacciono.
Era Buddy che ci andava matto. Si china accanto alla
gabbia del cane pi arruffato e malconcio che Oliver abbia
mai visto.
E questo quaggi? la richiama Oliver. Sembra un labrador
chocolate di razza.
April lo ignora. Sta parlando al bastardino attraverso le
sbarre. Il cane ha un orecchio che gli sta dritto per miracolo,
mentre l'altro, lacerato, penzola gi. Scuro e ispido,  impossibile
capire quale incrocio di razze possa essere. L'esile coda 
infilata in mezzo alle zampe. April continua a parlargli in tono
dolce, ma lui non si avvicina alle sbarre. Vedi? dice Oliver.
Il suo linguaggio del corpo non  positivo.
Lo sento, ribatte April. Sta dicendo: "Perch diavolo
dovrei fidarmi di te?" E, date le circostanze, non ha forse ragione?
Infila una mano tra le sbarre con un gesto esitante.
 vietato avvicinarsi, interviene l'addetto del canile, un
uomo con una grossa pancia e dei tappi nelle orecchie.
April finge di non averlo sentito, il che non  difficile, dato
il baccano. Quel cane sembra l'unico a non abbaiare. Abbassa
la testa, annusa con circospezione e fa un minuscolo passo
verso April. Lei alza lo sguardo verso Oliver e sorride di quel
risultato.
Quanti anni ha? Oliver domanda all'addetto. Sembra
vecchio.
E chi lo sa, risponde l'uomo.
 in buona salute? chiede Oliver in tono scettico. Cosa
sono quelle chiazze senza pelo?
Senta, risponde l'uomo. Per l'adozione sono quaranta
dollari. Il resto glielo pu dire un veterinario.
Torneremo un altro giorno, taglia corto Oliver.
Domani non sar pi qui, dichiara l'uomo. Le sue tre
settimane sono scadute. Nessuno lo ha reclamato e nell'atrio
abbiamo una montagna di cuccioli sistemati dentro delle cassette.
Se non mi credete, date pure un'occhiata.
Vuole dire che verr abbattuto? domanda April.
Non possiamo salvarli tutti, signora. Funziona cos.
Lo prendo, annuncia lei.
Deve compilare un modulo. Ha un giardino recintato?
Tra poco mi trasferisco da mia nonna. Lei ce l'ha.
Aspetta, April, interviene Oliver. Credevo che stessimo
dando solo un'occhiata.
Hai ragione tu. Ho bisogno di una difesa.
Sul giornale ci sono un sacco di annunci. Di recente ne ho
visto uno per dei cuccioli di Schnauzer.
Hai sentito che cosa ha detto quel tizio.
April,  uno stratagemma. Si vuole soltanto sbarazzare del
cane.
Certo, cos pu liberare la cuccia per uno pi appetibile.
Cos'ha lui che non va? Si avvia verso l'ufficio con il portafoglio
in mano.
Oliver la segue. Ascolta, April. Forse non  stata una buona
idea, tutto sommato. Se lo vuoi sapere, quel cane  losco.
Perfetto, allora lo chiamer Losco.
Non vorrai portarlo a casa adesso, vero? Non abbiamo
nemmeno un guinzaglio.
Giusto, replica lei, porgendogli una banconota da venti.
Vai a comprarmene uno. E anche del cibo per cani. Ci vediamo
fuori.
* * *
Il cane  meno di quindici chili, ma trascina April per tutta
la strada fino al suo appartamento.
Bene, nota Oliver. L'obbedienza al guinzaglio ce la possiamo
anche scordare.
Imparer.
Sembra che sia lui ad addestrare te.
 solo il primo giorno.
Che ne dici di un bagno? E se avesse le pulci?
Giusto, dice April, aprendo un'altra volta il portafoglio.
Torna indietro e prendimi dello shampoo.
Quando raggiungono il palazzo di April, il bastardino si inchioda
davanti alla rampa di scale. Andiamo, lo sprona April,
precedendolo. Il cane divarica le zampe, impietrito.
Non hai mai visto delle scale? gli domanda Oliver.
Apri la confezione di cibo, suggerisce lei. Mettono una
crocchetta su ogni gradino. Il cane allunga il collo e mangia le
prime tre con facilit. Poi fa un passo per raggiungere la quarta,
un altro per la quinta e, quando si accorge di essere sulla
rampa, corre come un pazzo fino in cima. Una volta sul pianerottolo,
fa la pip, terrorizzato. Oliver si copre gli occhi.
Vado a prendere della carta assorbente, decide April.
Tu intanto portalo di sopra.
Oliver prende in braccio il cane che si dibatte, lo porta nell'appartamento
e lo deposita direttamente nella vasca da bagno.
Questi balza fuori all'istante, in panico. Chiudono la porta
in tempo. April si tira via i sandali con un calcio e si mette in
piedi dentro la vasca. Dai, Losco, dice, aprendo il rubinetto.
 divertente.
Il cane riesce in qualche modo a infilarsi dietro la tazza del
WC.
Diventer un grande cane da guardia, gi me lo vedo, osserva
Oliver.
Non deve guadagnarsi vitto e alloggio, replica April.
Ora  un membro della famiglia.
Benone, dice Oliver.
Dieci minuti pi tardi April e Oliver sono fradici, mentre il
cane, dopo un'ultima scrollatina, appare sostanzialmente
asciutto. Dopo altri dieci minuti  pieno di schiuma e il pelo
schiacciato mette in evidenza la sua magrezza. Ha la testa penzoloni,
trema e volge timidamente gli occhi in alto.
Pensa che stiamo cercando di ucciderlo, afferma Oliver.
Lo tiene per il collare, mentre April lo sciacqua versando l'acqua
da una pentola.
Lo sapevo che questo pentolame mi sarebbe tornato utile
un giorno. April sorride. Quando hanno finito, c' un residuo
sabbioso tutt'intorno al bordo della vasca. Oliver sputa dei peli
di cane. April tampona con un asciugamano il bastardino
che non  pi grigio, ma marrone chiaro con delle macchie nere.
Molto bello, dichiara. E anche pi giovane di quanto
credessimo. Guarda che denti bianchi.
April, le dice Oliver in tono prudente. E china dentro la
vasca, intenta a togliere dei peli sporchi dallo scarico. So che
ti ho spinta io in questa faccenda, ma a volte  meglio riconoscerlo
subito quando si commette un errore.
April alza lo sguardo. Oliver  sopra di lei con le mani sui
fianchi.  quello che fai tu?
Oliver esita. Certo, commetto degli errori.
Voglio dire il fatto di riconoscerlo. Ora  davanti a lui nel
minuscolo bagno, anche lei con le mani sui fianchi, in un'immagine
speculare. Ha il viso arrossato e accaldato. Perfino i capelli
sono bagnati. Il cane guaisce e gira intorno ai loro piedi
disegnando degli otto. Tre ore assieme a me di sabato mattina.
Sicuramente avrai di meglio da fare.
Oliver non sa cosa risponderle.
April apre la porta del bagno. Il cane scappa fuori. L'aria
fresca sulla pelle gli fa chiaramente piacere. Guarda che energia,
dice April, osservando il cane piazzato davanti alla porta
d'ingresso. Ci sta dicendo che vuole uscire.
Oppure che non ci vuole rivedere mai pi.
April afferra il guinzaglio, ma Oliver si ferma davanti al tavolino
da caff per vedere che cosa ha preso in prestito dalla
biblioteca: Diario 1941-1943 di Etty Hillesum e Dal big bang ai
buchi neri di Stephen Hawking. Ci stai riprovando? domanda
Oliver, raccogliendo il libro di Hawking.
Sono masochista.
Lascia perdere la teoria delle stringhe, le dice, rimettendolo
gi. Quello che ti serve  Guida pratica all'addestramento
del cane.
Il cane scende le scale senza difficolt. Per poco non trascina
April gi nella tromba. Ora ha un aspetto pulito, mentre
April e Oliver sono umidi e malconci.
Dovr fare molto esercizio, sai. Per non parlare dei corsi
di obedience, dei vaccini. Sono tutte cose che costano.
Lei gli lancia un'occhiata. Ma non devi andare da qualche
parte? Camminano per quasi due chilometri prima di stendersi
su una panchina del parco ad asciugarsi al sole. Il cane si
raggomitola all'ombra della panchina, ansimando.
Vuole dell'acqua, dice lei.
Se la sta facendo sotto dalla paura, ribatte Oliver. Probabilmente
rimpiange la sua gabbia al canile.
Tra qualche settimana star bene.
Lascia che ti dia una mano con le spese del veterinario, si
offre lui. Visto che quest'idea balorda  stata mia.
Non  mica una custodia congiunta. Sorride. Ce la
far.
Oliver si china ad accarezzare il cane in mezzo alle zampe.
Ehi, Losco, gli dice in tono gentile. Il cane si allunga verso la
sua mano. Chiss cosa gli  successo all'orecchio, osserva.
Tutti hanno delle cicatrici. Solo che le sue sono visibili,
commenta April. Ora  meglio che tu vada ovunque tu debba
andare.
Giusto, conferma lui. Si avvicina e la bacia con prudenza
su una guancia. Odora di shampoo antipulci e fragole. Lei arrossisce,
distogliendo lo sguardo.
Non vai direttamente da Bernadette, vero? domanda
April, quando lui si alza.
Perch?
Puzzi di cane bagnato.
Be', nemmeno tu sei un bouquet di rose.
Smamma, sbuffa lei.
Lui si volta per andarsene.
Ehi, Oliver, lo chiama.
Lui la guarda.
Grazie, gli dice.
Bene, risponde. Ci vediamo.

 Capitolo 30.

Il posto di lettura  illuminato da una fioca lampada a fluorescenza
che ronza e tremola. La scrivania consumata  ingombra
di libri non ancora aperti. Le cataste sono stranamente silenziose
e l'aria nel seminterrato  stantia e immobile. Oliver
non riesce a concentrarsi.
Pensa a Bernadette, ai suoi capelli lucidi, al suo sorriso
tranquillo. Lo aveva affascinato fin dal primo momento che
l'aveva vista. Amava la sua risata sicura, la voce melodiosa e
l'espressione dolce dei suoi occhi quando lodava gli scarabocchi
di un bambino. Non aveva mai conosciuto una persona cos
buona.
La biblioteca non ha finestre. Si domanda se il sole sia tramontato.
Tendendo l'orecchio, riesce a sentire il monotono
brusio della citt all'esterno: il traffico rallentato, i venditori
ambulanti all'opera, i marciapiedi sollecitati dal peso dei pedoni.
Gli alberi di Washington Square Park hanno cominciato,
seppure di poco, a volgere dall'intenso verde estivo a una sfumatura
ambrata. Oliver ha sempre pensato che l'autunno fosse
la stagione migliore di New York, con quell'aria frizzante e le
macchie di colore, eppure quell'anno  carico di presagi.
Nelle tre settimane trascorse dal Labor Day, Oliver ha passato
lunghe ore in biblioteca, combinando ben poco. Cerca di
studiare, ma la sua mente non ingrana. Ha tentato di spiegare a
Bernadette quello che  successo, o piuttosto che stava per
succedere, alla casa sulla spiaggia, ma ogni volta la conversazione
aveva preso un'altra piega e non era mai riuscito a dirglielo.
Mentre Bernadette si dedica ai preparativi per il matrimonio,
Oliver cerca in lei segni di ansiet, senza trovarne alcuno.
Sorride, ma non nel modo sconsiderato ed esuberante che ci si
aspetterebbe da una sposa, bens con sagacia, come qualcuno
che si prepari a festeggiare il venticinquesimo anniversario di
una solida e navigata unione.
Oliver ha infine deciso di non dirle niente. Anche se lui
vorrebbe togliersi quel peso, Bernadette non desidera ascoltarlo.
Pensa a sua madre. I conti non tornano. Era una donna tutta
d'un pezzo. Non si concedeva nemmeno semplici piaceri,
quali un cioccolatino o un bagno di schiuma. Ogni sua azione
doveva superare il test della logica e dell'utilit. Se qualcosa
non aveva senso, non lo faceva. In quanto a campeggi e luna
park, Oliver e suo fratello avevano sempre dovuto convincerla
del loro scopo pratico. Era l'ultima persona al mondo che
chiunque avrebbe immaginato capace di avere una relazione.
Ma nel tempo sua madre era cambiata, in particolare quando
aveva cominciato a occuparsi di giardinaggio. Aveva iniziato
con un ordinato giardino all'inglese che, nell'arco di qualche
anno, aveva occupato tutto lo spazio intorno a casa, selvaggio
e lussureggiante. Aveva un gusto squisito per i colori.
Oliver aveva sempre accostato i suoi paesaggi alla Serenata in
si bemolle maggiore di Mozart, sbalorditiva per la sua assenza
di transizioni. Ammirava quella mancanza di rimorso. Ortensie,
eleagni, delphinum.
Per qualche ragione il giardino lo fa pensare ad April. Ricorda
la sera prima di un ballo quando April gli diede dei consigli
su come baciare una ragazza. Chiedile se puoi, gli disse.
Guardala negli occhi. Vai piano. Tieni morbide le labbra. Prima
lascia che lo desideri.
E le mani dove le metto? le domand lui goffamente.
Erano seduti sulla panca del pianoforte, avevano quindici o sedici
anni. Lui era parecchio pi indietro dei suoi amici, molti
dei quali avevano gi fatto sesso, o almeno cos dicevano. Oliver
non intendeva certo confessare loro che non aveva mai baciato
una ragazza e men che meno chiedere consiglio.
April si alz per dargli una dimostrazione, mordendo la sua
mela mezza mangiata. Alcuni tizi sono dei polipi, disse, masticando.
Pensano che pi ti strofinano la schiena, meglio .
Invece  una cosa che distrae. Metti semplicemente le mani
qui, aggiunse, posizionando i palmi di Oliver sul proprio
punto vita. Tienile l, basse e ben salde, e concentrati sul bacio.
Si spera che lei ti metta le braccia attorno al collo, concluse,
facendolo. Oliver sent l'odore della mela, dolce e aspro.
E i nasi?
Non preoccuparti dei nasi, rispose lei. E se anche si
scontrano?  permesso ridere. Tutto quello che devi fare  inclinare
la testa da un lato e lei sapr cosa fare, cos. Strapp
un pezzo di mela con i denti. Oliver ne ud lo schiocco e uno
spruzzo di succo gli raggiunse il collo. April strinse tra i denti il
boccone di mela e si allung verso di lui, avvicinando la propria
faccia alla sua. La sent alzarsi in punta di piedi e solo allora
gli venne in mente di abbassarsi verso di lei. Prese anch'egli
la mela tra i denti. Per un imbarazzante momento, pens che
stesse per cadere. La rincorse con la bocca e sent le labbra di
lei sfiorare appena le sue.
D'un tratto April si rimise a sedere e diede un altro sonoro
morso alla mela. Anche lui si sedette, voltandole un po' le spalle.
Il frutto carnoso era fresco e succoso nella sua bocca. Lo rigir
con la lingua, troppo imbarazzato per masticare. Lasci
che si sciogliesse.
La ud mordere la mela un'ultima volta e buttare rumorosamente
il torsolo nel cestino della spazzatura. A proposito,
disse, masticando. Nemmeno io sono mai stata baciata. Per
guardo un sacco di film, soprattutto quelli vecchi in bianco e
nero.
Non ci credo, replic lui, finalmente inghiottendo il boccone.
April raccolse il proprio zaino. Divertiti stasera, disse,
senza voltarsi a guardarlo.
S, rispose lui. Grazie.
Oliver si copre gli occhi un momento. Il suo viso  caldo tra
le mani. A che cosa serve? Non  esattamente il genere di fantasticherie
che ha cercato con tanta fatica di evitare?
Sto pensando di non andare pi a lezione, immagina di dire
a Bernadette. Di prendermi un semestre di pausa. Non riesco a
concentrarmi su niente. Si passa una mano tra i capelli, sentendo
il sudore sulla propria fronte. Lei lo avrebbe capito? Se solo
l'universit non fosse tanto lunga. Se solo non la stesse facendo
l, nell'Est. Forse lui e Bernadette dovrebbero semplicemente
fuggire. Magari quel mese stesso, e tornarsene in California.
Giurisprudenza potrebbe studiarla laggi. Niente di
tutto ci  logico, naturalmente. Bernadette, con la sua eleganza
e lucidit, glielo avrebbe fatto notare. La cosa migliore era
tenere duro.
Oliver si butta in spalla lo zaino pesante di libri. Guarda
l'orologio da polso. E gi in ritardo di dieci minuti, ma non importa.
Al non  mai puntuale. Scende gli scalini della metropolitana
che odorano di curry, urina e incenso e sale sul treno un
attimo prima che si chiudano le porte.
Il cuore gli batte veloce. Gli piace prendere il metr al volo;
qualcosa in lui si sincronizza. Le ruote girano ritmicamente sui
binari, il vagone oscilla. Oltre i finestrini non si vede nulla nel
tunnel nero. Il riflesso di Oliver nel vetro  tranquillo e composto,
non sembra quello di una persona la cui vita sta andando
in pezzi. Il matrimonio, la laurea, un nuovo lavoro, una
nuova citt; tutto davanti a lui. Presto la vita ricomincer ad
apparirgli normale.
Tre rapide fermate ed  alla Perni Station. Oliver spera che i
Knicks non siano andati ai tempi supplementari o gli toccher
aspettare una vita. Invece Al  gi l dove si sono dati appuntamento,
sotto il gigantesco tabellone informativo dell'Amtrak,
tra orde di viaggiatori scompigliati e senzatetto addormentati.
Sei appena arrivato? domanda Oliver.
Al annuisce.
Deve calcolare meglio i tempi. La sua fortuna sta girando.
Pensavo che avresti fatto tardi, si scusa Oliver.
Hanno affidato l'intervista a Schmidt. Non sono nemmeno
entrato in spogliatoio. Vai a capire perch mandano due di
noi a occuparsi della stessa maledetta partita. Fa un tiro dalla
sigaretta, ignorando il cartello VIETATO FUMARE. Tanto non tirer
fuori niente da quelli. Hanno perso di un punto negli ultimi
tre secondi di gioco. Non saranno certo in vena di chiacchiere.
Spegne la sigaretta. Odio questo lavoro.
Credevo ti piacesse.
Ho bisogno di un nuovo giornale. Un posto dove non venga
considerato un pivellino appena uscito dalla serie B. Boston
sarebbe bello. Se passassi dal Newsday al Globe sarei rispettato.
Qui valgo quanto una merda di cane.
Devi passare in redazione?
Ho faxato la mia copia. Che la rigirino pure quanto gli pare.
Ancora non sono riuscito a riconoscere una frase scritta da me.
Dai, dice Oliver. Facciamoci una birra.
Andiamo di qua, propone Al. Conosco un bel bar sull'Ottava
dove trasmettono le partite.
Oliver sorride. Non ne hai mai abbastanza?
Ehi, siamo tutti drogati di qualcosa.
Nel locale Al fissa lo schermo, sorseggiando la birra. Speriamo
che i Bills cedano prima della fine, dice.
Oliver divide un pretzel in piccoli pezzi e li mangia uno alla
volta. Negli ultimi tempi non ha molto appetito. Hai sentito
April? domanda.
Chiamala tu stesso, Oliver, risponde Al, gli occhi incollati
al televisore.
Oliver sospira.
Ho saputo che ha preso un cane, soggiunse Al. Speriamo
che odi gli uomini. Quelli che piacciono a lei, voglio dire.
 innocuo, replica Oliver in tono deluso.
Al lo guarda.
C'era un bel labrador chocolate e invece niente, ha dovuto
prendersi il bastardino pi sporco e malconcio di tutto il canile.
Fa un sorriso malinconico. Dolce, per.
Ah, quindi l'hai vista.
Soltanto quella volta.
Se sei qui per un'assoluzione, prima devi confessare.
Che cosa?
Al si volta e lo guarda dritto in faccia. April non mi vuole
dire che cosa  successo alla spiaggia, quindi perch non lo fai
tu?
Oliver beve un sorso di birra e si pulisce la bocca dalla
schiuma. Non  successo niente. Almeno non nel senso che
intendi tu. Lancia uno sguardo allo schermo del televisore.
La partita  ricominciata, ma Al tiene gli occhi su di lui. Abbiamo
litigato, continua Oliver. Sono stato un idiota. Poi ci
siamo seduti dentro una barca a remi e abbiamo parlato. Tutto
qui.
Dev'essere stato un bel litigio.
Ero ubriaco, una cosa normale per te il sabato sera, ma
non per me.
Okay, non mettiamola sul personale. Mi hai gi fatto entrare
nella lista nera della nonna.
Scusa.
Al si stringe nelle spalle. Non mi sarei mai aspettato che
qualcuno desse la colpa a te. Finisce la birra. E come li hai
spiegati i tuoi lividi a Bernadette?
Non me lo ha chiesto.
Non te l'ha chiesto? Al fa un fischio. Un nuovo acquisto
davvero perfetto per la nostra famiglia.
Che cosa intendi?
Non ha trovato strano che nessuno abbia detto alla nonna
di Buddy? Voglio dire, se Bernadette pensa che sia normale,
allora il suo cognome dev'essere Night.
Oliver spezza un altro pretzel.  strano. Ho cercato di affrontare
l'argomento, ma  come se non fosse interessata.
Buon per te. Non lo sai che ci sono cose che alla moglie
non si dicono?
Moglie. Quella parola suona strana.
Al scuote i capelli come un cane e poi vi passa dentro le mani.
Si avvicina a Oliver. Fammi un favore. Dimmi che Bernadette
 la donna dei tuoi sogni. Dimmi che ti batte il cuore
quando la vedi.
Per l'amor di Dio, Al, perch pensi che la sposi?
 proprio questa la domanda, dice, mordendo un pretzel.
Butta un'occhiata al televisore.
Oliver svuota il bicchiere. Fa scorrere lo sguardo lungo il
bancone dove tutti hanno la faccia rivolta allo schermo. Bene,
ricomincia Oliver. Perch non mi dici la tua teoria, visto
che sembri averne una?
Io? dice Al. Io credo che tu abbia una paura fottuta di
April. Credo sia per questo che non vedi l'ora di sposarti.
 ridicolo.
Perch voi due non fate un tentativo? gli suggerisce.
Oliver scuote la testa. Sarebbe una relazione impossibile,
Al. Non ha senso nemmeno pensarlo.
Chi sta parlando di una relazione? Toglietevi questo peso
dallo stomaco. In fondo  soltanto sesso. Si riempie la bocca
di popcorn. Non riesco a credere che non l'abbiate ancora
fatto.
E tu? domanda Oliver.
Al stacca gli occhi dal televisore e guarda Oliver dritto in
faccia. Io cosa?
Lo sai, risponde Oliver serio. Tu e April. Per essere
una domanda che  affiorata alla sua coscienza soltanto in
quell'istante, ha un peso immenso. No, non in quell'istante.
Sono anni che se lo chiede. D'un tratto tutto dipende dalla risposta.
Ti sei bevuto il cervello? dice Al.
Oliver si limita a fissarlo.
Ascolta, Oliver, ammetto di avere sempre per le mani un
sacco di donne ed  vero che non ricordo i nomi di met di loro,
ma non sono neanche cos bastardo. Non quanto pensi tu.
Capisco, quindi mi stai dicendo di fare una cosa a cui
nemmeno tu ti abbasseresti?
Per l'amor di Dio, Oliver, non  un'equazione matematica.
Un fratello che va con una donna non  uguale a un altro fratello
che va con la stessa donna.
Non capisco cosa stai dicendo.
 perch sei duro di comprendonio.
Oliver fa un sospiro profondo. Domattina ho lezione presto.
 meglio che vada a prendere il treno. Butta qualche
banconota sul bancone.
Con grande sorpresa di Oliver, Al si sporge verso di lui e lo
stringe in un breve abbraccio, dandogli una pacca sulla schiena.
Tre Ave Maria e un Padre nostro, gli consiglia. E fai
quello che devi.

 Capitolo 31.

Il fischio stridulo della sorvegliante nel parchetto per i cani
perfora i timpani di April, mentre lei e Oliver si avvicinano al
cancello, Prendete i vostri animali, grida la donna agli altri
proprietari. E arrivato Losco.
Vedo che  gi un'istituzione, osserva Oliver.
Tutti conoscono Losco, dichiara April orgogliosa. Una
volta che i cani sono immobilizzati, la sorvegliante apre il cancello
e li lascia entrare. Gli altri proprietari liberano i rispettivi
animali perch possano continuare a giocare. Anche April slega
Losco, ma questi si accuccia ai suoi piedi. Il pelo gli si  un
po' infoltito dall'ultima volta che Oliver l'ha visto. Ha un'aria
pi sana, ma  ancora ritroso.
Fa sempre cos? domanda Oliver.
Solo i primi cinque minuti. Vedrai.
Il terreno  fangoso, dato che la notte prima  piovuto.
Schizzi di terra si sollevano in aria mentre i cani partono alla
carica, abbassano la testa, lottano e guaiscono. Losco si limita
a guardare. Alza gli occhi verso April in un'espressione interrogativa.
Va tutto bene, gli dice lei. Vai. Di nuovo Losco
osserva il branco, per nulla convinto.
Come sta andando il corso di obedience? le domanda
Oliver.
Ci sono un paio di veri e propri esibizionisti, un golden
retriever e un barbone standard. La concorrenza  agguerrita,
ma Loschino si difende bene.
Losco si azzarda a uscire da dietro le gambe di April per
annusare il sedere di un weimaraner ma, non appena questo si
volta a guardarlo, lui scappa come un fulmine.
Ah, ora capisco, dice Oliver. E un burlone. Oliver ha
in testa un berretto dei Mets calcato sulla fronte e non si  fatto
la barba. Si accorge che lei lo sta fissando.
April distoglie subito lo sguardo. Sembri pi alto di allora,
gli fa notare. Devi aver continuato a crescere durante il
college.
No,  che tu a quei tempi portavi i tacchi pi alti.
April si guarda le sue malconce scarpe da tennis. I cani si
muovono a zig zag intorno a loro, rincorrendosi allegramente.
Perfino l'airedale non riesce a prendere Losco. Sta dando il
meglio di s. Adora mettere in imbarazzo quelli di razza pura,
rivela April. Gli d un brivido segreto.
Oliver annuisce in segno di ammirazione. E in quanto ad
abbaiare?
Be', certi proprietari pagherebbero per avere un cane che
non abbaia.
Nemmeno un ringhio? Magari mostra i denti?
Sono sicura che se qualcuno mi entrasse dalla finestra, Lo-
schino troverebbe la voce.
E pi probabile che lecchi la faccia al ladro, osserva Oliver
dubbioso.
Due labrador retriever si azzuffano a terra. Sembrano volersi
squarciare la gola a vicenda.  normale, gli spiega
April. Sono fratelli.
Tuttavia Oliver le sembra un po' turbato. Come vanno le
lezioni? gli chiede.
Lui si stringe nelle spalle.
Sono sorpresa che tu abbia tempo per una cosa del genere,
aggiunge lei, indicando i cani. Gli studenti di legge non
dovrebbero essere oberati?
Io lo sono. Sorride, prendendo dalla tasca degli anacardi
e offrendoglieli.
Allora?
Mi prendo un altro semestre di tempo. A essere sincero,
non sono sicuro che giurisprudenza faccia per me.
Oh, dice lei in tono incerto. Be', lo capirai.
Lui resta in silenzio.
Bernadette  un'ottima cartina tornasole, ne sono certa.
Oliver mangia un altro anacardo.
Ti sosterr, qualunque cosa tu decida.
Lui si aggiusta il berretto in quello che April riconosce come
un vecchio gesto di nervosismo. Ne hai parlato con lei,
vero? gli chiede.
Perch dovrei turbarla, se poi dovessi decidere di proseguire
su questa strada?
Non sarebbe turbata. E poi  proprio questo che ti preoccupa.
Tu facevi cos con T. J.? le domanda. Gli parlavi delle
tue preoccupazioni?
April si irrigidisce. Lo sai che non era lo stesso tipo di rapporto.
Losco torna indietro di corsa, si schianta contro le ginocchia
di April e si siede appoggiandosi a lei, ansimante.
Base, dice Oliver.
Che coniglio, commenta April.
E allora che tipo di rapporto era? le domanda Oliver, offrendole
gli anacardi.
In realt sarebbe vietato portare della roba da mangiare
qui dentro, puntualizza. Alcuni cani possono diventare aggressivi.
Guarda, quello ti sta gi puntando. Un incrocio di
dalmata si siede ai piedi di Oliver, in attesa. Poi arriva anche
un boxer che gli annusa le tasche.
Oops, dice Oliver, mettendo via la frutta secca. Sci,
intima ai cani. Prima che mi facciate passare dei guai con il
sergente istruttore. Ma la sorvegliante  di spalle. I cani si arrendono
e se ne vanno.
Allora? dice Oliver.
Hmm?
La mia domanda.
Non lo so, Oliver. Non mi ci sono mai soffermata.
Ma di che cosa parlavate voi due?
Diciamo che le parole non erano la base del nostro rapporto.
Loschino! grida al cane che sta masticando una pigna.
Mollala!
Il cane, ubbidiente, lascia cadere la sua preda e guarda in
su, inclinando la testa.
Ti vedi con qualcuno al momento? le chiede Oliver, buttandosi
in bocca un altro anacardo.
April si mette una mano sul fianco, alzando lo sguardo su
di lui.
 solo una curiosit, aggiunge lui.
Mi sono presa un periodo sabbatico, se proprio lo vuoi sapere,
confessa lei.
Oliver le passa qualche anacardo. April si accorge che la
sua risposta gli ha fatto piacere. Il dalmata ritorna.
Sei un piantagrane, April dice a Oliver. Non hai un altro
posto dove andare?
Un periodo sabbatico, eh? Allora immagino che dovr rinunciare
all'idea di un doppio matrimonio.
Lei scoppia a ridere. Io non mi sposer mai, dichiara, come
se non ci fosse nulla di pi ovvio.
Mai?
E perch dovrei?
Be', potresti innamorarti.
La gente ne parla come se fosse qualcosa che succede involontariamente,
tipo un cavernicolo che ti d una clava in
testa.
Ah, che romanticona.
Il matrimonio non fa per me. Tagliare il prato, cucire il
tacchino, non ne sarei capace.
Non tutti i matrimoni sono ordinari, sai. C' chi abita in
un loft in citt e chi in una casetta nel bosco. Non sempre ci
sono prati e tacchini.
Non sono per gli azzardi e il matrimonio lo . A parte per
te e Bernadette, si affretta ad aggiungere. Voi due sembrate
fatti apposta. Siete degli adulti, voglio dire.
E tu non lo sei?
Non se riesco a evitarlo.
April, tu eri gi adulta a nove anni.
Be', forse  proprio questo il mio problema. Senti, puoi
capire perch non voglio una vita come quella dei miei genitori.
Non ho niente contro di loro. Hanno fatto tutto quello che
potevano.
Davvero?
Ho fatto pace con loro, Oliver. Avevano dei limiti, ma tutti
noi ne abbiamo. Mi sono appena resa conto dei miei ed  per
questo che voglio restare single.
E quindi? Passerai la vita dietro il bancone di un bar?
Non ho detto neanche questo. Devo ancora capire delle
cose. Sono una pianta che fiorisce in ritardo.
Oliver sorride a quelle parole e spontaneamente le d un
bacio sulla guancia.
Ciao, allora, dice lei, agitata.
Stessa ora, la settimana prossima?
No, risponde lei. Devi sgobbare sui libri.
Chloe! strilla una donna al suo cane che si sta azzuffando.
Smettila!
Una strana sensazione invade April. Senza rendersene conto,
appoggia la mano sulla manica di Oliver. Lui si ferma, osservandola.
Chloe! esclama lei. C'era questo nome nel sogno
che ho fatto stanotte. Una bambina sulla spiaggia. Correva
via da me ridendo. Aveva i capelli neri e, quando si  voltata a
guardarmi, i suoi occhi erano di un azzurro incredibile. Alza
lo sguardo su Oliver, su quegli occhi chiari e cerulei. La sua
mente viene attraversata da una sensazione di riconoscimento
e, nello stesso istante, di paura. Ritrae la mano, incrociando le
braccia davanti a s.
Lui la guarda e il suo sorriso si spegne, mentre cerca di dare
un senso a quello che ha appena sentito.
Bene, conclude April. Ciao, Oliver.
Lui annuisce e se ne va. April fssa con un'espressione curiosa
i tre piccoli e perfetti anacardi che sono ancora nella sua
mano.

 Capitolo 32.

Oliver ha la voce rauca a furia di parlare sopra la musica.
Le travi grossolanamente sbozzate del Buckboard. Inn sono in
contrasto con le turbinanti luci stroboscopiche e il suono amplificato.
Una bardatura di pelle  appesa sopra il bancone del
bar, mentre sulla parete, accanto alla testa di Oliver, c' un giogo
per buoi. Bernadette  seduta di fianco a lui e tamburella le
dita a tempo di musica, segno che vorrebbe ballare.
Oliver guarda la pista da ballo e decide che  troppo affollata.
Gli occhi gli cadono su una coppia in particolare. Il ritmo
 veloce e loro ballano senza guardarsi; la donna si dimena sul
posto con il mento sollevato e i gomiti incollati ai fianchi, mentre
l'uomo lancia gambe e braccia come se volesse liberarsi
dalle pulci. Non c' sincronia, ognuno dei due danza con un
partner immaginario.
Oliver e Bernadette hanno trascorso la serata a un tavolo a
lume di candela, bevendo vino e di tanto in tanto ballando.
Oliver aveva lasciato un messaggio sulla segreteria di Al per invitarlo
a raggiungerli, portando qualcuno con s, ma non  sorpreso
che il fratello non si sia fatto vedere.
Come va? domanda Oliver.
Mi sto spegnendo, risponde Bernadette.
Lui prende il conto e spacca il guscio di un'arachide, bench
non abbia pi fame. Guarda un po' chi c', dice lei. Ed
 soltanto mezzanotte.
Oliver vede Al farsi strada attraverso la pista da ballo, seguito
da April. Lei indossa il vestito nero che aveva al funerale
di Buddy. Vita bassa. Orlo ondulato sopra il ginocchio. Pensa
al bottone che non le ha mai restituito.
Al li individua e si dirige verso di loro, rosso in viso e animato.
Guardate chi ho stanato! esclama, sollevando la mano
di April come se fosse un pugile professionista. Lei sorride, ritraendo
il braccio. Oliver l'ha vista al parchetto dei cani soltanto
una settimana prima, ma incontrarla l  un'altra cosa. Non
starete mica andando via, vero? domanda Al.
Siamo stati qui tutta la sera, dice Oliver.
Possiamo fermarci ancora un po', ribatte Bernadette.
Perch no?
Ordinateci due bicchieri di champagne. Al butta sul tavolo
una banconota da venti. Mi sento fortunato.
April sorride.  tutta la sera che lo dice.
Al la conduce sulla pista, poggiandole una mano in fondo
alla schiena. Bernadette guarda Oliver. Un giorno o l'altro mi
dovrai spiegare il loro rapporto.
Vorrei capirci qualcosa anch'io, osserva Oliver.
Al e April si muovono a un ritmo staccato di percussioni.
Oliver li aveva visti ballare una volta, al matrimonio di un amico.
La loro presenza sulla pista  elettrizzante, il genere di coppia
che non si pu fare a meno di fissare. Bernadette si schiarisce
la voce, facendosi aria.
La nuova canzone  lenta. Un uomo tocca Al sulla spalla in
quello che sembra un tentativo di intromettersi. Al lascia andare
April e abbraccia l'uomo, che fa un balzo indietro imprecando.
April scoppia a ridere. L'uomo fa per prenderle la mano,
ma Al l'attira a s, le mette un braccio attorno alla vita e liquida
il tizio scuotendo la testa.
Dai, dice Oliver a Bernadette. Balliamo questa e poi andiamo.
Lei sorride riconoscente e lo segue sulla pista.
Al e April stanno danzando guancia a guancia, la gamba di
lui in mezzo a quelle di lei, i corpi stretti l'uno all'altro. Lei ha
gli occhi chiusi, lui aperti.
Accipicchia, sussurra Bernadette, facendosi di nuovo
aria.
Oliver attira Bernadette pi vicina a s, ma qualsiasi posizione
assuma, non riesce a tenerla stretta come Al fa con April.
Al si avvicina alla zona in cui stanno ballando. Okay, dice,
lasciando la mano di April e afferrando quella di Bernadette.
E ora di ravvivare un po' le cose. Attrae a s Bernadette,
che sgrana gli occhi, e la fa ondeggiare a tempo di musica. Bernadette
rivolge a Oliver uno sguardo allarmato.  troppo educata
per obiettare, pensa Oliver, ma Al dovrebbe capire da s
che non  il genere di donna da gradire quelle sceneggiate.
Ehi, Al, protesta Oliver. Che cosa credi di fare?
April comincia a indietreggiare verso il tavolo. Al fa fare a
Bernadette un sensazionale casqu che le disfa lo chignon e i
capelli le sfiorano il pavimento. Con grande sorpresa di Oliver,
Bernadette prorompe in una risata sonora e vivace. Su, li
esorta Al. Non statevene l impalati come due scemi.
A Oliver si gela il sangue. Guarda April che gli sorride tesa.
Al diavolo, pensa, porgendole la mano. Lei esita e poi l'afferra.
April ha le dita fredde e il suo corpo  come un pezzo di legno
tra le sue braccia. Oliver vede il fratello far scivolare la mano
sul fianco di Bernadette, mentre canta sulla musica. Sembrano
sorprendentemente naturali, a differenza di lui e April, i corpi
a distanza, rigidi e formali. Bernadette incrocia lo sguardo di
Oliver e gli strizza l'occhio con un sorriso disorientato.
Lo stesso uomo che aveva cercato di intromettersi con Al
tocca la spalla di Oliver. Adele, dice. Ti ricordi di me? Ci
siamo conosciuti...
Oliver reagisce avvicinando April a s e facendola voltare
dall'altra parte rispetto all'uomo. La mano di lei sulla sua spalla
sembra esitante, la postura tesa. I capelli di April odorano
delle sigarette di suo fratello. Oliver cerca Al e Bernadette, ma
non riesce pi a vederli.
Loschino  a casa da solo? le domanda Oliver.
Gli ho lasciato la radio accesa. Gli piacciono i canali in cui
parlano.
Ha masticato qualche altra ciabatta?
No, ma il padrone di casa ce l'ha con me. Ho dovuto dargli
una caparra aggiuntiva. Hai visto in che guaio mi hai ficcata?
Credo che dovresti iscriverlo a un corso di agility, certo,
una volta che avr imparato le cose di base.
Come no, ironizza lei. E quando sar abbastanza grande,
magari anche calcio e baseball per bambini.
Oliver incrocia il suo sguardo. La prossimit del sorriso di
lei lo fa vacillare.
Forse dovremmo andare a sederci, suggerisce April,
guardando altrove.
Va bene, risponde lui, ma in quel momento comincia una
nuova canzone, I Heard It Through th Grapevine. Senza bisogno
di mettersi d'accordo, sciolgono il loro abbraccio e cominciano
a muoversi a tempo di musica. Il corpo di Oliver ricorda
il modo in cui danzava con lei quando erano adolescenti, il ritmo
e la sincronicit che condividevano intuitivamente, pur
senza alcun contatto. Oliver vede la musica impossessarsi di lei
dalla testa ai piedi, fino all'ultimo poro. Non si toccano perch
non ne hanno bisogno. La canzone li rapisce e per alcuni euforici
istanti non sono pi loro stessi.
Il brano finisce. Lei gli rivolge un sorriso soddisfatto e si
volta andandosene.
Oliver individua Bernadette e Al in un angolo lontano e li
raggiunge. Credi di poterle stare pi addosso di cos, Al? 
la cosa giusta da dire, anche se Oliver non  geloso.
Si fa per divertirsi, ribatte Al, alzando le mani. Una ballerina
fantastica, la tua sposa.
Ne sono consapevole, dice Oliver, mettendo un braccio
attorno a Bernadette.
Al si tocca un immaginario cappello. Buonanotte, gente.
Dopodich va verso il bar e si siede accanto a una bionda con
un paio di collant a pois e una minigonna a righe. Tira fuori
una sigaretta e gliene offre una, indicando la porta.
 una forza della natura. Bernadette sorride, un po' affannata.
Tornano al tavolo.
Non sembrava dispiacerti, osserva Oliver, scrutando la
sala.
 un bravo ballerino. Bernadette si mette la borsetta a
tracolla.
Non so se quello che stava facendo lo si pu definire "ballare".
Immagino che nemmeno tu abbia sofferto molto con
April.
Oliver le lancia un'occhiata, ma lei non ricambia il suo
sguardo. Lui conta i soldi per la mancia. Bernadette si avvolge
le spalle nel maglione e prende Oliver sottobraccio. Escono
dall'ingresso principale. April  seduta sui gradini con la giacca
stretta attorno al corpo.
Al non ti accompagna a casa? le domanda Oliver.
Lei sorride. C' stato un imprevisto, diciamo.
Dai, interviene Bernadette. Ti accompagniamo noi.
Ho gi chiamato un taxi.
La porta si apre e Al esce con la ragazza a pois. Non ci ha
impiegato molto, pensa Oliver.
Ah, Rose, dice. Eccoti qui. Priscilla, questa  la mia amica
Rose. Hai bisogno di un passaggio, tesoro?
Ho chiamato un taxi, replica April, alzandosi.
Tieni, prendi la mia Jeep. Le mette le chiavi in mano.
Vado in macchina con Priscilla. Anzi, perch non stai a casa
mia?
Grazie, ma lo sai che non riesco a dormire senza i treni.
Gli restituisce le chiavi.
Al sputa il fumo e bacia April, dando l'illusione che le loro
labbra stiano facendo scintille. Si allontana, ma poi torna da
lei. E questo  per gli Yankees, dice, baciandola di nuovo,
stavolta pi a lungo. La bionda incrocia le braccia davanti al
petto. Una vecchia amica di famiglia, spiega Al, asciugandosi
la bocca. Prende la donna a braccetto e se ne vanno.
Oliver scuote la testa.
Un taxi si ferma nel parcheggio e suona il clacson. 'Notte,
si congeda April, infilandosi sul sedile posteriore.
In auto Bernadette incrocia le mani in grembo, mentre
Oliver guida, gli occhi puntati sulla strada. Il pensiero di Al lo
irrita.
April era tutta in ghingheri stasera, non trovi? dice Bernadette,
lisciandosi la gonna.
Hmm? fa lui. S, credo di s.
Mi sembra chiaro che avete gi ballato insieme. Nessuno
si muove in quel modo la prima volta.
Una vita fa, risponde lui. Immagino che sia come andare
in bicicletta o qualcosa del genere.
Bernadette guarda fuori dal finestrino. C' altro che dovrei
sapere? gli domanda. A proposito di una vita fa?
No, Bernadette. Non  mai stato cos.
Lei annuisce, incerta. Per ci hai pensato, non  vero?
Oliver gira lo sguardo su di lei. L'auto sobbalza con violenza
nel momento in cui le ruote finiscono sopra la banda sonora
della corsia d'emergenza. Oliver subito la raddrizza. Un autoarticolato
sfreccia sulla loro sinistra. La macchina oscilla per
effetto dello spostamento d'aria. Scusa, dice Oliver, riprendendo
il controllo. Trattiene il respiro.
La mano di Bernadette  aggrappata al cruscotto. La riporta
sul petto. Dovrei considerarla una risposta?
La risposta  no, Bernadette, e vorrei che non pensassi altrimenti.
Per devi ammettere che la vuoi aiutare, no?
Vorrebbe vedere l'espressione di Bernadette, ma decide di
continuare a guardare la strada.
Il cane, gli ricorda in tono calmo. I soldi.
Le ho offerto dei soldi per il veterinario. E lei non li ha accettati.
Io sto parlando del fatto che glieli hai offerti.
Ha perso tutto, spiega. Sta ancora restituendo alla banca
il prestito per il funerale di Buddy. Suo padre non le ha lasciato
altro che debiti.
E il bar?
Conoscendo Quincy, probabilmente sar ipotecato.
So che ti dispiace per lei. Sei una brava persona, Oliver.
Penso solo che dovresti stare attento.
Lui aspetta un lungo momento, osservando il traffico. Attento
a che cosa?
Il modo in cui la guardi ora  diverso da quando eravamo
appena arrivati dalla California.
In che senso diverso?
All'inizio era come una Venere di Milo, perfetta nel suo
deturpamento, ma irreale. Sapevo che colpiva la tua immaginazione,
per non ero preoccupata. Era soltanto un'idea scolpita
nella pietra.
Lui deglutisce, turbato da quanto quel discorso sembri provato
e riprovato. E invece adesso?
A quanto pare siete diventati amici.
Non  forse meglio?
L'infatuazione si consuma da s, osserva lei. L'amicizia
mescolata a una vecchia chimica... pu durare tutta la vita.
Non si  mescolato niente, ribatte lui,  solo amicizia.
Lei fa un sorriso triste.
Cosa posso fare per convincerti?
Non ti sto chiedendo di fare niente. Ti sto soltanto dicendo
come mi sento.
Ovvero?
Spaventata.
Le prende la mano. Non ci andr pi al parchetto dei
cani, annuncia. Le dir che ho troppo da fare, il che comunque
 vero. E poi adesso sta bene. Non ha bisogno di
me.
Io non te lo sto chiedendo, Oliver. Fai quello che ritieni
sia meglio.
Glielo dir subito. Capir. Le stringe la mano. Bernadette,
mi dispiace di averti fatta preoccupare.
Mi fido di te, dice lei. Spero che non pensi il contrario.
Lo so che ti fidi. Ti prometto che sistemer tutto.
Oliver parcheggia accanto alla stazione ferroviaria e alza lo
sguardo verso la finestra di April. Sono le due del mattino. La
luce  accesa. Nel petto avverte un dolore che non riesce a
spiegarsi. Guarda verso l'appartamento, il bagliore che emana.
La cosa pi logica sarebbe telefonarle sabato mattina e avvertirla
che non ce la fa ad andare al parco. O semplicemente non
presentarsi. Di certo lei non si aspetta di vederlo. In effetti non
ci sarebbe bisogno di dire proprio niente, men che meno alle
due del mattino. L'unica cosa di cui  certo  che salire a casa
sua in quel momento  una mossa sbagliata. Scende dall'auto.
Il portone  accostato. Alla faccia della sicurezza. Sale le
scale senza suonare il citofono e bussa alla sua porta. Lei apre
quel tanto che la catena le consente. Oliver? dice allarmata.
Indossa un'ampia felpa dei Knicks sopra il vestito di broccato
nero e un paio di pantofole masticate sotto i collant neri. Losco
infila il naso sporco nella fessura, annusando entusiasta.
April, dice Oliver, la mano sul petto.
Vedendo la sua espressione, April apre la porta. Cos' successo?
gli chiede. Si tratta della nonna?
No, niente del genere.
April lascia uscire un respiro. Da quando ha bruciato il
bollitore, sono cos preoccupata.
Oliver annuisce con espressione seria. Posso entrare?
Lei non risponde, ma lo osserva incerta.
Non si tratta necessariamente di demenza senile, precisa
lui, entrando comunque. Anch'io ho bruciato dei bollitori.
Tu? ribatte lei, scettica, chiudendosi la felpa.
Sono un essere umano.
Il cane gli annusa il cavallo dei pantaloni. Ehi, lo rimbrotta
Oliver. Losco abbassa le orecchie e passa ai piedi di
April. Lei resta dov', con la mano sulla porta aperta.
Ho sentito che finalmente ti trasferisci dalla nonna, le dice,
guardandosi intorno.
April esita prima di lasciare che la porta si richiuda sbattendo.
Incrocia le braccia. Non sarei sorpresa di scoprire che la
nonna ha architettato tutto, che ha bruciato il bollitore per poi
farmi credere che l'idea di andare a vivere l fosse mia.  molto
furba in questo senso. Farebbe qualsiasi cosa per realizzare i
suoi progetti.
Oliver vaga per l'appartamento. Il soggiorno  illuminato
da un'unica lampada sospesa sopra una logora poltrona. Ci sono
una coperta, met sul poggiapiedi e met per terra, e un libro
della biblioteca aperto a faccia in gi sopra il tavolino da
caff. Alle superiori April leggeva sempre le cose pi disparate,
orticoltura, poesia, la biografia di Amelia Earhart, tutto a
discapito dello studio. Ancora qualche passo, pensa Oliver, e
sar abbastanza vicino da leggere il titolo del libro voltato.
Oliver?
S. Alza lo sguardo. I suoi progetti?
Sai, quello che la nonna pensa sia giusto per ognuno di
noi. Comunque tu non hai niente di cui preoccuparti. Stai seguendo
il copione.
Non ne sono cos sicuro. Non riesce ancora a ricordare il
nome di Bernadette, dice, voltandosi verso di lei. Non credi
che sia un segno?
 orgogliosa di tutto quello che fai, Oliver. Sar emozionatissima
il giorno del tuo matrimonio.
Lui si infila le mani in tasca, tornando a guardare il libro.
April inclina la testa. Ti va una tisana o qualcos'altro?
Certo, una tisana. La segue in cucina. Il bollitore, usato
da poco, fuma ancora. Oliver nota che l'orologio del piano
cottura  stato riparato. Le due e tredici del mattino.
Allora? lo incalza lei, una mano sul fianco. Vuole sapere
che cosa ci fa Oliver l.
Lui esita, serrando i pugni. Non credo sia una buona idea
che io continui a venire al parchetto dei cani.
Oh, dice lei in tono tranquillo. Certo, voglio dire, sarai
molto occupato con i preparativi del matrimonio. April accende
il fornello, spegne il fiammifero e prende una tazza dal
mobiletto.
Gira gli occhi verso di lui, aspettando che continui, ma Oliver
non riesce a pensare a nient'altro da dire. Lei lo studia, il
suo sguardo indagatore lo attraversa e gli scorre attorno come
una corrente fredda in un lago caldo. Il bollitore traballa sul
suo supporto e comincia a fischiare. Cosa preferisci? gli
chiede. Ho della camomilla.
Va bene.
April spegne la fiamma e versa l'acqua bollente. Si siede al
piccolo tavolo della cucina e spinge una tazza fumante verso
Oliver.
April, dice. Ti domandi mai se stai facendo le scelte giuste
nella tua vita?
Non credo di averne ancora fatte, risponde lei.
Allora forse dovresti pensarci.
April guarda l'orologio. Oliver si rende conto di averla fatta
innervosire. Lei si alza, pulendo il piano della cucina dai granelli
di zucchero caduti. Anche Oliver si alza e le si mette accanto.
Le finestre vibrano debolmente. Un treno fischia in lontananza.
Diventerai un bravo avvocato, se  questo che deciderai
di fare, dichiara April, spolverandosi lo zucchero dalle
mani. Datti tempo.
Il treno entra in stazione rombando e le tazze nei mobiletti
tremano.  di tutto il pacchetto che non sono certo, dice
Oliver. L'appartamento torna silenzioso. Lei lo guarda.
A volte penso di farlo per le ragioni sbagliate.
No, obietta April. Non giudicarti con il senno di poi.
 solo che non sono pi sicuro come prima.
Sei sicuro. L'hai detto tante di quelle volte. E poi sono le
due passate. Non  un buon orario per parlare, taglia corto.
Va alla porta e la apre, le loro tazze intatte sul tavolo. Oliver
prende la giacca e si mette davanti a lei.
 normale essere agitati, lo tranquillizza April, addolcendo
il tono. Rilassati, Oliver. Pensa alla vita meravigliosa che
avrai.
Lui resta impalato e non si muove.
Io non sono in grado di aiutarti, aggiunge.
Perch no?
Devo assolutamente dormire.
Oliver avverte la corrente d'aria del pianerottolo. Dice a se
stesso di andarsene. Le finestre ricominciano a vibrare; un treno
locale rallenta entrando in stazione.
Fa un piccolo passo verso di lei.
Ti ascolto, dice April, aprendo un po' di pi la porta.
Ti ricordi la sera in cui mi hai raccontato di Quincy per la
prima volta?
No, risponde lei in tono deciso. Perch mi fai questo?
Perch mi trascini indietro a un periodo della mia vita a cui
non sopporto di pensare? Per l'amor di Dio, Oliver.
Posa una mano accanto a quella di lei sul bordo della porta.
Il giorno in cui sono partito per il college, dov'eri?
Ma che importanza pu avere adesso? Guarda di nuovo
l'orologio.
Ti ho aspettata al nostro appuntamento, bisbiglia lui.
Lei chiude gli occhi.
April, lo so che te lo ricordi.
Lei fa un passo indietro. Buonanotte, Oliver.
In fondo alla strada c' quella tavola calda aperta tutta la
notte, quella con i pesci. Andiamo a prenderci un caff.
 troppo tardi.
Voglio soltanto parlare.
Non di questo.
Va bene. Allora parliamo di attualit. Dei Mets.
Lei scuote la testa.
Lo prender per un s.
A volte no significa no, dice lei.
S, a volte, ribatte lui. Ti aspetto qui mentre ti cambi.
Lei esita e poi va in camera da letto. Dopo un paio di minuti,
torna con indosso un paio di jeans e una T-shirt schizzata di
vernice.  una pazzia, afferma, afferrando la borsetta.
Esce sul pianerottolo e chiude le varie serrature della porta,
ma nell'ultima la chiave resta incastrata.
Merda, impreca.  da un po' che fa cos.
Fammi provare, interviene lui, mettendosi alle sue spalle.
No, ce la faccio.
Ne avevo una uguale, insiste, spingendola delicatamente
da parte.
Se solo mi lasciassi in pace, ce la farei.
April d un altro strattone e la chiave scivola fuori. Cade indietro
contro il petto di Oliver e subito si raddrizza. Le chiavi
sono finite per terra ed entrambi si chinano a raccoglierle nello
stesso momento. Il gomito di lei gli colpisce il viso.
Accidenti! esclama Oliver, coprendosi l'occhio.
Oddio, dice lei. Stai bene?
Tutto a posto, risponde, alzandosi.
Fammi controllare. Gli solleva la mano.
Oliver la vede sfuocata. Con aria preoccupata, April fissa il
suo occhio mezzo chiuso, cos vicina che una scossa elettrica
gli percorre la pelle.
April si allontana bruscamente. Sopravvivrai, si affretta a
dire, rimettendosi la borsetta in spalla. Andiamo, e vediamo
di fare in fretta.

 Capitolo 33.

L'autostrada  molto tranquilla a quell'ora, davanti a loro
soltanto due solitari fanali posteriori. April si accorge di quanto
l'auto sia intrisa del profumo di Bernadette. Pensa a loro,
seduti su quegli stessi sedili poche ore prima. Si stringe forte le
mani in grembo, lo sguardo fisso fuori dal finestrino del passeggero
e il viso discosto da lui. Sono in strada da tre quarti
d'ora abbondanti. Sono piuttosto sicura che abbiamo superato
la tavola calda. Gli lancia un'occhiata.
Ho pensato che potevamo andare da un'altra parte, spiega
Oliver.  un posto che forse ricorderai. Ti dispiace?
Non riesco a tenere gli occhi aperti.
Non importa, replica lui. Dormi pure.
April accende la radio a basso volume, passa diverse stazioni
e poi si ferma su una. Ah, Horowitz, dice, appoggiandosi
indietro.
Potrebbe essere chiunque, dichiara lui in tono teso. Anzi,
secondo me  Serkin.
Horowitz, ripete lei. Lo sai che ha cominciato a studiare
seriamente soltanto a trent'anni?
Era un fenomeno. Non ne aveva bisogno.
Era tormentato, precisa lei. Poi ha ritrovato la strada di
casa.
Se n' andato di casa, vuoi dire.
Non parlavo in senso letterale.
Quando il brano finisce, lo speaker dichiara con un sospiro:
Ah, come si sente il chiaro di luna. Era la sonata Al chiaro
di luna di Beethoven, opera ventisette, numero due, eseguita
da Vladimir Horowitz. April si accorge che lui la sta guardando,
ma non apre gli occhi. Oliver lo sapeva che era lui, certo
che lo sapeva.
Per mostrarle la sua irritazione, Oliver gira su un canale
commerciale. C' la canzone di Norah Jones Come Away with
Me. April cerca di proteggersi, ricordando a se stessa che  soltanto
un motivetto pop, anche se le entra dritto dentro. L'avr
sentito un centinaio di volte al bar e ogni volta si sforza di cacciarne
le parole dalla mente, prima che la schiaccino. Odia
quando una canzone riesce a spalancarle l'animo in quel modo.
Ora, sola con Oliver in quella macchina, la trova straziante.
Prega di non mettersi a piangere. Oliver guida senza parlare.
Lo spazio in mezzo a loro sembra cosa viva, dotata di respiro
e terminazioni nervose. April non osa guardarlo. Quando la
canzone finisce, lui spegne la radio e proseguono il viaggio in
silenzio fino alla fine.
Viene svegliata da Oliver che le tocca un braccio. Borbotta,
girandosi dall'altra parte.
Dai, la scuote. Siamo arrivati.
April guarda il cruscotto e vede che sono le quattro e mezzo
del mattino. Si tira su a sedere, afferrandosi la testa. Santo
cielo, dice. Non so perch ho bevuto quello champagne
con Al.
Si trovano in un parcheggio di ghiaia circondato da alberi
che oscillano nella fredda aria autunnale. Alcune foglie fluttuano
gi. Un parco nazionale?
Hai mormorato qualcosa nel sonno, le dice Oliver.
Davvero?
Hai chiamato Loschino.
Ah, s, dice, strofinandosi la faccia. Continuo a sognare
che mi strappa il guinzaglio dalle mani e corre in mezzo al
traffico.  terribile. Di solito mi sveglio proprio quando sembra
che stiano per investirlo.
Non ti sei svegliata.
Credo che stavolta sia riuscito ad attraversare, gli spiega.
Ha schivato le macchine. Lancia uno sguardo a Oliver.
Perch non poteva andare cos anche per Buddy? Lo sai
quante volte ho rischiato di fare un incidente con quell'auto?
Oliver scuote la testa, guardando fuori dal finestrino. April
sa che anche lui ne avverte l'orrore. Adora quella qualit in lui,
quel lasciare che una cosa impronunciabile sia ci che , senza
sentirsi in obbligo di spiegare, sistemare o analizzare.
Andiamo, la esorta in tono tranquillo. Devo mostrarti
una cosa.
Lei scende dall'auto, rabbrividendo. Che fine ha fatto il
nostro caff?
Oliver prende il proprio giaccone dal sedile posteriore e
glielo porge, dopodich tira fuori una torcia elettrica da sotto
il sedile del passeggero. Lei infila controvoglia le braccia nelle
maniche e lo segue lungo il sentiero.
La salita  graduale finch non arrivano a un piccolo ponte
di legno che passa sopra un ruscello. Si fermano un momento,
in ascolto. Ora ricordo, dice April. Ci siamo accampati qui
con i tuoi genitori. Abbiamo fatto una passeggiata assieme a
Buddy e ci siamo persi.
Lui le lancia un'occhiata. Soltanto perch tu hai insistito
nell'abbandonare il sentiero. Spegne la torcia per sentire l'acqua
pi chiaramente. Da allora sono tornato qui da solo alcune
volte. Non so perch. Credo che c'entri il suono.
April alza lo sguardo su di lui, intento a osservare l'acqua
scura che scorre.
Ogni lato del ponte ha il suo registro, spiega Oliver.
L'acqua che si avvicina  come una corrente gorgogliante,
mentre quella che se ne va assomiglia di pi a un flusso.
April ascolta un lato e poi l'altro. Ha ragione, naturalmente,
anche se lei da sola non se ne sarebbe mai accorta.
Dai, la incita. Non siamo ancora arrivati.
Continuano a salire, scivolando sul pendio sempre pi ripido.
Lui le offre la mano e lei la prende senza pensarci. Il palmo
di lui  caldo contro il suo. Arrivano a un'ampia roccia spoglia,
adagiata sotto l'esile chiaro di luna. Eccoci, annuncia Oliver.
Devi sdraiarti per vedere bene.
Si stendono di schiena sulla roccia fredda e dura con i piedi
in direzioni opposte e le teste l'una accanto all'altra. Oh, mio
Dio, esclama lei. Non sapevo che ce ne fossero cos tante.
Il cielo sopra di loro brulica di stelle. Una pallida luna crescente
si libra sopra la linea degli alberi. Se le fissi per un
po', le dice, riuscirai a notare che alcune sono pi vicine a
noi di altre. E poi i colori. Vedi com' rossa quella? Indica un
punto.
Non vedo nessun colore.
Continua a fissare. Lo vedrai.
Conosci le costellazioni? gli domanda.
Alcune. Quel grosso trapezoide laggi  Pegaso, le gambe
sono rivolte a destra e le ali a sinistra. I Pesci sono appena sotto.
In quanto al tuo segno zodiacale, non sorger fino al mese
prossimo. La costellazione del Toro, sarebbe.
Non guardarmi in quel modo, come se tu fossi meno cocciuto
di me, gli dice. Gemelli, giusto? Quando hai intenzione
di far uscire da sotto il letto il tuo oscuro gemello?
Non ti preoccupare.  qui.
Lei fa un largo sorriso, tornando a guardare le stelle. Come
fai a conoscere le costellazioni?
Una ragazza con cui uscivo al college.
Wow, perch non te la sei tenuta stretta?
Era carina, ma non aveva alcun senso musicale. Una volta
l'ho portata a un concerto di divertimenti di Mozart e si  addormentata
nel giro di mezz'ora.
Ed  finita cos? Quella povera ragazza non ha avuto una
seconda chance?
Non capisci. Non reagiva a nessun tipo di musica. Pop,
jazz, classica, niente. Non mi sembrava umanamente possibile.
Non riesco nemmeno a pensare a una canzone che possa descriverla.
Cosa intendi dire?
Ognuno ha un tipo di musica che in qualche modo gli corrisponde.
Prendi mio padre, per esempio, prevedibile, tranquillizzante,
ingegnoso. E un concerto brandeburghese sotto
ogni punto di vista.
Davvero? dice lei. Quindi lo fai con tutti quelli che conosci,
li abbini a una musica?
Credo di s.
Bernadette che cos'?
Un canto gregoriano, risponde senza esitazione.
E Al?
Miles Davis.
 incredibile. E tu cosa sei?
Io? Immagino di essere le mie canzoni, cos come erano.
E io?
Tu? Fa un sorriso malizioso.
Lasciami indovinare. Il motivetto di una commedia musicale.
Oliver sogghigna.
Allora Madonna. Una di quelle canzoni che poi si rivelano
dei fuochi di paglia.
Beethoven, le dice seriamente. Il secondo movimento
della Sinfonia numero sette.
April resta a bocca aperta dalla sorpresa. Dimmi che non 
quello a cui sto pensando, quell'allegretto soporifero.
Proprio lui.
Sei impazzito. Neanche di striscio. Anzi, probabilmente 
l'ultimo brano al mondo che mi assomiglia.
Non ho nemmeno dovuto pensarci, replica lui. Sei sempre
stata tu, fin da quando eravamo bambini.
Be', questa  la dimostrazione, Oliver. Tu non mi capisci
affatto. Non mi hai mai capita.
O forse sei tu che non ti capisci. Hai provato a pensarci?
Per prima cosa il tempo  troppo lento.
 il battito del cuore umano.
Ed  triste, decisamente troppo triste.
Tutto il contrario. Parla del trionfo sulle avversit.
Sembra una marcia funebre.
Allora non hai sentito l'esecuzione giusta. Prova con la
versione di Hlne Grimaud. Sembra di ascoltare le onde. Ci
sprofondi dentro e non ne riemergi pi.
Dimmi una cosa di quel brano che  come me, anche solo
una.
Lui incrocia le braccia dietro la testa; April sa che sta sentendo
le note nella sua mente.  commovente, elettrizzante,
trascendente. L'armonia cambia di continuo, ma non il ritmo.
Si dispiega in modo sottile, ipnotico, una trance. Ti d la sensazione
di qualcosa che era gi l, come se riconoscessi ci che
in realt sai da sempre. Cancella il tempo. Non importa cosa
c' stato prima e cosa ci sar dopo; ogni nota contiene tutto.
La musica si sviluppa in maniera necessaria, come il flusso della
marea. Si dischiude, ti solleva e ti porta via con s.
April resta un momento in silenzio, respirando a stento. 
bellissimo, ma non hai risposto alla mia domanda.
Invece s.
Lei non ha idea di che cosa Oliver stia dicendo. Elettrizzante?
Trascendente? ripete. Le hai mai viste le mie pellicine
intorno alle unghie? E il mio eczema? E quando ho la sindrome
premestruale? Lo sai che mi maledico tutte le volte che
suona la sveglia perch sto alzata fino a tardi senza motivo e
che non riesco ad addormentarmi se non raggomitolata sulla
poltrona con un libro, cos poi mi sveglio ogni maledetta mattina
con lo stesso tremendo torcicollo? Il trionfo sulle avversit?
Di quale April stai parlando?
Proprio di questa. Sorride con grande soddisfazione e
torna a guardare le stelle.
Ora lei  a disagio, mentre l'allegretto le scorre nella mente.
Queste stelle, dice infine Oliver, sospirando. Com'
possibile che siano l ogni notte e che non le notiamo?
Pensa un po', replica lei. Secoli fa le persone le
conoscevano come il posto in cui vivevano e io non so nemmeno il nome
di una.
Non  troppo tardi.
Vediamo, quella l luminosa dev'essere la stella polare.
Veramente  Vega e fa parte della costellazione della Lira.
Ah, la lira di Orfeo?
Allora stavi attenta durante le lezioni di inglese della signorina
Winky.
Come potevo dimenticarlo? La sua musica commuoveva
qualsiasi essere, animato e inanimato. Perfino i fiumi cambiavano
il loro corso per seguirlo. Povera Euridice. Se solo non si
fosse voltato a guardare.
La storia dice che fu sopraffatto dalla gioia, ma mi  sempre
sembrato che non avesse senso. Secondo me  stato un
momento di dubbio. Doveva assicurarsi che lei ci fosse davvero.
Se si fosse fidato del potere della sua musica, l'avrebbe fatta
uscire da l.
Per dovrebbe dispiacerti per lui, ribatte April. Ci ha
provato.
No, avrebbe dovuto restare concentrato. Avrebbe dovuto
percepire la presenza di lei.
April gli lancia un'occhiata. Forse non era destino che venisse
salvata, dice.
 se stesso che non  riuscito a salvare, replica lui, gli occhi
fissi sulle stelle. Lei non era soltanto sua moglie, era la sua
anima.
April lo osserva.
Oliver si schiarisce la voce. Sto parlando in senso metaforico,
naturalmente.
Lei riflette un momento. Innanzitutto come fece a perderla?
Accadde qualcosa di catastrofico su cui lui non aveva alcun
controllo. Venne morsa da una vipera e mor.
Un brutto colpo, commenta lei.
Lui fissa lo sguardo in alto. Cala il silenzio. Per un attimo
ad April sembra di riuscire a sentire la terra che gira. Tutto 
cos tranquillo. Qualche grillo frinisce sotto le foglie, resistendo
al gelo. Delle piume fluttuano attorno a un ramo sopra di
loro.
April, le dice. Raccontami com' andata a finire con
Quincy.
Non ne voglio parlare. E talmente bello qui. Non voglio
parlare affatto.
Dai, insiste. Se non me lo dici ora, non me lo dirai mai.
Lei sospira. Solo se posso chiederti una cosa quando avr
finito.
D'accordo.
Qualsiasi cosa?
Qualsiasi.
Okay. April fa un respiro. Dopo la morte di tua madre,
non ebbi pi niente a che fare con Quincy, per continuai a lavorare
l per il resto dell'estate, e fu un errore. Anche se mi girava
alla larga come gli avevo chiesto, ero molto a disagio. Poi
una sera litig con la sua fidanzata. Che stupida, non sapevo
nemmeno che ne avesse una.
Va' avanti.
La fidanzata, cio la donna che poi fin per sposare, aveva
pi o meno la sua et. Dovevano frequentarsi gi da un po'
perch in pratica lei gli disse che o si dava una mossa o poteva
anche andarsene a quel paese, insomma voleva l'anello. Per
poco non vennero alle mani. Li sentii nel parcheggio. Lei
sbatt la portiera e gli disse che era finita. Quando se ne fu andata,
Quincy rientr nel bar. Io ero gi in magazzino, sperando
che si dimenticasse di me, e invece venne a cercarmi. Non
lo avevo mai visto in quello stato, la sua rabbia era cos intensa
che la si poteva toccare. Sapevo che non sarebbe servito a
niente parlargli e allora cercai di scappare. Mi atterr sulle
scale.
Sente Oliver deglutire. E?
April incrocia le braccia. Quando tutto fu finito, ci misi
un bel po' a rialzarmi. Lui si accese una sigaretta, voltandomi
le spalle. Non appena mi ripresi, mi avvicinai da dietro e gli
diedi un pugno di lato. Non so cosa gli feci alla faccia, ma sono
piuttosto sicura di essermi rotta un dito, racconta, alzandolo
e piegandolo. Non sono mai pi riuscita a stenderlo del
tutto.
Oliver avvicina una mano a quella di April, la intreccia alla
sua e se la porta al petto. E io dov'ero? le domanda con voce
roca.
Andai alla tua sala prove. Pensavo che se avessi potuto
sentirti suonare, tutto si sarebbe sistemato, ma non c'eri. Poi
ricordai che il giorno dopo saresti partito per il college. Lo sapevo,
naturalmente, ma l'avevo dimenticato. Immagino che
non fossi molto lucida. Comunque sapevo dov'era nascosta la
chiave e cos entrai. Rimasi seduta con la schiena contro il piano
per un po', finch non mi sentii in grado di andarmene.
Quando arrivai al mio appartamento, Daisy era ancora sveglia,
con gli occhi gonfi di lacrime perch eri appena andato via. Ti
avevo mancato di venti minuti.
Oliver le stringe la mano. E il giorno dopo?
Sapevo che ci saremmo dovuti incontrare, ma pensai che,
non appena mi avessi visto, avresti capito che era successo
qualcosa. Vederti sarebbe stato terribile quanto guardarmi allo
specchio. E io non ero pronta n all'una, n all'altra cosa.
April rabbrividisce, ritraendo la mano.
 lui quello che avrebbe dovuto vergognarsi, dice Oliver,
alzandosi su un gomito. Lo capisci, vero?
Fino a quella sera, anche se sapevo che ci che facevamo
era sbagliato, avevo sempre creduto che provasse qualcosa per
me, non amore, certo, ma una specie di bisogno, la cosa pi vicina
all'amore che avrei mai ricevuto.
Oliver lascia cadere la testa in un gesto di sconfitta.
Ora le stelle sono pi fioche. Un debole barlume di luce si
allarga sull'orizzonte a est. Non tornai pi l a lavorare, ma
qualche settimana dopo venne al bar dove avevo trovato un
posto e si scus. Non furono proprio delle scuse. Aveva paura
che lo raccontassi a mio padre. Gli dissi di andarsene, altrimenti
avrei chiamato la polizia.
Perch non l'hai fatto?
Non lo so, Oliver. Era solo che non volevo averci pi niente
a che fare. Sospira. Una stella vicina all'orizzonte splende
pi intensamente delle altre. Venere? si domanda April. Oppure
Marte?
Oliver torna a sdraiarsi sulla schiena aprendo braccia e
gambe, lo sguardo fisso in su verso l'universo che sta svanendo.
La sua voce  debole e tesa. In questo momento vorrei
andare dritto a casa sua e ammazzarlo.
Lei rotola sullo stomaco e si appoggia ai gomiti per guardarlo.
 successo tanto tempo fa, Oliver. Io non ci penso pi,
e non dovresti farlo nemmeno tu.
Gira lo sguardo su di lei e le posa una mano sul viso. Apre
la bocca, ma non dice niente.
Oliver, sussurra. Mi ci sono ficcata io in quella situazione.
Non c'era niente che avresti potuto fare.
Lui le attira la testa sul proprio petto. Lei gli si raggomitola
contro, ascoltando il ritmo del suo cuore. Pensa all'allegretto.
Lo sente nella mente.
Dopo un po' gli dice: Tocca a me adesso, giusto?
Che cosa?
Farti una domanda.
Spara pure, acconsente.
Lo sai di cosa si tratta, dice lei.
Lo sente respirare. Per un lungo momento Oliver resta in
silenzio. Non conosco la risposta, confessa infine. Un giorno
ho semplicemente smesso.
Quale giorno? Come?
Lui si passa le mani tra i capelli, guardando la notte che si
ritrae. Proprio quando April inizia a pensare che non le risponder,
la voce di lui risuona rauca. Quel giorno.
April alza la testa, ma lui non la guarda. Quella sera ci andai
in sala prove, prima di passare da Daisy. Suonai qualcosa
che mi era venuto in mente durante il giorno. Era un brano
oscuro e intenso, diverso da tutto ci che avevo composto prima
di allora. Non so come mi sia venuto. Quando finii, mi resi
conto che stavo piangendo. Non avevo idea del perch. Nel
petto sentivo un dolore cos forte che riuscivo a malapena a respirare.
Dovevo andarmene da l. Non trascrissi mai quella
canzone. Andai direttamente da Daisy perch volevo dimenticare
ogni cosa, tutta quell'estate, la morte di mia madre. Te.
Si porta una mano al viso, coprendosi gli occhi.  successo in
quel momento, vero? Mentre ero in sala prove.
Non lo so. Non ha importanza. Mi sembra normale che
sentissi delle cose molto forti; il giorno dopo saresti partito per
il college.
No, c'era dell'altro.
April chiude gli occhi, ascoltando il suo cuore martellante.
Quella fu l'ultima volta che suonai, dichiara. In seguito,
mi bastava guardare il pianoforte per sapere che se n'era
andato.
April gli stringe la camicia nel pugno. Dopo qualche minuto
si tira su a sedere e lui fa altrettanto. Ha un freddo incredibile
ed  tutta indolenzita. Capisce che anche lui si sente cos.
Fissano un punto nel cielo che  un miscuglio di salmone, albicocca
e pesca. Una singola goccia di luce fluida appare all'orizzonte,
splendente e dorata.
Lo senti? dice April. Ci stiamo muovendo.
Lui la guarda.
No, continua lei. Non guardare me, guarda il sole. Lo
vedi?  fermo. Stiamo ruotando verso di lui. Adesso lo senti?
Oliver tiene fisso lo sguardo. La goccia di luce sanguina rapidamente,
ingrandendosi finch l'intera orbita appare aggrappata
all'orizzonte attraverso un unico filo dorato. Poi, lasciando
che la luce liquida torni alla sua sorgente, la corda si
spezza e la terra comincia a girare liberamente, scivolando in
modo graduale verso il basso.
Lo sento, risponde lui.
Continuano a guardare, mentre la roccia sotto di loro fluttua
in avanti, incontro alla luce. Piano piano l'orizzonte scende
di tre, quattro e poi cinque lunghezze sotto il sole immobile.
Ci conviene andare, suggerisce infine April, prima che
rimaniamo imbottigliati nel traffico dell'ora di punta.
Ora il cielo  pi luminoso. Oliver le rivolge uno sguardo
assorto. Sul contorno del suo viso non rasato brilla una luce
fragile, appena nata. Credo che tu abbia ragione, risponde
riluttante.
Mentre scendono dalla collina, si alza una brezza che sparpaglia
le foglie secche ai loro piedi. I capelli di lei fluttuano in
ogni direzione. Non parlano per l'intero tragitto. Una volta in
macchina, di colpo tutto diventa silenzioso. Oliver fissa le
chiavi, senza avviare il motore.
Avrei ancora una domanda, dice lei.
Lui la guarda incuriosito, quasi speranzoso.
Quello che hai detto su mio padre non lo pensi sul serio,
vero?
D'un tratto Oliver si acciglia e accende il motore.
Allora?
Se avessi letto il diario di mia madre, capiresti perch penso
che sia possibile.
 che proprio non ci arrivo, Oliver. Perch dovresti pensare
una cosa del genere?
 chiaro che non voglio crederci, ma devo essere realista.
Ascolta, so che mio padre ha fatto delle cose piuttosto
spregevoli, ma voleva bene a tuo padre. Non sarebbe mai arrivato
a tanto.
Ti restituir il diario, dichiara, immettendosi sulla strada.
Cos lo vedrai da te.
No, non voglio leggerlo. So gi pi di quello che lei avrebbe
voluto.
Lui le lancia un'occhiata. Che significa?
Non lo so. April guarda fuori dal finestrino.
Non lo sai?
Le cambiavo la padella, le pulivo i capelli dal vomito. Non
penso desiderasse un'ulteriore invasione della sua privacy.
Sai qualcosa di quella relazione?
Abbastanza da essere sicura che non si trattava di mio padre.
E di chi allora?
April non risponde. Oliver scuote il capo. Il resto del viaggio
fino a casa trascorre in un imbarazzato silenzio.
Non vuole addormentarsi di nuovo, ma prima che possa
rendersene conto, sente le dita di lui sul proprio braccio.
Ehi, le sussurra.
Lei apre gli occhi, vede il suo palazzo e borbotta. I pendolari
salgono a frotte le scale che portano alla banchina dei treni,
i volti stoici e consumati. Guarda l'orologio. Sono gi le otto
e venti. Devo sbrigarmi, dice. Loschino ha bisogno di
uscire.
Lui si morde un labbro, guardando un uomo che stringe in
mano una valigetta mentre attraversa la strada di corsa. Non
abbiamo mai preso quella tazza di caff, le fa notare.
Magari la prossima volta, replica lei ironica; sa che non
ce ne sar un'altra.
Oliver non sorride. Invece si allunga verso di lei e le d un
casto bacio sulle labbra. April avverte il calore di lui fluirle
dentro. Il bacio dura dai cinque ai dieci secondi, ma in quell'arco
di tempo lei sente passare tutta una vita. In un istante,
quello in cui l'uomo imprecando perde il treno, cento anni
fluttuano dentro l'auto e subito scivolano fuori.
Poi entrambi si ritraggono, allontanandosi consapevolmente
l'uno dall'altra. Oliver fa un sorriso triste.
Lei si tocca la bocca, impacciata. Oliver, gli dice. Andr
tutto bene. Vedrai. La vita matrimoniale ti piacer.
Gi, annuisce lui, tamburellando le dita sul volante.
Allora ci vediamo.
Certo, replica lui. Ci vediamo.
Lei apre la portiera.
Ehi, la richiama. Non credere che non l'abbia notato.
Notato cosa?
Che tu mi hai fatto due domande e io soltanto una.
Lei lo guarda stupita.
Va bene, dice Oliver. Vorr dire che l'accrediter sul
mio conto.
Ma davvero, fa lei.
Ancora non so quale sia la domanda, ma conserver la ricevuta
di versamento.
April fa un sorriso incerto e chiude la portiera dietro di s.

 Capitolo 34.

Oliver  in anticipo, il fioraio  ancora chiuso. Cammina
per mezzo isolato fino al negozio di abiti da cerimonia. L'auto
di Bernadette  parcheggiata lungo la strada. Entra dalla porta
del negozio e si ferma. Una bassa pedana  sistemata di fronte
a uno specchio a tre facce sulla parete di fondo. Una delle amiche
di Bernadette sta provando l'abito da damigella d'onore.
Oliver non ricorda il suo nome, anche se ovviamente dovrebbe
saperlo. Accovacciata a terra, una sarta dai capelli grigi sta infilando
degli spilli nell'orlo dell'abito.
Ehi, Oliver, dice la ragazza, vedendolo nello specchio.
Lui le fa un cenno di saluto imbarazzato.
Bernadette si sta cambiando. Arriva tra un attimo.
Lui annuisce e crolla su una sedia.
Bello, no? La ragazza piroetta sulla pedana, facendo
schioccare la gomma da masticare. Organza di seta, importata
dall'Italia.
La sarta, con uno spillo tra i denti, lancia alla ragazza uno
sguardo seccato.
Adorabile, risponde Oliver. E talmente stanco che potrebbe
addormentarsi su quella sedia.
Oliver, lo chiama Bernadette, uscendo dal camerino.
Che ci fai qui?
Il timbro della sua voce lo fa rabbrividire. Sono arrivato in
anticipo per il fioraio.
Un attimo prima e mi avresti vista con l'abito da sposa!
Gli d un lieve bacio sulla guancia e gli tira un lobo. Appare riposata
ed  vestita impeccabilmente. Mi aiuteresti a portarla
in macchina? dice indicando una grossa custodia per abiti in
vinile.
Oliver si rimette gli occhiali da sole e solleva la custodia
dalla sbarra. E enorme e pesa almeno tredici chili. Bernadette
gli tiene aperta la porta e saluta l'amica. Lui regge la custodia
sulle braccia come se fosse un corpo.
Star meglio nel tuo bagagliaio che nel mio, osserva Bernadette.
Ti spiace?
No. Ho parcheggiato all'inizio della via.
Lei apre il bagagliaio e lui vi adagia dentro la custodia.
Oh. Bernadette si abbassa gli occhiali da sole sul naso.
Resta a bocca aperta, riconoscendo gli abiti che Oliver indossava
la sera prima.
Lui avverte una sensazione di indebolimento al petto, non 
esattamente rimorso, piuttosto dolore; Bernadette merita di
meglio. Il fioraio non pu aspettare? le domanda in tono
gentile. Ti vorrei parlare.
Lei richiude la bocca e spinge indietro gli occhiali sul naso.
Il volto le si imporpora dalla base del collo all'attaccatura dei
capelli. E stato difficile fissare l'appuntamento.
Una volta nel negozio, Bernadette passa in rassegna i dettagli
delle composizioni floreali con atteggiamento pratico: gerbere
e saponarie sui tavoli, rose bianche per gli amici dello
sposo, mazzolini di orchidee per le nonne. E composta e professionale,
ma lui la conosce abbastanza bene da notare che ha
la voce roca. Oliver si prepara ad affrontare un pianto, una
volta in macchina.
E invece Bernadette non piange. Oliver la segue al suo appartamento
e porta la custodia dell'abito per tre piani di scale
fin dentro casa. Abbiamo solamente quarantacinque minuti
prima che i miei genitori arrivino qui a pranzo, gli rammenta
lei, raddrizzando l'argenteria che ha gi disposto sulla tavola.
Il tuo blazer blu  in camera da letto. Non ricordo se hai lasciato
qui qualche cravatta. E non dimenticare di raderti.
Oliver apre il guardaroba e si rende conto della sua inutilit;
quand'anche fosse vuoto, non sarebbe comunque abbastanza
grande per il vestito.
Mettilo nella vasca, dice lei. E tira la tenda della doccia.
Oliver porta in bagno l'ingombrante custodia e la depone
con cura dentro la vasca. Quando torna in sala da pranzo, Bernadette
sta controllando un bicchiere da vino alla volta in cerca
di eventuali impronte.
Le tocca le spalle da dietro. Bernadette.
C' una camicia pulita nell'armadio.
Non vuoi sapere perch ne ho bisogno?
Lei si copre il volto con le mani.
Ho fatto quello che mi hai chiesto, le risponde. Le ho
detto che non sarei pi andato al parchetto dei cani.
Capisco e, a quanto pare, ti ci  voluta tutta la notte per
farlo.
Siamo andati in una tavola calda, spiega lui. Per un attimo
resta stupefatto dalla velocit e dalla lucidit della propria
bugia. Eppure sente di essere onesto. L'essenza di quanto sta
dicendo  vera. Avevi ragione, avevamo delle cose da sistemare,
roba vecchia di quando eravamo bambini, ma ora l'abbiamo
fatto. Sono sollevato, quindi spero che lo sia anche tu.
Mi sentirei meglio, Oliver, se non indossassi gli abiti di ieri.
Mi dispiace, Bernadette. A volte faccio le cose in maniera
stupida, ma le mie intenzioni sono sincere. Volevo buttarmi
tutto alle spalle e cos  stato.
Cos, semplicemente, dice lei.
S, Bernadette. Te lo giuro.
Lei scuote la testa avvilita.
Ascolta, lo so che  stato difficile per te. Se hai bisogno di
un po' di tempo...
Non c' tempo, ribatte lei in tono brusco. Le partecipazioni
sono state spedite. Siamo gi bell'e sposati.
Oliver fa un passo indietro, sbalordito. Non  questo che
intendevo.
Ho fatto la mia scelta il giorno in cui mi hai chiesto di diventare
tua moglie. Credevo che fosse lo stesso per te.
Infatti, Bernadette. Non  cambiato niente.
Lei lo fissa un momento con un'espressione frastornata, le
guance coperte da un velo di umida lucentezza. Giurami che
non le parlerai mai pi.
Lui esita, una mano sul cuore. E un po' difficile, Bernadette.
Potremmo incontrarla durante le vacanze, al compleanno
di mia nonna, in occasioni del genere.
Mi riferisco alle conversazioni private, alle telefonate, alle
tavole calde e a quel cazzo di parchetto dei cani.
Oliver cerca di non mostrare il proprio sbalordimento.
Non ha mai visto il volto di Bernadette cos contratto, con una
vena azzurra che le sporge sulla fronte. Va bene, acconsente
lui. Sono d'accordo.
Lei si butta tra le sue braccia e comincia a piangere. Che
razza di idiota che sei! esclama. Se solo ti fossi cambiato
quegli stupidi vestiti!
Oliver l'abbraccia. Bernadette, le sussurra. Te ne avrei
parlato comunque.
Tu non sai un bel niente sull'essere sposati. A volte  necessario
risparmiare i sentimenti di una persona.
Allora mi dispiace. Ho molto da imparare.
La tiene stretta a lungo. Bernadette tira su con il naso, il viso
sprofondato nella sua camicia. Sulle pareti intorno a loro ci
sono i disegni dei bambini di lei, tutti ugualmente allegri, una
sequela di arcobaleni e uccelli azzurri. Che cosa ne fa, si domanda
Oliver, dei vulcani in eruzione e dei mostri senza testa?
Oliver, gli dice. Posso dimenticare ogni cosa se mi assicuri
che non provi niente per lei.
Lui le accarezza la schiena, toccando la curva familiare della
sua colonna, le piccole spalle.
Bernadette fa un passo indietro, guardandolo in attesa di
una risposta.
S che provo qualcosa, le risponde. Per si tratta di
dolore, nostalgia, tutto un groviglio di cose, compreso il senso
di colpa, immagino. Ma non amore, non quello che provo
per te.
Lei stringe gli occhi.
Bernadette. L'afferra per le spalle. Ho intenzione di essere
tuo marito per tutta la vita. Vivremo anni meravigliosi e
probabilmente anche altri pi difficili. Avremo dei figli e sar
bello. Saremo felici. Lo sento pi di quanto non abbia mai sentito
niente. Ora ci crede davvero. Ne  assolutamente certo.
Lei sorride, finalmente, gli occhi amorevoli e gonfi. Anch'io
a volte penso ai bambini, rivela, soffiandosi il naso. Mi
domando a chi assomiglieranno.
Un'immagine affiora alla mente di Oliver, una bambina con
i capelli color onice e gli occhi come zaffiri che corre ridendo
lungo una spiaggia. In un respiro lascia scivolare via quell'immagine,
quasi fosse una parola scritta sulla sabbia. Saranno
biondissimi e pieni di lentiggini, afferma lui. Come te.

 Capitolo 35.

April tampona con un asciugamano i capelli umidi della
nonna e ne pettina con cura le lucide ciocche. La passeggiata
che hanno fatto attorno all'isolato l'ha stancata e ora comincia
ad appisolarsi.
Cerca di tenere ferma la testa ancora un paio di minuti,
dice April, tirando fuori i bigodini. Abbiamo quasi finito.
Che cosa sto facendo, secondo te? replica la nonna. Alla
radio c' Frank Sinatra, il preferito della nonna. La canzone parla
della primavera. April dovrebbe oramai conoscerne il titolo.
Nonna, si azzarda April. Vorrei farti una domanda.
Hmm? fa lei risvegliandosi.
Dopo che quel soldato ti ha baciata nella tavola calda,
comincia in tono incerto, come hai fatto ad andare avanti?
Te l'ho detto. Non ho mangiato per un mese. Ho perso
nove chili.
Era come se tutto il tuo corpo fosse sottosopra, come se le
cellule avessero cambiato posto?
La nonna si volta e la guarda in faccia. Chi  lui?
Nessuno, risponde April arrossendo. Sto parlando per
ipotesi.
 proprio cos, conferma la nonna. Per tutta la vita sei
gialla. Poi un giorno sfiori qualcosa di blu, lo tocchi appena,
ed ecco che per il resto della tua esistenza sei verde.
April fa un sorriso curioso.
Per non  un esempio calzante, continua la nonna.
Perch ognuno di noi ha dentro di s tutti i colori dell'arcobaleno,
anche se per ciascuno sono disposti in modo diverso,
ovviamente. Il bacio non fa altro che renderli pi concentrati e
cos intensi che pu diventare difficile guardarli. O, per meglio
dire, sentirli. Come un tramonto sul Mediterraneo.
April riflette su quelle parole.
Ma li devi comunque sentire, conclude la nonna. Altrimenti
avvizzisci dentro.
Ora ho finito, nonna, dice April, mettendo via i bigodini
avanzati. Vuoi fare un pisolino?
Ricordati di lui, April. Anche quando non riuscirai pi a
vedere l'immagine del suo viso, gli devi dedicare le tue preghiere
e cos lui a te. E non sto parlando di stupidaggini sentimentali.
N di fantasticherie. Prega per i momenti pi duri
della sua vita, per gli anni di trincea, quando  rintanato in un
nascondiglio, quando suo figlio  malato o quando scopre di
avere un cancro. Nessuno sfugge alle disgrazie, ma un bacio
come quello ti pu bastare per tutta la vita. Alza lo sguardo
su April. Non sto dicendo che ci penserai in ogni momento.
 solo che ti lascia diversa da come ti ha trovata.
April le d una lieve pacca sulla spalla e l'accompagna in
camera. Nonna, le confida, mettendola a letto. So che mia
mamma e mio pap hanno fatto del loro meglio e non sto dicendo
che non siano stati dei bravi genitori. Per voglio tu
sappia che ogni briciolo di buonsenso che posso aver raccolto
lungo la strada viene da te.
Abbassa lo sguardo per vedere la sua reazione e la sente
russare con un gorgoglio. Sorride, sistemandole le coperte. 
naturale, pensa. La nonna ha sempre l'ultima parola.

 Capitolo 36.

All'inizio Oliver era rimasto sconcertato da quel posto, un
palazzo restaurato del diciassettesimo secolo trasformato in ristorante,
con i soffitti bassi e i pavimenti irregolari. Il focolare
 talmente grande che ci si sta dentro in piedi. Per Bernadette
se ne era innamorata e aveva aiutato Oliver a scorgerne il fascino.
La cena prenuziale comprende quattro tavoli da otto persone,
con un piccolo spazio vuoto al centro per ballare. Hanno
tutta la sala per loro.
Gli unici a danzare sono Al e la nonna. A quanto pare, Al 
stato un po' troppo generoso nel riempirle il bicchiere. La trascina
di qua e di l come una ragazza, con tanto di casqu e piroette.
La nonna protesta, ridendo e dandogli di tanto in tanto
delle pacche. Il suo sorriso potrebbe illuminare una citt. Oliver
immagina il fascino radioso che doveva avere da giovane.
Non lo ha perduto. L'alcol rende i suoi movimenti pi fluidi e
agili di quanto non siano da anni. Ma anche approssimativi e
instabili. Non appena la nonna inizia a perdere l'equilibro, Al
l'afferra.
Seduta per conto proprio, April li osserva con un sorriso
vago. Senza dubbio  stata lei a pettinare la nonna, a farle indossare
quel raffinato completo di gabardine, le scarpe ortopediche
e i collant con la cucitura. April  appoggiata al tavolo e
sta giocherellando con le nacchere che la nonna ha suonato
poco prima. Sono una buona terapia per la mano colpita dall'ictus.
Le maneggia maldestramente, ma di tanto in tanto con
un tocco di precisione tale da rendere evidente che un tempo
padroneggiava quell'arte.
I piatti del dolce vengono portati via e le persone cominciano
ad andarsene a una a una, dando baci della buonanotte a
Oliver e Bernadette e facendo loro gli auguri per l'indomani
mattina. Mi fa male la faccia a furia di sorridere, bisbiglia
Bernadette, sfregandosi gli zigomi. Indossa un abito di pizzo a
collo alto, fatto a mano e bagnato nel t per conferirgli una sfumatura
di antichit. Ha i capelli raccolti in una treccia alla
francese e indossa un paio di classici orecchini di perla.
April aiuta Al ad accompagnare la nonna a una sedia. La
nonna sembra stordita e un po' affannata; chiede dell'acqua.
April si inginocchia, le apre il velcro delle scarpe e le massaggia
i piedi. Lei si tocca i capelli per vedere se i suoi riccioli sono
ancora a posto e si tasta gli orecchini per assicurarsi di non
averli persi. Al le strofina le spalle, le sue mani grandi sull'esile
corporatura.
Oliver si alza e li raggiunge. Avvicina una sedia e si accomoda,
prendendo la mano della nonna. Te la cavi ancora bene
con il ballo, nonna.
Lei alza gli occhi al cielo e sorride. Oliver, gli dice, dandogli
un buffetto. Ha il volto arrossato e Oliver si domanda se
Al non l'abbia fatta affaticare troppo. La nonna lancia uno
sguardo a Bernadette dall'altra parte della sala. Da quella distanza
i capelli di lei sembrano quasi bianchi, la stessa tonalit
dell'abito che indossa, il che le d un'aria aggraziata e soprannaturale.
Oliver, gli chiede. Sei nervoso?
Non esattamente. Si volta a guardarla.
Io ero nervosa quando ho sposato tuo nonno. Pensavo: 
troppo bello per essere vero. Ci sar senz'altro qualche intoppo.
Oliver sorride.
Era un brav'uomo, tuo nonno. E tuo padre  uguale a lui.
Questo perch tu l'hai cresciuto bene, osserva April. Ha
il piede della nonna in grembo e le sta massaggiando le dita,
incurante del fatto che il suo vestito potrebbe sporcarsi strisciando
sul pavimento. E di un rosso cupo, un colore che ci si
aspetterebbe da April, bench in realt lo indossi di rado. La
maglia di cotone avvolge le sue forme, evocandole senza essere
aderente, e l'orlo  appena sopra il ginocchio.
Basta, protesta la nonna, ritraendo il piede. Vuoi che
metta in imbarazzo Oliver davanti ai suoi parenti acquisiti?
April fa un sorriso breve e tranquillo, molto simile a quello
della nonna. Le rimette gi la gamba con una carezza e incrocia
gli occhi di Oliver. Nel petto di lui si irradia il calore.
 uno sguardo immediato e spontaneo, eppure contiene tutto.
Dovresti stare senza scarpe, suggerisce April alla nonna.
Hai i piedi gonfi.
Come no, replica la nonna. E uscire nel parcheggio scalza?
Ti porto in braccio, dice Al. La gente penser che sei la
mia fidanzata ubriaca.
La nonna scaccia con un gesto la mano di lui. Si tocca di
nuovo i ricci, mentre April le infila le scarpe. April, la mia acconciatura
si sta disfacendo.
Te la sistemo domattina. Non dimenticare di puntare la
sveglia. Non possiamo arrivare in ritardo al matrimonio.
Oliver non si sposerebbe senza di me, giusto? La nonna
gli stringe la mano.
Mai, risponde lui.
April si rialza. Oliver fa per aiutarla, ma poi ci ripensa.
Mentre lei sta per sedersi, Al si infila sulla sua stessa sedia,
spingendola da un lato, bench ce ne siano diverse vuote. La
sapete la novit? dice Al.
Di che si tratta? domanda Oliver, bevendo un sorso dell'acqua
della nonna.
Ho mandato il mio curriculum al Globe e la settimana scorsa
mi hanno chiamato per un colloquio.
Il Boston Globe?
Mi hanno offerto il lavoro ieri.
Oliver non  del tutto sorpreso. Al aveva frequentato la Boston
University e la citt gli era sempre piaciuta. Congratulazioni.
 la cosa migliore, continua Al, mettendo un braccio attorno
alle spalle di April,  che Rose verr con me.
Oliver per poco non si strozza con l'acqua.
Che cosa? dice la nonna.
Al, interviene April, spingendogli via il braccio. Non ho
detto questo.
Per intanto viene a farsi un giro. Al strizza l'occhio.
Sono perfino andato a vedere un appartamento per lei a
Nahant, proprio accanto all'oceano. Nessuno potrebbe rifiutare.
Oliver si porta un tovagliolo alla bocca, schiarendosi la
voce.
Stai bene? gli chiede Al.
Mi  andata di traverso, risponde, bevendo un altro sorso.
April? dice la nonna.
Stai tranquilla, replica lei. Non vado da nessuna parte.
April rivolge ad Al uno sguardo seccato. Ora  meglio che andiamo,
aggiunge, dando una pacca alla mano della nonna.
Domani sar una giornata piena.
Mi porta a casa Hai, dice lei.
Ne sei sicura? le domanda April, girando lo sguardo per
la stanza.
Ne  sicura, si intromette Al. Andiamo a farci il bicchiere
della staffa, io e te.
No, ribatte April. Sono stanca.
Soltanto uno, insiste lui. Oliver, vieni con noi? Dopotutto
 la tua ultima notte da scapolo.
Oliver lancia uno sguardo in direzione di Bernadette e la
vede venire verso di lui.
Dai, lo supplica Al.  mio dovere di testimone portarti
fuori a bere. Faremo uscire Rose da una torta.
April gli d una gomitata. Bernadette appare al fianco di
Oliver. Lui le prende la mano. No, grazie, risponde Oliver.
Vorrei risparmiare le energie per domattina.
Bernadette d la buonanotte ad Al con un bacio. Spero
che tu abbia intenzione di ballare con la sposa domani.
Non mancherei mai. Le rivolge un largo sorriso, tuttavia
privo di convinzione.
Bernadette si volta verso April. Oliver cerca di individuare
segni di gelosia o di risentimento, ma gli occhi di Bernadette
sono limpidi e il suo sorriso sincero.  commosso dalla sua generosit.
Qualunque cosa fosse quella furia che l'aveva posseduta
alcune settimane prima, ora  svanita. Bernadette  tornata
a essere se stessa, garbata, buona d'animo ed elegante. Lui le
stringe la mano e lei ricambia il suo gesto.
Vieni a casa dei miei domattina, se vuoi che ci vestiamo insieme,
propone Bernadette ad April. Ci saranno una parrucchiera
e una truccatrice.
Grazie, le risponde April, ma devo preparare la nonna.
Ci vediamo in chiesa, se per te va bene.
Oliver si rende conto dello sforzo che Bernadette sta compiendo
per essere gentile. Ne  mortificato.  probabile che in
futuro si trasferiranno in California e, a parte qualche viaggio
di tanto in tanto, April torner ad appartenere al suo passato.
Ricorda a se stesso che erano trascorsi anni interi durante i
quali aveva a malapena pensato a lei. E che in quegli anni era
stato perfettamente felice. Perfettamente. E normale che ora si
senta triste; il matrimonio non significa soltanto abbracciare il
futuro, ma anche lasciar andare il passato. Lo sanno tutti.
Guarda April e Al andarsene. Non appena superano la porta,
Al le mette un braccio attorno alle spalle con un gesto rude.
Pensa a Boston e a quello che potrebbe accadere ora che lui si
sposa. Dice a se stesso che non ha alcuna importanza.
Mi sembra che sia andata bene, dichiara Bernadette,
quando tutti se ne sono andati.
Oliver annuisce.
Raggiungono l'auto. Il parcheggio  vuoto, eccetto per alcuni
veicoli, tra cui due gi in fondo, avvolti nell'oscurit. Oliver
riesce a vederli a stento.
Sei silenzioso, osserva lei.
Sto bene, dice lui. E tu? Un po' di tremarella?
Spero soltanto che la mia acconciatura venga bene.
Bernadette, se c' una cosa sicura,  che sarai perfetta.
Lei sorride, ma la sua espressione non  felice, pensa Oliver.
Le apre la portiera.
Lo sai che ti amo, vero? le dice.
Certo. Bernadette ride, dandogli un altro bacio.
Come sei bella stasera.
Me l'hai gi detto. Gli accarezza una guancia. Chiss
quando i miei bambini vedranno l'abito domani. Saranno cos
contenti. Me li immagino gi a giocare con lo strascico.
Sei la loro principessa, osserva lui.
Non aspettarti una cerimonia tranquilla, per, lo avvisa.
Non posso giurarti che alcuni di loro non si metteranno a fare
le ruote nella navata.
Oliver sorride. Magari ne far qualcuna anch'io.
Lei fa un sorriso triste e poi abbassa lo sguardo, coprendosi
gli occhi. Vorrei solo che mia sorella fosse qui.
Lui la stringe tra le braccia.
Sto bene, gli dice. E se domani dovessi rovinarmi il
trucco piangendo, sei autorizzato a spararmi.
Non truccarti affatto, le suggerisce. Non ne hai bisogno.
Sei cos bella. Non capisco come mi sia capitata una simile
fortuna. Che cosa ci fai tu con me?
Il sorriso di lei si spegne. Lo guarda. Non saranno tutte
rose e fiori, Oliver. Il primo anno in genere non lo . Ma ce la
caveremo. Avremo un buon matrimonio.
Oliver annuisce. Ha le lacrime agli occhi, ma non capisce
come ci siano arrivate. Lei gli prende il volto tra le mani e gli
d un bacio su ogni palpebra. Accidenti, guarda come sono
conciato. Si mette a ridere, strofinandosi gli occhi.
Sei una brava persona, Oliver. Qualsiasi cosa ci capiter,
l'affronteremo.
Lui annuisce di nuovo e si asciuga delle gocce dal mento.
Lei lo osserva per un lungo momento.
Bernadette, le dice in tono solenne. Spero soltanto di
essere quello che meriti.
Lo sei, replica lei senza esitare, e anche di pi. Lo bacia
un'ultima volta e sale in macchina. Ci vediamo in chiesa.
Oliver le fa un cenno di saluto con la mano e la guarda andare
via.
Resta da solo nel parcheggio, inchiodato sul posto dall'affollarsi
delle stelle sopra di lui e dalle foglie che si sbriciolano
sull'asfalto. Solleva le mani sopra la testa e chiude gli occhi,
avverte l'aria fresca sulla pelle, la carezza dolce e impietosa
della brezza.
Sente dei movimenti intorno alle altre auto gi in fondo. I
suoi occhi si sono abituati all'oscurit e per un attimo gli sembra
di intravedere una berlina bianca e una Jeep rossa. Se
April e Al fossero ancora l, si unirebbe a loro? Perch dovrebbe
anche solo prenderlo in considerazione?
Le auto non sono le loro. Due adolescenti che lavorano nel
ristorante si avvicinano con passo lento, ridendo e strusciandosi
fianco contro fianco. Il ragazzo prende la ragazza per mano.
La addossa al muro di mattoni dell'edificio, i capelli di lei incorniciati
dall'edera, e la bacia fino a quando Oliver sente le
ginocchia cedergli. Avvia il motore della sua auto e ingrana la
retromarcia.
Non intende illudersi. E ovvio che Bernadette meriti di meglio,
ma far tutto quello che pu per essere alla sua altezza.
Forse con il tempo riuscir a diventare l'uomo che lei pensa
che sia.
Proprio mentre sta per andarsene, nota un'altra auto nel
parcheggio. Un tizio piuttosto alto sta caricando degli scatoloni
nel bagagliaio di una vecchia station wagon. Ha un'aria familiare.
Una strana sensazione si impadronisce di lui. Torna
nel punto in cui era posteggiato e osserva l'uomo. Poi scende
dall'auto e va verso di lui. Il tizio, chino in avanti, si rialza di
scatto per la sorpresa. Ehi, Oliver, gli dice. Mi hai spaventato
a morte.
Quincy, dice lui, stupito.
Tuo padre non te l'ha detto? Mi ha chiesto di fornirvi gli
alcolici per la serata. Pare che ne abbia portati troppi. Meglio
che troppo pochi, immagino. Gli rivolge quel suo sorriso gentile
e benevolo. Allora, figliolo,  tutto a posto per domani?
La strana sensazione si fa ancora pi inquietante. Oliver lo
fissa. Ehm, certo, risponde. Mai stato cos pronto.
Allora  meglio che tu vada a casa a dormire un po'. In
bocca al lupo per domani.
Oliver risale in macchina e guarda Quincy andare via. Soltanto
allora gli torna in mente il diario di sua madre, il retro
del bar, l'insistenza di April nel sostenere che non si trattava di
suo padre. Oddio, riflette Oliver, osservando l'auto che esce
dal parcheggio. Era lui.

 Capitolo 37.

Oliver parcheggia dall'altro lato della strada e guarda
Quincy entrare in casa sua. Si domanda se si sia accorto che lo
ha seguito. L'appezzamento di terreno digrada a partire dal
marciapiede, quindi il ranch color ruggine  sotto il livello della
strada. Qualcuno ha radunato con il rastrello un traballante
cumulo di foglie accanto al vialetto e poi lo ha abbandonato in
balia del vento. Al margine della propriet c' una bicicletta
rosa da bambina.
Una donna di bassa statura sulla quarantina gli apre la porta.
 di aspetto asiatico con un ordinato taglio di capelli che le
arriva sotto il mento. Posso aiutarla? gli chiede con circospezione.
In fin dei conti  mezzanotte. Gli occhi di lei si spostano
dal completo di Oliver al suo viso. Ha avuto un incidente?
Oliver si rende conto soltanto in quel momento di essere
bagnato fradicio, con i capelli appiccicati alla fronte e l'abito
gocciolante. Quand' che aveva iniziato a piovere?
La porta si apre un po' di pi e Quincy compare alle spalle
di lei. La bocca gli si spalanca in un'espressione che a Oliver
sembra di spavento. Oliver! esclama. Buon Dio. Pam, questo
 il figlio di Hai, la festa a cui ho lavorato stasera.
Ah, fa lei. Non si sposa tra qualche ora? Guarda l'orologio.
Oliver sa che dovrebbe risponderle qualcosa, ma non gli
viene in mente niente. Si rivolge a Quincy. Possiamo parlare
un momento?
Quincy sgrana gli occhi. Naturalmente, risponde, senza
tuttavia farsi da parte. Vediamo. Possiamo andare nello studio.
Perch non qui? propone la moglie, indicando il divano.
 una bella donna, ha un'aria stanca e forse  pi vecchia di
quanto Oliver non pensasse inizialmente. Vi faccio un t.
 meglio lo studio, insiste Quincy. Per non svegliare le
bambine. Anche Pam si stava preparando ad andare a letto.
Il t non sar necessario, dichiara Oliver. Grazie.
Lei scruta Quincy un momento. Va bene, dice. Allora le
auguro buonanotte.
Una volta nello studio, Quincy non offre a Oliver di prendergli
la giacca. Chiude la porta dietro di loro, esita e poi la
riapre.  meglio che dia la buonanotte alle bambine, nel caso
mi stiano aspettando sveglie.
Rimasto solo, Oliver osserva la stanza. Ha un'aria vissuta,
sul tavolino c' una ciotola di popcorn mangiata per met e dei
pezzi di Lego sono sparsi sul tappeto logoro. Accanto alla finestra
si trova un pianoforte con un libro di esercizi per bambini
aperto sul leggio. Sopra il piano sono esposte delle foto di famiglia:
le bambine, di circa cinque e otto anni, tutt'e due somiglianti
alla madre, e i nonni di entrambe le parti. Accanto c'
un'altra foto color seppia molto pi vecchia, ha la superficie
crepata, ma  incorniciata con cura e ritrae un'anziana donna
cinese con indosso una giacca a collo alto.  minuta ed elegante.
C' per qualcosa che non torna nelle proporzioni di quell'immagine.
Oliver va pi vicino, le sue dita sfiorano il piano, e
allora nota che i piedi della donna sono grandi come limoni.
Sussulta e colpisce accidentalmente i tasti. La dissonanza si
propaga nella stanza.
Quincy entra, richiude la porta e gira attorno al divano,
senza sedersi. S, Oliver, gli dice in tono tranquillo. C'era
qualcosa che non andava negli alcolici?
Oliver si accorge ora di quanto  zuppo e tremante nei propri
abiti. Voglio parlare di mia madre.
Tua madre?
Di mia madre e di te.
Quincy si volta indietro per controllare che la porta sia
chiusa. Che stai dicendo, figliolo?
A quanto pare, non ti fai scrupolo a fare affari con mio padre,
a prendere i suoi soldi.
Dovrei?
Capisco. Perch scoparsi la moglie di un altro dovrebbe
guastare un buon rapporto di lavoro?
Quincy trasalisce. Non so di che cosa stai...
Ho il diario di mia madre. Ho le prove.
Buon Dio, Oliver. Stai parlando di vent'anni fa. Mi sono
gi pentito da tempo.
Voglio sapere com' cominciata.
No, figliolo, non ha alcun senso. Devi andartene.
Oliver si mette a sedere. Vogliamo chiamare tua moglie?
La cosa potrebbe interessarle.
Non ho niente da nascondere. Allora non ero sposato.
Ma mia madre s.
Quello che  accaduto  una cosa nostra. Non ti riguarda.
Hai ragione, ribatte Oliver, alzandosi. E a mio padre
che dovresti spiegarlo. Facciamogli una telefonata.
Aspetta, dice in tono irritato. Va bene. Che cosa vuoi
sapere?
Tutto dall'inizio.
Quincy sospira avvilito. Noi due ci frequentavamo prima
che lei conoscesse tuo padre. Io le facevo l'accompagnamento
in un locale in citt che si chiamava Viva's.
L'accompagnamento?
S, al piano. Avrebbe dovuto continuare a cantare. Sai che
voce aveva. A ogni modo, la gente rinuncia alle cose per le proprie
ragioni.
Oliver lancia un'occhiata al pianoforte.
Mi aveva soprannominato Silver, argento, per via del mio
tocco. E banale, lo so, ma allora il mondo era diverso.
S, pensa Oliver, ricordando il diario. Non gli piace il fatto
che Quincy suoni il piano.  una coincidenza stonata.
Poi conobbe tuo padre e io divenni acqua passata. La relazione
c' stata anni dopo. Nessuno dei due voleva che accadesse.
Fu per nostalgia, immagino. Entrambi provavamo ancora
qualcosa. Ascolta, gli dice. Ora faresti meglio ad andare.
Domattina ti sposi.
E April?
Quincy impallidisce. Si rimette a sedere e a un tratto appare
pi vecchio della sua cinquantina d'anni. Che mi dici di
lei?
Oliver lo fissa.
Era una brava ragazza, April. Una gran lavoratrice. Molto
affezionata a te, ricordo.
So delle molestie.
Sbianca in viso. Non era cos.
Tre anni di abusi sessuali su una minorenne. Potresti finire
in galera per questo.
Quincy diventa paonazzo. Non era come lo fai sembrare
tu. Lei... No, non intendo imbarcarmi in questa discussione.
Per  successo, vero?
No, non so di che parli.
Oliver aspetta.
Tutti facciamo cose di cui non siamo fieri, figliolo.
Oliver si alza per andarsene. Quello che mi lascia sbalordito
 che hai avuto la faccia tosta di restare in contatto con
la mia famiglia per tutti questi anni, picnic, affari, come vecchi
amici. E il modo in cui hai salutato April a casa di mio
padre l'estate scorsa. Non so perch non ti abbia sputato in
faccia.
Una vena diventa visibile sulla fronte di Quincy. Non essere
cos duro con me, Oliver. Te la ricordi com'era allora, le minigonne,
le tette.
Oliver immagina di sferrare un pugno, sente il rumore di
Quincy che cade, steso in un mare di popcorn, una mano sul
naso per fermare il sangue. Ma Oliver resiste. Non  ci che farebbe
suo padre.
Quello che ricordo io, dice,  che era una ragazzina dolce
e senza una madre che le dicesse come vestirsi. Ebbe la sfortuna
di prendersi una cotta per un tizio che riteneva essere una
brava persona e che invece si rivel un pervertito.
Quincy ha un'espressione solo leggermente allarmata. Prima
di dire altro, dovresti sapere che anche lei ha fatto la sua
parte.
Aveva quattordici anni! Oliver pesta il pugno sul tavolino
da caff. Oh, ma scusa tanto. Hai aspettato che ne avesse
diciassette per scoparla sul serio. Un vero gentiluomo.
Non intendo ammettere niente di tutto questo. Ora vattene.
Perch non mi racconti di quella volta sulle scale del magazzino,
Quincy? Qual  stata la sua parte allora?
Quincy fa per aprire la porta dello studio, ma Oliver mette
una mano sulla maniglia. Non sono ancora scaduti i termini
di legge. Lo stupro di minore  un crimine.
Finalmente appare spaventato. Adesso sono sposato, gli
rammenta con voce rauca. Ho dei figli. Non sono pi quel tipo
di persona.
Voglio che restituisci a mio padre tutto quello che gli devi
e che poi discretamente sparisci dalla sua vita. Hai tempo fino
alla fine del mese. E se mai ti azzardassi ad avere ancora dei
contatti con April, stai pur certo che mi far vivo.
Quincy si volta, scuro in viso, e accompagna Oliver all'ingresso.
Ascolta, gli dice. Non so perch questa cosa sia tanto
urgente per te. Per tutti noi  finita molto tempo fa.
Davvero, sono stupito dalla facilit con cui hai messo tutto
a posto, dopo aver rovinato la vita di una ragazza.
Quincy lancia uno sguardo nervoso alle sue spalle. Ascolta,
Oliver. Sappiamo entrambi che, con me o senza di me, April sarebbe
stata comunque la ragazza che era. Non l'ho creata io.
Tu l'hai usata e l'hai danneggiata e, se qualcuno facesse la
stessa cosa a una delle tue figlie, faresti molta fatica a non ammazzarlo.
Quincy indietreggia agitato. Oliver percorre il vialetto in
mezzo alle foglie svolazzanti, sentendo il vento freddo che gli
soffia attraverso gli abiti bagnati. Sa che dovrebbe dormire un
po' prima dell'indomani, ma ora gli appare impossibile.

 Capitolo 38.

La chiesa  gelida, con spesse pareti di pietra fredde al tatto
e un lontano soffitto a volta. Le volute grigioverdi dell'altare di
marmo si accordano con il colore del cielo, coperto e basso.
Sembra pi una giornata di novembre che di met ottobre. Senza
la luce del sole, le vetrate colorate sono spente e ogni pannello raffigura una scena che Oliver non  in grado di decifrare. Le
panche iniziano a riempirsi, com'era accaduto un anno prima.
Forse  solo un'impressione di Oliver, ma sui presenti sembra
aleggiare una memoria collettiva, come se si fossero riuniti per
una commemorazione, invece che per una celebrazione. Buddy
 ovunque. Oliver si ritira in sacrestia ad aspettare.
Il testimone non  ancora arrivato? domanda il prete, infilandosi
l'alba sopra gli abiti secolari.
Non  mai puntuale. Oliver riesce a fare un sorriso. Conosce
il vecchio sacerdote da anni,  lo stesso che ha sposato i
suoi compagni delle superiori e che ha seppellito sua madre e
Buddy. Ha i capelli grigi, qualche chilo di troppo e un sorriso
triste e gentile.
Hai l'aria di non stare tanto bene, osserva il prete.
Non ho dormito, spiega Oliver.
Gli sposi non dormono mai. Sorride, lisciandosi la planeta
sulle spalle. Tua madre sarebbe stata felice di essere qui,
Oliver.
S, ho pensato a lei.
Che signora che era. Una tale grazia. Proprio come la tua
Bernadette.
Oliver sorride, guardandosi i palmi delle mani, mentre il
suo stomaco sembra una betoniera. Avere la tremarella  normale,
pensa. E meglio che vada a cercare mio fratello.
Percorre la navata laterale della chiesa. La gente incrocia il
suo sguardo: il suo allenatore di calcio delle superiori, l'insegnante
di piano, il compagno di stanza al college; persone che
non vede da anni, tutta la sua vita rappresentata. L'agitazione
gli corrode lo stomaco. Si accorge che il proprio sorriso  tirato
e dice a se stesso di rilassarsi. La bambina con le treccine
che c'era alla festa di fidanzamento lo guarda dalla panca con
un'espressione accigliata, forse delusa dal fatto che i suoi capelli
continuino a non essere biondi. Oliver cerca di farle un
sorriso, ma lei non ne vuole sapere. Non avere la sua approvazione
gli sembra un cattivo presagio.
La nonna  seduta su una sedia nel vestibolo posteriore,
con indosso un completo ricamato azzurro pallido e un tocco.
Hai  inginocchiato accanto a lei e le sta facendo aria. Dall'altro
lato c' April con una mano sulla spalla della nonna.
Sta bene? domanda Oliver.
Sto bene, risponde la nonna. Stavo giusto pensando a
un sogno che ho fatto stamattina. Ero su un sentiero in collina
dove andavo a fare delle scampagnate da bambina e Buddy
camminava davanti a me. Mi tendeva la mano per aiutarmi a
scavalcare delle rocce.
Non  in gran forma, dice Hai. Ieri sera si  affaticata
troppo, credo.
Oliver si inginocchia, strisciando a terra le code della giacca,
e prende la mano della nonna.  pallida in viso, gli occhi
un po' persi. Sono i postumi della sbornia, pensa Oliver.
April. La nonna le fa l'occhiolino. Non trovi che sia molto
elegante?
Un bello sposo, ammesso che ne abbia mai visto uno, risponde
lei.
Oliver si alza e la guarda. April indossa un allegro vestito
giallo chiaro e si  raccolta i capelli. Trova che abbia un'aria rilassata.
Nota la catenina che porta al collo e capisce che  quella
della nonna. Deve averla lucidata per l'occasione, perch
non l'ha mai vista tanto splendente.
In bocca al lupo, dice April, dandogli un bacio sulla
guancia. Sulla pelle di lei c' un sentore di mare, ma non appena
si allontana, svanisce. Ora vattene di qui, aggiunge. Porta
sfortuna vedere la sposa.
Una limousine bianca si ferma davanti alla chiesa. I muscoli
di Oliver si tendono, il suo respiro diventa affannoso.
April, le bisbiglia. Devo chiederti una cosa. Mi ci vuole
solo un secondo.
Pi tardi, ribatte lei in tono fermo, lanciando un'occhiata
alla limousine.
Lui le afferra un polso e la conduce in direzione di un'angusta
scala che scende verso i bagni. Lei si ritrae. Una damigella
d'onore volge lo sguardo su di loro e poi lo distoglie, tornando
ad appuntare la rosa a un amico dello sposo. Oliver trascina
April gi dagli stretti scalini.
Una volta in bagno, lei si copre la bocca in un gesto di spavento.
Che cosa stai facendo? sibila. Ci hanno visti.
L'ho scoperto, le dice, mia madre  stata con Quincy.
Oh, mio Dio, Oliver, non capisci che non  il momento?
Non me l'hai mai detto, continua lui, la mano ancora
stretta attorno al polso di April.
Bernadette sta entrando in chiesa!
Avresti potuto dirmi qualcosa, ma non l'hai fatto.
Hai una crisi di nervi? Riprenditi, Oliver.
Non capisco perch me l'hai tenuto nascosto.
Ascolta, quello che devi fare adesso  salire di corsa queste
scale e raggiungere l'altare.
April, non te lo perdoner mai. Le lascia andare il polso
ed esce spingendo la porta.
In cima alle scale, Oliver vede un bianco ghiacciaio fluttuante,
sente il fruscio della seta e del taffet. La nuca di Bernadette
 meticolosamente acconciata in una treccia alla francese adorna
di fiori. Una bambina sulla sedia a rotelle e un bimbo con gli
occhi lontani ridacchiano toccando l'abito, lanciano il pizzo in
alto e lo guardano ricadere gi. Le loro madri li sospingono con
gentilezza dentro la chiesa. Bernadette sfiora la guancia del
bambino che si sta allontanando. Il suo imponente abito bianco
si irrigidisce nel momento in cui lei si gira e vede Oliver.
Al afferra Oliver per una spalla e lo fa voltare. Da questa
parte, dice. Percorrono insieme la navata. I talloni di Oliver
strisciano sul tappeto bianco. Per poco non inciampa. Quelle
maledette scarpe prese a noleggio. Una volta giunti in fondo,
vicino all'altare, lui e Al si girano verso la congregazione.
Sei andato fuori di testa? gli domanda Al in tono pacato,
sorridendo agli invitati.
Hmm? fa Oliver.
Io sono pronto. Tu ci sei?
Presente, risponde Oliver.
Non mi chiedi se mi sono ricordato gli anelli?
Oliver non risponde. La gente gli fa dei cenni di saluto e lui
ricambia in modo vago. L'organista suona una versione sussurrata
del canone di Pachelbel. La madre di Bernadette avanza
lungo la navata accompagnata da Brad. Poi  la volta del padre
di Oliver e della nonna. Lei si muove in modo goffo senza il
deambulatore e i piedi le si incastrano sul tappeto bianco, una
donna diversa da quella che Oliver ha visto ballare la sera prima.
Oliver scruta la folla. Nel vestibolo posteriore intrawede
qualcosa di bianco, un abito che sembra una calotta glaciale.
Chiude gli occhi e prega, ma per cosa?
Suo padre sta avendo difficolt a far percorrere la navata alla
nonna. Oliver va in suo aiuto, bench a met strada si renda
conto che non  il protocollo corretto; lo sposo dovrebbe rimanere
al suo posto. Ma che cosa  pi importante in quel momento?
Afferra l'altro gomito della nonna.
Oliver. Lei gli rivolge un sorriso radioso, dandogli una
pacca sul braccio.
Lui lancia uno sguardo verso il vestibolo dove paggi e
damigelle stanno mettendosi in posizione. Sente risolini e bisbigli,
un tono di felice eccitazione. Di April non c' traccia. D'un
tratto si rende conto che Bernadette lo sta fissando, la sua bocca
congelata in uno spaventoso sorriso di terrore. Distoglie lo
sguardo.
Una volta tornato al proprio posto, si posiziona dritto davanti
all'altare e aspetta la musica dell'organo. Attraverso una
porta laterale, April entra silenziosamente e scivola accanto alla
nonna sulla panca. Una ciocca di capelli le  caduta dal fermaglio
e le scende lungo la guancia in un fragile arco. Oliver
nota che ha dei segni rosei sul polso, l'impronta lasciata dalla
sua mano.
Comincia la musica. Oliver osserva la bambina con i fiori,
una parente di Bernadette, che procede lungo la navata. I presenti
si lasciano andare a commenti adoranti. La ragazzina sulla
sedia a rotelle batte le mani. Poi  il turno di una fila di damigelle
che indossano degli abiti senza spalline di un giallo
tendente al verde. La musica fa una pausa. La gente si alza.
L'organo attacca la marcia nuziale, un motivo che a Oliver non
 mai piaciuto. Bernadette avanza lentamente lungo la navata,
il volto velato, stretta al braccio del padre. Quando solleva il
velo per baciarla, Oliver vede che sta piangendo. Il padre gli
rivolge uno sguardo turbato e gli porge la figlia.
Oliver le sorride, ma lei non incrocia i suoi occhi. Allora le
prende il braccio e si mette di fronte al prete. Bernadette fa
cenno alle damigelle di procurarle un fazzoletto. Oliver le
stringe la mano, ma lei non ricambia il suo gesto. E perch l'ha
vista troppo presto? Pensa a Orfeo. Il sacerdote sta parlando e
tuttavia Oliver lo sente a malapena.
Prima di cominciare, ricordiamo i nostri cari che ci hanno
preceduti nel regno dei cieli, ma che sono presenti nello spirito
per condividere la grande gioia di questo giorno, dice il prete.
In particolare la sorella di Bernadette, Jenny, e il nonno Lawrence,
il nonno di Oliver, Spencer, la madre Avila e il cugino
Buddy. Che riposino in pace.
Oliver sposta il peso, tenendo stretta la mano di Bernadette.
Tutto quello che desidera adesso  poter dire: S, lo voglio,
e farla finita. Cerca di pensare alla luna di miele. Domani
a quell'ora saranno su un aereo.
Ci sono dei bisbigli alle sue spalle. Sente qualcuno che dice:
Buddy?  la voce della nonna. Oliver si volta a guardare, anche
se sa che non dovrebbe. Pallida e debole, la nonna si alza
ed esce sulla navata. Buddy? ripete, la voce stranamente impastata.
Il sacerdote continua a leggere, mentre Hai cerca di riportare
la nonna al suo posto.
Che diavolo significa? protesta la nonna, ora a voce pi
alta. Che riposi in pace?
Sss, va tutto bene, mamma, le sussurra Hai in tono tranquillizzante.
Lasciamo che si sposino.
Oliver non si sposerebbe mai senza Buddy, replica lei, la
voce ancora pi strana di prima. Dov'?
Un chierichetto con le scarpe da tennis che stridono sul pavimento
di marmo dell'altare si avvicina con in mano un bicchiere
di carta pieno d'acqua.
Siediti, mamma, le dice Hai con dolcezza. Non hai una
bella cera.
Lei si siede all'improvviso e in modo goffo, crollando sulla
panca. Dalla congregazione si leva una collettiva esclamazione di
spavento. La bambina con le treccine chiede ad alta voce: Che
cosa  successo, mamma? Hai fa un gesto ad Al, avvicinando all'orecchio
un'immaginaria cornetta, e questi lascia subito l'altare
sparendo dentro la sacrestia. Hai porta il bicchiere di carta alle
labbra della nonna, ma l'acqua le scivola gi da un lato della bocca.
Oliver vede la paura dipingersi sul volto di suo padre.
Il sacerdote annuncia un inno, il numero 47, anche se tutti
sanno che in quel punto non  previsto nessun canto. C' un
momento di pausa durante il quale l'organista sfoglia concitatamente
il suo repertorio.
Il sacerdote va verso Hai, il quale prende la nonna tra le
braccia e scivola fuori dalla panca. April li segue. I presenti
mormorano, sporgendosi a sbirciare.
Nello stesso istante Oliver e Bernadette si guardano, ciascuno
con una candela in mano con cui avrebbero dovuto accendere
insieme il cero nuziale. Le candele colano sul pavimento.
Mentre Oliver si domanda se devono ancora avvicinarsi
al grande cero, Bernadette soffia sulla propria fiamma spegnendola.
Una sensazione di oppressione invade Oliver.
La congregazione continua a cantare, incerta e stonata. Dopo
un po', oltre le vetrate colorate, compaiono delle luci lampeggianti.
Niente sirene, grazie a Dio. Bernadette si volta e va
in sacrestia. Con quello che gli sembra essere il suo ultimo respiro,
Oliver spegne la candela e si dirige verso la porta.
Fuori trova suo padre, suo fratello e il prete. L'hanno portata
al Saint Claire, li informa Hai. C' April con lei.
Non saremmo mai dovuti arrivare a questo punto, dichiara
Al. Avremmo dovuto portarla stamattina.
Ci abbiamo provato, gli spiega Hai. E stata irremovibile.
Dovresti stare con lei, pap, dice Oliver. Vai, se ne hai
bisogno.
Hai guarda la chiesa con un'espressione disperata. Non
posso.
Vai e basta, insiste Oliver.
D'accordo, allora. Se  tutto a posto, vi raggiungo al ricevimento.
Mi dispiace tanto, Oliver.
Chiamaci e facci sapere, gli grida Oliver mentre si allontana.
Alcuni membri della congregazione sono usciti sul prato.
Bene, gli dice il prete in tono grave. Raduneremo tutti non
appena sarete pronti.
Oliver trova Bernadette da sola in sacrestia, con lo strascico
che occupa met pavimento. Sta girando un dito attorno al
bordo di un calice. Il sole comincia a farsi strada tra le nuvole e
sprazzi di colore si riversano sul vestito bianco attraverso un
piccolo rosone.
Bernadette, la chiama, andandole incontro.
Lei lo ferma con un gesto. Come sta tua nonna?
L'hanno portata in ospedale.
Bernadette avvolge il calice con entrambe le mani, studiandolo
con espressione turbata.
Oliver resta assolutamente immobile nella speranza che
non gli crolli tutto addosso. Apre la bocca per parlare, ma lei
di nuovo allunga una mano per zittirlo, facendo frusciare il pesante
abito.
Parlami, le dice infine. E perch ti ho vista?
No, Oliver, risponde. E perch non mi hai vista.
Lui si porta una mano al cuore.
Qualsiasi cosa stesse accadendo gi da quelle scale, non la
voglio sapere. Ti avevo chiesto di non parlarle mai pi e tu non
sei riuscito a resistere nemmeno fino al matrimonio.
Bernadette, c' una spiegazione.
Ho pregato Dio perch mi mandasse un segno, continua
lei, qualcosa che mi confermasse che era la cosa giusta da fare.
Direi che ho avuto pi di quanto mi aspettassi.
No, rimedier a tutto.
Lei fissa il suo anello di fidanzamento.
Ehi, Oliver, lo chiama Al dalla porta. Dobbiamo muoverci.
Il prete ha un altro matrimonio a mezzogiorno.
Non ora, grida Oliver. Dacci un minuto.
Era destino, Oliver. Possiamo dire alla gente che abbiamo
rimandato tutto per via di tua nonna.
Lui resta disorientato.
Bernadette si sfila l'anello dal dito.
Oliver sente il petto che gli si comprime, schiacciato da un
peso enorme.
Gli occhi di lei diventano rossi. Lascia cadere l'anello dentro
il calice. Oliver le si avvicina.
No, dice lei.
Lui si porta una mano al petto; si sente morire. Okay, non
dobbiamo sposarci oggi, ma dammi un'altra opportunit. Possiamo
parlarne.
Mi hai trapassata con lo sguardo, Oliver. Io ero l, pronta a
percorrere la navata, e tu non mi hai nemmeno vista.
Sono proprio uno stupido, Bernadette. Mi dispiace.
Lei si strofina la fronte disegnando dei piccoli cerchi, come
fa quando le sta venendo mal di testa. Alza lo sguardo verso
una vetrata colorata dove le fauci di una balena si stanno richiudendo
sopra un terrorizzato Giona. Oliver crolla in ginocchio.
L'ho capito fin da quando ci siamo trasferiti qui, dal modo
in cui la guardavi. La colpa  mia.
Bernadette, ti sbagli. Per favore, lascia che te lo dimostri.
Oliver, gli fa notare. Lo hai appena fatto.

 Capitolo 39.

I monitor fanno bip. La stanza odora di medicinali. April
stringe la mano illividita dalla flebo della nonna e guarda il suo
viso rigido e pallido. Un tubo dell'ossigeno le entra nel naso;
un altro le aspira del liquido dai polmoni con un debole gorgoglio.
La nonna sussulta e tossisce. April le stringe ancora di pi
la mano. Le  consentito rimanere soltanto cinque minuti. Hai
 stato dentro appena prima di lei. La nonna appare piccola
nel letto, come una bambina. Un lato del labbro le cade verso
il basso; gli arti di met corpo sono paralizzati.
Perch April non aveva fatto qualcosa prima? Aveva capito
che non stava bene fin da quando era arrivata nell'appartamento
della nonna quella mattina. L'aveva trovata seduta su
una poltrona nella nicchia, gi vestita per il matrimonio di Oliver
e con la borsetta stretta in mano, intenta a blaterare il rosario.
Aveva il viso stanco e tirato e non era molto lucida, ma
April aveva attribuito il suo stato alla cena prenuziale.
Gli occhi della nonna si muovono sotto le palpebre, la fronte
tesa. April spera che non stia soffrendo. Nonna, sussurra,
ma lei non la sente.
April china la testa, carezzandole la mano. D'un tratto la
nonna trasalisce e punta gli occhi al soffitto in un'espressione
di terrore, guardando qualcosa che April non riesce a vedere.
Nonna, le dice. Va tutto bene.
La nonna si volta e per un istante vede April. Scuote la testa
a dire no, poi il suo sguardo torna al soffitto e si muove verso
la parete dietro il letto, la testa inarcata come quella di un cadavere
o di un bambino che assaggia la pioggia. April cerca di
non guardare la sua bocca spalancata. Sente il lungo sibilo di
ogni respiro. La nonna solleva la mano buona, tremante, e si
tasta alla cieca intorno al collo, spostando il tubo dell'ossigeno.
April glielo rimette a posto, poi si avvicina alla testata del letto
e si piega in avanti, cos che la nonna possa vedere la sua croce
attorno al collo di April. Stai cercando questa? le domanda.
Le labbra della nonna, ritratte sopra i denti, non riescono a
chiudersi in un bacio, allora April le appoggia il freddo ciondolo
contro la guancia. Il suo alito ha un odore tra il bruciato e
il metallico; la morte ha gi affondato le radici. Gli occhi incavati
sono vigili e risoluti. April vorrebbe udire le sue ultime parole,
ricevere un abbraccio o uno sguardo rassicurante, e invece
vede un'espressione negli occhi della nonna da cui capisce
che quella  la parte che deve affrontare da sola.
Hai entra nella stanza. April non vuole uscire, ma la nonna
annuisce lievemente, come a dirle che pu andare. April le d
un bacio sulla fronte e le stringe la mano, poi bacia la croce e
se la infila nel vestito.

 Capitolo 40.

Quando Oliver arriva a casa di suo padre sta ormai scendendo
la sera. Ha trascorso la giornata a sistemare una serie di
dettagli da incubo: annullare le prenotazioni degli alberghi e i
biglietti aerei, stendere un elenco di faccende che dovr sbrigare
in un secondo momento, come restituire i regali e recuperare
le sue cose dall'appartamento di Bernadette. Il banchetto
di nozze, che non poteva essere annullato, si era svolto senza
di loro.
Nel parcheggio della chiesa il padre e il fratello di Bernadette
avevano afferrato Oliver per le braccia, assicurandogli
che lo avrebbero citato per danni, quarantamila dollari per le
spese nuziali non rimborsabili e altri diecimila per il dolore
causato. Impressionante, aveva pensato Oliver, avevano gi
fatto i conti. Non si era disturbato a spiegare loro che era
stata Bernadette a tirarsi indietro. L'aveva intravista nel chiostro
della canonica, in lacrime tra le braccia della madre. Il
suo primo impulso era stato di correre da lei; era cos strano
non essere lui quello che la consolava. La Jeep di Al  sul vialetto
del padre. Rientrando, Oliver aveva notato che l'auto di
April era ancora nel parcheggio della chiesa, lasciata l dalla
mattina.
La casa  immersa nel silenzio. Il tavolino nell'ingresso  ricoperto
di fiori: il bouquet di una damigella, la rosa appuntata
sul bavero di Al e l'orchidea che la nonna portava al polso. Il
loro profumo lo investe.
Li trova in salotto, in televisione una partita dei Giants che
solo Al sembra seguire. Hai sonnecchia su una poltrona con il
giornale aperto in grembo. Nessuno parla. Hanno ancora addosso
gli abiti del matrimonio, anche se si sono tolti le scarpe e
sciolti le cravatte. Il tavolino  ingombro di piatti e posate
sporchi. Al centro c' uno strato parzialmente mangiato della
torta nuziale con lo sposo e la sposa di plastica ancora intatti.
Oliver si schiarisce la voce. Come sta la nonna?
Il padre e il fratello alzano lo sguardo. Al si morde un labbro.
Hai si strofina gli occhi e richiude il giornale. Nessuno dei
due risponde. Sul tavolino, accanto alla torta, Oliver nota il
tocco della nonna. Sul pavimento il suo deambulatore. Pensa
che dovrebbe sentire qualcosa di terribile. Il padre si alza, attraversa
la stanza con passo stanco e posa una mano sulla spalla
di Oliver.
Oliver si toglie l'ascot e lo butta su un tavolino. Si batte il
pugno sulla fronte, cercando di rimettere in funzione il cervello,
il cuore.
 stato un attacco molto forte, spiega il padre. Nessuno
poteva farci niente.
Oliver si passa le mani tra i capelli. Al spegne il televisore e
si alza. Gli d un leggero pugno sul braccio. Tutto okay?
Sto bene. Oliver cerca di pensare. La nonna ha avuto un
altro attacco,  questo che stanno dicendo? Non riesce a far
entrare nient'altro nel cervello.  avanzata della torta? chiede
scioccamente.
Ce n' per un reggimento, risponde il padre. L'abbiamo
mangiata per cena.
Io devo andare. Al avvolge Oliver in un breve abbraccio,
dandogli una pacca sulla schiena. Oliver si sente a disagio.
Non reagisce. Al saluta il padre con un bacio. Chiamami domani
per la veglia, dice, stringendogli la spalla.
Hai annuisce, fissando il tappeto. Ha appena perso sua madre,
pensa Oliver. Anche lui dovrebbe consolare il padre, fare
un piccolo gesto nei suoi confronti, ma  smarrito.
Al si infila la giacca presa a nolo, troppo stretta per le sue
spalle. Qualcuno pu dare ad April un passaggio fino alla
sua auto?
Ci pensiamo noi, risponde il padre. Per adesso lasciamola
dormire.
Al se ne va. Oliver riaccende la tiv sulla partita. La nonna
 morta, pensa; forse quelle parole sono in grado di fargli accettare
la realt. Mangia un pezzo di torta nuziale e la butta gi
con della birra. Poi ne mangia un'altra fetta e un'altra ancora,
finch non gli viene la nausea.
Durante la pubblicit il padre abbassa il volume. Oliver,
gli dice. Ti va di parlarne?
Oliver beve un sorso. Lei ha cambiato idea, risponde e
alza il volume.
Oliver, insiste il padre. Quand' stata l'ultima volta che
hai dormito?
Lui ci pensa su. Non la notte scorsa. Nemmeno quella prima.
Quanto fa, settantadue ore? Non so, risponde.
Chiudi gli occhi, gli suggerisce il padre, prima che inizi
ad avere delle allucinazioni.
E se tutta quella giornata fosse un'allucinazione? pensa Oliver,
scivolando indietro sulla poltrona. S, doveva essere cos.
Forse suo padre ha ragione, dovrebbe chiudere gli occhi, e
invece riesce a concentrarsi, anche se minimamente, sulla partita
di football, una specie di ipnosi.
Il padre continua a guardarlo. Quando hai voglia di parlare,
fammelo sapere, conclude.
Magari domani, replica Oliver.
Una volta che la partita  finita, va di sopra a vedere se nella
sua vecchia camera da letto ci sono dei vestiti che pu mettersi.
A salire le scale gli fanno male le cosce, ogni muscolo
esausto. Inizia a chiedersi se riuscir mai a dormire di nuovo o
se il suo corpo ha dimenticato come si fa. Nell'armadio non
trova niente che vada bene. Tanto doveva comunque tornare a
casa. Si sta facendo tardi e la nonna  morta.
La porta della stanza di Al  chiusa, quindi capisce che
April si trova l. Lo irrita il fatto che abbia scelto di dormire
nel letto di Al. E allo stesso tempo non la vuole intorno.
Apre la porta. L'abito giallo primula  appoggiato allo
schienale di una sedia. Lei  raggomitolata con un cuscino tra
le braccia e la sottoveste di raso le aderisce al fondoschiena.
Oliver d un calcio al cestino di metallo della cartastraccia.
April balza seduta, una mano sul petto.
Se hai bisogno di un passaggio, io me ne vado tra cinque
minuti, la informa e poi lascia la stanza.
In salotto si rimette la giacca con quelle dannate code che si
impigliano ovunque. Infila l'ascot in tasca, cercando di tenere
a mente che deve restituire il tutto entro l'indomani a mezzogiorno.
D la buonanotte al padre. Non sono ancora trascorsi
cinque minuti, ma se ne va ugualmente.
Sale nell'auto ricoperta di stelle filanti e schiuma da barba.
Sul lunotto posteriore c' la scritta OGGI SPOSI. Qualche ora
prima aveva quasi divelto il tubo di scappamento nel tentativo
di liberarsi delle lattine di birra. La notte  diventata fredda.
Le giornate si stanno accorciando. Tira su il finestrino e accende
il motore.
April esce di casa con indosso il vestito giallo e la giacca del
completo di Hai, che senza dubbio lui aveva insistito per prestarle.
Le maniche le arrivano alle nocche. Ha una scarpa al
piede e l'altra in mano. Apre la portiera, entra e la richiude
sbattendola.
Il suo chignon  mezzo disfatto e il trucco le si  un po'
sciolto sotto gli occhi. Mi avrebbe fatto comodo un minuto in
pi per andare in bagno, gli dice, infilandosi l'altra scarpa.
Oliver esce dal vialetto. Lei prende un fazzoletto dalla borsetta,
lo inumidisce con la lingua e se lo passa sotto gli occhi,
arrossati e gonfi. Si scioglie i capelli e li pettina con le mani,
abbottona la giacca di Hai e tira su il bavero. Oliver potrebbe
accendere il riscaldamento, ma non lo fa.
Non ho ancora chiamato il signor Bergfalk, dice April.
Come faccio a dirglielo?
Oliver supera il limite di velocit, accelerando in corrispondenza
dei semafori gialli. Non mi vuoi chiedere che cosa 
successo? le domanda con voce rauca.
Lei lo guarda sorpresa. Tuo padre me l'ha detto poco fa.
Mi dispiace tanto, Oliver, ma sono certa che cambier idea. 
solo la confusione di questa giornata.
No, replica lui, stringendo le mani sul volante. Non
vuole pi tornare con me. Sente la testa pulsargli, come quando
inizia a svanire l'effetto di una droga.
Dalle tempo. Parlale. C' sicuramente una speranza.
Oggi abbiamo parlato tre volte, le dice. E ogni volta era
pi arrabbiata di prima.
 un inizio.
Oliver sente in bocca il sapore della birra e della torta, un
miscuglio nauseabondo. Svolta bruscamente nel parcheggio
deserto della chiesa. Della gente che passa in macchina suona
il clacson e grida, immaginando che siano due sposini. Oliver
accosta accanto alla macchina di April e si ferma sbandando.
Ha un mal di testa atroce. Si lascia andare un momento contro
il poggiatesta. Non appena chiude gli occhi, la barca comincia
a muoversi e ondeggiare. Un'onda li colpisce di lato e lui d
una testata al finestrino del guidatore. Spalanca gli occhi.
Oliver, ti stai addormentando, dice lei. Lascia che ti accompagni
a casa.
Ho solo bisogno di un po' d'aria fresca, ribatte lui, scendendo.
Va verso il cofano, si mette un braccio attorno alla pancia
e con l'altro si copre gli occhi. Si accorge che April  accanto
a lui. Sei tu la causa di tutto questo, lo sai? le dice.
April si infila le mani tra i capelli. L'ho capito appena sono
arrivata a casa sua, gli spiega. Non aveva una bella cera. L'ho
pregata di lasciarsi portare in ospedale. Lei mi ha risposto che
ci saremmo andati se dopo la cerimonia non si fosse sentita ancora
bene. Che stupida sono stata!
Non  di questo che sto parlando, ribatte Oliver, passandosi
una mano sulla bocca e guardandola negli occhi.
Oddio, dice. Mi dispiace, Oliver. Se  cos sono davvero
mortificata. Ma so che si rimetter con te. Io ho provato ad avvisarti.
Devi ammettere per che ti sei comportato da perfetto
idiota. A cosa stavi pensando?
Non ne ho idea, risponde. Non stavo pensando.
Oliver torna verso la portiera del guidatore, appoggiandosi
all'auto.
Tu non guidi, gli intima lei. Stai dormendo in piedi.
Adesso sto meglio.
April lo conduce verso il sedile del passeggero.
Bernadette mi aveva chiesto di non rivolgerti pi la parola
e io non ho resistito.
Non  troppo tardi, gli assicura, aprendogli la portiera.
Smetteremo di parlarci da questo momento.
Credo che dovremmo farlo davvero, per rispetto nei confronti
di Bernadette, anche se lei non lo sapr mai.
Non essere pessimista, gli dice, aiutandolo a salire in
macchina. Sarete sposati entro marted. Fuggirete da qualche
parte. Ora per mettiti la cintura.
Quanto tempo? le domanda, sprofondando nel sedile.
Da qui a marted?
Per quanto tempo non ci parleremo?
Non lo so. Per il resto della nostra vita? Dammi le chiavi.
Oliver le tira fuori dalla tasca. Sei mesi, per cominciare,
le risponde.  il tempo che serve per smettere di fumare.
April sale al posto di guida. Dev'essere vero quello che gli
ha detto il padre a proposito delle allucinazioni perch a Oliver
sembra di udire un fruscio di taffet.
La nonna avrebbe voluto che ci rivolgessimo al Franklin's
Funeral Parlor. E l'agenzia che si  occupata di Spencer. Ehi,
non ti sei allacciato la cintura, gli dice.
Non sta dormendo; vuole soltanto chiudere gli occhi un
momento. April si allunga sopra di lui per afferrare la cintura.
Oliver sente i capelli di lei sulla propria, l'odore degli aghi di
pino al limite della vegetazione arborea, lo scricchiolio delle
loro scarpe da tennis sulla neve. Fuori dalla chiesa uno sposo e
una sposa si chinano sotto una pioggia di riso ed entrano nella
limousine che li sta aspettando. La risata di Bernadette  sonora
e vivace nella frizzante aria autunnale. Raccoglie lo strascico
dentro l'auto. E lungo chilometri. Lo sposo, estatico, fa un
cenno di saluto alla sua famiglia e sale accanto a lei. La sua
chioma bionda e lo smoking bianco catturano la luce del pomeriggio.
Oliver le infila le mani tra i capelli alla base del collo
e attira la guancia di lei contro la propria finch non sente il
suo orecchio sulle labbra. April, le sussurra. E tutta colpa
tua.
Lei gli d una pacca sul ginocchio. Sss, gli dice, avviando
il motore. Sei mesi, ricordi?
Sono le tre del mattino quando Oliver si sveglia nel vialetto
di casa sua, ancora con la cintura allacciata. Le portiere sono
chiuse e si trova le chiavi in tasca. Una volta dentro l'appartamento,
vaga da una stanza all'altra. Sa che dovrebbe fare qualcosa,
cambiarsi i vestiti, mangiare, andare a letto, ma non ci
riesce. Prende il telefono due volte per chiamare Bernadette,
ma poi ricorda che ore sono. Qualcosa di enorme gli ha investito
il petto, riducendo tutto in polvere.
La casa  piena di regali di nozze. Quelli della sua famiglia e
dei suoi amici erano rimasti l, mentre quelli di Bernadette erano
a casa dei genitori di lei. Vede un pacco piuttosto grande e
piatto con la scritta FRAGILE in diverse direzioni. Ci mette un
momento a riconoscere la calligrafia di April.
Non importa che cosa c' dentro, dice a se stesso, per lo
apre lo stesso.  un grande specchio antico con una cornice
minuziosamente intarsiata. Strano, pensa. Che cosa voleva dirgli
con quel regalo? Lo appoggia sulla mensola del caminetto,
fa un passo indietro e osserva il riflesso di un uomo malconcio
con un abito nero sgualcito, il colorito cereo e gli occhi pi
tristi che Oliver abbia mai visto.  successo, pensa. Ha
completamente distrutto la sua vita.
Si siede sulla panca del pianoforte con aria assente. Un'emozione
a cui non sa dare un nome gli stringe la gola. Pensa alla
donna della fotografia con i piedi fasciati, alla sua espressione
bizzarra e compiaciuta. Perch non aveva venduto il piano
tempo fa? Che senso aveva tenerlo ancora, dopo tutti quegli
anni? Immagina quella donna, il dolore che doveva aver provato
ora dopo ora, anno dopo anno, la forza naturale della sua
crescita costretta in quella prigione, la tensione che doveva
aver permeato tutto il suo essere... e dall'altra parte la convinzione
che stava facendo ci che andava fatto.

 Capitolo 41.

L'aria di fine marzo  fresca e umida, le nuvole veloci cos
basse che sembra di poterle toccare. L'auto attraversa la nebbia
e ne riemerge, percorrendo la strada che sale e scende
lungo il litorale roccioso del Massachusetts. April sta tornando
a casa a studiare. Ha un esame di met semestre domani e
un altro gioved, dopodich ci sar una pausa di due settimane.
Avverte un bisogno impellente di andarsene per qualche
giorno da quella cittadina, di visitare un posto dove non 
mai stata.
Credo che dovresti farlo. Al l'aveva chiamata al lavoro
quel giorno. Anzi, ho una partita a Las Vegas la settimana
prossima. Perch non vieni? Posso darti le mie miglia gratuite.
Per fare? Per giocarci le mie ricchezze? aveva replicato
lei.
No, aveva risposto Al. Per mangiare sushi e sposarci.
Giusto, aveva osservato lei, ridendo.
Quando ti deciderai a prendermi sul serio? le aveva detto.
Ciao, Al, aveva tagliato corto April.
Dicevo davvero per le miglia, aveva ripreso lui. Tanto
non le consumer mai tutte. Muoviti e vattene da questo posto.
Non devi per forza venire con me. Il passaporto ce l'hai, no?
S, ma stavo pensando giusto al Maine.
Allarga i tuoi orizzonti, tesoro. Mi prender cura io del
Loscone.
Grazie, aveva risposto lei. Ci penser.
La macchina procede a singhiozzi e di tanto in tanto si spegne.
Il motore fa un rumore pi brutto del solito, o forse  soltanto
la pioggia che si abbatte sul tettuccio. Dopo un inverno
trascorso vicino al mare, le condizioni della sua auto sono peggiorate,
i parafanghi sono arrugginiti e i cavi elettrici corrosi. A
Buddy non farebbe piacere.  intestata ad April,  lei a pagarne
l'assicurazione, eppure ha ancora la sensazione che si tratti
di un prestito a lungo termine.
Quell'auto  per April un promemoria di tutto ci che ha
fatto o che ha permesso che accadesse. La catena di causa ed
effetto risale non solo ai giorni precedenti la morte di Buddy,
ai freni che non aveva fatto riparare, ma ad anni, a decenni prima.
Se avesse vissuto in modo diverso, immagina, forse Buddy
sarebbe ancora vivo o forse Oliver potrebbe riavere indietro la
sua vita.
La sua solitudine non la preoccupa. La considera un terreno
fertile, un'oasi che era stata assieme a lei per tutti quegli anni,
ma che finora aveva ignorato. L'autoradio aveva smesso di
funzionare poco dopo il suo trasferimento a Nahant e, la prima
volta che era andata in giro senza, si era sentita ansiosa e
sola, la pressione dei suoi pensieri la faceva sentire sul punto di
scoppiare. Non riusciva a dire come la facessero sentire perfino
le cose pi semplici, quale la partenza di Oliver. Era persa.
Adesso, anche se l'autoradio  stata riparata, non la usa. I
suoi pensieri non si muovono in modo lineare, ma seguono un
ciclo, come la marea. Ha imparato a riconoscere le correnti
nella piccola baia vicino al suo appartamento osservando un
masso nell'acqua, asciutto quando la marea  bassa e sommerso
quando  alta.
Si immette sulla sopraelevata. Il mare  increspato e l'aria
salmastra le pizzica le narici. Le raffiche fanno oscillare l'auto e
lei fatica a tenerla in carreggiata. Parcheggia davanti al suo appartamento
e si infila dentro la giacca i libri della biblioteca,
Elizabeth Bishop, Willa Cather e Il fai-da-te dell'autoriparatore.
Il vento  cos forte che non riesce ad aprire la portiera.
Nahant  soggetta a burrasche a causa della sua posizione, una
minuscola penisola protesa nell'Atlantico e collegata alla terraferma
da uno stretto istmo di tre chilometri. April ha scelto
quel posto per il suo suono. Dopo aver vissuto a lungo vicino a
una stazione, non riesce a dormire nel silenzio. Le onde riecheggiano
nel suo appartamento, roboanti come treni.
Quegli appartamenti, relegati nell'estrema punta meridionale
della penisola, sono gli unici in affitto. Circondato dall'oceano
su tre lati, il promontorio  roccioso e austero, un luogo
di venti perenni. Nahant ha una chiesa, un emporio e nemmeno
un bar, un posto dove nessuno avrebbe mai immaginato
che April potesse scegliere di vivere.
Cerca di nuovo di aprire la portiera con una spinta, ma il
vento  troppo forte. Con i tergicristalli spenti, il parabrezza
sembra liquefarsi in un confuso fiume lattiginoso. April si sposta
sul sedile del passeggero e una raffica per poco non divelle
la portiera.
Losco infila il muso sporco nella porta dell'appartamento
appena lei la apre. April sente la sua coda sbattere contro i mobili.
Loschino. Ride, mettendosi in ginocchio. Lui scappa
via e torna con una ciabatta.
No, gli fa lei in tono dolce.
Lui riparte di corsa e le porta uno strofinaccio.
Eh, eh. April scuote la testa.
Il cane sfreccia via un'altra volta e torna da lei con una corda
per giocare, fibrosa e masticata. Ah, grazie, gli dice restituendogliela.
 molto gentile da parte tua.
Lui afferra la palla e corre speranzoso verso la porta. Domani,
gli promette. Sta piovendo.
Il cane abbassa le orecchie.
Andiamo a fare i bisognini, aggiunge, prendendo il guinzaglio.
Basta per che non scappi.
Lui le saltella intorno un paio di volte e poi si siede in attesa
del guinzaglio.
Quando rientrano, April gli asciuga le zampe, dopodich
esce sul balcone. Il vento aggroviglia le tende alle sue spalle. I
quadri vibrano sulle pareti. Il mare  grigio, lo stesso colore del
cielo, ed entrambi sono in movimento, appena distinguibili. Le
onde si estendono in linee spumose da un orizzonte all'altro,
rotolando verso la costa. Il masso  sommerso, sferzato da correnti
invisibili.
April torna dentro, prepara un t e comincia a sfogliare la
posta, ma si ferma quando vede la calligrafia di Hai. Oliver
manda al padre una lettera al mese per descrivergli i luoghi che
visita e ogni volta Hai spedisce delle fotocopie a lei e ad Al, di
certo senza che Oliver ne sappia nulla. April prende la busta,
la quinta in cinque mesi, e la mette da parte. A volte le ci vogliono
giorni per riuscire ad aprirla. Ha bisogno di prepararsi,
non al contenuto, ma alla familiarit della sua calligrafia.
Le lettere precedenti, ora impilate sulla scrivania, sono lunghe
e sontuose narrazioni degne di uno scrittore di viaggi. Oliver
era rimasto affascinato dall'Europa, i suoi castelli, le catacombe
e le rovine. Aveva vagato in quei luoghi in cerca di qualcosa
che gli aprisse la mente verso il passato. Aveva riempito
pagine e pagine parlando di Cracovia e Budapest, citt che incarnano
la propria storia. April lo immagina spostarsi attraverso
il continente come un ragazzo appena uscito dal college,
zaino in spalla, carte geografiche alla mano, barba lunga e viso
abbronzato. Prima di partire aveva venduto l'auto e lasciato
l'appartamento. Come ultima cosa aveva venduto il pianoforte
e con il ricavato aveva comprato un biglietto aereo.
Non appena April aveva saputo da Hai che il piano di Oliver
era in vendita, aveva cercato l'annuncio sul giornale e chiesto
a un amico di chiamare al posto suo. Quando quelli dell'agenzia
dei trasporti erano andati a ritirare il piano, Oliver non
aveva idea che fosse stata April a comprarlo. Lei non sa suonare,
ma a volte la notte si siede a terra e vi appoggia contro la
schiena.
April sparge gli appunti che ha preso a lezione sulla piccola
scrivania della camera da letto. Losco fa tre giri attorno ai suoi
piedi e poi si siede. Ancora due mesi in un'aula piena di spifferi
assieme ad adolescenti dai nasi gocciolanti e avr concluso il
suo primo semestre. Sfoglia le pagine del libro di testo. Storia
della civilt occidentale, capitolo 27, la Repubblica di Weimar.
Deve vendere la macchina, pensa. L'idea le viene all'improvviso.
La scuola  il posto giusto dove mettere un annuncio.
Trover un diciannovenne che la vorr e lei se ne comprer
una nuova.

 Capitolo 42.

Il terreno  morbido sotto gli scarponi da montagna di Oliver
e l'erba melmosa  verde perfino a marzo. La foschia dell'isola
gli rende difficile orientarsi, ma il rombo dell'oceano che
si abbatte contro le rocce sottostanti gli dice che si sta avvicinando
allo scosceso promontorio. L'isola ha la forma di un cuneo
con un versante che digrada verso piccole spiagge sabbiose
e l'altro che si interrompe bruscamente in una scogliera alta
una trentina di metri.
Non immaginava di andare in Irlanda, ma dopo cinque
mesi in sette Paesi diversi, si era ritrovato a Le Havre, in Francia,
dove un traghetto stava partendo alla volta di Rosslare.
Due giorni sul Mare d'Irlanda gli erano sembrati una ragione
sufficiente per imbarcarsi. Si era rivelato un viaggio faticoso.
Oliver aveva trascorso giorno e notte sul ponte a fissare onde
gigantesche.
Aveva attraversato la lussureggiante campagna irlandese in
treno ed era approdato a Galway, dove aveva visto il cartello
di un traghetto diretto alle Isole Aran. Viaggiando da solo ha
iniziato a ricordare come muoversi seguendo l'istinto.  un
ragazzino nel bosco, sceglie un sentiero d'impulso senza
preoccuparsi di come far a tornare, spinto dal bisogno di
perdersi. Mentre il traghetto si allontanava scoppiettando dalla
baia di Galway, inoltrandosi nell'Atlantico increspato, Oliver
non aveva avuto alcun dubbio che fosse quella la meta
verso la quale era diretto fin dal principio. La terraferma era
sbiadita e infine scomparsa e le tre piccole isole erano emerse,
sfidando il mare.
Inis Mr  tutta erba e rocce, quasi completamente priva di
alberi. Da quando  arrivato, due settimane fa, Oliver ne ha
percorso a piedi il perimetro, prima il versante tranquillo e digradante,
dove l'acqua lambisce le spiagge e i calessi trainati
dai pony attirano i rari turisti, e ora il litorale roccioso davanti
al quale si stende soltanto l'oceano e, oltre la curva della terra,
l'America del Nord. Per quanto ne sa, Oliver si trova sulla terra
pi a ovest di tutta l'Europa.
Non ci sono sentieri n parapetti. Quel lato dell'isola  una
distesa di erba suddivisa in appezzamenti da muri a secco che
sembrano vecchi quanto l'isola stessa. Le pietre separano le
pecore di un uomo da quelle di un altro.
Sente il garrito delle rondini di mare sotto di lui e si accorge
di essere a pochi metri dal margine. Si avvicina allo strapiombo
camminando di lato come un granchio e poi lascia
penzolare i piedi sopra l'insondabile precipizio. La scogliera 
incredibilmente irregolare; sembra che dei pascoli siano caduti
in mare a casaccio. Lui si trova sulla punta di un promontorio
frastagliato; alla sua destra e alla sua sinistra il mare ha eroso
dieci o dodici metri di terra. Le sommit delle scogliere si
sporgono sopra l'oceano, mentre sotto sono scavate. In quelle
grotte fluttuano le onde e i cormorani. Lo sciabordio dell'acqua
contro la roccia  inebriante. Oliver  la pietra, ripulita e
intagliata.
Ricorda la voce di April sopra il rumore dei flutti, un'estate
di quando erano bambini. Vieni, gli disse. La marea sta
scendendo. Ce la possiamo fare.
Oliver fiss la grande roccia che emergeva dal mare a una
trentina di metri dalla riva, proprio ai margini di una piccola
insenatura. Gli sembrava che avesse la forma di un lupo gigante
raggomitolato nel sonno. Quand'anche fossero riusciti a
raggiungerla, come avrebbero fatto a scalarla, soprattutto con
un bambino di quattro anni al seguito?
Hai idea di quanto arrivi in fretta l'alta marea qui? le disse.
Ma April si era gi caricata Buddy in spalla e stava procedendo
con cautela sui massi scivolosi e arrotondati. Le era servito
a ben poco arrotolarsi i pantaloncini. Le onde che si abbattevano
in scrosci turbolenti sul letto di pietre glieli inzupparono
all'istante. Oliver rinunci all'idea di fermarla.
Avevano dodici anni. I genitori di Oliver avevano invitato
April e Buddy a fare campeggio libero. Buddy si divertiva a
svegliare ogni mattina April e Oliver per andare a esplorare
qualche posto prima di colazione. Al, allora quattordicenne, a
quell'ora dormiva come un sasso e non voleva saperne di essere
svegliato, a meno che la tenda avesse preso fuoco.
Aspettami, disse Oliver. Indossava dei sandali pi robusti
di quelli di April e tuttavia aveva difficolt a mantenere l'equilibrio
sulle alghe viscide. L l'odore dell'oceano era intenso.
Nei fugaci momenti in cui l'acqua si fermava, tra un'onda e
l'altra, diventava cos limpida da sembrare irreale. Rocce di
tutti i colori scintillavano sotto la superficie. Vide un riccio di
mare e poi, con grande meraviglia, una stella marina con lunghe
dita aggraziate e il dorso spinoso di un colore tra il salmone
e l'ocra. Apparve solo per un istante, prima di essere nascosta
dal successivo afflusso d'acqua.
Come fai a vedere dove stai andando? le domand Oliver.
April aveva le mani attorno alle caviglie di Buddy e i capelli
le si agitavano disordinatamente sul viso.
Fammi un favore, gli disse. Legameli.
Oliver l'aveva gi fatto prima, perci sapeva che doveva afferrarle
la chioma alla base del cranio, attorcigliarla ben stretta
come una fune fino alla punta e poi fissare il tutto in un nodo
scorsoio.
Ora l'acqua era pi profonda, ma era perch si stavano avvicinando
al lupo addormentato o perch stava salendo la marea?
Guardando indietro verso le pietre che avevano gi superato,
era impossibile stabilirlo. Man mano che avanzavano verso
l'enorme roccia, i massi erano sempre pi incrostati di molluschi
dalle conchiglie taglienti.
I molluschi sono chiusi, osserv Oliver, chinandosi a guardarli.
Non significa che sono fuori dall'acqua gi da un po'?
Davvero? replic lei.
La bassa marea  finita, concluse lui. Non abbiamo
molto tempo.
Siamo arrivati fin qui, Oliver, protest April. Guardiamo
almeno il panorama dall'alto.
E come facciamo a salire lass?
Si issarono su una sporgenza, la zampa posteriore del lupo.
Vado io per prima, disse lei. Poi tu mi passi Buddy. Inizi
ad arrampicarsi. La roccia era di un rosa tendente al crema,
con pagliuzze cristalline che luccicavano al sole del mattino.
Quando April ebbe scalato il successivo gradone, si stese sulla
pancia e allung le mani in basso verso Buddy. Oliver tenne
sollevato il bambino sopra la propria testa fino a quando lei lo
afferr. Udirono un boato assordante nel momento in cui
un'onda si abbatt sul lato opposto della roccia. Spruzzi sottili
scesero su di loro. Sta arrivando la marea, grid Oliver.
Sbrigati, lo esort Buddy dall'alto. Siamo quasi in cima.
Continuarono a salire, prendendo ciascuno una mano del
bambino. Appena arrivarono sulla sommit, una raffica di vento
per poco non li fece cadere. Si aggrapparono l'uno all'altra
con Buddy nel mezzo e si misero in ginocchio. Sembrava di
stare in una galleria del vento. I capelli di April si sciolsero,
agitandosi dietro di lei come una bandiera a brandelli. Per poco
la felpa di Oliver non gli vol via di dosso. Buddy rideva a
crepapelle. April e Oliver lo tenevano ben stretto. Il vento era
talmente forte che si faceva fatica a respirare, eppure sorridevano.
La distesa di oceano di fronte a loro era pi grande di
quanto gli occhi di Oliver potessero contenere. Non aveva mai
visto tanto mare tutto in una volta. File di cavalloni si moltiplicavano
all'orizzonte. Con davanti quel vasto oceano scintillante
e il vento che gli sferzava il viso, Oliver si domand: se questo
momento fosse una canzone, come farebbe?
Non sa da quanto tempo  seduto l, quando sente l'aroma
muschiato della torba che brucia e si rende conto di avere
fame. Aveva lasciato il bed and breakfast all'alba, quindi immagina
che siano all'incirca le nove ormai, ovvero le quattro del
mattino a casa. La foschia si  diradata e Oliver si rimette in
marcia, passando accanto a pecore dal muso nero e a un cavallo
solitario che muove di scatto la coda guardandolo. Vede un
edificio bianco e ci si avvicina, sperando di trovare una strada
da seguire. Si rivela essere una chiesetta, semplice, con i muri
in pietra e un tetto di ardesia che aveva probabilmente sostituito
quello di paglia.
Vi entra senza pensarci. Una luce tenue filtra sulle panche.
Dentro non c' nessuno. Non metteva pi piede in una chiesa
dal giorno del matrimonio. La fiamma del tabernacolo tremola
attraverso un vetro rosso sangue, a indicare la presenza dell'eucarestia.
Oliver si inginocchia, anche se non sa bene perch
e, quando si rialza, nota accanto all'altare un modesto pianoforte
verticale.
Nello stesso istante in cui Oliver resta impietrito dentro la
chiesa, April si sveglia al rumore del vento. Un sogno le aleggia
nella mente e lei cerca di calmarsi per ricordarlo con precisione.
 sdraiata sulla poppa di una canoa, con il braccio a penzoloni
oltre il bordo e le dita che sfiorano l'acqua fresca. In piedi
a prua, Buddy pesca con la mosca e sta recuperando la lenza.
Si volta a guardarla con un largo sorriso fiducioso. Ci siamo,
le dice. Ora mi gioco il tutto per tutto. Nel momento in cui
butta indietro il braccio per lanciare e l'interminabile guizzo
della lenza fende il cielo, la chiusura del suo orologio si apre.
April si sporge fuoribordo e lo afferra al volo, un attimo prima
che cada in acqua. Quando risolleva lo sguardo, Buddy non
c' pi. L'imbarcazione  immobile, l'acqua quieta.  svanito
e, al suo posto, sul sedile davanti della canoa,  adagiata una
scintillante trota arcobaleno.
April si tira su a sedere nel letto. Cerca l'orologio, appoggiato
sopra i libri della biblioteca sul comodino, e scopre che 
caduto a terra. Lo raccoglie. Le quattro del mattino. Rabbrividisce.
Quel sogno era cos reale.
Se Oliver dovesse avanzare di un altro passo nella chiesa, si
smarrirebbe. L dentro c' qualcosa che lo reclama, come il
fuoco reclama il legno. Pensa alla stufa del bed and breakfast
dove si prepara il t. Ogni sera butta tra le fiamme un pezzo di
torba e resta a guardarla, paralizzato, man mano che viene avvolta,
consumata, annientata per diventare luce e calore. Il
fuoco devasta la torba, la torba alimenta il fuoco, trasformandosi
in un tutt'uno di profumo e cenere.
Dice a se stesso che vuole soltanto sentire se il piano  accordato.
Frammenti di ricordi gli inondano la mente, come
quella volta che si era immerso nell'oceano di notte, lanciandosi
verso il sentiero di luce della luna che ondeggiava ritmicamente
sul mare. Il ricordo brilla e svanisce, simile a un coltello
nell'acqua, effimero come dita che danno forma a un accordo.
Scossa dal sogno, April si infila la vestaglia. Losco si alza di
scatto e si d una scrollata, gli occhi sonnolenti e stupiti. Va
tutto bene, gli dice. Torna a dormire.
Nella tasca trova la lettera di Oliver. La fissa, ripensando a
quando giocavano a nascondino, a quanto fosse bravo a restare
immobile. Lo trovava soltanto se era lui a chiamarla. Anche
adesso le pare di sentire le pause tra i suoi respiri, il silenzio intorno
a ogni battito del suo cuore. E allo stesso tempo  infinitamente
lontano, come se non lo avesse nemmeno mai conosciuto.
In soggiorno la porta a vetri scorrevole  bagnata di spruzzi
risucchiati dalle creste delle onde. La apre di qualche centimetro
e sente un'esplosione di fresca aria salmastra sollevarle i capelli
dalle spalle. Ora il cielo  straordinariamente limpido. Riconosce
Vega e la costellazione di Orione. Il mare non  mai
sembrato tanto vicino. Il cane le gira attorno nervoso. Con gli
occhi puntati sulla finestra buia, April scivola a terra contro il
pianoforte e resta in ascolto.
Oliver prova una nota. Il piano sembra un estraneo, freddo
e rigido. Ricorda quella volta che lui e April si erano stesi nella
barca a remi, con l'acqua che lambiva il legno. Era vero ci che
gli aveva detto a proposito del fatto che lei infiammava tutti
quelli che toccava.
La chiesa fredda e umida ha fatto gonfiare il legno del piano.
I tasti tornano indietro con un ritardo di una frazione di
secondo, per  accordato. Suona il Minuetto in sol maggiore
di Bach, uno dei primi che aveva studiato da ragazzino, e il
piano si innalza su quelle note.
Fuori il mare  agitato. Losco appoggia la testa in grembo
ad April. Lei si passa tra le dita la croce della nonna, apre la
lettera e legge. Caro pap, comincia. Le sembra scorretto
guardare la posta di un altro ma, a quanto pare, Hai  deciso a
condividerla con lei. Apprende cos che ora Oliver si trova in
Irlanda, su un'isola chiamata Inis Mr, dove ha intenzione di
restare fino ad aprile. Dopodich non sa se torner in California,
se riprender gli studi di giurisprudenza o una terza opzione
alla quale non ha ancora pensato. Ha voglia di fare qualcosa
che non abbia un'utilit pratica. April ripiega la lettera sorridendo
e accarezza la schiena del cane.
Nota una seconda busta dentro la prima. La tira fuori e vi
legge: Da inoltrare ad April, scritto con la penna di Oliver.
Sussulta. Losco le rivolge uno sguardo incuriosito. Fino a quel
momento Oliver non aveva mai nemmeno accennato a lei. La
apre e vi trova soltanto una cartolina, una veduta aerea di un'isola
al largo della baia di Galway, un luogo spazzato dai venti e
mozzafiato. April fissa l'immagine senza voltarla, impaurita all'idea
di ci che Oliver pu aver scritto. Guarda quell'isola e
immagina che si trovi a circa ottomila chilometri da l verso
est, ai margini della costa opposta. Pensa alla gente che ci abita
e si domanda come sia possibile imparare a sopravvivere alla
presenza di tanta bellezza. Preparandosi al peggio, volta la cartolina.
Nell'angolo in alto a sinistra l'indirizzo stampato e poco
leggibile di un bed and breakfast  stato cerchiato con la stessa
penna blu usata per il suo nome sulla busta. Sotto non c'
scritto niente. Nemmeno una parola.
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FINE.
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Ringraziamenti.

Per aver condiviso con me le loro impressioni su questo libro
in particolare o sulla scrittura in generale, ringrazio Meliset
Abreu, Douglas Bauer, Sven Birkerts, Nicole Bokat, Anne Calcagno,
Anne Callagy, Chris Callagy, Lonard Casper, Deirdre
Day-MacLeod, Susan Dodd, Don Freas, Amy Hempel, David
Lehman, Tom Lorenz, Jill McCorkle, Naomi Rand, Marly
Swick e soprattutto Caprice Garvin. Sono grata al cronista del
Baltimore Sun David Steele per i numerosi dettagli sul giornalismo
sportivo. Ringrazio la straordinaria pianista Hlne Grimaud
per l'ispirazione musicale e per la sua intuizione sull'allegretto
della Sinfonia n 7 di Beethoven, cos come espressa nel
programma All Songs Considered della radio pubblica statunitense
(NPR). Sono inoltre riconoscente al pittore Roy Kinzer
per avermi resa una scrittrice migliore insegnandomi a guardare.
Grazie anche alla mia vecchia amica Andrea che ha portato
l'avventura nella mia infanzia. La mia stima e ammirazione vanno
alla mia agente Anne Edelstein, per la sua saggezza e il suo
entusiasmo, e alla mia editor Deb Futter, per il suo sguardo
perspicace e intuitivo. Infine ringrazio i miei famigliari e mio
marito Vincent per la loro fiducia e il loro sostegno.
Desidero inoltre rivolgere un ringraziamento speciale a Sasha
Troyan, amica di lunga data e fidata lettrice, senza la quale
questo manoscritto sarebbe ancora in un cassetto.
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FINE.

